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Caro Felice, quanto avevi ragione…

17 Dicembre 202517 Dicembre 2025 Stefano Greco FelicePulici, Lazialità, lazio, liberalalazio, Lotito, Millenovecento, sslaziofans
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“Claudio Lotito parla di valori e di sentimenti, ma in realtà ha un sasso al posto del cuore e pensa solo ai suoi interessi, non alla Lazio”.

Da ieri mi torna in mente questa frase che mi ha detto a gennaio di 10 anni fa Felice Pulici e mai come in questo momento mi manca poter alzare il telefono e parlare con il portierone dello scudetto, eroe della mia infanzia che poi mi ha onorato della sua stima e amicizia.

Felice Pulici ci ha lasciato il 16 dicembre del 2018 e la sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme, perché Felice era un osservatore acuto, un uomo di una sensibilità e di una visione delle cose rara, quasi unica.

Lui, al contrario di tanti che non vedono nemmeno quello che hanno davanti gli occhi, riusciva a guardare oltre, a leggere dentro le persone, a capire prima di altri sia chi aveva davanti sia che cosa nascondeva una persona dietro un sorriso o belle frasi pronunciate in modo enfatico ma senza sentimento, senza empatia.

Felice Pulici è stato uno dei primi se non il primo in senso assoluto a capire chi era Claudio Lotito, per il semplice motivo che lui è stato uno dei pochi che sono rimasti alla Lazio dopo l’uscita di scena di Cragnotti e della banca, uno dei pochi che si è salvato dall’epurazione fatta da Lotito e che ha portato anche alla cacciata di un totem della Lazialità come Bob Lovati.

“Lotito è una persona che pensa di avere sempre ragione, non gli importa niente di tutto quello che lo circonda. Io sono stato alla Lazio dal 1972 fino a quando è arrivato lui. Ho dato tutto per la Lazio perché ne ero innamorato, ma poi è venuto lui con la sua voglia di moralizzare non si sa che cosa e sono stato costretto ad uscire da una struttura e da un ambiente che amavo”. 

Felice Pulici ha lasciato la Lazio perché dopo Calciopoli, causa squalifica, Claudio Lotito lo aveva scelto per rappresentare la Lazio.

Lotito voleva trasformare Felice in una sorta di presidente-fantoccio, una marionetta che lui poteva muovere a suo piacimento da dietro le quinte continuando quindi a fare il presidente pur avendo passato formalmente i pieni poteri a Pulici.

“È assurdo, Lotito pensa solo ai suoi interessi. E la Lazio è solo uno strumento per ottenere quello che gli interessa veramente.

Guardate il rapporto con Tare. Non conta nulla Tare, fa tutto quello che gli dice Lotito. Alla Lazio non c’è una società ma solo una persona che comanda tutto e che pensa di avere sempre ragione”.

Lotito ha provato a fare la stessa cosa con Felice, nominandolo rappresentante della Lazio ma senza alcun poter, anzi, costringendo Felice a portare avanti battaglie in cui non credeva e a dire cose che non pensava.

Una marionetta, insomma. Un ruolo che non si addiceva affatto ad un uomo sanguigno e di principi ferrei come Felice Pulici. Uno che non si piega e che pur di non scendere a compromessi ha dato le dimissioni e ha lasciato la Lazio. La sua vita…

Da quel momento in poi, Felice Pulici è diventato una spina nel fianco di Claudio Lotito, una coscienza critica, l’unica voce di dissenso in un ambiente in cui tutti restavano in silenzio per timore di entrare in conflitto con il proprietario della Lazio.

Tutti ma non Felice Pulici, che a gennaio del 2015, nel giorni dell’anniversario della nascita della Lazio festeggiata in pompa magna all’Auditorium di Roma, ha fatto quello che tutti i tifosi chiedevano da anni di fare a VIP di fede laziale e soprattutto ai giornalisti che partecipavano alle conferenze stampa di Lotito.

“Perché non ribattete e non lo smentite mai quando Lotito dice cose palesemente false? Perché non vi alzate e non ve ne andate lasciandolo solo con il microfono in mano…” 

Non l’ha mai fatto nessuno in questi 21 anni, lo ha fatto la sera del 9 gennaio del 2015 Felice Pulici.

“Claudio Lotito è uno strumento, non coltiva interessi personali”, ha detto quella sera sul palco della sala dell’Auditorium Claudio Lotito nell’ennesimo monologo accolto dalla platea da tanti fischi e qualche timido applauso.

Spiazzato e innervosito da quella manifestazione palese di dissenso, Claudio Lotito si è fermato cercando  l’aiuto della sua spalla Pino Insegno, presentatore di quel galà biancoceleste, poi è ripartito attaccando i contestatori.

“Queste sono le solite logiche, succederà sempre che qualcuno dovrà criticare, io non posso stare simpatico a tutti ma non mi posso neanche tagliare la testa, anche se so che a qualcuno farebbe piacere”.

Qualche timido applauso (non si è mai capito se per la battuta o per altri motivi…) e poi Lotito è ripartito con pistolotto dei valori: “spirito, di aggregazione, spirito di sacrificio, l’umiltà”…

Sentendo Lotito parlare di umiltà Felice Pulici si è alzato in piedi urlando ad alta voce “e l’onorabilità”.

Lotito si interrompe e compiaciuto ha detto: “bravo Felice Pulici, l’onorabilità”, senza capire che quello di Pulici non era un suggerimento, ma una critica diretta, visto che a quel punto Felice si è alzato in piedi interrompendo nuovamente Lotito e puntando il dito verso il presidente ha aggiunto ad alta voce: “quella che non hai mai dimostrato e che non stai dimostrando adesso!”

La frase di Felice è stata accolta da un appaluso che ha provocato il gelo sul palco, con Lotito praticamente imbalsamato e Pino Insegno che ha provato a cambiare discorso, mentre Pulici ha preso il cappotto, si è alzato e ha abbandonato la sala, con molti tifosi che si sono alzati per applaudirlo e altri che gli sono andati incontro per stringergli la mano.

Che Felice Pulici fosse ad un passo dall’esplosione, lo avevo capito pochi giorni prima, quando l’avevo incontrato a via degli Scipioni davanti al Lazio Fans Shop dell’amico Ottavio.

Era avvelenato (e con lui Pino Wilson) per l’ennesima gaffe di Lotito, per l’assenza al funerale di Uber Gradella (neanche un dirigente, un ragazzino in tuta o un gagliardetto ufficiale), per il mancato invio alla famiglia da parte della società anche di un semplice telegramma di condoglianze o di un mazzo di fiori in chiesa. Niente, nulla di nulla. 

“Lotito parla di valori e di sentimenti, ma ha un sasso al posto del cuore e pensa solo ai suoi interessi, non alla Lazio”, mi ha detto quella sera agitato, arrabbiato e quasi con le lacrime agli occhi Felice Pulici.

Si è calmato solo solo quando gli ho detto: “Ma che ti aspettavi Felice? Ma quando mai Lotito  ha dimostrato di avere un cuore? Ha fatto la stessa cosa con la famiglia Maestrelli, con Nostini, con Giorgio e per finire con Aldo Donati. Non è mai stato presente, perché ci doveva essere oggi? Lui è fatto così”.

Claudio Lotito è fatto così, non cambierà mai se non a parole, a voce o tramite comunicati con i quali tenta di dipingersi all’esterno diverso da quello che è.

Ma quello che è e quello che pensa realmente del mondo Lazio e dei tifosi della Lazio lo ha fatto capire a tutti per l’ennesima volta l’altra sera alla cena di Natale, con l’ennesimo monologo da padre-padrone.

Lotito considera la Lazio “roba sua”, non un qualcosa di proprietà di tutti laziali, un bene comune, un patrimonio non solo di chi ha a cuore la Lazio ma della città di Roma.

Perché non basta urlare “vogliamo essere la prima squadra della Capitale” per poter essere considerati laziali, dei leader o rappresentanti della Lazialità.

Bisogna esserlo con i fatti, non con le parole. E Lotito, come scrivo da sempre, è l’antitesi della Lazialità: come pensiero, come modo di fare, come comportamenti che da 21 anni caratterizzano la sua gestione.

E sarà così fino all’ultimo giorno in cui ricoprirà quella carica. Qualcuno se ne rende conto solo oggi, altri come Felice Pulici lo hanno capito lustri e lustri fa: uscendo da Formello e dalla Lazio per non essere considerati complici o abbandonando lo stadio per protesta.

E se lo avessero fatto tutti, lasciando Claudio Lotito solo mentre fa quei monologhi in conferenze stampa che si trasformano ogni volta in comizi senza replica, oppure lasciando gli spalti dell’Olimpico vuoti, oggi forse Claudio Lotito sarebbe solo passato, uno spiacevole ricordo, un capitolo chiuso nella storia della Lazio.

Invece sta ancora lì, perché di Felice Pulici, purtroppo non ce ne sono tanti in giro. Ma c’è Gabriele, suo figlio, che per coerenza e seguire la stessa linea del padre ha deciso di abbandonare lo stadio fino a quando Claudio Lotito resterà alla guida della Lazio.

E lo ha ribadito, con orgoglio e con forza, anche ieri quando chiamato in radio ha rifiutato l’invito da parte della Nord di andare in Curva a vedere Lazio-Cremonese.

Perché quello avrebbe fatto Felice Pulici, uno che prima di chiunque altro ha capito chi è veramente Claudio Lotito.

Avevi ragione Felice. Dio solo sa quanto avevi ragione. Purtroppo…

Autore

Stefano Greco

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