LIBERA LA LAZIO è un grido di speranza e libertà
Ieri, per la prima volta da quel 5 dicembre, ho sentito al telefono Renato Calcara, il pericolosissimo cospiratore-estorsore quasi ottantenne che secondo Lotito e il castello accusatorio messo su dai PM Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice farebbe parte insieme a me, Rodolfo Bada e altri due tifosi (di cui neanche conoscevo l’esistenza prima di venerdì scorso) di un clan che sotto la regia di un capo cospiratore occulto vorrebbe obbligare Lotito a vendere la Lazio.
Oltre a informarmi su come stesse, la prima cosa che ho chiesto a Renato è stata: “Lo rifaresti? Lo rimetteresti lo striscione sul balcone e affitteresti nuovamente un aereo per far volare quella scritta LIBERA LA LAZIO sopra Formello? Sincero…”.
E con una sincerità e una schiettezza, tipicamente romana, Renato mi ha risposto in modo deciso e con una serenità e una fermezza che, sono sincero, mi ha quasi spiazzato.
“Se lo rifarei? Senza nessun dubbio. Anzi, se uno di questi giorni mi gira lo rifaccio, perché abbiamo subito una violenza allucinante solo per aver espresso un pensiero e un desiderio, senza offendere o minacciare nessuno. E se questo non si può fare e per qualcuno è reato, allora la libertà di pensiero e di espressione in questo paese è morta e sepolta e l’articolo 21 della costituzione lo possono anche cancellare”.

Ha ragione Renato. Se scrivere o urlare LIBERA LA LAZIO dopo 21 anni di una gestione che ha sfinito anche i laziali più pazienti che fino a poco tempo non si erano mai schierati con la maggioranza che contesta può essere considerato un reato, allora ci devono perquisire e indagare tutti.
Perché quel LIBERA LA LAZIO non è né un’offesa né una minaccia, ma un grido disperato di libertà e di speranza, come mi ha detto lo stesso Renato Calcara in quell’intervista che gli ho fatto il 12 giugno scorso (quando ci siamo conosciuti) per spiegare il motivo che lo aveva spinto ad appendere quello striscione sotto le finestre del suo appartamento che affaccia su piazza del Parlamento.
E allora, visto che qualcuno non se la ricorda oppure non l’ha letta, a distanza di 6 mesi la ripropongo in modo integrale quell’intervista, perché le parole di Renato Calcara solo la sintesi del pensiero e del tormento di ogni tifoso che ha veramente a cuore le sorti della Lazio e che non ce la fa a stare con le mani in mano e ad aspettare inerme l’arrivo della Divina Provvidenza.

“Ho letto il comunicato di ieri in cui una fonte interna alla società parlava di gesto strumentale, di tentativo di distogliere l’attenzione e via discorrendo. E leggendo non sapevo se ridere o piangere pensando a chi ha detto queste cose e in che mani sta la nostra Lazio.
Dietro quello striscione non c’è niente e nessuno, ci sono solo io, Renato Calcara, tifoso laziale. Quello striscione confezionato da amici e che ho appeso sotto le finestre di casa mia altro non è che il grido disperato e di speranza dei tifosi della Lazio. Di quelli che hanno veramente a cuore la Lazio e la stanno vedendo sparire, giorno dopo giorno.
Non è un problema di risultati, ma di presenza in città, di senso di appartenenza, di impossibilità o quasi di trasmettere questa passione di padre in figlio, di nonno in nipote in una città sempre più in mano ai romanisti.
Ed è stata proprio una frase di mio nipote di 10 anni a farmi riflettere e a convincermi a fare questa cosa, a mettere questo striscione che volevo appendere già a giugno dello scorso anno, nel periodo della manifestazione e della contestazione. Mio nipote mi ha detto: ‘nonno, in classe sono tutti romanisti e io sono l’unico laziale e non posso dirlo’. E questa è una cosa grave, gravissima, perché Lotito ci sta facendo sparire da questa città”.

E la prova di questa sparizione dalla città della Lazio ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. E solo chi ha buona memoria può comprendere fino in fondo quali danni possa aver fatto la gestione-Lotito in questi quattro lustri.
Noi che in questa città abbiamo “inventato” i fan shop, ora con gli investimenti fatti dalla famiglia Friedkin in campo di comunicazione e marketing, siamo stati superati, surclassati dalla Roma.
Negli anni ottanta, prima Massimo Grifoni e poi Enza con quel negozio a via Farini hanno aperto una strada percorsa poi da altri che aveva portato la Lazio ad essere leader in questa città nel merchandising legato al tifo.
Fan shop a tinte biancocelesti spuntati un po’ ovunque con una crescita che è andata di pari passo con la costruzione della Lazio più bella e più forte della storia sotto la guida di Sergio Cragnotti.

Pensate, negli anni d’oro il Lazio Point di via Farini stava su tutte le guide turistiche, era il negozio di calcio più visitato della Capitale e d’Italia e vendeva quasi più abbonamenti e biglietti della biglietteria ufficiale della Lazio.
In una stagione al negozio di Enza sono stati sottoscritti quasi 15.000 abbonamenti e lo stesso discorso valeva per le maglie ufficiali. E non c’era confronto con il negozio ufficiale della Lazio aperto a piazza Argentina.
Oggi, mentre la Lazio inaugura un negozio in periferia, la Roma apre uno store enorme alla stazione Termini, dove ogni anno transitano 15 milioni di passeggeri.
Mentre la Roma sponsorizza ovunque il suo marchio e in città gira un trenino di Natale giallorosso, non c’è alcuna traccia del marchio Lazio e il risultato è che sue 10 turisti che comprano materiale calcistico nella Capitale, in 9 acquistano nei negozi della Roma e al massimo 1 in quelli della Lazio.
Mentre ai tempi di Cragnotti se andavi in Inghilterra negli Stati Uniti o nelle maggiori capitali europee, in ogni negozio di sport trovavi all’ingresso la maglia della Lazio e faticavi a trovare da qualche parte quella della Roma.
Questo hanno prodotto 21 anni di gestione-Lotito, ma il problema è la contestazione dei tifosi, il problema sono le scritte LIBERA LA LAZIO che vengono esposte in città e in tutto il mondo dai tifosi laziali, oppure lo striscione che ha volato a luglio sopra i campi di Formello o quello esposto sotto le finestre di quel palazzo che affaccia su piazza del Parlamento da Renato Calcara.

“Non avrei mai immaginato che uno striscione con su scritta una frase che noi laziali ripetiamo da anni potesse suscitare tutto questo clamore.
Ma sono contento che sia successo, perché significa che c’è ancora un minimo di attenzione verso la nostra Lazio e, soprattutto, perché sono riuscito con quel gesto a dare voce a un popolo che di voce e di attenzione mediatica purtroppo non ne ha più da anni, perché è sempre e solo Lotito a dominare la scena.
Lo avrei voluto lasciare fino al termine di questa battaglia quello striscione, ovvero fino a quando Lotito non venderà la Lazio e noi potremo finalmente voltare pagina.
Ma ieri i Carabinieri mi hanno chiesto di rimuoverlo come gesto di cortesia e l’ho fatto. Se avessero provato a impormelo, non lo avrei levato e sarei andato anche in tribunale per far valere le mie ragioni, perché non ho né offeso né minacciato nessuno, ho solo espresso un libero pensiero.
Ma me l’hanno chiesto in modo educato dicendo che la cosa stava creando problemi e a quel punto stanotte l’ho levato. Ma sono pronto a rimetterlo”.

“Io Lotito lo incontro spesso vicino casa mia e gli ho sentito dire cose da far accapponare la pelle. Cose che nessun presidente della Lazio avrebbe mai detto in passato. E anche questi comunicati che ci propinano da settimane, sono quasi deliranti e hanno i toni delle note dei vecchi regimi dittatoriali.
Io quella nota di ieri sullo striscione che ho esposto l’ho dovuta rileggere tre/quattro volte, perché non riuscivo a capire di cosa e di chi stessero parlando.
Io ho un volto, un nome e un cognome. L’ho messo io quello striscione e mi hanno anche immediatamente identificato, perché pochi minuti dopo che lo abbiamo appeso fuori dalla finestra avevo già i Carabinieri alla porta di casa.
Non capisco perché si debba buttarla in caciara in quel modo, paventando manovre oscure o complotti per sviare l’attenzione, quando la realtà è semplice, chiara: i tifosi della Lazio non vogliono più Lotito. Vogliono aria nuova, vogliono alla guida della società qualcuno che abbia realmente a cuore, non solo a chiacchiere, il bene della nostra Lazio”.
Non credo che ci sia altro da aggiungere se non un FORZA LAZIO!
