02 Aprile 2021

Addio capitano, addio Mr 26 maggio!
di Stefano Greco

Il suo sogno, è quello di scrivere in questi ultimi due mesi il lieto fine di una storia durata dieci anni, di tagliare a braccia alzate il traguardo dell’ultima tappa fissato per il 23 maggio del 2021. E questo è l’unico peccato, perché se quella sfida con il Sassuolo fosse stata fissata in calendario il 26 maggio, il finale della storia sarebbe già stato perfetto. Sì, la fine, perché qualunque cosa succeda il 23 maggio Senad Lulic indosserà per l’ultima volta la maglia della Lazio, prima di tornare in Svizzera, facendo a ritroso lo stesso viaggio intrapreso di 10 anni fa sognando di affermarsi definitivamente a Roma.

Senad Lulic, il capitano, l’uomo delle mille battaglie e dei tanti trofei alzati al cielo, l’umo e il giocatore che si è guadagnato l’immortalità calcistica non tanto e non solo per esserci sempre stato negli ultimi 10 anni di Lazio, ma per aver segnato uno dei gol più importanti dei 121 anni di storia biancoceleste. Quel gol segnato nella finale di Coppa Italia contro la Roma gli ha spalancato le porte del Paradiso, lo ha fatto entrare nella ristretta cerchia di quelli che saranno ricordati per sempre e di cui fanno parte Silvio Piola, Bob Lovati, Giorgio Chinaglia, Vincenzo D’Amico, Giuliano Fiorini e Fabio Poli, Sandro Nesta, Bobo Vieri e Pavel Nedved, Salas, Diego Pablo Simeone. Gli uomini delle grandi imprese, gli uomini che hanno segnato i gol storici, che hanno alzato al cielo le coppe, quelli che hanno tenuto alta con le loro imprese la bandiera biancoceleste in momenti in cui tutto sembrava perduto.

Chi lo avrebbe detto quel 9 settembre del 2011 quando Edy Reja lo fece esordire a San Siro che quel giocatore all’apparenza sgraziato che si muoveva come un burattino senza fili sarebbe diventato uno dei più grandi della storia della Lazio, uno degli immortali. Io, sono sincero, no. Quando l’ho visto ho pensato all’ennesimo bidone, ad uno messo a giocare sulla fascia sinistra anche se il piede sinistro lo poteva usare al massimo per camminare. Invece…

Invece Senad Lulic, con una determinazione quasi feroce, ha sconfitto lo scetticismo della piazza e si è conquistato prima la fiducia di tutti gli allenatori che si sono alternati sulla panchina biancoceleste e partita dopo partita il rispetto della gente laziale. Non tanto e non solo per i gol segnati, quanto per l’impegno che ci ha messo, sempre, nei 10 anni in cui ha indossato e onorato questa maglia. “Le maglie bagnate di sangue e di sudore”, recita un verso di “Non mollare mai”, uno dei tanti inni della Lazio. Ecco, il sudore non è mai mancato, come non è mancato il sangue, sia in senso metaforico che reale, come quella volto che rientrò in campo con un turbante sulla testa pur di non lasciare soli i compagni.

Senad Lulic è stato un simbolo e un esempio per tutti quelli che hanno varcato i cancelli di Formello dal 2011 a oggi, perché non si è mai risparmiato, né in allenamento né tantomeno nelle partite ufficiali. Ma Senad Lulic è e resterà per sempre l’incubo di “inquelli”, perché basta pronunciare il suo nome per riaprire una ferita che non si rimarginerà mai del tutto, perché quel numero 19 e quel minuto 71 resteranno scolpiti per sempre nella storia del derby della Capitale. Come la data del “delitto perfetto”: 26 maggio 2013.

Senad Lulic è stato l’uomo di fiducia di Reja, di Petkovic, di Pioli e infine di Simone Inzaghi, l’allenatore con cui ha legato di più nella sua avventura biancoceleste, quello che lo ha sempre considerato un punto fermo della sua squadra e che lo ha rimpianto quando è mancato lo scorso anno dopo la sospensione del campionato. Perché probabilmente è solo una coincidenza, ma venuto meno l’apporto di Lulic in campo è svanita anche la magia di quella squadra che ha fatto sognare per mesi l’incredibile, l’impossibile.

Chi vive di Lazio sa benissimo quanto sia stato importante Lulic in questi anni, ma anche pera chi non è laziale basta poco per capire l’importanza del capitano nei successi ottenuti in questi 10 anni di Lazio. Basta prendere un libro o un almanacco, basta leggere i numeri: quarto giocatore della storia come numero di presenze totali alle spalle di Radu, Favalli e Paolo Negro; gli manca una presenza per scavalcare Flamini e diventare il quinto giocatore laziale di sempre come numero di presenze in Serie A alle spalle di Radu, Puccinelli, Favalli e Wilson; gli mancano appena 4 presenze per raggiungere una leggenda come Vincenzo D’Amico al quinto posto assoluto come presenze nei campionati italiani. Ecco, bastano questi freddi numeri per capire cosa ha fatto e cosa è stato per la Lazio in questi 10 anni Senad Lulic, il giocatore che insieme a Radu ha preso per mano la Lazio per portarla stabilmente tra le grandi del campionato.

Dato più volte per vecchio e per finito, come Stefan Radu anche Senad Lulic in questi anni si è ripreso sul campo il suo posto, spesso e volentieri tappando con la sua presenza i buchi aperti dalle scommesse di mercato fatte e perse dal DS per sostituire sia lui che il compagno di squadra: uno dopo l’altro ha “seppellito” Lukaku, Durmisi, Jony e in parte anche Fares, solo per restare al recente passato, senza rivangare i nomi di Garrido, Vinicius, Pereirinha e Braafheid, acquistati per colmare quel vuoto lasciato dalla partenza di Aleksandar Kolarov e che solo Lulic, adattandosi a giocare da laterale sinistro, è riuscito a riempire in qualche modo. Solo per questo, la Lazio in generale e Igli Tare in particolare gli dovrebbero fare una statua.

Ora fatica Senad, quel problema alla caviglia gli ha tolto probabilmente per sempre lo smalto e lo scatto dei giorni migliori. Ma lui non vuole mollare, vuole mettere l’ennesimo pezzo per completare il disegno del puzzle, vuole chiudere dando il suo contributo per lasciare la Lazio nell’Europa che conta, in quella Champions League che lui ha potuto solo assaporare per poco più di 100 minuti nelle due sfide con il Bayern Monaco. Ecco, questo è il sogno e l’obiettivo che si è fissato Lulic da qui al 23 maggio. Senza guardare oltre, perché sa che per lui non c’è più Lazio dopo quell’orizzonte temporale fissato dalla scadenza di quel contratto che non sarà rinnovato. Ma lui vuole a tutti i costi un finale a lieto fine per questa meravigliosa storia durata 10 anni. E il capitano questo finale a lieto fine se lo merita, come merita di uscire dal campo tra gli applausi per entrare direttamente nella storia. Perché nella leggenda ci è già entrato il 26 maggio del 2013…





Accadde oggi 13.04

1930 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Modena 4-0
1941 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bari 2-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Bologna 3-1
1958 Milano, stadio San Siro – Milan-Lazio 6-1
1962 Nasce a Montevideo (Uruguay) Nelson Daniel Gutierrez
1969 Ferrara, - Spal-Lazio 1-2
1980 Udine, stadio Friuli – Udinese-Lazio 1-1
1986 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cesena 1-1
2003 Modena, stadio Alberto Braglia - Modena-Lazio 0-0
2008 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Siena 1-1

Video

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 2/4/2021
 

22.098 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,15
Variazione del -0,86%