La Lazio e la favola dei milioni del Nasdaq…
Da qualche giorno nel mondo Lazio sembra di assistere ad un remake del film “Arrivano i dollari”, con i fantamilioni di euro di dote dell’ipotetica quotazione del titolo al Nasdaq che somigliano all’eredità dello zio Arduino e con gente che senza nemmeno sapere di cosa si parla già sogna come spendere questo tesoretto virtuale.
Mi dispiace deludere sia chi sogna ad occhi aperti un futuro diverso sotto la gestione Lotito che chi si è affrettato prefigurare scenari favolosi ad un popolo affamato di realtà diverse da quello che passa oggi il convento, ma le cose sono molto diverse da come sono state dipinte da chi ha affrontato questo argomento senza né sapere di cosa parla né di come sono andate in realtà le cose nella vicenda Cadice-Nasdaq.
E allora, in breve e con un linguaggio comprensibile a tutti, proviamo a ristabilire la realtà delle cose, partendo dal fatto che è una balla galattica dire o scrivere che il Cadice abbia incassato quasi 400 milioni di euro, perché non è affatto questa la realtà.
“Il Cadiz si è quotato al Nasdaq e ha preso 400 milioni e la Lazio potrebbe fare lo stesso, ma sperando di realizzare la cosa in tempi più brevi”.
Per prima cosa bisogna chiarire che non è stato il titolo del Cadice ad esser stato quotato alla Borsa di New York, ma quello della Nomadar Corp., una holding collegata al Cadice le cui azioni hanno iniziato a essere scambiate con il ticker Noma.
E quella del titolo Noma, che ha fatto in suo esordio nel listino la scorsa settimana, è una vicenda che già sta facendo molto discutere negli Stati Uniti, per i motivi che mi accingo a spiegare.
Il titolo della Nomadar Corp. Il giorno del del debutto veniva indicato con un valore che oscillava tra gli 8 e i 10 dollari, corrispondente a una capitalizzazione di mercato di circa 100 milioni di dollari.
Ma all’apertura del mercato, il titolo faceva segnare già in partenza un valore minimo di 13,82 dollari ad azione (quindi con una capitalizzazione di 180 milioni di dollari) con un rialzo talmente clamoroso (l’80% in più rispetto alle stime iniziali più prudenti) da impedire la contrattazione dei titolo pari.
Alla fine, le azioni hanno debuttato a 30 dollari, tre volte il limite superiore dell’intervallo target iniziale, con una capitalizzazione di mercato della Nomadar Corp. di circa 400 milioni di dollari.
E questa febbre è salita di minuto in minuto, di ora in ora, fino a toccare (come potete vedere sulla destra nella foto) la quotazione massima di 53 dollari ad azione, quindi ad una capitalizzazione della Nomadar Corp. Di circa 530 milioni di dollari.

Ma la bolla speculativa, è durata poco, pochissimo, perché così come si è gonfiato in un amen alla stessa velocità il valore del titolo si è sgonfiato, fino ad arrivare a chiusura della prima settimana di quotazione ad un valore di 7,06 dollari ad azione, ovvero sette volte e mezza meno del massimo valore toccato e circa 3 dollari meno della capitalizzazione iniziale di quasi 100 milioni di dollari della Nomadar Corp.

Quindi, qualcuno si è arricchito in modo clamoroso e qualcuno è rimasto con il cerino in mano e si è bruciato di brutto.
Ma quello che conta e che interessa a noi è che quei 400 milioni di euro, che poi sono diventato oltre 500 milioni, non sono mai stati “REALI” e, soprattutto, non sono mai stati soldi entrati nelle casse del Cadice.
Primo perché come detto il valore del titolo è stato gonfiato, secondo perché non è mai stato il club calcistico ad esser stato quotato, ma una holding commerciale che raccoglie progetti tecnologici e immobiliari.
Quella cifra di 400 milioni che qualcuno sta facendo rimbalzare ad arte da giorni, quindi, non solo è irreale, ma è denaro che non è mai stato incassato né dalla Nomadar Corp. Né tanto meno dal Cadice.
La capitalizzazione di mercato, infatti, è un valore teorico delle azioni in Borsa. Perché, ad esempio, la Lazio ha una capitalizzazione in Borsa all’apertura di oggi di 71.125.857 euro, ma quello non è né il valore della Lazio né sono soldi che la Lazio può utilizzare in qualche modo.
Figuriamoci per acquistare giocatori o far crescere la società, come voleva far credere ai tifosi chi ha generato questa sorta di illusione collettiva.
In realtà, però, niente cassa reale e niente fiume di milioni di euro finito nelle tasche del Cadice, ma solo un’operazione di direct listing: nessuna nuova azione emessa, nessun capitale raccolto.
Semplicemente, alcuni azionisti della Nomadar Corp. hanno messo sul mercato le proprie quote.
Quindi, niente eredità dello zio Arduino, perché non sono “arrivati 400 milioni dall’America” e il Cadice non ha ricevuto un bonifico dal Nasdaq.
Il Cadice da questa operazione fatta dalla Nomadar Corp. ha ottenuto visibilità internazionale e un valore teorico di mercato, che potrebbe in futuro trasformarsi in risorse se ci saranno investitori reali disposti ad acquistare il club che ora milita nella Serie B spagnola.
E, sovrastimando al massimo l’operazione, al massimo il Cadice ha portato a casa 7/7,5 milioni di euro di liquidità, di certo non i “400 milioni di euro in un giorno” sparati da chi ha scritto queste cose senza avere un minimo di conoscenza della questione e di competenza in materia.
Semmai, c’è da chiedersi perché qualcuno si sia prestato a generare questa illusione collettiva, spudoratamente “suggerita” da qualcuno che sta all’interno della società.
Perché questa vicenda altro non è che un’opera di distrazione di massa, niente altro che una sorta di specchietto per le allodole, un giochetto che a qualcuno negli USA è costato una fortuna e che potrebbe finire presto nel mirino della magistratura, perché il botto è stato grosso e ha fatto troppo rumore.
Per la Lazio (o qualunque altro club che facesse un’operazione simile) il discorso è identico: una quotazione estera non è denaro che finisce in cassa, perché al contrario di come è stata dipinta la cosa e dell’illusione generata da questa notizia butta lì ad arte, il Nasdaq non è una sorta di bancomat.
Tra l’altro, per essere quotati al Nasdaq, oltre a tanto tempo per chiudere l’eventuale operazione, servono una struttura societaria solida, conti trasparenti, una governance e un piano credibile di crescita del club.
Ovvero, tutto quello che oggi la Lazio non ha, visto che i flussi di cassa della società sono ridicoli, il fatturato è passato dai 193 milioni di euro due anni fa ad una previsione di 115/120 milioni di euro alla fine di questa stagione (quasi 80 milioni di euro di diritti TV dell’Uefa volatilizzati) e, soprattutto la Lazio non ha un PIANO DI CRESCITA CREDIBILE.
Anzi, la Lazio non ha nemmeno un piano industriale, perché l’ultimo depositato è datato addirittura 2004 ed è quello presentato dal duo Masoni-De Mita sotto la gestione di Capitalia varato in occasione dell’aumento di capitale che ha consentito a Lotito di prendersi la Lazio.
Tra l’altro, se ve lo andate a leggere, si tratta di un piano industriale che era una sorta di favoletta, visto che non è mai stato realizzato.
E da allora, sotto la gestione Lotito la Lazio non ha prodotto nessun piano presentato al mercato, nulla di nulla, un po’ come per il progetto dello stadio di cui si parla da 20 anni ma che al momento è ancora un qualcosa di virtuale.
Come quei 400 milioni di euro del Nasdaq sbandierati da qualcuno e che potrebbero anche prefigurare anche un reato, visto che prefigurano uno scenario assolutamente irreale che potrebbe incidere sul valore attuale del titolo.