03 Aprile 2021

Gabriele e l'amicizia che va oltre il tifo
di Stefano Greco

Dovrei esserci abituato oramai, perché ho perso tante, troppe persone care per colpa della “bestia”. Parenti e amici che si sono spenti lentamente o che sono volati via in un amen come è successo a te, ma ogni volta che accade mi rendo conto che non si è mai preparati veramente. Ed è successa la stessa cosa con te Gabriele, anche se da quella telefonata di qualche settimana fa avevo capito che il finale era già scritto. Ma quando arriva la parola fine, senti ogni volta quel vuoto interno, quella morsa che provoca una fitta continua, quel gelo dentro anche se fuori è primavera. E pensi. Sì, pensi quasi sempre a quanto è infame il destino ma, soprattutto: e se dovesse succedere a me? E a quel punto, fermare la folle corsa della mente è quasi impossibile, come è impossibile frenare la lenta corsa di quelle lacrime che scorrono quando apri l’album dei ricordi e ripensi a tutti i progetti rimasti in un cassetto, alle telefonate, alle sane “prese per il culo” calcistiche, anche alle discussioni quando straportato dal tifo qualcuno esagerava. E chi ha frequentato o frequenta da anni la mia bacheca sa che Gabriele era uno che “rosicava” parecchio, uno di quelli che provava a vincere anche quando la sconfitta era lampante, a volte addirittura umiliante. Per chi non lo avesse capito, sto parlando di Gabriele Nobile, un amico volato via oggi, in un sabato di calcio!

Roma è una città che vive di derby e che si nutre da sempre di rivalità. Romanisti contro laziali, laziali contro romanisti: sempre e comunque. Siamo come Berlino divisa in due dal muro, con la differenza che nessuno ha voglia di scavalcarlo quel muro per andare nell’altra parte della città. Siamo così da sempre, ma ci sono legami che vanno oltre al tifo, amicizie che quel muro lo abbattono completamente. E per me e Gabriele è sempre stato così, da quando lui più di 10 anni fa ha preso il coraggio a due mani e mi ha scritto un messaggio bellissimo in privato su Facebook chiedendomi un incontro a Ponte Milvio. Non sto qui a raccontare quello che c’era scritto in quel messaggio, anche se spesso e volentieri Gabriele gli stessi concetti li ha espressi pubblicamente. Quelle righe, arrivate in un momento molto difficile della mia vita, sono state linfa a cui attingere, energia da usare per avere la forza di andare avanti, perché un attestato di stima del genere raramente lo avevo ricevuto in vita mia, soprattutto mai da un collega per giunta romanista sfegatato.

Mi chiamava “maestro” Gabriele. E non era una presa per i fondelli, perché mi ripeteva sempre che per lui ero stato fonte d’ispirazione per il modo di scrivere e soprattutto per il modo con cui affrontavo argomenti anche scottanti senza mai nascondermi, mettendoci sempre la faccia. E mi diceva che ero un enigma, o meglio che per lui era inspiegabile il fatto che i grandi giornali non litigassero tra loro per avere la mia firma sulle loro pagine. Lo diceva perché ci credeva e perché era un puro, uno che non si arrendeva all’idea che in questo mondo si possa avere paura di chi scrive la verità. Invece, è proprio così: le menti libere spaventano e noi due liberi lo siamo sempre stati. Anche troppo.

Abbiamo provato a collaborare per anni, abbiamo buttato giù mille progetti e tentato in tutti i modi di collegare due mondi calcistici completamente diversi usando InsideRoma (diventato poi InsideMagazine) e Millenovecento e proprio ora che avevamo trovato la chiave giusta per farlo è arrivata la “bestia” a distruggere tutto. E quella telefonata di qualche settimana fa, non la dimenticherò mai, perché io non avrei mai avuto il coraggio di farla.

Forse perché aveva capito che non c’era speranza, Gabriele ha preso il telefono e ha chiamato uno a uno tutti gli amici più cari per fare coming out, per raccontare a tutti che aveva scoperto di avere la “bestia” dentro e che, purtroppo, lo aveva colpito in uno di quei punti del corpo che non lasciano scampo. E quando me lo ha detto non ce l’ho fatta a non mentirgli per la prima volta: “Ce la puoi fare Gabrié, sei forte fisicamente, puoi uscirne come ho fatto io”, ho mentito spudoratamente. Lui ha sorriso, ha detto che non si sarebbe arreso, che era sereno e che a preoccuparlo erano solo i suoi ragazzi e Paola. E a quel punto, ho pianto.

Sì, perché io ho due figli (una femmina e un maschio) che hanno più o meno l’età di quelli di Gabriele e la mia mente è volata immediatamente a loro, a mia moglie. E sono tre settimane che penso: “E se succedesse di nuovo a me?”… E davanti a questo tutto il resto perde completamente significato: il lavoro, i problemi continui per mandare avanti la baracca e per far tornare i conti ma, soprattutto, la rivalità calcistica. Tutto azzerato, tutto insignificante davanti a un destino crudele, bastardo.

Non dimenticherò mai quella telefonata come non mi leverò mai dalla testa l’ultima telefonata. Non eri tu, non riuscivi a parlare e ti scusavi con me perché le parole non uscivano fluide come sempre e ti sei incazzato perché sbiascicavi: “Sembro un ubriaco e bevo solo litri e litri d’acqua”, mi hai detto, con un sorriso amaro e forzato. Poi, appena ho attaccato il telefono ho acceso il computer e ti ho lasciato un messaggio sulla bacheca di Facebook: “Tieni duro "romanistaccio", perché ti ho dimostrato che la bestia si può battere. Un grande abbraccio amico mio e la prossima volta al telefono voglio sentire la voce del vero Gabriele...”.

Ci eravamo dati appuntamento per oggi, per gli auguri di Pasqua, ma mentre stavo per prendere il telefono per chiamarti, con la speranza di sentire una voce diversa da quella di qualche giorno fa, è arrivata la mazzata, con il solito messaggio che non vorresti mai ricevere arrivato da un amico comune, anche lui laziale.

Te ne sei andato via troppo presto e anche se può suonare scontato e banale, mi mancherai. Lo so, si scrivono sempre queste frasi fatte e oggi diventerai buono e simpatico anche per quelli che in realtà ti odiavano, che ti insultavano sui social o che nel lavoro hanno provato in tutti i modi a ostacolarti, a segarti le gambe o a pugnalarti alle spalle per qualche cliccata in più o per rubarti uno sponsor. A me mancherai, tanto. Mi mancherà la voglia di mandarti un messaggio privato dopo un derby o dopo una sconfitta della Roma, mi mancheranno le discussioni e anche le liti, come quella dell’8 novembre scorso chiusa con un “sorry, ti stimo”, scritto dopo che ti sei reso conto che avevi fatto una cazzata taggandomi in un post che non poteva essere dato in pasto al tifo becero da social di oggi. E poi l’ultima frase: “Vado adesso anche perché altrimenti Paola si incazza che stiamo andando al mare”.

Ecco, il mio pensiero e l’abbraccio più grande va a Paola, che non ho avuto la fortuna di conoscere perché questa pandemia ci ha stravolto la vita. Lo hai reso felice Paola, pensa solo a questo. E conserva per sempre nel cuore il sorriso di Gabriele, quello che gli illuminava tutto il faccione e che mi mancherà come l’aria. Come mi mancherà quel sano sfottò che ha caratterizzato un’amicizia che è sempre andata oltre il tifo.

Un bacio Gabriele, con l’augurio e la speranza che ci sia veramente un dopo dove potersi abbracciare nuovamente…





Accadde oggi 13.04

1930 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Modena 4-0
1941 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bari 2-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Bologna 3-1
1958 Milano, stadio San Siro – Milan-Lazio 6-1
1962 Nasce a Montevideo (Uruguay) Nelson Daniel Gutierrez
1969 Ferrara, - Spal-Lazio 1-2
1980 Udine, stadio Friuli – Udinese-Lazio 1-1
1986 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cesena 1-1
2003 Modena, stadio Alberto Braglia - Modena-Lazio 0-0
2008 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Siena 1-1

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 2/4/2021
 

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