Dopo le bugie e i soprusi, ora anche i ricatti…
A quanto pare è destinato a finire a “stracci in faccia” il rapporto tra il mondo Lazio e la società, soprattutto tra i tifosi della Lazio e Claudio Lotito.
È sempre stato un rapporto difficile quello tra il “padre-padrone” e la gente laziale, ma oramai anche quel filo sottilissimo che teneva ancora in qualche modo unita la gente alla società si è definitivamente spezzato e la vicenda-Paparelli ha messo a nudo sia la rabbia, la tensione e l’astio di chi guida la società verso quella parte del mondo Lazio che lo contesta che la palese difficoltà di chi sente tremare il trono.

Oramai si va avanti a forza di comunicati, a sassate mediatiche lanciate da un fronte all’altro senza sosta, a dimostrazione che non c’è e non ci può essere nessun dialogo tra chi pensa di stare sempre dalla parte della ragione e chi oramai considera un dittatore che tiene in ostaggio tutto il mondo Lazio chi guida da 21 anni questo club.
Il punto di non ritorno è stato superato da tempo e oramai niente e nessuno potrà mai ricucire lo strappo, perché le lacerazioni sono troppe e troppo profonde.

Non perdo tempo a commentare i due comunicati, li ho messi nella foto di questo articolo e chi vuole può leggerli o andare sul web a cercare il testo originale.
Mi soffermo solo su un punto, sul ricatto fatto dalla società ai tifosi: “Se entrate tutti vi permettiamo di metterlo, se non entrate non potete metterlo”.
Dopo le bugie raccontate sulla situazione della società, dopo le denunce e i tentativi fatti usando Daspo e avvisi di garanzia per mettere a tacere la protesta, ora siamo ai ricatti: morali e materiali.
Siamo al “pallone è mio e se non mi fate giocare e vincere me lo porto via”, perché questo è il modus agendi di chi guida da 21 anni la Lazio.

Lui deve sempre vincere, lui deve sempre imporre il suo pensiero o il suo volere e se non riesce a farlo con le buone, usa qualsiasi mezzo per riuscirci.
E che di mezzo ci sia il ricordo e il rispetto per un morto, è un fatto secondario, perché siamo arrivati al punto che Vincenzo Paparelli è diventato merce di scambio oppure uno strumento per ricattare la piazza nel tentativo di sventare lo sciopero del tifo.
Questo perché lo stadio vuoto fa male, sia all’immagine che all’ego smisurato di chi guida questa società e che cerca in tutti i modi di convincere il mondo che a contestarlo è solo una sparuta minoranza e che le ragioni della protesta sono strumentali, frutto di vendette per benefit negati o le manovre di chi agisce come una marionetta mossa da un fantomatico puparo che resta dietro le quinte.

Nulla di tutto questo. La gente è semplicemente stanca di questo tipo di gestione.
La gente laziale è stremata da 21 anni di “solite realtà” e di assenza di possibilità di poter sognare un futuro diverso dal loop in cui siamo imprigionati da 4 lustri.
Non esiste una via d’uscita da questo labirinto, se non quella di abbattere i muri di questa prigione eretta Claudio Lotito.
Muri sempre più alti per tenere la squadra lontana dalla sua gente e il risultato è lo scollamento oramai totale tra la quasi totalità del mondo Lazio e la gente laziale.
E come scrivevo prima non c’è una soluzione, perché quando una società arriva ad usare l’arma del ricatto significa che non c’è più dialogo, che non si può trovare un punto di incontro e che la rabbia oramai ha prevalso sulla ragione.

Lotito è riuscito nell’impresa di far riesplodere la contestazione, dopo che complice l’effetto post pandemia l’ascia di guerra era stata seppellita e la gente laziale era tornata a riempire lo stadio, mettendo da parte anche l’astio verso la società perché la Lazio viene prima di qualsiasi cosa.
La curva ha fatto passi indietro che Lotito non ha mai fatto in questi 21 anni, al punto che in tanti si sono distaccati e sono arrivati addirittura al punto da voltare le spalle a quella parte calda del tifo laziale che in passato ha goduto di credito incondizionato o quasi.
Io non vado dietro alle leggende e alle voci, io credo e voglio continuare a credere che quei passi indietro siano stati fatti sempre e solo per il bene della Lazio, per provare a ricostruire qualcosa dalle macerie lasciate dalla pandemia e gli stadi vuoti.
Ma nonostante l’ascia di guerra sepolta, Lotito non si è mai mosso di un millimetro e i passi avanti verso la gente li ha fatti solo a chiacchiere, ma mai in modo concreto e, soprattutto, sincero.
Questo è il problema principale: la gente oramai non crede più a nulla di quello che comunica la società, perché non considera più credibile né Claudio Lotito né chi lavora per lui: che si tratti di Fabiani o di Floridi, non fa nessuna differenza, perché chi lavora con il “diavolo” oramai viene considerato alla stessa stregua del “diavolo”.

Questa è la realtà. Purtroppo, aggiungo io. Perché anche se considero Lotito una sciagura, un meteorite che si è abbattuto nel 2004 nel mondo Lazio e che rischia di farci fare la fine dei dinosauri portandoci dritti, dritti, verso l’estinzione, non c’è nessuna gioia nel vedere lo sgretolamento nei rapporti tra il mondo Lazio e il “padrone” della Lazio.
Io provo solo fastidio nel vedere il comportamento, secondo me ottuso, di chi guida questa società, di chi per provare a parlare alla gente è costretto ad usare l’intelligenza artificiale e che nonostante l’evidenza dei fatti continua a dipingere scenari assolutamente irreali, rigirando sempre e comunque la frittata.
Se potesse, Claudio Lotito ci cancellerebbe tutti dalla faccia della Terra, ci negherebbe per sempre la possibilità di decidere se andare a vedere o no la Lazio, perché pretende di decidere lui se possiamo entrare oppure no, chi può entrare e chi no, perché considera la Lazio un qualcosa di sua proprietà, a disposizione quindi di chi dice lui.
Non vi devo ricordare chi è Lotito, cosa ha detto nelle tante intercettazioni che ancora si trovano sul web della gente laziale e di chi non si è sottomesso.
Non vi devo ricordare io che stiamo parlando di qualcuno che è arrivato al punto da commissionare striscioni autocelebrativi da esporre allo stadio a favore di telecamere per dare al mondo esterno l’immagine di un consenso assolutamente irreale, virtuale, artificiale ma senza il supporto dell’intelligenza usata per confezionare da sei mesi a questa parte i mille comunicati diffusi dalla società.
ORGOGLIOSI DI LOTITO fece scrivere su uno di quei famigerati striscioni il padrone della Lazio, esposti fino a quando qualcuno non si è ribellato e rischiando Daspo o arresto è entrato in campo a strapparli.
Anche questo abbiamo dovuto vedere in questi 21 anni di bugie, proclami e promesse mai mantenute, fino ad arrivare al ricatto di oggi: O ENTRATE TUTTI O NIENTE STRISCIONE PER PAPARELLI.
A questo siamo arrivati, ad usare il ricordo di un tifoso morto come arma di ricatto per impedire lo svuotamento dello stadio e il danno d’immagine.
Perché non c’è nessun danno economico in questa vicenda, visto che a non entrare oggi (tanti o pochi che siano quelli che resteranno a casa) saranno tifosi che i soldi alla Lazio li hanno versati mesi fa acquistando l’abbonamento, sostituiti sugli spalti da occasionali che entreranno grazie a migliaia di biglietti regalati dalla società.
A questo siamo arrivati. E c’è ancora qualcuno che si ostina a non capire che con questa gestione la Lazio non può avere né un presente né un futuro…
FORZA LAZIO!
