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Lazio, Nasdaq e Palella: domande legittime su una “strategia” poco chiara

23 Dicembre 202523 Dicembre 2025 Adriano Cerquetti lazio, Lotito, Millenovecento, Nasdaq, Palella, sslaziofans, StadioFlaminio
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Negli ultimi mesi attorno alla Lazio si è sviluppata una narrazione nuova, diversa da quella a cui il club aveva abituato noi tifosi in passato.

Tutto è iniziato questa estate, una delle peggiori dei vent’anni di presidenza Lotito: l’estate del blocco del mercato, della grande incertezza sulla sostenibilità del progetto economico e tecnico della Lazio.

L’estate della grande paura per una stagione quantomeno anonima e che ad oggi è stata salvata soltanto dal lavoro di mister Sarri, l’estate della contestazione (l’ennesima) contro questa gestione.

Eppure, nonostante le tante incertezze, Lotito parla di solidità economica, di patrimonio immobiliare, di visione internazionale. E il 14 luglio per la prima volta sui propri canali social si è evocato addirittura il Nasdaq, il tempio della finanza globale.

Una narrazione quindi in totale controtendenza rispetto ai numeri, ai bilanci e alle voci che girano ormai senza soluzione di continuità sul futuro della Lazio.

Eppure, questa narrazione ancora oggi lascia aperti molti dubbi, molte domande.

Da semplice tifoso laziale, senza alcun interesse personale se non il futuro e il bene della Lazio, ho iniziato a pormi delle domande e ipotizzare delle risposte.

Ho studiato, mi sono informato con chi ne sapeva e ne sa più di me, con chi bazzica gli ambienti finanziari.  E la verità è che nessuno sa la verità, anche e soprattutto perché la Lazio non ha spiegato in nessun modo quale sia il progetto: né ai tifosi né ai propri azionisti, piccoli e grandi che siano.

Nessuna comunicazione ufficiale, nessuna comunicazione data in assemblea, nessun piano industriale depositato per spiegare cosa voglia fare la Lazio e come voglia procedere per questa tanto sbandierata quotazione al Nasdaq.

E questo non fa che alimentare le voci e le paure.

Il Nasdaq è uno dei principali mercati borsistici al mondo, storicamente associato ai principali titoli tecnologici, dove sono quotate aziende come Amazon, Apple, Microsoft e Google.

Quando una società calcistica come la Lazio, con una capitalizzazione di mercato relativamente modesta (tra i 70/80 milioni di euro) e un valore per singola azione minimo (di poco superiore a €1) comincia a guardare alla Borsa americana, è naturale fermarsi e chiedersi quale sia il senso e l’obiettivo finale di questa scelta.

Non necessariamente per una diffidenza pregiudiziale, ma per comprensione.

Perché il Nasdaq non è una vetrina simbolica: è un mercato regolato, selettivo, costruito per aziende con modelli di business chiari, flussi di cassa prevedibili e governance rigida e trasparente.

Ovvero tutto ciò che la Lazio attualmente non è. Ma ad essere sinceri, che nessuna società di calcio al mondo è in questo momento.

Storicamente, la borsa americana non è lo strumento dove le Società di calcio si quotano e, infatti, a ben vedere e nonostante alcuni giornali abbiano sfornato in queste ultime settimane notizie su presunte quotazioni di Paris Saint Germain o Inter,  non esistono società di calcio quotate al Nasdaq.

L’unico esempio è quello del Cadice, anche se non è stata una quotazione diretta visto che il club spagnolo è quotato indirettamente  tramite la società Nomadar.

E il modello Cadice è stato l’esempio fatto da Floridi e dalla comunicazione Lazio, quando sono stati sbandierati 400 milioni di euro incassati in poco tempo grazie alla quotazione dal club spagolo.

Anche se in realtà il Cadice quei 400 milioni tanto sbandierati non l’hai mai visti, visto che al club al massimo sono arrivate le briciole di quella cifra.

Anche perché il titolo di Nomadar dopo un avvio clamoroso è crollato e l’operazione si è sgonfiata come un pallone che rimane esposto per troppo tempo sotto il sole cocente dell’estate.

Quindi, sarebbe quello il modello di business a cui si rivolge la Lazio e sbandierato da più agenzie e giornali? Una quotazione che ha portato a una raccolta di liquidità limitata, nell’ordine di pochi milioni di dollari, sufficiente sostanzialmente a coprire i costi dell’operazione?

Il modello di una società che attualmente occupa il 6° posto della serie B spagnola?

E allora la prima domanda che da tifoso laziale mi sono fatto è: qual è il reale obiettivo di un’eventuale quotazione al Nasdaq della Lazio?

Serve davvero a raccogliere capitali per la Lazio o è piuttosto un’operazione di posizionamento e immagine?

Seriamente, il modello economico per una società come la Lazio è il Cadice?

E come può una società “piccola” come la Lazio (già quotata alla borsa italiana e con scambi quotidiani modesti) puntare a quotarsi anche al Nasdaq?

Ripeto, non sono un esperto di borsa o di finanza, non è nemmeno il mio lavoro. Però ho iniziato a informarmi, a leggere e studiare.

La verità a cui sono giunto è che oggi la S.S. Lazio S.p.a non rispetta i requisiti per quotarsi al Nasdaq.E i motivi sono tanti e facili da comprendere anche da chi non è esperto di Borsa, di Finanza e di Economia.

Quello che potrebbe fare la Lazio, è trovare un veicolo per quotarsi creando una nuova società: una NewCo, come dicono quelli bravi.

Una società “scatola”, controllata dalla S.S. Lazio S.p.a fondamentalmente. Una nuova società con un business diverso dalla società madre, non legata ai risultati sportivi ma ad altro.

E qui mi è tornata in mente la famosa prima visita del 14 luglio a New York. Si parlava di incontri, tra gli altri, con Legends, partner del presunto progetto dello Stadio Flaminio. Una società controllata quindi che si quota al Nasdaq per trovare i fondi necessari alla presentazione e progettazione dello Stadio Flaminio?  

Entriamo nel campo delle ipotesi ovviamente, ma questa è l’unica che viene in mente, per quanto articolata, complessa e complicata.

Ad oggi la Lazio non ha in mano un progetto stadio approvato, non ha un piano industriale economico-finanziario definitivo e nessuna certezza sui tempi.

È difficile immaginare che un mercato come quello statunitense possa attribuire valore concreto a un’ipotesi ancora tutta da verificare. Più facile pensare che si stia costruendo una narrativa, una cornice strategica che lasci aperte delle opzioni future, senza però impegnarsi oggi.

Se l’obiettivo fosse davvero quello di finanziare uno stadio, esisterebbero in Europa strade ben più battute e meno tortuose: project financing, fondi infrastrutturali, partnership industriali, equity privato.

Sono questi i canali con cui, negli ultimi anni, molti club hanno costruito o rinnovato i propri impianti. Perché allora evocare una delle soluzioni più complesse, costose e regolamentate, come una quotazione al Nasdaq, quando esistono strumenti più diretti e, spesso, più efficienti?

La Lazio è già quotata in Borsa, perché andarsi a impelagare in un mercato così difficile come quello statunitense?

Infine, quale è il ruolo di Salvatore Palella, a che titolo entra in questo scenario? In che ruolo si trovava accanto al Direttore Generale Enrico Lotito e al Responsabile della Comunicazione Emanuele Floridi?

Palella è un advisor finanziario, un partner industriale, un facilitatore di relazioni o un soggetto che metterà capitale proprio in questa ipotetica NewCo?

Chi parla con il mercato? Chi si assume i rischi? Viste le polemiche pubbliche che ne hanno accompagnato alcune esperienze professionali recenti di Palella, forse sarebbe il caso di comunicare ai tifosi e agli azionisti della Lazio il suo ruolo in questo progetto.

Infine, l’ultima, ma forse la più importante domanda. Quale ritorno concreto può aspettarsi il popolo laziale da tutto questo?

Se vogliamo essere sinceri tra di noi, non cambierà nulla. La Lazio a gennaio farà con ogni probabilità un mercato povero, che sia a saldo zero o libero.

In assenza di significativi aumenti dei ricavi da qui ai prossimi mesi, dovrà ridurre ulteriormente il costo della rosa e del “lavoro allargato”, per sperare di avere quantomeno un “mercato a saldo zero” questa estate.

Questa è la verità del momento attuale della Lazio, aldilà della narrazione entusiastica e dei progetti finanziari sbandierati ai quattro eventi e messi davanti agli occhi dei tifosi come specchietti per le allodole.

Se Lotito volesse davvero costruire un futuro diverso per la Lazio, le strade ci sarebbero. Senza andare fino a New York, basterebbe dichiarare la disponibilità all’ingresso di nuovi capitali nella Società, di soci disposti a investire nella Lazio e in eventuali progetti reali, depositati, inseriti in un piano industriale. 

Ma in più di vent’anni, tutto questo non è mai stato fatto. Perché?

Mi permetto una riflessione personale e un appello, che credo sia condivisibile dalla grande maggioranza dei tifosi laziali: il popolo Laziale merita chiarezza e rispetto.

Chi ha azioni della Lazio o chi ha semplicemente la Lazio nel cuore, merita di sapere la verità, merita di sapere cosa ancora può dare questa Presidenza al futuro della Lazio.

Perché da tutto quello che si è visto e sentito da maggio in poi viene il dubbio che il risultato sportivo non sia più il principale obiettivo della gestione Lotito.

Queste domande che mi sono posto e che ho posto pubblicamente alla Società sul suo profilo ufficiale di Linkedin e a Floridi, ovviamente senza aver ricevuto ad oggi alcuna risposta.

E questo non depone certo a favore di una società che sostiene di voler fare una comunicazione innovativa ma che non risponde mai nemmeno alle domande più semplici che si fanno o che fanno i tifosi.

Come tifoso mi sento di concludere, rifacendomi a quel nostro bellissimo inno, che da tanti anni non risuona più all’Olimpico: Non molliamo! Mai.

Non molliamo, tifosi Laziali. Non abbassiamo la guardia, restiamo vigili, difendiamo la Nostra Lazio.

Con la speranza di poter presto tornare a tifare e sognare tutti insieme.

Autore

Adriano Cerquetti

adricerque@hotmail.it
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