Lazio, le casse sono vuote…
“Non mi servono i soldi degli altri. A lei risulta che io abbia bisogno di soldi? La Lazio non sta fallendo, è tranquilla e solida. Ha oltre 300 milioni di patrimonio immobiliare senza stadio e oltre 300 milioni di patrimonio giocatori. Rischi di fallimento non ce ne sono, idem per il pagamento dei giocatori e degli stipendi”.
Nelle esternazioni dell’ultima settimana, Lotito come sempre ha dipinto una situazione idilliaca in casa Lazio, anche se il quadro che fa il proprietario fa a pugni con la realtà di un club reduce da una sessione di mercato bloccato per aver sforato tutti i parametri e con una società in perenne affanno economico.

La Laizo è una società paralizzata al punto da non poter nemmeno affrontare il problema-rinnovi con i giocatori in scadenza e che tra poco più di due mesi potranno inviare una PEC e annunciare che a luglio si libereranno a costo zero, mandando in fumo parte di quel patrimonio calciatori che a detta di Lotito vale 350 milioni di euro.
“Le dichiarazioni del presidente? L’unica cosa su cui non mi sento di controbattere è il fatto che Lotito non venderà mai. Lui allontana chiunque abbia voglia o intenzione di proporre offerte, e lui ha portato la società in coma indotto.
Certe dichiarazioni sono vergognose quando ad oggi ti trovi nono in classifica a 18 punti (dopo due settimi posti) con la Primavera lotta per la retrocessione e non produce da anni un giovane buono per la prima squadra.
Non rispondo nemmeno sui 350 milioni di patrimonio sui giocatori perché è una cifra ridicola.

Non ha senso che lui dica che la Lazio vale 850 milioni di euro, perché il patrimonio immobiliare interessa solo a lui, perché non serve per fare mercato.
Lotito metta i soldi per fare mercato, non mi importa se mette miliardi in strutture. La società non ha introiti se non biglietti e abbonati, o mette i soldi o il mercato continuerà ad essere limitato con tutte le conseguenze del caso.
Lui dice queste cose per convincere pochi che la Lazio è una società sana e di valore quando non lo è affatto”.

Così si è espresso ieri in un intervento a Radio Laziale l’amico e collega Alberto Dalla Palma, che segue la Lazio da più di 35 anni. E ha ragione Alberto, su tutta la linea.
Perché al contrario di quello che sostiene Lotito la Lazio non è né una società sana né un club solido e senza problemi.
Già, perché al contrario di quello che dice sempre Lotito, “la robba (la doppia B è voluta…) non è tutta pagata. E vale non solo per quel debito che è aumentato in modo esponenziale dal 2019 a oggi, passando dai 126,17 milioni di euro di indebitamento del 2019 ai 228,17 milioni di euro presenti nel bilancio chiuso al 30.6.2025.
Quindi, nonostante altre 6 rate pagate del debito con l’Agenzia delle Entrate (pari a circa 30 milioni di euro), il debito invece di scendere sotto i 100 milioni di euro è salito a quasi 230 milioni di euro, a dimostrazione che questa società tutto è meno che sana e solida.

La Lazio ha bisogno di un’immissione immediata di liquidità, perché oggi le casse della società sono vuote o quasi e lo sono da mesi.
Ci sono gli 80/90.000 euro al mese che servono per pagare gli stipendi degli impiegati e di chi lavora a Formello, ma non quelli per pagare regolarmente gli stipendi della prima squadra e dei vari staff. E scarseggiano pure quelli per mandare avanti l’attività corrente.
Prova ne è il fatto che una delle formazioni giovanili quest’anno non parteciperà ad un torneo internazionale a cui era presente da 7 anni consecutivi. E il motivo della rinuncia è che non c’erano abbastanza soldi per pagare i biglietti aerei per la trasferta in Lituania.
Anche gli stipendi, al contrario di quello che racconta Lotito quando dice che la Lazio è l’unica società di Serie A in regola che paga puntualmente calciatori e staff (a volte anche in anticipo, dice lui…), vengono saldati solo gli ultimi giorni utili previsti dal regolamento per evitare il deferimento ed eventuali penalizzazioni.
Questa settimana è stato pagato il mese di settembre, mentre ieri a Formello è arrivato l’avviso che la mensilità di ottobre sarà pagata a febbraio.

Una situazione che sta provocando un certo malumore all’interno del gruppo, soprattutto tra i calciatori stranieri.
Per questo in molti hanno la valigia pronta, perché a gennai la Lazio ha un disperato bisogno di fare cassa e chi ha mercato o è stanco di aspettare, si sta guardando in giro.
Perché a Roma stanno tutti bene, i giocatori sono legati a Sarri (che sta facendo di tutto per condurre in porto questa nave in mezzo a tempeste di ogni genere) e all’ambiente, ma tutti se potessero fuggirebbero da Claudio Lotito.
Come ha detto chiaramente per l’ennesima volta Luis Alberto in un’intervista rilasciata a “La Gazzetta dello Sport” rispondendo ad una domanda su un suo possibile ritorno alla Lazio: “Se mi chiamasse Sarri forse potrei pensarci un po’…ma se chiamasse Lotito, nulla da fare”.
Già, perché per certi versi anche molti giocatori (se non tutti…) la pensano come i tifosi che contestano: sono stanchi di Lotito, sono stanche delle bugie, sono stanchi delle promesse mai mantenute, degli appuntamenti perennemente rimandati e per la precarietà che regna sovrana a Formello.

La manutenzione dei campi lascia a desiderare e il futuro è visto da tutti come un grande, un gigantesco punto interrogativo.
Perché non c’è un piano, non esiste una strategia e di conseguenza non ci sono ambizioni dichiarate se non quella di tirare a campare, con la speranza che qualcosa possa succedere.
E, soprattutto, che succeda preso, con l’arrivo del 2026. Perché così non si può andare avanti, se non nello stato di coma in cui versano oggi sia la Lazio che l’intero mondo biancoceleste.
Lotito nel 2004 disse di aver preso una Lazio al funerale e che il primo obiettivo era quello di portarla in un coma vigile, per poi guarirla del tutto.
Ecco, dopo 21 anni siamo tornati a quello stato di coma, con la speranza che non si debba arrivare nuovamente al funerale per assistere ad un cambio di scena.
Perché non sempre poi si riesce ad uscire dal coma. E per far uscire la Lazio dallo stato comatoso in cui l’hanno ridotta questi ultimi anni di gestione scellerata, servono soldi, tanti soldi.
Serve un’immissione di capitali freschi per riempire le casse desolatamente vuote della società, ma servono anche idee e un progetto.
Quel progetto che da queste parti da 21 anni a questa parte esiste solo a chiacchiere, nella realtà virtuale raccontata da Lotito e forse nella mente del proprietario della Lazio, ma non nella realtà, quella vera.
Nella realtà la Lazio è una società che sta a galla per miracolo e che senza Sarri a fare da garante con la squadra e l’ambiente, probabilmente sarebbe affondata, mentre l’orchestrina suona una musica distraente che racconta di Flaminio, di stadio di proprietà, di Lotito pronto a tirare fuori quasi mezzo miliardo di euro di investimenti quando in estate non ha messo pochi milioni di euro per evitare il blocco del mercato.
Lo stesso Lotito che da maggio non è riuscito ad incrementare in nessun modo il fatturato trovando uno sponsor e che a oggi dispensa certezze sul mercato di gennaio e sul futuro, anche se ci sono ZERO certezze su gennaio e ancora di meno su quello che succederà da giugno in poi se Lotito resterà ostinatamente alla guida della Lazio.
E c’è pure qualcuno che ha ancora il coraggio di difendere Lotito e di attaccare Sarri. Roba da non crederci…
