21 Luglio 2021

CAPITOLO CHIUSO! PERUZZI SI E' DIMESSO
di Stefano Greco

CAPITOLO CHIUSO! Un sms di due parole per annunciare ad un amico che il rapporto con la Lazio si è chiuso definitivamente dopo 12 anni, 7 da giocatore e 5 da dirigente, perché andare avanti era diventato impossibile nonostante un contratto in tasca garantito fino al 2023. Ma non è stata una questione di soldi, solo di impossibilità di portare avanti quel lavoro di mediatore e di filtro tra la società e la squadra che aveva intrapreso con entusiasmo nell'estate del 2016 ponendo una sola condizione: resto fino a quando potrò svolgere il mio lavoro con potere decisionale e quell'indipendenza indispensabili per poter svolgere bene quel compito e per poter essere credibile.

L'ho contattato questa mattina Angelo perché pur sapendo da settimane, mesi, che la frattura tra lui, Lotito e Tare era profonda e difficilmente sanabile ho sperato fino alla fine in un colpo di coda, in una mossa da parte di Lotito, magari sotto la spinta di Maurizio Sarri che fin dal giorno della conferenza stampa ha detto a chiare lettere che sperava di poter lavorare con Peruzzi perché lo considerava fondamentale. Ho aspettato a pubblicare l'articolo, ma poi intorno all'una mi è arrivato da Angelo quell'sms che mai avrei voluto ricevere: CAPITOLO CHIUSO! Netto, lapidario come solo lui sa essere. 

“Sono stato scelto per stare con la squadra e per risolvere le situazioni negative, per fare un raccordo tra società e squadra; poi le altre questioni saranno seguite da altre persone con altri ruoli. Ho accettato di tornare alla Lazio perché ho avuto le garanzie di poter lavorare in totale autonomia e senza nessun tipo di ingerenza da parte di Lotito, di Tare o di altri nelle mie scelte. Non torno a Formello per ricoprire un ruolo di facciata”.

Era stato chiaro fin dall'inizio Angelo Peruzzi e come sempre è stato di parola: è rimasto a Formello fino a quando ha avuto la possibilità di lavorare come dice lui, fino a quando ha avuto il potere per far rispettare quel regolamento interno che ogni anno faceva sottoscrivere a tutta la squadra e che faceva rispettare alla lettera, senza guardare in faccia nessuno. Perché da giocatore sapeva bene quanto sono delicati gli equilibri all'interno di un gruppo e quanto è importante per i calciatori avere dentro lo spogliatoio una figura dirigenziale di cui si fidano . Ancora di più se si tratta di uno che a calcio ci ha giocato vincendo tutto quello che c'è da vincere: mondiale compreso, recitando nel 2006 in Germania lo stesso ruolo che ha recitato a questi europei Sirigu.

Quel presupposto fondamentale per restare nell’ultima stagione è venuto meno più di una volta e quindi a fine stagione era giusto mettersi seduti per parlare, per chiarire alcune cose e per ribadire il concetto fondamentale che i rapporti all’interno del gruppo e la gestione della squadra sono “roba sua”, un qualcosa in cui nessuno può e deve mettere il naso, altrimenti viene meno l’autonomia e anche l’autorità del ruolo. E Peruzzi non è uno che resta attaccato alla poltrona o uno che pur di incassare lo stipendio accetta qualsiasi cosa, uno disposto ad accettare un ruolo di facciata ma senza poteri e autonomia decisionale. Quindi, venuto meno quel caposaldo, il divorzio sembra oramai inevitabile, anche se è difficile accettare l’idea che Angelo possa lasciare la Lazio, perché per la sua uscita di scena sarebbe una perdita gravissima, molto più grave dell’addio di Simone Inzaghi. Perché Sarri lo ha già rimpiazzato Inzaghi, ma trovare un altro Peruzzi è difficile, forse impossibile. E l’unico che potrebbe rimpiazzarlo al momento non ha intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Sto parlando di Marco Parolo, uno amato e stimato all’interno del gruppo, uno che sa farsi ascoltare e rispettare proprio come ha fatto Peruzzi in questi 5 anni.

Angelo Peruzzi è da sempre un uomo silenzioso: uno che ama i fatti più delle parole, uno che odia la vetrina e le interviste, perché anche se in carriera ha vinto tutto (compreso un Mondiale, anche se non da protagonista) lui le luci della ribalta le ha sempre lasciate agli altri. Perché Angelo preferisce parlare negli spogliatoi, dentro quelle quattro mura che vedono e sentono di tutto ma che conservano gelosamente tutti i segreti. Perché Angelo è, come va di moda dire oggi, “un uomo del fare”. O, come amo definirlo io da quando ha rimesso piede a Formello a luglio del 2016, un “aggiustatore di problemi”. Per questo l’ho sempre chiamato Mister Wolf, come il personaggio interpretato alla perfezione da Harvey Keitel in Pulp Fiction, quello che con una calma quasi irreale arrivava in luoghi dove era successo un disastro e si presentava così: “Sono mister Wolf, risolvo problemi. Non sono qui a dirti per favore, sono qui per dirti cosa fare. E se un istinto di conservazione ancora lo possiedi, sarà meglio che tu lo faccia. E subito anche. Sono qui per dare una mano e se il mio aiuto non è apprezzato, tanti auguri. Sono brusco solo perché il tempo è poco e bisogna fare le cose per bene e in fretta”.

E ne ha risoti tanti di problemi Angelo Peruzzi in questi 5 anni, recitando alla perfezione quel ruolo di filtro tra la società e la squadra, ma anche di direttore e protettore del gruppo. Non è uno tenero Angelo Peruzzi, è uno che ha stilato un comandamento interno e quando è servito ha usato anche il pugno di ferro per farlo rispettare, ma ha sempre trattato tutti i suoi ragazzi con il guanto di velluto, perché da ex giocatore che ha speso la sua carriera nei più grandi club italiani sa benissimo quanto possa essere importante per un calciatore sentirsi “protetto”. O meglio, quanto possa rendere di più un calciatore quando lavora in una società organizzata e lui deve pensare solo ed esclusivamente al campo, perché sa che c’è qualcuno che si occupa di tutto l resto.

Il caso-Luis Alberto ha fatto esplodere il bubbone, ma non è stato quell’episodio a segnare la fine del rapporto tra Peruzzi e la Lazio, anche se quella frattura non si è mai ricomposta del tutto. Angelo è tornato a Formello, ma da allora nulla è stato come prima. Ha continuato a stare a contatto con la squadra, a proteggere i suoi ragazzi e a lavorare a stretto contatto con Simone Inzaghi, ma tra lui, Tare e Lotito è calato il gelo. Per questo, Angelo ha chiesto un incontro con Lotito a fine stagione. Il faccia a faccia è andato in scena qualche settimana fa, Peruzzi ha ricordato a Lotito le promesse che gli erano state fatte e ha chiesto al presidente di confermargli quei poteri che aveva chiesto. Ma Lotito non ha mai risposto, perché concedere quei poteri a Peruzzi significava anche limitare il raggio d’azione di Tare.

Quello che non si riesce a comprendere è come mai Tare abbia tutto questo potere, perché in un eventuale ballottaggio sia sempre lui a restare e gli altri a dover lasciare Formello. E non parliamo solo di giocatori, ma di figure che hanno fatto la storia della Lazio e che, da paolo Di Canio in poi, come sono entrate in contrasto con tare sono state costrette a lasciare la Lazio. Peruzzi è solo l’ultimo della lista ma, come dicevo all’inizio, la sua uscita di scena è una perdita gravissima, perché nessuno come lui avrebbe potuto far entrare Sarri nel mondo Lazio e lavorare per creare tra il “comandante” e la squadra lo stesso rapporto che (anche grazie ad Angelo) si era creato negli ultimi 5 anni tra Simone e il gruppo e che è stato uno dei punti di forza della Lazio di Inzaghi…

“Non resto con un ruolo di facciata o a fare lo zerbino”, mi ha confidato Angelo qualche settimana fa. E in quel momento ho capito che era finita. Sensazione confermata dalla mancata presenza di Angelo al raduno prima e poi ad Auronzo di Cadore, mascherata da problemi fisici che, in realtà, sono stati risolti. E Dio solo sa quanto sarebbe servito Peruzzi questi giorni in ritiro per arginare sul nascere la vicenda-Hysaj, come ha fatto decine di volte in questi anni in silenzio.

Per 5 anni Peruzzi è stato una sorta di “protettore”, Angelo di nome e di fatto. E da oggi, senza la sua figura imponente ma mai invadente, tutti noi siamo un po’ più soli. Perché anche se è vero il detto che “tutti sono utili e nessuno è indispensabile” (o insostituibile), trovare un altro come Angelo sarà difficile, forse impossibile. Anche perché ce ne vuole tanta di pazienza per resistere dentro le mura di Formello…





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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