13 Settembre 2021

Sarri e gli "ammutinati" di San Siro...
di Stefano Greco

“Cosa non è andato? Quasi tutto, maggiormente il fatto che abbiamo fatto una gara diversa da quella che avevamo preparato. Merito del Milan ma anche demerito nostro che non siamo riusciti a fare una gara in linea con quella che è la nostra mentalità. Siamo stati attendisti e lo abbiamo pagato. Quello che mi dispiace è che potevamo pagarla lo stesso ma giocando il nostro calcio, questo mi dispiace molto più della sconfitta”.

Ci sono modi e modi per perdere le partite e ieri sera a San Siro la Lazio ha scelto il modo peggiore in assoluto: ha perso senza rispettare il piano tattico preparato dal suo allenatore e, soprattutto, ha perso senza giocare perché non c’era un piano B, se non quello di mettersi dietro e aspettare un qualcosa che non è mai arrivato o che calasse l’intensità di un Milan che, invece, ha corso e lottato con la stessa intensità fino all’ultimo minuto.

Quando si cambia completamente filosofia di gioco queste brusche frenate o passi indietro come quelli di San Siro sono da mettere in preventivo perché in un processo di crescita ci sta a sbagliare la partita, la giornata o la prestazione. Non ci sta, però, “ammutinarsi”. Perché ieri abbiamo visto un qualcosa di simile a quello che già avevamo visto quasi 30 anni fa, ai tempi di “Zemanlandia”: una squadra che decide di non applicare il piano tattico studiato durante la settimana, una squadra che in campo decide di cambiare pelle, un gruppo che (consciamente o inconsciamente) davanti ad un grande avversario o alle prime difficoltà decide di tornare al vecchio modulo, a schemi più familiari. Ma il rischio, quando succedono queste cose, è di assistere a spettacoli come quelli di ieri a San Siro, di vedere una squadra che nel tradire il “sarrismo” non riesce neanche a giocare come faceva con Inzaghi. Insomma, finisce che non solo non si giochi la partita preparata in allenamento e a tavolino, ma che non si giochi proprio. Perché questo è successo ieri alla Lazio: semplicemente non ha giocato. E questo non va bene, per tanti motivi. Il primo, è che i grandi successi passano, spesso e volentieri, da grandi batoste.

Non era meglio perdere giocando come voleva Sarri,  provando e riprovando a mettere in pratica il piano partita preparato in settimana? Non era meglio prendere 4-5 gol aggredendo alto il Milan e difendendo nella loro metà campo invece di giocare chiusi pensando di poter limitare i danni senza poter contare sulla solidità della difesa visto che quello, da anni, è il nostro Tallone d’Achille? Non era meglio giocare corti e alti invece che allungarsi ed essere infilati ogni volta che si perdeva palla concedendo un occasione da gol al Milan in ogni contropiede? E, soprattutto, perché indipendentemente dal piano tattico ieri si è vista una squadra lenta, moscia, completamente priva di voglio di lottare e di cattiveria agonistica oltre che di velocità e di intensità?

Domande a cui bisogna dare al più presto una risposta, magari anche alzando i toni chiusi nelle quattro mura dello spogliatoio, perché non si può giocare alla Sarri contro Empoli e Spezia e poi rinnegare tutto quando affronti il Milan. Perché la forza del “sarrismo” sta soprattutto nel credere in quello che si fa, sempre, indipendentemente dal nome dell’avversario. Anzi, quel modo di giocare ti deve consentire, attraverso il gioco, di colmare quel gap tecnico altrimenti incolmabile tra te e chi ha un budget doppio o triplo per costruire una squadra vincente.

Ieri c’è mancata la voglia, la cattiveria e il coraggio. E questo ha lasciato a tutti l’amaro in bocca, molto più dei tre punti lasciati al Milan. Perché perdere a San Siro ci sta, perché sono più di 30 anni che quello (in versione milanista) è un campo maledetto, perché fisicamente il Milan ci sovrasta in ogni zona del campo e giocando insieme da più di 2 anni va a memoria, mentre noi ancora balbettiamo calcio. E se questi difetti si possono nascondere affrontando Empoli e Spezia, i nodi vengono chiaramente al pettine quando ti ritrovi a giocare con qualcuno che sfrutta ogni errore che commetti, contro una squadra che se passa in vantaggio non ti dà la possibilità di raddrizzare immediatamente la partita come è successo nelle prime due giornate di campionato.

Non è successo niente di irreparabile, non avevamo vinto lo scudetto dopo due giornate e non abbiamo perso la corsa al quarto posto dopo la sconfitta a San Siro. Ma se vogliamo crescere e se vogliamo sfruttare quel valore aggiunto rappresentato da Sarri e dalla sua filosofia di gioco, non dobbiamo voltare pagina o archiviare quella di San Siro come una serata storta. No, dobbiamo memorizzare quella lezione, fare tesoro di quello che è successo ieri per non cadere più nella tentazione di “ammutinarsi” o di rinnegare il “sarrismo”. E se qualcuno non crede nella filosofia di Sarri, alzi la mano e lo dica subito, perché è meglio perdere qualche rivoluzionario (anche se si tratta di pezzi grossi…) che perdere la rivoluzione.





Accadde oggi 22.09

1882 Nasce a Roma Alceste Grifoni, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pro Vercelli 3-2?
1935 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 1-1
1940 München, Stadio Civico - Rappr.di Monaco di Baviera-Lazio 0-1
1946 Bari, stadio Della Vittoria - Bari-Lazio 1-3
1957 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 5-2
1963 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Campobasso 2-0
1991 Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 1-4
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Dynamo Kyiv 2-1
2002 Torino, stadio Delle Alpi - Torino-Lazio 0-1
2004 Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 0-2
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1

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Ringraziamenti

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Agli amici&sponsor Pietro Ricci (Acqua Filette e Ricci Auto), Marco Lodi (Lodi Optic) e Luca Monaco (OINOS e ESI)... Agli amici Vittorio Sacripanti,… [+]

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Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/9/2021
 

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