16 Giugno 2021

Buona vita Simone... e in becco all'aquila!
di Stefano Greco

“Carissimi tifosi laziali, avevo 23 anni quando sono arrivato a Roma. Ero un ragazzino pieno di sogni e ambizioni, che pensava solo a diventare un calciatore affermato. La Lazio in quel momento rappresentava per me una splendida opportunità, una possibilità per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato. Mai mi sarei immaginato che sarebbe diventata la mia nuova casa. Giorno dopo giorno, quell’esperienza professionale è diventata molto di più. Ho scoperto una nuova famiglia. Non è semplice retorica, è la realtà. Sono trascorsi 22 anni da quel momento, metà della mia vita.

Sono cresciuto e diventato uomo insieme a tutti voi, trascorrendo 22 anni meravigliosi. Non dimentico né le gioie (tante), né le lacrime. Non dimentico le vittorie (ci siamo divertiti insieme), né tantomeno le sconfitte, che non mi hanno mai fatto dormire la notte. Tutto questo fa parte della mia vita e lo porterò per sempre con me. Ecco perché non è stato facile, (e non lo è tuttora), voltare pagina. Non è una cosa che si può fare in un minuto, o in una settimana. Ci vorrà tempo per elaborare le emozioni e un cambiamento così radicale, dove le emozioni si scontrano l’una contro l’altra. Non ho problemi ad ammettere che lasciare la Lazio sia stata una delle scelte più complicate della mia vita, non ho avuto ancora nemmeno la forza di andare a svuotare l’armadietto a Formello.

I motivi che mi hanno portato a fare questa scelta non voglio affrontarli, ma è probabile che tutti avremmo potuto fare meglio. Nessuna polemica, s’intende. Non le ho mai fatte prima e tantomeno le farei adesso o più avanti: il biancoceleste, per me, resta solo amore. Non mi permetterei mai di polemizzare con una società che ringrazierò per sempre. Senza il presidente Lotito e il ds Tare non avrei mai potuto realizzare il mio sogno di allenare la squadra del cuore, con cui avevo vinto uno scudetto da giocatore. Allo stesso tempo, però, sono anche un professionista che ama il suo lavoro: per questo la mia determinazione e la voglia di mettermi in gioco mi portano lontano da Roma e non nego di essere completamente concentrato in questa nuova ed entusiasmante avventura con l’Inter. Ma voi tutti, tifosi, amici e compagni, mi mancate e mi mancherete: volevo farvelo sapere, perché vi considero parte della mia famiglia, della mia vita.

Sapete che non sono uno di molte parole, ma oggi sto facendo un’eccezione proprio per questo, anche perché più passano i giorni, più i miei pensieri escono dal cuore. Si dice che le persone care bisogna saperle lasciar andare. Io lo sto facendo, abbracciando simbolicamente ciascuno di voi. Tutto quello che potevo dare l’ho dato, a discapito anche della mia famiglia e della mia salute (e delle mie corde vocali)… Credetemi. Quando uscirà il calendario, la prima cosa che farò sarà quella di vedere il giorno in cui tornerò all’Olimpico. E ve lo dico già da adesso: verrò sotto la Curva Nord per salutarvi. Non mi interessa se ci saranno fischi o applausi, accetterò qualsiasi cosa. Io ci sarò, sappiatelo.

Faccio un grosso in bocca al lupo a mister Sarri. Un grandissimo allenatore che farà il bene della Lazio. E che riceverà tanto in cambio, perché troverà una tifoseria meravigliosa e un gruppo di ragazzi straordinari. Calciatori e prima ancora uomini fantastici, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi dato sempre tutto e anche qualcosa di più. E poi ci sono tante persone “dietro le quinte” a Formello, che in pochi conoscono, ma che sono state fondamentali e preziose per me e per tutti noi. Mi hanno accompagnato nel mio cammino. Non dimenticherò mai le loro lacrime: avrete sempre un posto nel mio cuore. Sentirò sempre la Lazio come casa mia. E io, per voi tifosi, resterò sempre e solo Simone. È stato un privilegio e un grande onore. Abbiamo scritto e raccontato tutti insieme anni che rimarranno nella storia. Vi voglio un mondo di bene. Sarete per sempre parte di me”.

Caro Simone, ho aspettato oggi per scriverti dopo quello strappo, violento, perché sapevo che stavi scrivendo questa lettera ed era giusto lasciare a te la parola, perché i giornalisti (anche se amici), sono solo gli spettatori e i narratori delle vicende che raccontano, mai i protagonisti, anche se qualcuno ultimamente tende a dimenticarlo e a invertire a volte i ruoli.

Sapevo che avresti scritto questa lettera con il cuore in mano, perché ho sempre saputo quanto cuore ci hai messo in tutte le cose che hai fatto in questi 22 anni con i colori del cielo addosso: da giocatore prima e da allenatore poi. E da questo punto di vista, non sono rimasto deluso, perché queste righe d’addio sembrano scritte più con il sangue che con l’inchiostro: quel sangue biancoceleste che scorre nelle tue vene da quando hai capito che cos’è veramente la Lazio. Perché questa non è una leggenda o una storiella che ci raccontiamo noi per sentirci grandi, la Lazio e la Lazialità sono un qualcosa difficile da spiegare a chi non resta contagiato da questa malattia da cui è impossibile guarire, perché non ci sono né vaccini né medicine in grado di guarirti e non basta neanche andare lontano e staccarsi definitivamente da questo mondo laziale, a volte un po’ assurdo e folle, per guarire del tutto.

Una volta, ho chiuso la bocca ad un giocatore famoso ma un po’ arrogante che si sentiva il re di questo mondo laziale (un tuo ex compagno di quadra), con una frase che vale in generale per tutti gli ambienti ma in modo particolare per questo strano mondo Lazio: “Vedi, tu oggi sei qui e ti senti il re del mondo, ma io sto qui da più di 30 anni e starò qui anche quando tu sarai solo un nome su un almanacco, più o meno importante di centinaia di altri nomi di giocatori, allenatori o dirigenti di passaggio come te”. Perché questa è la realtà: la Lazio è e sarà sempre la sua gente, mai chi indossa questi colori per stipendio e non per scelta di vita. Perché noi questi colori ce li abbiamo tatuati addosso con un inchiostro indelebile, i calciatori, gli allenatori e i dirigenti che ho visto passare in questi 54 anni di Lazio con l’henné… E tu eri l’eccezione che conferma la regola, la bandiera che abbiamo sventolato più a lungo nella storia insieme a quelle con l’immagine di Bob Lovati e di Vincenzino D’Amico, gli emblemi dalle Lazialità. Ma quella bandiera è stata lacerata da quell’addio pieno di cose non dette, di silenzi e misteri che continuano a restare tali per chiunque abbia letto come me questa lettera.

I rapporti d’amore, oltre che sull’affetto reciproco e sulla complicità, si basano sul rispetto e sulla verità, insomma nell’evitare di lasciare cose appese, perché quel non detto pesa un come un macigno sul cuore. Ho perso entrambi i genitori, mamma soprattutto troppo presto, ma l’unica cosa che mi ha sempre dato serenità anche nel dolore del distacco è stata il non aver lasciato mai nulla di appeso, di aver sempre detto loro tutto: anche le cose non belle, anche quelle cose che a volte portano ad uno scontro. In questo tuo rapporto con noi e con la Lazio, invece, tu hai deciso di lasciare un “qualcosa di appeso”. Rispetto la tua scelta, come rispetto quel passaggio che ho sottolineato: “I motivi che mi hanno portato a fare questa scelta non voglio affrontarli, ma è probabile che tutti avremmo potuto fare meglio. Nessuna polemica, s’intende. Non le ho mai fatte prima e tantomeno le farei adesso o più avanti: il biancoceleste, per me, resta solo amore. Non mi permetterei mai di polemizzare con una società che ringrazierò per sempre”. Lo rispetto, sapevo che non avresti vuotato pubblicamente il sacco perché ti conosco, ma questa volta la gente avrebbe meritato un po’ più di sincerità: sia da parte della società che da parte tua. Perché questo matrimonio non è finito il 27 maggio scorso, ma molto, molto tempo prima. Lo sai tu, lo sa bene la società, lo sapevo io come lo sapeva chiunque ti fosse vicino che a legarti alla Lazio (come avevo scritto in quei giorni prima dell’incontro) era solo un sottilissimo filo. Sei stato tu a tagliarlo e qualcuno quando lo hai fatto ha tirato un sospiro di sollievo. E, forse, alla fine è stato un bene per tutti: soprattutto per la Lazio, perché questo divorzio così traumatico ha provocato una reazione che mai ci saremmo attesi. E forse un giorno ti ringrazieremo per aver tagliato quel sottilissimo filo.

Il cordone ombelicale, però, quello resta. Come resta quel legame invisibile ma indissolubile tra una madre e un figlio anche quando dopo il parto quel cordone viene materialmente reciso. Tu resterai laziale perché oramai Roma e la Lazio ti sono entrati dentro, perché i tuoi figli sono diventati laziali per scelta e non per contratto, come il figlio di Sinisa che proprio l’altro giorno si è fatto un selfie con Sergej Milinkovic Savic con addosso i pantaloncini della Lazio e la maglietta degli Irriducibili. Sarai laziale per sempre anche se hai confermato la “maledizione laziale”, quella che rende impossibile in questo ambiente una separazione senza traumi, un arrivederci fatto solo di baci, abbracci e lacrime, senza polemiche e cose rimaste appese che avvelenano l’addio.

Non c’è niente da fare, questa è e resta la nostra maledizione. Ti auguro tutto il bene possibile dal punto di vista umano, ma non sportivo, perché da oggi saremo rivali. Non nemici, ma rivali in campionato e in Coppa Italia, dove le tue sfortune sportive potrebbero diventare per noi un piccolo vantaggio o un successo: e visto che la Lazio viene prima di tutto, sono convinto che capirai.

Fai bene a dire e scrivere che andrai sotto la Nord quando tornerai all'Olimpico e che sei pronto a farlo accettando tutto, anche eventuali fischi o insulti tipici dell’amor tradito. Perché questa è la vita e un laziale le cose della vita le affronta sempre a testa alta e a petto in fuori, fregandosene di tutto e di tutti. Io non lo so se ci sarò. Probabilmente no. Ma se ci sarò quel giorno, resterò in rispettoso silenzio: con le lacrime agli occhi ripensando ai tanti momenti belli, agli sms di scaramanzia pre partita, ai tanti messaggi che conserverò in modo prezioso. Ma senza urlare il tuo nome e senza applaudire: non perché non te lo meriti, ma perché la ferita è ancora troppo profonda e fa male anche solo a guardarla. Poi, forse, il tempo aggiusterà tutto e rimarginerà le ferite, anche quelle causate dalle tante, troppe cose non dette e rimaste appese. Anche dopo questa lettera scritta con il cuore e usando come inchiostro quel sangue biancoceleste che scorre nelle tue vene.

Buona vita Simone e… IN BECCO ALL’AQUILA!





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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Ringraziamenti

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/7/2021
 

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