18 Luglio 2021

Sarri, il "pirata" e l'importanza del gruppo!
di Stefano Greco

Cappellino in testa, fischietto in una mano e l’inseparabile foglietto con gli appunti nell’altra. Parla, urla, si sbraccia per dettare i tempi e i movimenti, sposta i giocatori come fossero sagome per fargli vedere le posizione giuste in partita e poi la cura maniacale dei movimenti giusti sulle palle inattive, sia in fase difensiva che  offensiva. La Lazio è un laboratorio a cielo aperto, anzi, quasi un cantiere con la scritta LAVORI IN CORSO bene in vista e i tifosi che sugli spalti recitano il ruolo dei vecchietti che si fermano per osservare come procedono i lavori. E va tutto bene finché gli “Umarell” (così li chiamano a Milano…) guardano e restano in silenzio, ma se solo alzano la voce, dettano consigli o fanno battute sul lavoro svolto da un operaio, apriti cielo: il capo cantiere parte, si dirige verso la recinsione e sono dolori.

“Se sento dire nuovamente una cosa su Muriqi faccio vuotare”, ha tuonato ieri Maurizio Sarri quando dalle tribune è partito un commento poco gentile nei confronti del kosovaro. E Sarri non ci ha pensato due volte a prendere le difese del suo giocatore, è scattato verso la tribuna e con il dito puntato verso la gente seduta sugli spalti ha dato la prima lezione anche ai tifosi: Qui si lavora, qui si costruisce la Lazio del futuro e qui tutti sono importanti e devono essere rispettati. Non è un virgolettato di Sarri, ma è un concetto molto chiaro, un messaggio che il tecnico toscano ha spedito a tutti quelli che invece di andare in ritiro per incoraggiare la squadra si divertono a prendere di mira qualche giocatore. Ecco, questo è successo spesso e  volentieri in passato, ma sotto Sarri non può e non deve succedere. Perché per creare un gruppo vero (e agli Europei l’abbiamo vista e toccata con mano l’importanza dell’unità all’interno di un gruppo), un allenatore deve difendere tutti i giocatori che ha a disposizione come se fossero figli, fratelli minori o compagni di avventura. E Sarri ieri lo ha fatto, dando una lezione a chi ha urlato contro Muriqi e a quelli che durante le partite inveiscono per 90 minuti contro chiunque. Questo non è e non sarà più tollerato.

Finché giocherà con la maglia della Lazio, Muriqi sarà protetto, allenato e considerato, poi sarà quello che sarà. Vale per lui come per i tanti giocatori che fanno parte di questo gruppo che lavora ad Auronzo di Cadore e che difficilmente troveranno spazio nel corso della stagione quando torneranno i nazionali e, si spera, i nuovi acquisti.

Maurizio Sarri è fatto così, prendere o lasciare. È quello che ha deciso di concedere una seconda chance a Felipe Anderson, è quello che ha accolto a braccia aperte ma senza fare sconti Luis Alberto, è quello che sta cercando di capire se può tirare fuori qualcosa di buono da Fares, Vavro e da Muriqi, i tre grandi flop da quasi 40 milioni di euro complessivi delle ultime due campagne acquisti. È quello che sta cercando di capire cosa fare con Adekanye, Durmisi e Jony, quello studiando Raul Moro e Kamenovic e che presto farà la stessa cosa  Romero per capire se possono essere inseriti subito in prima squadra. Sarri è quello che non ha detto no a Lotito quando il presidente gli ha chiesto di valutare la pattuglia di prestiti di ritorno da Salerno (Dziczek, Kiyine, Maistro, Lombardi, André Anderson e Casasola…), ma che continua a spingere affinché arrivino innanzitutto i profili che ha chiesto per coprire determinati ruoli, primi fra tutti il difensore centrale, il centrocampista alla Leiva e l’esterno d’attacco che deve completare con Immobile e Felipe Anderson il trio offensivo. Ma il cantiere è aperto e al momento c’è posto per tutti e qualsiasi operaio ha il diritto di far vedere che cosa sa fare e di lavorare in pace. Anche Muriqi. E che il kosovaro abbia subito ringraziato l’allenatore segnando nella prima amichevole stagionale conta poco, perché queste partite contro formazioni improvvisate di dilettanti contano zero o meno di zero, perché servono solo per far divertire i giocatori e per mettere in pratica quello che si fa nelle estenuanti sedute di tattica.

Perché è vero che mancano 33 giorni al via della nuova stagione, ma il lavoro da fare è tanto perché c’è da cambiare testa e abitudini di una squadra che per 5 anni ha giocato sempre o quasi allo stesso modo e che oggi deve calarsi in una nuova realtà, sposare una nuova filosofia di gioco. E tocca a Sarri dirigere le operazioni e gettare le basi per costruire la Lazio che ha in mente e che deve vincere divertendo e divertendosi. Perché questo è il motto del “comandante”: VINCERE DIVERTENDOSI!

E la strada è lunga, lunghissima. Quindi non ci si può fermare né per pensare al mercato né per fare i conti con gli umori di una piazza che già adora il “comandante” ma che, scottata da anni di promesse mai (o quasi mai) mantenute teme che Sarri possa fare la fine che hanno fatto prima di lui Inzaghi, Pioli, Petkovic, Reja e Delio Rossi e che a fine mercato della Ferrari promessa resti solo una macchina con una bella scocca ma senza un motore in grado di consentirle di competere. Ma questi sono pensieri più dei tifosi che non del “comandante”, perché lui parla, urla e si sbraccia per far assorbire alla squadra i concetti base del Sarrismo e per creare un gruppo solido, monolitico. Perché è dall'unità del gruppo, dalla complicità e dall'amicizia tra i giocatori che nasce tutto. Questo è Sarri, prendere o lasciare…





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/7/2021
 

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