24 Agosto 2021

Un bacio al cielo "bello de casa"...
di Stefano Greco

Oggi sono 7 anni esatti, 84 mesi, che Aldo Donati è volato via sulle ali della sua anima da aquila, in una caldissima domenica di agosto poche ore prima dell’esordio in campionato all’Olimpico della sua Lazio, in un’annata completamente diversa da questa. In quell’estate del 2014 c’era una contestazione feroce, nata dalle promesse non mantenute post 26 maggio, dai proclami di piazza San Silvestro (quelli in cui si annunciava l’assalto calcistico allo strapotere del Nord) che si erano infranti poche settimane dopo contro la realtà in una finale di Supercoppa strapersa contro la Juventus. Oggi, il clima è completamente diverso, non siamo alla “pax totale” ma i venti di guerra sembrano lontani anni luce anche se a me sembra ieri il giorno in cui Aldo se n’è andato, aprendo una ferita che non si mai del tutto rimarginata.

 Aldo era un grande cantante, un grande laziale, ma soprattutto era un amico e il suo sorriso, le sue battute e quel suo "bello de casa" con cui mi salutava sempre al telefono o quando ci incrociavamo nei corridoi degli studi di TeleRoma 56 prima di iniziare “Lazialità in TV” mi mancano da morire. E credo manchino a tutti quelli che hanno avuto il piacere e la fortuna di conoscerlo.

Oggi anche lui, il “bello de casa”, avrebbe un cuore leggero e il sorriso sulle labbra parlando di questa Lazio di Sarri. Avrebbe fatto le sue analisi tecniche leggendo quei foglietti che spargeva sul tavolo per non dimenticare nulla, avrebbe cercato di minimizzare le divisioni e di spegnere sul nascere gli incendi e le polemiche con il gusto della battuta, perché amava sdrammatizzare e qualsiasi cosa con leggerezza, perché in realtà lui era un eterno bambino, una sorta di Peter Pan della musica. E lo è rimasto fino alla fine, anche se negli ultimi 5 anni di vita aveva perso il sorriso a causa di quello sgambetto della vita che gli aveva cambiato l’esistenza e lo aveva costretto a vivere in disparte, lontano dal palcoscenico e dalle luci della ribalta. Così, lui che era sempre stato protagonista, se n’è andato in punta dei piedi, in silenzio e senza disturbare, lasciando in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo un vuoto enorme, incolmabile. Soprattutto in Velia...

“Quei cinque anni non sono stati facili, ma sono riuscita ad andare avanti con la forza dell'amore e grazie a tutti gli amici. Ho conosciuto un Aldo in età matura, era una persona che amava volare con la sua vena artistica e qualche volta ero costretta a riportarlo con i piedi per terra. Ero la matura della famiglia pur essendo più giovane di lui, ma era giusto così”

Per ricordare Aldo mi sembra giusto usare le parole di Velia, perché nessuno conosceva Aldo meglio di lei. E perché nelle parole di Velia c’è tanta verità perché tra loro due quella matura era veramente lei. Perché lui era artista a 360°: stralunato, guascone, casinaro e soprattutto romano. Sì, perché Roma lui ce l’aveva nel sangue e la romanità scorreva nelle sue vene come dimostrano le sue canzoni e come ha dimostrato anche sul palcoscenico. Sempre, fin dal giorno in cui l’ho visto per la prima volta sul palcoscenico, mai immaginando che quel piccolo cantore riccioluto, per gli strani intrecci della vita  sarebbe diventato un giorno un mio amico.

Sono passati 43 anni da quella prima volta ma ricordo tutto. Vacanze di Natale 1978. Ho poco più di 16 anni ma amo il teatro, soprattutto le commedie musicali, quindi il Sistina è la mia terza casa visto che la seconda è lo Stadio Olimpico. Da pochi giorni al Sistina va in scena quello che per me resta il più bel “Rugantino” di tutti i tempi: quello con Enrico Montesano, Aldo Fabrizio, Paolo Panelli, Bice Valori, Glauco Onorato. Tra tanti attori straordinari, c’è uno che attore non è, ma che sul palco è protagonista come e più degli altri, perché è il “serenante”, il narratore canoro di quella commedia. Con la sua voce roca e accattivante, in un romano che non sconfina mai nel romanaccio, il “serenante” conquista la scena cantando brani destinati ad entrare nella storia di quello che resta la spettacolo più amato e replicato della coppia Garinei&Giovannini. Nel corso di quelle ore di spettacolo e musica canta Roma nun fa' la stupida stasera”, “Tirollallero” eCiumachella de Trastevere”. Quel “serenante”, che ha raccolto la pesante eredità di Lando Fiorini che ricopriva quel ruolo nella prima edizione del 1962, si chiamava Aldo Donati.

Mi fa male scrivere “si chiamava”, perché anche se sono passati sette anni da quando ci ha lasciato e tutti già da anni e dal giorno di quel malore improvviso che gli ha stravolto la vita oramai ci eravamo rassegnati ad accettare l’inevitabile, la realtà non fa mai male come quando te la sbattono in faccia: quando cade l’ultima nota, cala il sipario e si  spengono definitivamente le luci.

Ci vuole coraggio ad affrontare la realtà e il distacco da qualcuno che si ama o da un amico, ma ce ne vuole ancora di più ad affrontare quello che ha vissuto Velia per 5 anni, prima che calasse definitivamente il sipario. Io l’ho ammirata ancora di più per questo, perché non ce l’ho fatta ad andare a trovare Aldo per l’ultima volta quando la musica stava per finire. Lo confesso, non ce l’ho fatta. Perché ero andato a trovarlo una sola volta da quel maledetto giorno e mi aveva fatto male, troppo male vederlo in quelle condizioni, costretto a parlare con gli occhi, senza poterci prendere in giro come facevamo tutte le volte in radio e soprattutto in televisione, parlando di Lazio. Era rimasta solo l’anima di quell’Aldo Donati che dietro le quinte o in camerino si preparava gli appunti per ricordarsi cosa dire, che si metteva davanti i foglietti con le considerazioni tecniche e gli appunti perché voleva dimostrare di essere un opinionista vero, non il solito personaggio dello spettacolo che fa vetrina. E il vero divertimento, per noi, era distrarlo in qualche modo e sfilarglieli da sotto il naso, rubarglieli poco prima del suo intervento e lasciarlo così privo di quel copione senza il quale si sentiva perso. Oppure mischiargli i fogli per fargli perdere il filo. Con Velia che rideva e scuoteva la testa dietro le quinte. Quante risate, quanti duetti indimenticabili.

Non ce l’ho fatta a vederlo lì, costretto a non cantare più e a restare in un angolo dopo una vita passata al centro del palcoscenico della vita. Non ce l’ho fatta e anche se la vita è un bene prezioso, il più prezioso tra quelli che ci sono stati in dono in questa breve comparsata, so che forse quello che è successo sette anni fa per lui è stata quasi una liberazione. Perché gli ha consentito di riaprire finalmente le ali e di spiccare nuovamente il volo. Preferisco pensare questo, preferisco immaginarmelo così Aldo Donati, seduto sui gradini di quella Curva Paradiso in cui immaginiamo siano assiepate le persone care volate via a guardare noi e la Lazio da lassù: insieme al Maestro e a tutti i grandi laziali volati in cielo. Insomma, proprio come cantava lui in quella canzone diventata inno che lo ha reso immortale anche nel mondo-Lazio: “Daje aquilotti, nun se po sbajà… su c'è er Maestro, che ce sta a guardà...”.

Un bacio al cielo “bello de casa”, con la speranza di poterci ritrovare un giorno per una abbraccio senza tempo…





Accadde oggi 22.09

1882 Nasce a Roma Alceste Grifoni, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1929 Roma, Stadio Rondinella - Lazio-Pro Vercelli 3-2?
1935 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 1-1
1940 München, Stadio Civico - Rappr.di Monaco di Baviera-Lazio 0-1
1946 Bari, stadio Della Vittoria - Bari-Lazio 1-3
1957 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 5-2
1963 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-1
1968 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Campobasso 2-0
1991 Ascoli, stadio Cino e Lillo Del Duca - Ascoli-Lazio 1-4
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Dynamo Kyiv 2-1
2002 Torino, stadio Delle Alpi - Torino-Lazio 0-1
2004 Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 0-2
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1

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Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/9/2021
 

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