14 Luglio 2021

In ginocchio da te...
di Stefano Greco

Le braccia spalancate con l’indice puntato al cielo, inginocchiato in segno di ringraziamento davanti alla Curva Sud ammutolita. È questa una delle tante immagini che tornano in mente ripensando alla prima esperienza laziale di Felipe Anderson, oppure “Felipao” o “Felippetto” come lo chiamavano affettuosamente qui a Roma i tanti che lo hanno amato in modo viscerale, quelli che quando è volato a Londra per approdare nel West Ham si sono iscritti al club delle “vedove di Anderson” e oggi esultano per il ritorno a casa.

Felipe Anderson è stato gioia e dolore, esultanza e rabbia, esaltazione e depressione: tutto e il contrario di tutto concentrato in un unico calciatore come spesso avviene con i grandi campioni tutto genio e sregolatezza, quelli che camminano non sulla terra ma sospesi in aria, su un filo sottilissimo e con il rischio di precipitare da un momento all’altro e senza una rete sotto a proteggere la caduta. È caduto spesso Felipe, anche nella depressione, specie quando ha capito che non era più al centro del progetto, che la Lazio poteva anche fare a meno di lui, del suo estro e della sua velocità. L’esplosione di Luis Alberto lo ha relegato in secondo piano e lui ha sofferto al punto da chiedere di andare via, di lasciare quella casa in cui oggi ha chiesto di tornare, per ritrovarsi. E per tornare a casa Felipe Anderson ha rinunciato a tanti soldi e ha accettato di ripartire da zero, ma con la consapevolezza che alla guida della Lazio c’è un allenatore che crede in lui e nella possibilità di tornare con la maglia della Lazio quello di una volta. Perché il di Sarri è stato decisivo per chiudere la trattativa ma anche per dare a “Felippetto” la carica giusta per ripartire dopo un anno terribile in cui ha vissuto ai margini del grande calcio, in cui con la maglia del Porto è stato il fantasma o l’avatar sbiadito di quel Felipe Anderson che con la maglia della Lazio era diventato addirittura un oggetto del desiderio del Real Madrid e del Barcellona.

“Felipe Anderson qui alla Lazio ha fatto un anno pazzesco, da giocatore del Barcellona o del Real Madrid. Al West Ham ha fatto un girone d’andata eccezionale, poi si è un po’ spento. Dobbiamo capire il perché di questi alti e bassi, aiutarlo a trovare la continuità di rendimento. È un compito suo e nostro, perché se diventa continuo può fare grandissime cose. Per questo ho detto sì al suo ritorno”. 

Maurizio Sarri ci crede in Felipe Anderson e conta sui suoi numeri e sulle sue accelerazioni per formare con Immobile e Correa (o chi per lui visto che l’argentino è in bilico) un tridente offensivo da favola. E per “Felippetto” è importante, quasi fondamentale partire sentendo di essere al centro del progetto, considerato importante e stimato dall’allenatore. Perché Felipe Anderson ha bisogno di questo per rendere, perché questo è stato il motivo che tre estati fa lo ha portato a lasciare a malincuore Formello e la Lazio: non si sentiva importante, sentiva che qualcosa si era rotto tra lui e Simone Inzaghi, non si ritrovava in quel ruolo a tutta fascia in cui lo aveva inserito l’allenatore con il cambio di ruolo imposto da un 3-5-2 in cui non si ritrovava. Ora la Lazio è tornata a giocare a 4 dietro e quasi sicuramente giocherà a 3 davanti con Immobile al centro e due attaccanti esterni dotati di velocità e fantasia, il modulo perfetto per esaltare le doti di Felipe Anderson. Per questo la Lazio ha deciso di scommettere nuovamente su di lui con un’operazione di mercato che sfiora la perfezione, perché con 3 milioni di euro la Lazio si è riportata a casa un giocatore venduto tre estati fa a 38 milioni di euro, assicurandosi pure un 50% su un’eventuale futura rivendita. Per questo lui è tornato quasi in ginocchio a Roma, pronto a inginocchiarsi nuovamente in campo per festeggiare con le braccia larghe e l’indice della mano rivolto al cielo in segno di ringraziamento.

Felipe Anderson è la scommessa più bella e affascinante della Lazio di questo mercato. È stato accolto a braccia aperte ieri dai compagni al suo arrivo ad Auronzo e dai tifosi che sono andato a salutarlo alla Paideia quando ha fatto le visite mediche e da quelli che lo hanno fatto sentire nuovamente a casa e amato in ritiro. “Felippetto” è la grande scommessa della Lazio e di Maurizio Sarri, perché uno come lui può cambiare veramente gli equilibri se… Già, c’è quel SE, grande, enorme, che solo Felipe può cancellare sul prato verde, seminando gli avversari in velocità, spaccando in due le partite come ha fatto in quella fantastica stagione 2014-2015 con Pioli e le due annate successive con Pioli prima e poi con Simone Inzaghi. Il Felipe Anderson capace di spaccare in due la partita entrando dalla panchina nella sfida d’andata con il Salisburgo o di segnare 3 gol nella prima mezz’ora di gioco contro l’Inter a San Siro e nel derby, non quello che girava a vuoto e andava fuori dagli schemi tentando sortite solitarie che lo portavano a finire in una sorta di imbuto.

https://www.youtube.com/watch?v=f-CtATKdERE

“Se qualcuno mi dovesse chiedere: perché corri? Chi te lo fa fare? Allora io risponderò… Tu, perché ti sei fermato?”

Ecco, come dice lo stesso Felipe Anderson in questo magnifico filmato in cui racconta la sua storia, dipende solo da lui capire perché si è fermato e ricominciare a correre come in quelle fantastiche stagioni. Dipende da lui essere croce o delizia della nuova Lazio che sta nascendo ad Auronzo di Cadore modellata dalle sapienti mani di Maurizio Sarri. Dipende solo da lui e dalla sua testa trasformare quel grande SE in un enorme





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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Ringraziamenti

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/7/2021
 

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