09 Settembre 2021

Romagnoli? Il problema è Raiola...
di Stefano Greco

“Sono molto tranquillo e timido. Mi piace tenermi dentro le cose e non mostrare a tutti il fatto che sono sempre stato legato alle mie origini e ai miei amici, ma a Milano ho trovato l’ambiente ideale. Al Milan sto benissimo e mi sento parte di una grande famiglia. Ho un contratto fino al 30 giugno del 2022 poi vedremo, però finché starò qui darò il massimo. Sono un tesserato del Milan e darò sempre tutto per questa maglia, ma sono anche un tifoso della Lazio e credo sia giusto dirlo. Per questo quando ho segnato quel rigore decisivo all’Olimpico non esultato: per rispetto, per non tradire la mia fede”.

Alessio Romagnoli il messaggio lo aveva già lanciato, chiaro e forte, all’inizio di dicembre del 2020 dai microfoni di Milan Channel: indossare la maglia della Lazio. Chi come me lo aveva captato era stato preso per pazzo o per un illuso, mentre oggi di Romagnoli alla Lazio ne parlano tutti come se fosse uno scoop. Ma bastava conoscere lui e la sua famiglia per sapere che indossare la maglia numero 13 della Lazio che fu di Sandro Nesta (il suo idolo…) era da sempre il sogno nel cassetto di Alessio, uno cresciuto calcisticamente dall’altra parte del Tevere, sui quei campi di Trigoria che stanno dalla parte opposta della città rispetto a Formello. Destino in comune con Roberto Muzzi, un altro cresciuto nella Roma che la Lazio e la Lazialità ce l’aveva nel sangue… e non solo. Già, perché anche a Trigoria e con quella maglia giallorossa addosso Muzzi non ha mai smesso di essere laziale, tanto da arrivare ad uno scontro fisico con Bruno Conti che non sopportava di vedere Roberto negli spogliatoi con quella catenina d’oro con il ciondolo dell’aquila al collo. Romagnoli, il suo coming out a livello di tifo lo ha fatto appena la Roma lo ha ceduto al Milan, postando sui social una foto in cui indossava la maglia della Lazio, quella storica con l’aquila su petto. E apriti cielo: insulti a lui e alla famiglia, scritte sui muri della villa in cui Alessio viveva con i genitori ad Anzio con minacce e auguri di finire come Zanardi. Perché a Roma le cose vanno così, perché qualcuno quel viziaccio non lo perde mai…

Domenica Alessio non scenderà in campo contro la Lazio, si accomoderà in panchina perché da quando si è interrotta la trattativa per il rinnovo del suo contratto con il Milan che scade a giugno è stato messo ai margini del progetto. Non è stato escluso dalla rosa perché come aveva detto in quell’intervista di 21 mesi fa si è sempre comportato bene, da professionista esemplare, ma per uno che faceva parte in pianta stabile del gruppo della Nazionale (12 presenze e 2 gol) ritrovarsi ai margini (6 panchine e appena 107 minuti giocati nelle ultime 8 giornate della passata stagione e appena 2 minuti giocati nelle prime due giornate di questo campionato) dopo annate da protagonista con la fascia da capitano al braccio è come essere spediti in esilio. Per questo Alessio sta contando i giorni che mancano alla scadenza di quel contratto e quest’estate ha sperato fino alla fine in un piccolo miracolo. Si, perché solo un miracolo poteva portarlo a Formello già quest’anno.

Fosse per Alessio, lui già la indosserebbe quella maglia della Lazio, ma tra il biancoceleste e la realizzazione di quel sogno c’è un grande ostacolo, forse insormontabile. Quell’ostacolo si chiama Mino Raiola. Romagnoli attualmente guadagna 3,5 milioni di euro netti all’anno e il suo rapporto con il Milan si è interrotto quando Mino Raiola ha presentato a Maldini una richiesta di un quinquennale da 6 milioni di euro netti all’anno per rinnovare e non andare via a parametro zero, dopo che il Milan nell’estate del 2015 per strapparlo alla Roma aveva messo sul tavolo 25 milioni di euro più bonus (alla fine 30 milioni di euro) per un ragazzino che all’epoca aveva appena 20 anni. Come aveva già fatto con Donnarumma, Raiola non è sceso di un euro da quella richiesta iniziale e il Milan pur di non cedere al “ricatto” è entrato nell’ordine di idee di perdere Romagnoli come quest’estate ha perso sia il portiere della Nazionale Campione d’Europa che Hakan Çalhanoğlu, finito addirittura all’Inter. Ma se Mino Raiola resta fermo su questa richiesta, il sogno di Romagnoli di indossare quella maglia biancoceleste con il numero 13 sulle spalle rischia di restare tale, di rimanere chiuso dentro un cassetto.

A 3,5 o massimo 4 milioni di euro d'ingaggio la Lazio può prenderlo Romagnoli, ma alla cifre chieste dal suo procuratore al Milan assolutamente no, altrimenti salta il banco. L’unico ostacolo nel matrimonio tra Romagnoli e la Lazio si chiama quindi Mino Raiola: il procuratore che tradì la Lazio pur di portare Nedved alla Juventus, quello che anni fa ci ha rifilato quella polpetta avvelenata chiamata Ricardo Kishna, coetaneo di Alessio Romagnoli (sono tutti e due del 1995) che ha pascolato per anni a Formello senza lasciare traccia dopo quell’illusorio gol realizzato all’esordio in Serie A all’Olimpico contro il Bologna. Dopo “l’affare-Kishna”, i rapporti tra la Lazio e Raiola si sono nuovamente interrotti e sulla base della richiesta fatta da Raiola al Milan difficilmente potranno essere riallacciati da qui a giugno.

Da una parte, quindi, c’è la voglia di Alessio Romagnoli di realizzare il sogno di giocare per la squadra per cui tifa fin da bambino quando d’estate giocava sulle spiagge di Anzio e di Nettuno facendo vedere numeri da giocatore vero. Dall’altra c’è la voglia di Raiola di fare cassa, di trovare in giro per l’Europa una società disposta a dare 6 milioni di euro netti all’anno per le prossime 5 stagioni e a pagare a lui l’ennesima commissione da 6 zeri. E conoscendo Raiola, al momento non ci sono le basi per realizzare questo sogno. Solo una clamorosa marcia indietro dal punto di vista economico o la decisione di Romagnoli di rompere con Raiola o di imporre la sua volontà (quello che ha provato a fare senza successo Donnarumma, che alla fine si è lasciato convincere e ha barattato il tifo per il Milan e la possibilità di diventare un nuovo Maldini in cambio di un quinquennale da quasi 60 milioni di euro netti…) può portare al matrimonio tra la Lazio e Romagnoli. Ma quella da qui a giugno si presenta come una strada tutta in salita, con quell’ostacolo-Raiola difficile o quasi impossibile da superare…





Accadde oggi 22.09

1882 Nasce a Roma Alceste Grifoni, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pro Vercelli 3-2?
1935 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 1-1
1940 München, Stadio Civico - Rappr.di Monaco di Baviera-Lazio 0-1
1946 Bari, stadio Della Vittoria - Bari-Lazio 1-3
1957 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 5-2
1963 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Campobasso 2-0
1991 Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 1-4
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Dynamo Kyiv 2-1
2002 Torino, stadio Delle Alpi - Torino-Lazio 0-1
2004 Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 0-2
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1

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Ringraziamenti

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/9/2021
 

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