Babbo Natale Lotito e la campanella del Nasdaq
“Noi vogliamo essere la prima squadra della Capitale e lo saremo. Noi vogliamo essere fiduciosi. E non dico altro”.
Non ho provato né rabbia né sconforto ieri sera quando (per lavoro, purtroppo) sono stato costretto ad ascoltare l’ennesimo comizio di Claudio Lotito, infarcito di luoghi comuni, di realtà manipolate ad arte pronunciate con toni dittatoriali mentre dietro Lazzari ed altri giocatori ridevano, con la stessa scena vista due estati fa ad Auronzo di Cadore.
Da laziale, ho provato un profondo senso di tristezza nel vedere per l’ennesima volta in che mani sta questa società, nel constatare la nostra impotenza, soprattutto mediatica, davanti all’ennesima sequela di minacce rivolte ai “nemici”, di insulti ai “pennivendoli” (senza nessuna reazione da parte dei colleghi presenti) e di bugie elargite ancora una volta a piene mani in un monologo senza contraddittorio.

Claudio Lotito è l’antitesi della Lazialità, perché non ha né i modi né i comportamenti di chi considera l’essere laziale non solo un’espressione di tifo, ma un vero e proprio stile di vita da opporre alla supponenza e all’arroganza che da sempre caratterizza chi tifa per l’altra squadra di questa città.
E questa non è un’offesa, è una constatazione e una realtà con cui dobbiamo convivere da 22 vigilie di Natale, con la speranza nel cuore che questa sia stata l’ultima, l’ultimo monologo prima di veder calare definitivamente il sipario.
Sì, è vero, la Lazio non è scalabile e non serviva lui per saperlo, perché è una realtà con cui siamo costretti a convivere da lustri.
E non è scalabile (ma questo lui non lo dice…) perché Claudio Lotito la sua posizione di controllo l’ha blindata grazie a quello che i giudici con verdetti di colpevolezza passati in giudicato hanno definito “un complesso disegno criminoso”.
E questa non è né un’offesa né un attacco vile alla sua persona, non è né un tentativo di danneggiare la sua immagine o quella Lazio, ma un qualcosa scritto nero su bianco dai giudici di Milano e che non può essere né smentito né considerato un tentativo di delegittimazione.

Ha ragione Lotito, è lui che decide SE e (soprattutto) QUANDO vendere la Lazio. È solo ed esclusivamente una sua scelta su cui nessuno può mettere bocca, così come nessuno può costringerlo a venderle.
Ma al tempo stesso lui non può costringere un popolo e una tifoseria a non sognare un futuro diverso senza di lui, così come non può impedire ai tifosi della Lazio di sperare che lui possa sparire di scena diventando solo uno spiacevole ricordo, un capitolo nella storia della Lazio da chiudere e da non riaprire più.

Claudio Lotito è la sintesi perfetta dell’arroganza del potere, di chi si sente protetto e intoccabile, convinto quindi di poter fare di tutto a chiunque: anche usare le istituzioni per calpestare i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, primo fra tutti quel diritto di critica sancito dall’articolo 21.
Già, perché a Torino chi tifa Toro può contestare Urbano Cairo senza rischiare di ritrovarsi la Digos o i Carabinieri a casa, oppure può dire come ha fatto Willie Peyote in un’intervista: “Se capisci che sei un problema, non stai in Paradiso a dispetto dei santi, prendi e ti levi dai coglioni”.
Ecco, provate voi ad immaginare che cosa potrebbe succedere ad un tifoso o ad uno dei “pennivendoli” del mondo Lazio se andasse in TV a dire una cosa del genere su Claudio Lotito, visto che per qualche striscione LIBERA LA LAZIO e dei cori allo stadio lui è riuscito a montare questo casino spedendo i Carabinieri all’alba a casa di persone incensurate.
E se qualcuno prova a parlargli di clima avvelenato chiedendogli se è disposto a fare un passo indietro, lui non lascia nemmeno finire la domanda e parte all’offensiva insultando e minacciando chi lo contrasta e dicendo “I tifosi si sentono traditi? Sono io quello tradito. Sono loro a dover fare un passo indietro quando si arriva a fare quello che hanno fatto, con striscioni anche con valenza politica.
Io faccio l’imprenditore e vivo al di là della Lazio, contrariamente da quello che dicono. Loro vivono con la Lazio. Questa è gente che fa pseudo-comunicazione, sono pennivendoli. Usano la Lazio. La Lazio non è usabile.
Il clima tensione? Non l’ha creato Lotito. Ditelo a chi lo ha creato. Sta nuocendo alla Lazio e nuocerà a chi lo crea”.

Insomma, lui è l’unica vittima e tutti gli altri sono colpevoli di non capire e non apprezzare tutto quello che lui fa per la Lazio.
Da benefattore, perché sentendo parlare lui dal 2004 a oggi non ci ha guadagnato nulla lui con la Lazio, anche se nei bilanci ci sono quasi 170 milioni di euro finiti dalle casse della Lazio in quelle delle sue aziende, come se lui non prendesse quasi 100.000 euro al mese per fare il presidente della Lazio senza rispondere (come succede a qualsiasi AD o CEO di un’azienda) degli errori commessi.
Già, perché il mercato è bloccato ma la colpa è del ragioniere che ha messo nei conti alcune spese e della Federcalcio che ce l’ha con la Lazio.
Perché lui non fa aumenti di capitale perché è inutile mettere soldi in una società sa che non ha debiti, anche se ci sono 220 milioni di euro di debito a bilancio mentre nel 2019 “solo” 126 milioni.
Chi li ha fatti quei quasi 100 milioni di euro di debiti in più (nonostante gli oltre 36 milioni di euro delle 6 rate versate all’Agenzia delle Entrate dal 2020 al 2025) rispetto a 6 anni fa? Li ha fatti Cragnotti uscito di scena a gennaio 2003? Li ha fatti la banca che ha lasciato lo scettro del comando a luglio 2004 o li ha fatti Lotito con la sua gestione “virtuosa”?

Perché Lotito dice che ha speso tanto per fare mercato, ma non dice che le sue scelte di mercato si sono rivelate tutto o quasi sbagliate al punto che dopo anni di indice di liquidità in perenne rosso siamo arrivati quest’estate ad essere stati l’unica società d’Europa impossibilitata a fare mercato.
Perché lui dice che la “robbba è tutta pagata”, ma non dice che non può non solo acquistare ma nemmeno fare rinnovi di contratto a giocatori che tra meno di 50 giorni saranno liberi di firmare per chiunque senza che la loro partenza porti un solo euro nelle casse della Lazio.
Claudio Lotito nega anche l’evidenza e se qualcuno prova ad insistere allora stravolge la realtà a suo piacimento, come ha fatto con la domanda che qualcuno gli ha rivolto sugli arbitraggi che stanno penalizzando la Lazio.
Lui è in guerra da anni con Gravina e l’AIA per le sue battaglie di potere ma ha il coraggio di accollare ai tifosi la responsabilità di certi arbitraggi dicendo che “ci attaccano perché all’interno siamo divisi e non c’è compattezza”.
E la cosa che fa ancora più ridere è che lui sorvola o glissa sul fatto che da 21 anni lui fa di tutto per frantumare l’ambiente, usando il divide et impera come strumento per regnare indisturbato o quasi.

“Sto a facendo l’Academy e mi attaccano, sto a fa lo stadio e so andati a controllare se ho presentato o no il progetto”.
Davvero che malfidati e che delinquenti questi “pennivendoli” del mondo Lazio. Come non fidarsi del fatto che lui stia facendo l’Academy, appena 11 anni e mezzo dopo quell’Academy Bob Lovati (con i lavori pagati in anticipo alle sue aziende) presentata in pompa magna il 26 maggio del 2014 e di cui ancora non c’è traccia.
Davvero, che malfidati e che delinquenti questi “pennivendoli” del mondo Lazio che se lui (o chi lavora per lui) fa trapelare di aver ottenuto il sì dall’avvocatura del Comune di Roma vanno a chiedere all’avvocatura del Comune se quel sì è stato pronunciato e si sentono rispondere con una PEC ufficiale che quel sì non è mai stato dato e che nessuno ha mai nemmeno chiesto un parere all’avvocatura del Come sul diritto di superficie del Flaminio.
Davvero, che malfidati e che delinquenti questi “pennivendoli” del mondo Lazio che se lui dice che sta facendo lo stadio, 20 anni dopo la presentazione di quel plastico dello Stadio delle Aquile mai diventato un progetto reale e dopo 3 anni di discussioni con il Comune sul Flaminio senza un progetto depositato ancora non si fidano di lui.
È palesemente un complotto contro di lui, da parte di un mondo Lazio altrettanto palesemente prevenuto perché fomentato dai pennivendoli, non perché sfiancato da 21 anni di soliti BLA, BLA, BLA spacciati per solide realtà.
Povero Lotito, che incalzato da chi parla di casse vuote e di Lazio impossibilitata a competere si inalbera ed esplode dicendo: “Sto pagando 30 milioni di euro all’anno pregresso, di debiti fatti da altri e che tra un anno e mezzo non ci saranno più”…
“Sto pagando 30 milioni di euro all’anno pregresso, di debiti fatti da altri”, dice Lotito, accollando a chi c’era prima di lui non solo i 6 milioni di euro di rata dell’accordo siglato nel 2005 con l’Agenzia delle Entrate, ma anche i soldi della rateizzazione dell’IRPEF non pagata dalla Lazio tra il 2020 e il 2022…
Tasse non pagate da lui tra il 2020 e il 2022, ma Claudio Lotito ha il coraggio di dire “sto pagando 30 milioni di pregresso” per giustificare la situazione economica che ha portato al blocco del mercato e alla paralisi di tutta la società da giugno a oggi.

Ecco, già questo dovrebbe aprire gli occhi a tutti sulla credibilità di un personaggio che da 21 anni manipola la realtà a suo piacimento e sempre e comunque a suo vantaggio.
E, ciliegina sulla torta, la campanella del Nasdaq, che sarà suonata oggi da “assobomber” Enrico e spacciata come un evento che dà lustro alla Lazio perché in precedenza calcisticamente parlando è stata suonata solo dalla proprietà del PSG, squadra non quotata in Borsa.
Una campanella suonata ogni giorno da un personaggio diverso non per forza legato al mondo finanziario o a quello della Borsa, ma presentata come un primo passo per la quotazione della Lazio alla borsa di New York…
Insomma, l’ennesimo specchietto per le allodole, l’ennesima nube di fumo gettata negli occhi di una piazza stremata da 21 anni di realtà manipolate ad arte e bugie palesemente smentite dai fatti.
E un giorno bisognerà anche metterle tutte in fila le bugie raccontate in questi 21 anni per mostrare la realtà vera delle cose a chi ancora si fa incantare dalle realtà virtuali.
Perché Natale si avvicina, ma non si può ancora credere a Babbo Natale e farsi incantare dalle campanelle delle renne della sua slitta. O dalla campanella del Nasdaq suonata da Enrico “assobomber” Lotito, spedito in vacanza premio a New York…
