Vuoto a perdere…
Uno stadio vuoto è una sconfitta per tutti: per chi per troppo amore (tradito) decide di restare fuori pur avendo l’abbonamento in tasca, per chi decide di entrare comunque dissociandosi da chi protesta e, soprattutto, per chi da quella poltrona in Tribuna Autorità vedrà lo spettacolo desolante di uno stadio svuotato a causa delle sue decisioni, in tanti casi scellerate e dannose.
Non ci può essere gioia davanti allo spettacolo di uno stadio vuoto, nemmeno in chi ha deciso di svuotarlo perché si è superata la soglia della sopportazione.
Sia ben chiaro, non legata ai risultati, perché quest’anno nessuno chiede e tanto meno pretende nulla da questa squadra, ma al malessere che oramai regna sovrano nel mondo Lazio.

Anche se Claudio Lotito ripete che non vende e che lui non cede, in realtà la sua guerra con il mondo Lazio l’ha già persa, strapersa.
E questa stagione per lui rischia di diventare peggio di quello che è stata Waterloo per Napoleone, perché oramai può anche decidere di restare in Paradiso a dispetto dei santi, ma ha perso anche quel poco di credibilità che gli era rimasta pure agli occhi di chi lo ha sempre difeso a spada tratta o che comunque non lo ha mai attaccato.
Perché gli errori sono troppi e troppo grandi per provare a nasconderli o per buttarla in caciara come sta tentando di fare qualche ridicolo lacché del mondo Lazio, che continua a far suonare l’orchestra mentre la nave affonda.

Ho letto il comunicato della Curva Nord sui motivi che hanno portato la parte più calda del tifo (e ricordo per chi ha memoria corta che la Nord è quella che quest’estate ha lottato per riempire lo stadio quando molti tifosi della Lazio spingevano per disertare la campagna abbonamenti e lasciare Lotito solo…) e mi viene la pelle d’oca (non per l’emozione) al pensiero di come sia ridotta la nostra Lazio.
Tifo Lazio da sempre e dagli spalti da prima di andare alle elementari e l’ho fatto (con fede incrollabile) anche in anni in cui essere laziale a Roma era difficile, difficilissimo.
Ma non ho mai vacillato, perché quella “Lazietta” (come l’ha chiamata più volte Lotito in modo dispregiativo e per sminuire i suoi predecessori e rendere accettabile il presente) per noi è sempre stata un amore incondizionato.
Non una cottarella estiva, non una storia da una botta e via, ma un amore a prima vista di quelli destinati a durare per sempre, nella buona e nella cattiva sorte come recita il giuramento che si fa in chiesa quando ci si sposa.

Ecco, quell’amore non è venuto meno, ma per tanti di noi a causa del comportamento di chi gestisce la società la Lazio non è più un qualcosa di cui non possiamo fare a meno o che ci condiziona le giornate e l’umore.
Prima, quando la Lazio perdeva stavamo male per giorni e ci consolava solo il fatto che ogni ora che passava era un’ora in meno di attesa per il riscatto.
Oggi, sono pochissimi quelli che ancora stanno male come una volta e per tanti la Lazio è diventata una bella abitudine e una scusa per uscire di casa e stare con gli amici più che un appuntamento in cui era impossibile anche solo pensare di poter mancare.
E parlo di noi vecchi, di quello “zoccolo duro” che c’è sempre stato anche nei momenti più bui e duri della storia della Lazio.

Ogni volta che penso al passato e a quegli anni, mi convinco sempre di più che se ci fosse stato un Lotito alla guida della nostra Lazio in quegli anni probabilmente la Lazio sarebbe scomparsa, perché in pochi sarebbero scesi in piazza per fare la “guerra” per difenderla e salvarla quando in tanti facevano di tutto per farci sparire.
È questa la vera sconfitta di Claudio Lotito, aver spezzato quel filo, aver reso la Lazio un rapporto di coppia che va avanti più per abitudine e consuetudine che non per puro, semplice e incondizionato amore.
E vi posso giurare che le scrivo con la morte nel cuore queste cose, perché se qualcuno mi avesse detto 25 anni fa che un giorno una sconfitta della Lazio mi sarebbe scivolata addosso come una goccia di pioggia su un impermeabile, lo avrei guardato come si può guardare un matto.
Invece, è successo. Purtroppo…

No, non sono disamorato, perché so con assoluta certezza che se Lotito sparisse domani la fiamma tornerebbe ad ardere, anche più forte e intensa di prima.
In questo momento è come se fossi ibernato, come se qualcosa o qualcuno avesse congelato tutto, in attesa della primavera e che torni a splendere il Sole.
Stiamo vivendo una sorta di era glaciale e in congelatore si chiama Claudio Lotito, l’uomo che al posto del cuore ha solo un portafoglio gonfio di denaro: l’uomo che sa parlare solo di soldi e di numeri, l’uomo che non riesce ad arrivare al cuore della gente perché anche quando prova a travestirsi da agnello in realtà resta lupo, pronto a sbranarti alla prima critica, al primo accenno di contestazione o semplice dissenso.
Perché lui non sbaglia mai, lui è convinto di essere l’unico che viaggia nel verso giusto in un’autostrada in cui marciano tutti in senso contrario.
E il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: contestazione, striscioni, cori, insulti e ora anche uno stadio svuotato perché per ripicca verso la Curva che lo contesta Lotito ha fatto negare l’ingresso sul terreno di gioco alla nipote di Vincenzo Paparelli per dare il via all’omaggio della Nord al nonno che non ha mai potuto conoscere.
L’ennesimo sgarbo, l’ennesimo schiaffo alla Lazialità da parte di chi non è mai stato laziale, se non per convenienza.

Perché LUI non è mai stato come NOI, non solo perché non c’era negli anni bui, ma perché non sa cosa sia la Lazialità e che valore abbia per chiunque tifi Lazio.
Lui non sa cosa sia lo “stellone”, non sa cosa significhi trovarsi a pochi minuti dal baratro della Serie C ma avere dentro non la speranza, ma la certezza che qualcosa sta per succedere. E succede.
È sempre successo. In passato è sempre successo, oggi dubito che potrebbe succedere con Lotito alla guida di questa società, perché sono convinto che lo “stellone” si rifiuterebbe di apparire e di salvare LUI più che NOI.
Perché fino ad un certo punto, Lotito si è sempre salvato grazie ad una vittoria imprevista o arrrivata come manna dal cielo.
Pensate ad esempio al 26 maggio e che cosa sarebbe successo se a vincere fossero stati gli altri.
Non è successo perché lo “stellone” ha piazzato Lulic al osto giusto nel momento giusto, ma dubito che possa succedere ora, perché c’è troppa rabbia in Lotito e troppa negatività nel mondo Lazio, causata dagli errori di Lotito, di chi in 25 anni non ha mai trovato la chiave giusta per entrare nel cuore della gente laziale, per chi non ha mai saputo parlare la nostra lingua.
E quello stadio Olimpico che si preannuncia vuoto o comunque svuotato a Lazio-Lecce, temo sia solo un primo passo verso qualcosa di ancora più drastico, di decisioni ancora più dure e irreversibili.
Per questo comunque vada e pur restando a dispetto dei santi, Lotito ha già perso: questa battaglia e la guerra che ha dichiarato quasi 20 anni fa a quella parte del mondo Lazio che non si è inchinata o sottomessa.
All’inizio “sparuta minoranza”, ora “assoluta maggioranza” se non addirittura totalità…
