La forza della verità e… dell’onestà!
Questa mattina c’era il Sole e aprendo la finestra dopo una notte insonne o quasi mi è tornata in mente quella frase di Paolo Signorelli che se fossi uno che ama i tatuaggi è l’unica che mi tatuerei sulla pelle: “Il Sole vince sempre”.
Aveva ragione il prof, non può esistere notte, nemmeno la più buia, in grado di impedire al Sole di sorgere la mattina successiva.
Quindi, oggi si riparte, con la coscienza a posto di chi sa di aver fatto solo il proprio lavoro, di non essere né capo né complice di un complotto, ma solo uno che ama la Lazio come la propria famiglia e che contesta Lotito come la stragrande maggioranza (se non la totalità) dei tifosi della Laizo.
Perché la contestazione a Lotito dura da 16 anni e quello che sta succedendo ora altro non è che il raccolto di quanto ha seminato il proprietario della Lazio in questi 4 lustri di presidenza.

Nessuna empatia con la piazza, attacchi continui a chiunque osi contestare l’operato della proprietà, sempre sventolando la bandiera del complotto e dell’estorsione, come se fosse possibile estorcere qualcosa a Lotito, obbligarlo a cedere contro la sua volontà o togliergli in qualche modo la Lazio.
Cosa impossibile visto che dal 2006 ha blindato la sua posizione di controllo grazie ad un’operazione fatta con Roberto Mezzaroma diventata oggetto di un procedimento penale che si è concluso nei primi due gradi di giudizi con la condanna degli imputati per il reato di “aggiotaggio manipolativo e ostacolo all’attività dell’organo di vigilanza”, ovvero della Consob.
Insomma, a detta dei magistrati (ci sono le sentenze, basta leggerle) Claudio Lotito ha blindato la sua posizione di controllo della SS Lazio grazie a quello che i magistrati di Milano hanno definito “un complesso disegno criminoso”.

Non lo dice Stefano Greco per screditare Lotito, non lo dicono gli altri che vengono indicati come miei “complici”, non lo dice chi contesta l’operato del proprietario della Lazio: lo hanno scritto i magistrati nelle sentenze, confermate dalla Cassazione anche se con cancellazione della pena per avvenuta prescrizione.
L’unico condannato per aggiotaggio da quando la Lazio è stata quotata in Borsa nel 1998, accusa me di aggiotaggio per aver scritto che ha ricevuto un’offerta. Non che ha venduto, che ha ricevuto un’offerta che rispetto al passato lo ha fatto riflettere.
E a supporto di questo Lotito denuncia e i magistrati gli vanno dietro parlando di “false notizie idonee a cagionare una riduzione del prezzo delle azioni della società sportiva quotata in Borsa e, d’altro lato, a indurre e costringere l’azionista di maggioranza a cedere il pacchetto di controllo…”.
E poi di “pseudonotizie diffuse… volte a orientare una protesta delle tifoserie della Lazio contro Lotito”.

Per quel che riguarda il titolo della Lazio, dal 14.07.2025 il valore delle azioni non solo non è calato, ma dopo un periodo di immobilismo assoluto fino al 14 agosto 2025 è cresciuto, aumentando quindi il valore patrimoniale di Lotito, ovvero esattamente l’opposto di quello che c’è scritto nella denuncia.
Il 14.0.72025 il titolo valeva 0,806 euro ad azione. Dopo l’uscita del mio articolo incriminato, il titolo Lazio ha chiuso la seduta del 15 luglio con lo stesso identico valore del giorno precedente: 0,806 e con un numero irrisorio di azioni scambiate.

Questo per un mese, quando poi dal valore del 18.8.2025 di 0,854 euro, il titolo è schizzato (a fronte del nulla, né di articoli né di successi della Lazio e nemmeno di operazioni importanti in entrata da parte della società) fino ad arrivare ad una quotazione massima di 1,14 euro il 26 agosto 2025. E alla chiusura di ieri il valore del titolo Lazio è stata di 1,13 euro ad azione.
Quindi, il “danno paventato” è inesistente, anche perché se uno avesse voluto creare un danno a Lotito avrebbe fatto di tutto per convincere i tifosi a boicottare la campagna abbonamenti. Mentre invece gli abbonati sono stati quasi 30.000 e tra questi c’è mio figlio, passato (con il mio aiuto economico) dalla Curva Nord alla Tribuna Tevere.
Insomma, danno economico inesistente come è inesistente l’associazione, visto che due degli indagati non so nemmeno chi siano, mentre Rodolfo Bada lo conosco da una vita ma non ci sentiamo e non ci vediamo dal 2004.
E come hanno potuto constatare i Carabinieri, sulla mia rubrica non ci sono i numeri di telefono di queste persone, non ci sono né messaggi né chat tra me e queste persone, né sul telefono né sui social.
Renato Calcara, invece, l’ho conosciuto il 12 giugno del 2025, quando l’ho intervistato dopo che aveva esposto quello striscione LOTITO LIBERA LA LAZIO sul balcone del suo appartamento che affaccia sul retro del palazzo del Parlamento.
Prima di quel giorno non sapevo nemmeno chi fosse, quindi non possiamo aver complottato per mettere quello striscione, uno dei tanti apparsi da giugno in poi a Roma e provincia.
E dopo quel giorno Renato l’ho sentito perché mi ha annunciato che avrebbe esposto altri striscioni (che ho riportato per cronaca) e perché mi ha detto di aver noleggiato un aereo per far volare quel “grido di protesta” sopra il centro sportivo di Formello.
Un’azione goliardica, non violenta, l’espressione di un dissenso ma senza insulti o offese.
Quindi, non c’è nulla di quella associazione a delinquere dipinta ieri e data in pasto all’opinione pubblica. Perché per questo siamo stati fatti passare, per 5 delinquenti che hanno minacciato e tentato di estorcere la Lazio a Lotito, accostati ad una vicenda analoga accaduta anni fa anche se non esiste alcun punto di contatto e nessuna analogia.

Se fosse una barzelletta farebbe ridere, ma non è una barzelletta e quindi non c’è nulla da ridere. E soprattutto, quale sarebbe il reato nello scrivere LOTITO LIBERA LA LAZIO o nel riportare in articoli l’esposizione di striscioni con la scritta LOTITO LIBERA LA LAZIO?
Anche se può non piacere a Lotito, l’articolo 21 della costituzione recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Invece, è proprio questo che sta succedendo: non si è più liberi di manifestare il proprio pensiero e anche portando fatti e documenti a riscontro, ogni articolo e ogni critica viene presentata come “un tentativo di fomentare la protesta”.
E questo è peggio della censura, perché è un qualcosa che puzza di regime dittatoriale. Anzi, peggio…
Perché si può contestare il governo, possono essere organizzate manifestazioni di protesta contro la Meloni e la politica del centrodestra in appoggio a Israele o comunque non di condanna per quello che sta facendo Israele a Gaza e in Palestina, ma se si scende in piazza gridando LIBERA LA LAZIO o chiedendo a Lotito di farsi da parte perché, palesemente, economicamente non è in grado di gestire la Lazio o di tenerla a certi livelli, è REATO.
E chi protesta viene subito bollato come un delinquente, si parla di associazione a delinquere, di istigazione alla violenza, di tentativo di scippare a Lotito un qualcosa che non gli può essere scippato.
Oppure di avergli creato un danno economico INESISTENTE, come ampiamente dimostrato dall’andamento del valore del titolo dal 14 luglio a oggi.
Così come non solo non avrebbe un danno Lotito nel vendere oggi la Lazio, ma farebbe l’affare della vita visto che per prendere il controllo di questa società ha investito meno di 30 milioni di euro e cedendola potrebbe incassare anche 20 volte tanto.
Senza contare tutto quello che gli ha fruttato dal punto di vista economico, di immagine e di potere la presidenza della Lazio dal 2004 a oggi. Seggio in Senato compreso.
Ce ne vuole a dipingere e far passare come vittima un imprenditore che grazie alla Lazio ha ottenuto una notorietà e una visibilità che non avrebbe mai avuto nella sua vita se non fosse entrato nel mondo del calcio.
E ce ne vuole di fantasia per parlare di complotto unendo persone che non hanno nulla a che fare una con l’altra, che non hanno rapporti e che nemmeno si conoscono.
Ma oramai è successo, la bomba è stata tirata. Ed è stata lanciata senza preoccuparsi delle possibili vittime collaterali, ovvero dei familiari dei presunti “delinquenti”.
I Carabinieri hanno fatto il loro dovere, mi sono stati restituiti immediatamente computer e scheda telefonica e non ho nulla da eccepire sul comportamento di chi è venuto a fare la perquisizione, ma sulle modalità del blitz, sulle accuse e su come è stata data in pasto ai media la vicenda, ci sarebbe tanto, tantissimo da dire.
Perché io ho le spalle larghe visto che sono 21 anni che mi prendo palate di letame, ma non tutti sono fatti come me e certe cose possono segnare in modo indelebile.

Chiudo, dicendo che non provo rabbia per gli sciacalli che ieri hanno festeggiato, perché questo è il mondo Lazio di oggi. Almeno, una piccola parte del mondo Lazio, perché da ieri ho ricevuto testimonianze di stima e di affetto da centinaia di persone.
Non solo amici, ma anche persone che nemmeno conosco o che conosco solo virtualmente. E questa per me è la dimostrazione che la gente ha capito che cosa è successo e, soprattutto, perché è successo.
Non tutti. Perché qualcuno ci ha inzuppato il biscotto e si è prestato a fare da megafono a chi ha denunciato e a chi ha messo su questo teorema del complotto che, veramente, non regge. Per giunta paventando una regia occulta superiore a noi che esiste ancora meno dell’associazione tra noi 5 che ieri siamo stati gettati nel tritacarne mediatico.
Provo pena per chi ha inzuppato il biscotto e per qualche collega (o presunto tale) che si è erto a censore o a maestro di giornalismo e deontologia professionale, scrivendo post che, quelli sì, dovrebbero essere girati come denuncia all’Ordine dei Giornalisti. Salvo poi cancellare tutto dopo aver ricevuto attacchi e accuse.
Ma nel web tutto resta impresso, in modo indelebile. E allora lo ripropongo io questo post del signor Stefano Ghezzi, che non ho mai né visto né conosciuto in vita mia.

Ci sarebbe altro, tanto altro da scrivere, ma sarà il tempo a scrivere altre pagine. Magari dando alla storia un finale diverso da quello che qualcuno ha dipinto in questi giorni.
L’unica cosa certa è che io andrò avanti a raccontare i fatti, come ho fatto ieri con quel documento arrivato dall’avvocatura del comune di Roma, importante ma che nessuno ha avuto il coraggio di riprendere perché smentisce in modo clamoroso sia Lotito che il Comune di Roma.
Ma così funziona questo paese. Se sei Lotito e vai in Procura, aprono un’inchiesta e scatenano una guerra, se sei Stefano Greco e vai a denunciare (con tanto di prove e di foto dei post e della persona che ha minacciato me e la mia famiglia), dopo 13 mesi da quella denuncia fatta il 15 novembre del 2024 negli Uffici del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Lazio, la Procura di Roma non ha fatto ancora nulla. Assolutamente nulla, perché quella persona non solo è libera, ma continua a scrivere e offendere.

Come ha scritto Francesca Turco (che ringrazio) nel post pubblicato ieri: “Si potrebbe fare facile demagogia (e infatti per una volta la faccio) dicendo che ci sono persone che denunciano fatti gravissimi e schiattano senza che nessuno si muova. Ma poi una contestazione, sicuramente aspra e costante, un aereo con lo striscione “Libera la Lazio” e un giornalista che riferisce interessamenti di investitori stranieri sono bastati per far partire tutto nel giro di poche settimane.
Evidentemente le istituzioni procedono a velocità variabile: quando a sollevare un presunto caso è un senatore della Repubblica, la macchina si mette improvvisamente a correre lasciando addosso quella brutta sensazione di un sistema fallato, in cui il peso politico conta più della sostanza dei fatti”.
Questa è l’Italia, questo è il mondo Lazio nel ventunesimo anno del regno di Claudio Lotito.
Non faccio la vittima e non faccio nemmeno quello a cui è caduto addosso all’improvviso un meteorite, perché scrivendo quell’articolo (anche se in passato altri hanno scritto di offerte arrivate o di interessamenti ma non è mai successo nulla) sapevo cosa avrebbe potuto scatenare.
Ma vi faccio ragionare su una cosa. Sono anni che critico la gestione Lotito: ho tirato fuori i rapporti con le parti correlate quando nessuno ne parlava, ho fatto luce sul fiume di denaro che da Formello finiva a Salerno, magari per giocatori che non hanno mai nemmeno indossato la maglia della Lazio ma sono stati pagati milioni.
Ho tirato tante cose fuori da quando nel 2012 ho fondato Millenovecento, ma in 13 anni mai una denuncia, mai una querela per diffamazione, nulla di nulla. Neanche nel periodo più infuocato della contestazione, quello del primo LIBERA LA LAZIO, di Lazio-Sassuolo e del successivo svuotamento dell’Olimpico.
Dopo quell’articolo del 14 luglio, invece, si è scatenato l’inferno, anche se la contestazione è nulla rispetto al 2014 o al 2016. Non aggiungo altro, ma credo che questo dovrebbe far riflettere.
Quello che preoccupa e dovrebbe preoccupare tutti, invece, è che si sta riproponendo un copione già visto anni fa, quando qualcuno finì addirittura in carcere anche in base a prove di minacce e intimidazioni definite “inconfutabili” ma che nel corso del processo risultarono poi addirittura costruite in casa, dentro Villa San Sebastiano. Vogliamo fare il bis, per giunta con persone incensurate e due giornalisti rei di “critica”?
