16 Luglio 2021

Sarri e il gruppo perdonano "El mago"
di Stefano Greco

“Luis Alberto non ha risposto ad una convocazione e questo è un problema societario che devono risolvere i dirigenti. Poi c’è il problema personale, di rapporti. Io aspetto di parlare con lui per capire, perché quando arriva magari ci dice delle cose che ci convincono e a quel punto il problema morale svanisce. Se invece non ci convince, deve chiedere scusa sia a me che ai compagni. Ma io non condanno nessuno a morte per un comportamento finché non c’ho parlato guardandolo negli occhi. Per questo sono antisocial, perché secondo me i social hanno portato ad un peggioramento e ad un deterioramento dei rapporti. Io fatico già ad avere rapporti telefonici, perché se devo parlare con qualcuno vado sotto casa sua, suono al campanello e gli chiedo di scendere perché devo guardalo in faccia quando ci parlo. Quindi, se Luis Alberto ci convince, discorso chiuso. Altrimenti, come ho detto prima deve chiedere scusa a tutti, anche ai compagni”.

Parto da qui, perché in questo passaggio della conferenza stampa di presentazione Maurizio Sarri ha spiegato come sarebbe andata con Luis Alberto e che dopo aver parlato e chiarito la cosa avrebbe emesso il suo verdetto. E il verdetto di Sarri è stato l’inserimento immediato di Luis Alberto nel gruppo e nel cuore della Lazio. Perché, per fortuna, come aveva detto venerdì scorso a Formello il “comandante” non ha dato retta all’ondata di isteria che si è scatenata sui social intorno a questa vicenda e ai forcaioli che chiedevano la testa del giocatore senza neanche sapere che cosa è successo e senza voler sentire ragioni o spiegazioni. E per come ha gestito questo primo caso della sua avventura laziale, Maurizio Sarri ai miei occhi ha guadagnato mille punti, perché certe questioni vanno gestite con buon senso (che non significa buonismo come pensa erroneamente qualcuno), non di pancia o dando retta all’istinto.

Luis Alberto è stato “perdonato” da Sarri e dai compagni e dopo un leggero imbarazzo iniziale è tornato subito il sereno. Niente impatto traumatico, quindi, niente crepe nella serenità di un gruppo che, anche se incompleto, sta lavorando bene ad Auronzo di Cadore e accoglie subito tutti: sia i cavalli di ritorno come Felipe Anderson che i cavalli matti e bizzosi come Luis Alberto. Perché che “El mago” sia uno particolare non lo abbiamo scoperto in questi primi giorni di luglio: lo sappiamo da sempre, come da sempre sappiamo che avrebbe bisogno di uno psicologo personale per gestire quella testa un po’ matta che si ritrova, per arginare sbalzi di umore e alzate di testa che fanno parte del carattere di un uomo che, nella vita come in campo, è tutto genio e sregolatezza. Ne ha fatte di tutti i colori Luis Alberto da quando è sbarcato a Roma, abbiamo assistito ad esultanze polemiche, rabbiose, a scatti all’apparenza folli perché senza motivo, a uscite fuori luogo sui social… Insomma, il dossier è di quelli corposi e Sarri sapeva ancora prima di arrivare che cosa lo aspettava, ma il compito di un bravo allenatore è capire e gestire, allenare e al tempo stesso fare lo psicologo, magari con l’aiuto di chi lo circonda e di qualche leader carismatico all’interno del gruppo. Un po’ come è successo con Mancini e il suo staff agli Europei, un po’ come è successo con giocatori come Sirigu e altri che dietro le quinte hanno recitato un ruolo importante quanto quelli di chi trascinava in campo la squadra. Per questo Sarri ha voluto portare con sé più uomini possibili del suo staff, per questo Sarri ha spinto e continua a spingere per il ritorno a Formello di Peruzzi, per questo il “comandante” si è portato dietro Hysaj e conta molto su Pepe Reina. Perché quello che succede fuori dal campo e negli spogliatoi è importante come quello che accade sul rettangolo di gioco.

Maurizio Sarri considera Luis Alberto uno dei punti fermi del suo progetto tecnico, quindi prima di dar retta alla piazza e di bruciare un capitale sociale e tecnico enorme ha aspettato con pazienza di averlo davanti, di guardarlo negli occhi. Ha detto Luis Alberto che secondo lui aveva sbagliato e che era stato irrispettoso sia nei suoi confronti che nei confronti dei compagni, ma non ha chiuso le porte, non ha emesso come aveva detto il giorno della presentazione “una condanna a morte”. Luis Alberto pagherà con 50.000 euro di multa il suo ritardo, ma la cosa finirà lì se sul campo si comporterà come chiede Sarri e come impongono le regole del gruppo. Quindi, sta solo a lui decidere cosa fare, se rompere definitivamente con la Lazio o ripartire da zero per una nuova avventura. A parole ha detto sia a Sarri che ai compagni che a Roma sta bene e che il suo ritardo non era una mossa per forzare la mano alla società e andare via, smentendo chi aveva messo in giro questa voce alimentando il fuoco e cavalcando la rabbia dei tifosi. Perché a Roma ci sono tanti difensori della Lazialità che in realtà (chi scientemente chi senza rendersene conto) soffiano sul fuoco e emettono sentenze lapidarie senza neanche aver ascoltato il diretto interessato e aver celebrato un vero processo. Sarri, per fortuna, non è così. Non usa i social e non si fa quindi coinvolgere dall’isteria collettiva di questo ambiente che passa con disinvoltura dall’euforia alla disperazione e viceversa, che con certi giocatori passa dall’amore sconfinato all’odio in un amen dal gridare “fenomeno” al bollare come “mercenario” chiunque.

Basta pensare a Milinkovic Savic, uno che da anni viene dato sul piede di partenza e che è stato bollato con cori, scritte e striscioni come “mercenario” ma che pur potendo ambire a piazze molto più importanti sta ancora qui ed è diventato un simbolo di questa Lazio. E ha sempre parole bellissime per questa squadra e per la gente laziale. Ma secondo qualcuno, lui come Luis Alberto doveva essere cacciato a “calci in cu.o” dal mondo Lazio già da qualche anno. Invece, per fortuna, sta ancora qui. Lui come quel “mago” che ci fa gioire quando è in giornata di grazia e dannare quando ha la luna storta. Come Felipe Anderson, un altro che a livello di rendimento e di umore da sempre va sulle montagne russe. Tocca a Sarri trovare il giusto equilibrio, tocca a Sarri capire il perché di questi sbalzi e come correggerli. Tocca a noi stare seduti, aspettare e far lavorare in pace sia il “comandante” che la squadra, mettendo da parte mal di pancia, simpatie e antipatie ma, soprattutto, l’isteria che caratterizza da anni questo ambiente.





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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