Non ne fate una giusta nemmeno per sbaglio!
La vicenda dell’aquila e della scelta del nuovo falconiere, è solo l’ultima delle figuracce collezionate dalla Lazio in questi ultimi mesi.
“Se voglio la trovo in una settimana una nuova aquila, abbiamo già decine di proposte sul tavolo. Le vaglieremo e troveremo una soluzione per sostituirla in tempi brevi. Anche perché me la sono inventata io questa storia”, disse Lotito il 14 gennaio 2025, dopo il licenziamento in tronco di Juan Bernabé.

Di mesi ne sono passati dieci in realtà, perché tra un tentativo di risparmiare soldi e la lentezza atavica di Lotito nel prendere decisioni, la questione del volo dell’aquila prima della partita è stata prima rinviata all’inizio della stagione successiva e poi accantonata.
Sì, accantonata perché per risparmiare la società aveva deciso di non mettere sotto contratto un nuovo falconiere, salvo poi ripensarci in fretta e in furia e raccattare in poco tempo un nuovo Bernabé e una nuova Olympia, per arginare in qualche modo il danno d’immagine dello sciopero annunciato dai tifosi che potrebbe portare domenica allo svuotamento dell’Olimpico.
E allora serviva un nuovo specchietto per le allodole, un nuovo coniglio da tirare fuori dal cilindro e nel giro di pochi giorni sono stati scelti i sostituti del falconiere e dell’aquila.

Peccato che qualcuno che per mesi è stato bloccato con promesse e appuntamenti sempre rinviati, alla fine non abbia accettato di restare in silenzio quando dopo essersi sentito dire testualmente dal responsabile della comunicazione che la Lazio aveva deciso di non far volare più l’aquila all’Olimpico la Lazio ha annunciato in fretta e in furia di aver ingaggiato come nuovo falconiere Giacomo Garruto, direttore e responsabile del Parco Natura la Selvotta di Formello, situato a due passi dal centro sportivo.
Una scelta fatta in fretta e in furia e come avviene con tutte le cose fatte in fretta il rischio di errore è alto, altissimo.
Perché di errore la Lazio non ne ha fatto solo uno, ma due nella stessa vicenda.

Non ha comunicato nulla a Nicola Pantaleo, il falconiere con cui ha trattato per mesi e che alla fine aveva liquidato dicendo che la società aveva deciso di rinunciare al volo dell’aquila.
Mancanza di correttezza, sensibilità ed educazione, ma nulla di nuovo per chi oramai ha imparato a conoscere il modus agendi di questa società.
Ma anche incapacità nell’operare la scelta facendo almeno un’indagine preventiva su chi aveva scelto di mettersi in casa la Lazio.
Errore imperdonabile nell’era dei social e delle tracce lasciate in modo indelebile sul web da parte di chiunque utilizzi i social.
E così, nel giro di poche ore è ricicciato fuori un post scritto anni fa da Giacomo Garruto, dal contenuto poco “morale e moralizzato” per chi fa della moralità una bandiera che sventola da anni ma sempre e solo quando gli fa comodo.
Un post del 3 febbraio del 2013 in cui il nuovo falconiere esulta per una doppietta di Mario Balotelli in cui figura un bel LAZIO MERDA e una dichiarazione di amore verso totale ed esclusivo per il Milan.

Con la Lazio di questi tempi è già un miracolo che non sia stato scelto un falconiere della Roma, visto che il giallorosso oramai impera sovrano all’interno di Formello, ma il problema non è per chi tifa il falconiere, ma come sia stato possibile infilare una divisa della Lazio addosso a qualcuno senza aver fatto nemmeno una ricerca basic sul web, visto che una cosa del genere non sfuggirebbe nemmeno ad un ragazzino delle medie, ma a quanto pare alla comunicazione della Lazio sì.
Comunicazione Lazio a cui è sfuggito un post ben più grave scritto sempre da Giacomo Garruto sui social il 17 febbraio del 2018.
Più grave perché se Bernabé era finito nella bufera per un saluto romano sotto la Tribuna Tevere che aveva fatto gridare all’apologia del Fascismo, Garruto è stato molto più esplicito del suo predecessore, visto che ha scritto a caratteri cubitali QUANTO MANCHI ALL’ITALIA BENITO MIO…
E Benito, chiaramente e inequivocabilmente, è Benito Mussolini…

Insomma, credo che si possa dire senza timori di smentita che l’avventura laziale di Giacomo Garruto non è certo partita con il piede giusto e che la comunicazione della Lazio ne ha collezionata un’altra, dopo aver presentato la nuova Olimpia mettendo in bella evidenza sui social e sul sito ufficiale la foto… della vecchia aquila Olimpia.
Olimpia riconosciuta subito da tutti e gaffe della comunicazione confermata da un video messo immediatamente online dall’ex falconiere Bernabé.
Ennesima gaffe, ennesima buccia di banana su cui è scivolata la comunicazione della Lazio da quando è salito sul timone di comando il prode Emanuele Floridi.
Insomma, nel giro di 48 l’errore della vecchia foto di Olimpia spacciata per la nuova aquila, la scelta di un falconiere che scrive sui social LAZIO MERDA e rimpiange Mussolini, il post indignato del falconiere preso per i fondelli per mesi e liquidato dopo estenuanti trattative dicendo che la Lazio aveva deciso di non far più volare l’aquila.

Un filotto niente male e credibilità zero per una società che oramai da mesi non ne indovina più una che fosse una, nemmeno per sbaglio.
Da sei mesi a questa parte, quella della SS Lazio è un’inarrestabile discesa verso l’Inferno, senza paracadute e senza nemmeno un Purgatorio a fare da cuscinetto.
Sei mesi di bugie, errori e gaffe clamorose collezionate una dopo l’altra, un tracollo tecnico, societario e d’immagine inarrestabile, affrontato non solo senza l’umiltà di chi sa di aver sbagliato tutto e almeno chiede scusa per i disastri causati in questi mesi, ma con l’arroganza di chi è convinto di avere ragione e che pretende di avere ragione anche quando tutto dimostra che ha torto marcio.
Vale per Claudio Lotito come per Angelo Mariano Fabiani, ma vale anche per l’ultimo entrato in casa Lazio, Emanuele Floridi, il lobbysta esperto in comunicazione (così si presenta lui) che scrive i comunicati usando l’intelligenza artificiale (perché non avendo nulla di laziale non può parlare con il cuore alla gente laziale e quindi è obbligato ad affidarsi a un cuore artificiale) e che a suon di comunicati si preoccupa di proporre un’immagine virtuale di una società che in realtà non esiste.
Perché la Lazio società in questo momento è un’entità astratta, un computer che fornisce risposte automatiche e che non sa parlare alla gente.
Anzi, che fa di tutto per mettersi contro la gente laziale, come nel caso del permesso negato (per ripicca verso la curva e la gente che contesta) il permesso di ingresso sulla pista dell’Olimpico alla nipote di Vincenzo Paparelli per dare il via alla scenografia dedicata a suo nonno in occasione dell’anniversario della sua morte.
Ma d’altra parte, che ne sa Floridi di Vincenzo Paparelli, che ne sanno lui e Lotito di quanto sia ancora profonda la ferità per quella morte assurda nel cuore e nell’anima di chi quel giorno c’era e ha visto un tifoso laziale morire assassinato davanti agli occhi della moglie.
Che ne sa questa gente del legame profondo tra i tifosi e la storia della Lazio, scritta non solo sul terreno di gioco dai calciatori ma anche dalla gente laziale.
Perché senza la sua gente, la Lazio non sarebbe mai arrivata a tagliare il traguardo dei 125 anni di storia.

Ma che ne sa di attaccamento ai colori, rispetto della tradizione, fratellanza, amore e Lazialità gente che parla solo di numeri e che ha un portafoglio, sempre gonfio (per loro…) al posto del cuore?
Non ne sa nulla e il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno scollamento completo tra il mondo Lazio e chi guida questa società come farebbe con una bottega o una ditta di vigilanza e pulizie, senza né pathos né attaccamento all’azienda, considerata solo uno strumento per fare soldi, esercitare potere e assicurare una vetrina mediatica.
E il bello è che ancora qualcuno che parla di critiche strumentali e prevenute, di astio immotivato verso la proprietà e chi più ne ha più ne metta.
Povera Lazio nostra, in che mani sei finita. Ma che ce frega, l’importante è scegliere il nuovo nome dell’aquila…
