Quello che Lotito non capisce… e non accetta!
Claudio Lotito parla di rinascita tecnica della Lazio, di quotazione al Nasdaq, di Academy e di Stadio Flaminio dipingendo scenari futuri (irreali secondo me…) e della Lazio che verrà, chiaramente sempre con lui al comando.
Claudio Lotito fa proclami e con frasi e toni enfatici che riportano alla mente dittatori del passato lancia proclami del tipo “noi vogliamo essere la prima squadra calcistica della Capitale e lo saremo”, una versione moderna del “vincere e vinceremo” che però non fa palpitare i cuori, che non scalda gli animi e che non viene accolta da un boato della folla ma solo da sonori fischi e… una valanga di insulti.
Claudio Lotito ha deciso di restare in Paradiso a dispetto dei Santi. È una sua scelta e nessuno può impedirgli di farlo perché (e non avevamo bisogno che ce lo ricordasse lui alla cena di Natale, lo sappiamo da 4 lustri…) la Lazio non è scalabile visto che lui ha blindato la sua posizione di controllo grazie a quello che i giudici, con sentenza passata in giudicato, hanno definito “UN COMPLESSO DISEGNO CRIMINOSO”.
Claudio Lotito sta asserragliato dentro in suo bunker di Formello, circondato da pochi fedelissimi e supportato da una (questa sì) sparuta maggioranza di tifosi che lo sostengono e un’altrettanta sparuta minoranza di comunicatori che negando anche l’evidenza tentano di condizionare i tifosi laziali provando a ricucire il rapporto tra questa proprietà e il mondo Lazio.

Tutti hanno il sacrosanto diritto di fare quello che ho scritto sopra, perché al contrario di Lotito noi siamo democratici e accettiamo le regole della democrazia che consentono a tutti di esprimere il proprio pensiero e, soprattutto, le regole del mercato che non consentono a nessuno di togliere (o scippare, come dice lui) un qualcosa a qualcuno se quella persona non vuole liberarsene e/o venderla.
Ma quello che Claudio Lotito non ha capito o che soprattutto non accetta (e con lui i suoi adepti o servi sciocchi) è che non c’è nessuna possibilità di ricucire il rapporto tra questa proprietà e la gente laziale, per il semplice motivo che non si può ricostruire un qualcosa che non è mai esistito.
Ma anche perché tra Lotito e i tifosi della Lazio non c’è un solco che può essere riempito per appianare le cose, ma con una voragine che non può essere riempita in alcun modo, c’è una sorta di Grand Canyon scavato in 21 anni di soprusi, dispetti, insulti, minacce, promesse non mantenute, bugie…

LOTITO NON È IL MIO PRESIDENTE, recitava uno striscione esposto anni fa in Curva Nord e che ho usato per questo articolo, perché quella frase scritta a caratteri cubitali rappresenta il pensiero della maggioranza assoluta (se non della quasi totalità) dei tifosi della Lazio.
Lotito è materialmente il presidente della Lazio, è fisicamente seduto da 21 anni su quello scranno di Formello e governa perché è lui il padrone, ma il possesso di quel 67% di quote della SS Lazio non gli potrà mai far avere anche il rispetto e soprattutto l’affetto della gente laziale.
Affetto e rispetto che i tifosi della Lazio hanno avuto per tutti i presidenti che si sono alternati in questi 125 anni alla guida di questa società, anche per quelli che non hanno vinto niente o che come nel caso di Giorgio Chinaglia da dirigenti hanno fatto disastri, ma che Claudio Lotito non ha mai avuto e mai avrà dai tifosi della Lazio.

Una volta Claudio Lotito ha detto in un’intervista “il mio sogno è passare alla storia”.
Da questo punto di vista, Lotito può stare tranquillo, sereno, perché il suo sogno lo ha trasformato in realtà.
Non vincerà mai lo scudetto e nemmeno un trofeo europeo, probabilmente come numero di trofei vinti non raggiungerà mai e non supererà Sergio Cragnotti, ma nella storia Claudio Lotito ci è entrato e non solo perché è già il presidente più longevo tra i 26 che (alcuni a più riprese) si sono alternati alla guida di questa società.
Peccato per lui che sia entrato nella storia dalla porta sbagliata, quello che già oggi lo porta ad essere il presidente più odiato o comunque meno della storia della Lazio, quindi da questo punto di vista il peggior presidente della pluricentenaria storia del club più antico della Capitale.

Anche Gianmarco Calleri è stato duramente contestato ed è stato poco amato, ma poi ha fatto un gesto che gli è valso la riconoscenza eterna da parte di tutti i tifosi della Lazio e che lo ha riscattato anche agli occhi di chi non lo ha mai amato e lo ha contestato: ha messo la società in mani più grandi delle sue.
Gianmarco Calleri si è fatto da parte quando ha capito che più di tanto non poteva dare e che non avrebbe mai avuto i mezzi economici per garantire alla Lazio quel salto di qualità che la piazza chiedeva dopo il salvataggio economico del club e la patrimonializzazione della società garantita dall’acquisto dei terreni su cui poi è sorto il centro sportivo di Formello.
Pur avendo portato alla Lazio grandissimi giocatori come Ruben Sosa, Riedle, Doll, Winter e Gascoigne (preso però già con il sostegno economico della Banca di Roma e della futura proprietà), Gianmarco Calleri ha iniziato a guardarsi intorno e aiutato dalla Banca di Roma ha trovato qualcuno che aveva i mezzi economici per far fare alla Lazio il definitivo salto di qualità.
“Lascio la Lazio a qualcuno che ha più mezzi di me, perché io più di così non posso fare”, ha detto con grande tristezza ma anche con grande onestà Gianmarco Calleri nel momento in cui ha consegnato la Lazio nelle mani di Sergio Cragnotti.
Da bravo imprenditore, Gianmarco Calleri ha monetizzato nel 1992 l’investimento fatto 5 anni prima e per il bene della Lazio ha lasciato il passo a qualcuno che poteva fare quello che lui, per sua stessa ammissione, non sarebbe mai stato in grado di fare: portare questa società al vertice sia in Italia che in Europa, a vincere sia lo scudetto che due trofei europei.

Ecco, tutto questo Claudio Lotito non potrà mai farlo: lo sappiamo noi e lo sa anche lui, ma al contrario di Calleri per ego non accetta questa realtà, come non accetta il fatto di non essere amato dalla gente laziale e che nessuno gli riconosca neanche quello che di buono è riuscito a fare nei primi anni della sua presidenza e vincendo sei trofei.
Claudio Lotito, economicamente parlando oramai è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, destinato quindi a perdere, ad andare in frantumi.
Lui e la Lazio insieme a lui. Perché Lotito non ha i mezzi economici per costruire una grande Lazio e non li avrà mai, perché quelle vagonate di milioni di euro paventate da qualcuno che parla di Nasdaq e di stadio non entreranno mai nelle casse della Lazio.
Quel fiume di denaro esiste solo nella mente di qualcuno, mentre la realtà della Lazio è quella di una società che non è riuscita a chiudere nemmeno uno straccio di contratto di sponsorizzazione che le avrebbe consentito di fare un mercato senza vincoli a gennaio, oppure senza anticipare crediti futuri o mettere soldi in cassa per far tornare in qualche modo conti che non tornano più.
Perché questa è la realtà: siam o una società che fatica a restare a galla, che può crescere solo se entrano soldi dai diritti TV garantiti dalle coppe europee.
Non una crescita strutturale, non basi solide su cui edificare qualcosa di importante, ma flussi di denaro legati solo a grandi piazzamenti in campionato, non ad una crescita del club.
Flussi di cassa episodici, non garantiti da una crescita delle entrate legata ad un piano industriale vincente. Per il semplice motivo che al di là delle balle sui progetti triennali o quinquennali annunciati da Lotito e Fabiani, la Lazio UN PIANO INDUSTRIALE NON CE L’HA!
E non lo dice Stefano Greco o chi contesta, lo dicono i fatti. Perché basta andare sul sito della Borsa Italiana e della Consob per sapere che l’ultimo piano industriale depositato dalla Lazio e annunciato al mercato risale al 2004, ed è quello varato dal duo Masoni-De Mita allegato a quell’aumento di capitale che si è rivelato poi un flop clamoroso e che per giunta ha consentito a Lotito di prendersi la Lazio versando nelle casse della società circa 20 milioni di euro.
Quindi, invece che sparare a zero sui suoi predecessori, Lotito gli dovrebbe fare un monumento ha chi gli ha passato il testimone, perché se la Lazio non fosse stata in quelle condizioni lui non l’avrebbe mai potuta prendere e non avrebbe mai potuto fare il più grande affare della sua vita.
Della SUA vita, non della nostra…
Quindi, si deve rassegnare Claudio Lotito. Può non vendere e restare padrone della Lazio perché queste sono le regole del mercato (oltre che della democrazia), ma non può pretendere di essere amato o idolatrato come pensa di meritare o come pretende.
Perché questo non succederà. MAI…
E l’unica possibilità che ha Lotito per uscire dalla porta giusta, è fare quello che ha fatto nel 1992 Gianmarco Calleri, mettendo la Lazio in mai più grandi delle sue. Perché come ha detto anni e anni fa Nello Governato: “lui ha mani troppo piccole per una cosa grande come la Lazio”.
