01 Aprile 2021

Il 1° aprile più bello della storia laziale!
di Stefano Greco

Il 1° aprile è, da sempre, il giorno dedicato agli scherzi. E proprio il 1° aprile del 2000 è andato in scena lo scherzo più bello della storia della Lazio, quello confezionato da Juan Sebastián Verón e Diego Pablo Simeone alla Juventus, la risposta sul campo da parte del duo argentino allo scherzo ricevuto nei giorni che precedevano quella sfida scudetto confezionato da Luciano Moggi, la longa manus che c’era dietro quello scandalo passaporti esploso proprio pochi giorni prima della partita.

La settimana che precede la sfida-scudetto con la Juventus è caotica e ricca di colpi di scena in casa-Lazio. Con gli argentini volati dopo la vittoria nel derby in Sudamerica per rispondere alle convocazioni del CT della Nazionale per un’amichevole, Sergio Cragnotti dà un annuncio che coglie tutti di sorpresa, comunicando che dal 1° aprile Roberto Mancini entra a far parte a tutti gli effetti dello staff tecnico della Lazio: fino al termine del campionato con il doppio ruolo di giocatore e consulente di Eriksson, per poi diventare nella stagione successiva il vice del tecnico di Torsby. Che Mancini avrebbe lasciato il calcio giocato a fine stagione era una voce che girava da qualche settimana nell’ambiente, ma l’inserimento immediato del Mancio nello staff tecnico coglie un po’ tutti di sorpresa.

Ma la vera bomba destinata a scuotere l’ambiente laziale e a creare enormi problemi di gestione a Eriksson nell’infuocato finale di campionato, arriva proprio alla vigilia della trasferta di Torino. Il 31 marzo, di ritorno dal viaggio-lampo in Argentina, Juan Sebastián Verón trova ad attenderlo all’aeroporto di Fiumicino i carabinieri con un mandato di perquisizione per la sua abitazione romana. Esplode così, in modo fragoroso, lo scandalo dei passaporti falsi. Una telefonata arrivata dal consolato italiano in Argentina, avverte la Procura di Roma dei sospetti di irregolarità nella documentazione presentata dallo studio legale scelto dalla Lazio per l’acquisizione del passaporto comunitario del fuoriclasse argentino. Incaricato dell’indagine è il pm di Roma, Pierfrancesco Piro, dopo aver ascoltato il personale diplomatico italiano dell’ambasciata di Buenos Aires e del consolato di Rosario, firma il mandato di perquisizione della casa di Verón e degli uffici della sede della Lazio a Formello per acquisire documenti sull’iter seguito per far ottenere a Juan Sebastián Verón il passaporto italiano rilasciato dalla Questura di Roma che ha consentito alla Lazio di tesserarlo come oriundo, quindi come giocatore comunitario.

Lo scandalo nel giro di pochi giorni si allarga a macchia d’olio, perché per un banale controllo fatto in Polonia, dove l’Udinese è impegnata in una gara di Coppa Uefa, le autorità locali scoprono delle irregolarità sui passaporti di due giocatori friulani. Poi è la volta di Recoba a finire nel mirino delle autorità, poiché da un controllo risulta, oltre al passaporto falso, che anche la patente in possesso del calciatore dell’Inter fa parte di una partita di patenti ancora da compilare rubate in provincia di Latina. Poi è la volta di alcuni sudamericani della Roma. Lo scandalo si allarga al punto che la Lazio decide immediatamente di inserire Verón nella lista degli extracomunitari per non rischiare sanzioni da parte della Federcalcio, ma la reazione della società è durissima:

“In merito alle voci diramate da ben precisi e non disinteressati organi di stampa – recita il comunicato diramato dal presidente Cragnotti – siamo costretti, con amarezza e disappunto, a prendere atto della violenta aggressione nei confronti della S.S. Lazio che avviene, non in modo casuale, proprio nel momento in cui la società è impegnata in una serie di competizioni che tengono alto il livello del calcio italiano in Europa e nel mondo”.

In seno alla Lazio, quindi, c’è più di un semplice sospetto che questa bufera sia stata scatenata da qualcuno molto vicino all’ambiente juventino e che l’esplosione del caso-Verón proprio alla vigilia dello scontro diretto con i bianconeri sia tutt’altro che casuale. Per la cronaca, alla fine dell’inchiesta Juan Sebastián Verón verrà completamente scagionato, perché in realtà a falsificare la documentazione era stato lo studio legale argentino a cui la Lazio aveva affidato la pratica. E Verón fu anche l’unico giocatore coinvolto nello scandalo ad essere assolto sia dalla giustizia penale che da quella sportiva, a dimostrazione che quel polverone mediatico contro l’argentino fu probabilmente montato ad arte per condizionare quel finale di stagione.

Roba di 21 anni fa, ma sembra un qualcosa successo ieri, visto che la storia quando c’è di mezzo la Lazio si ripete regolarmente. Basta pensare alla vicenda dei tamponi, al massacro mediatico a cui sono stati sottoposti dirigenti e giocatori in questi 5 mesi, oppure al silenzio assordante di oggi dopo che la Procura Federale alla luce della durissima sentenza emessa l’altro giorno dal presidente della Corte di Appello, Piero Sandulli, ha aperto un fascicolo per illecito sportivo nei confronti del Torino. Notizia che non si trova in nessuna prima pagina dei tre giornali sportivi nazionali, al contrario dei titoli diffamatori a tutta pagina fatti sulla Lazio negli ultimi mesi.

Juan Sebastián Verón arriva a Torino a metà mattina del 1° aprile, a poche ore dalla sfida che vale una stagione. Sven Göran Eriksson lo convoca, e dopo aver parlato con il giocatore decide di mandarlo comunque in campo. Perché con la Lazio staccata di 6 punti  quella contro la Juventus è la madre di tutte le partite, la sfida che può riaprire o chiudere definitivamente la corsa verso lo scudetto. E il tecnico svedese non se la sente di rinunciare al faro della squadra: anche se Verón ha dormito pochissimo negli ultimi giorni, ha nelle gambe il peso di due voli transoceanici con un solo allenamento fatto in una settimana e ha la testa altrove a causa della vicenda in cui si è trovato coinvolto suo malgrado.

Al Delle Alpi la tensione è altissima, la Lazio trova un clima decisamente ostile, ma non è sola, perché circa 8.000 tifosi biancocelesti hanno intrapreso il viaggio della speranza fino a Torino, riempiendo completamente il settore ospiti. I cori dei supporter laziali durante il riscaldamento sono tutti per Juan Sebastián Verón, che ringrazia sentitamente. Sugli spalti, campeggia uno stendardo tipico dell’inossidabile ironia romana che riassume, e al tempo stesso sdrammatizza, il momento: «SONO IO IL NONNO DI VERÓN».

La Lazio sa di avere un solo risultato a disposizione, mentre la Juventus è consapevole di essere sì in calo, ma anche di poter gestire l’incontro senza problemi, perché con sei punti di vantaggio a sette partite dal termine anche un pareggio va benissimo, visto che le consentirebbe di vincere il campionato collezionando quattro vittorie e due pareggi negli ultimi sei turni. Anche se il calendario è tutt’altro che agevole, visto che gli avversari da affrontare si chiamano Bologna, Inter, Fiorentina, Verona, Parma e Perugia. La Lazio sta decisamente meglio da questo punto di vista, perché deve affrontare Perugia, Fiorentina, Piacenza, Venezia, Bologna e Reggina. Ma per riaprire definitivamente i giochi, serve una vittoria. E la squadra di Eriksson scende in campo con la giusta concentrazione e anche con la stessa voglia di vincere dimostrata allo Stamford Bridge contro il Chelsea e all’Olimpico nel derby.

Con Nesta infortunato tocca a Fernando Couto e a Mihajlovic fare i conti con la rapidità di Pippo Inzaghi e con il grande intuito di Del Piero, capace, quest’ultimo, di trovare la grande giocata appena la difesa gli concede un solo metro di spazio. In porta, con Marchegiani che si è infortunato nel derby, tutta la responsabilità ricade sulle spalle di Marco Ballotta, il gregario chiamato a indossare i panni del protagonista nel momento più delicato della stagione.

La Lazio parte decisa, con Simone Inzaghi che mette subito i brividi a Van der Sar. Sull’altro fronte, Ballotta è pronto e attento sui tentativi di Inzaghi e Del Piero. La battaglia si gioca soprattutto a centrocampo, dove Verón dimostra di essere, nonostante tutto, in buona giornata e dove Almeyda, Simeone e Nedved lottano come leoni su ogni pallone. Ed è proprio il ceco, quasi allo scadere, ad avere la migliore occasione del primo tempo per portare la Lazio in vantaggio, ma il suo tiro viene rimpallato da Iuliano che si immola per salvare la porta bianconera. All’inizio della ripresa è la Juventus a partire forte: prima Zidane sfiora il gol con un gran tiro deviato quanto basta da Pancaro, poi è Ballotta a negare il gol a Davids, respingendo un gran siluro dalla distanza.

Poi, in un solo minuto, cambia il volto della partita e il corso della stagione: Ferrara, già ammonito e perdonato in precedenza da Farina, commette un altro fallo e l’arbitro tira fuori il cartellino rosso. Passano una manciata di secondi e Verón tira fuori dal cilindro la giocata decisiva: cross delizioso del fantasista argentino sul quale si avventa con perfetta scelta di tempo Diego Pablo Simeone che, di testa, gira in rete rendendo vano il tuffo disperato di Van der Sar. Esplode la gioia degli 8.000 tifosi biancocelesti, con tutta la squadra che corre a festeggiare quel gol che può valere lo scudetto sotto il settore ospiti. Ma è solo il 66’ e la Lazio deve resistere per quasi mezz’ora agli assalti disperati della Juventus per portare a casa quella vittoria che vale molto più dei 3 punti in palio.

Ancelotti tenta il tutto per tutto mandando in campo la torre Kovacevic al posto di Conte. Eriksson, invece, non cede alla tentazione di coprirsi per difendere il prezioso vantaggio e getta nella mischia prima Lombardo al posto di un Nedved stremato e poi Ravanelli al posto di Simone Inzaghi. Farina ha il suo bel da fare per tenere in pugno la partita e per non abboccare a qualche tentativo disperato di simulazione in area dei giocatori bianconeri. La partita non regala grandi emozioni quanto a occasioni da gol, ma è bellissima dal punto di vista dell’intensità agonistica e del pathos. A una manciata di secondi dal termine, la Juventus ha una clamorosa occasione per pareggiare e mettere le mani sullo scudetto. Farina, tra le proteste dei giocatori della Lazio, fischia una punizione al limite, proprio dalla posizione preferita di Alessandro Del Piero. Dopo discussioni infinite su dove sistemare la palla e come posizionare la barriera, sul Delle Alpi cala un silenzio irreale, rotto solo dai fischi dei tifosi della Lazio: fischi figli della paura. Del Piero parte, batte preciso aggirando la barriera, ma Ballotta si fa trovare pronto e devia in angolo, compiendo forse la parata più importante della sua lunghissima carriera. E il boato che la accompagna è quello di un gol.

Al triplice fischio finale, tutta la squadra corre sotto il settore ospiti per festeggiare la vittoria, con in testa Diego Pablo Simeone con il braccio al cielo e le dita della mano destra che mostrano il segno del 3 ai tifosi: tanti sono i punti che separano la Lazio dalla Juventus e dalla vetta della classifica. Una situazione impensabile solo 13 giorni prima quando, dopo la sconfitta di Verona, la squadra di Eriksson era precipitata a nove lunghezze dai bianconeri. Per la Lazio, quindi, si ripete il finale della stagione precedente, ma questa volta a ruoli invertiti: un anno prima, la lepre con il fiato corto eravamo noi, mentre quest’anno è la Lazio a volare sulle ali dell’entusiasmo all’inseguimento di uno scudetto che sembrava già vinto prima della sosta invernale, poi irrimediabilmente perso a nove giornate dal termine e che ora dopo la vittoria nello scontro diretto è a un passo, a soli tre punti e con un’avversaria in chiara difficoltà.

È il 1° aprile più bello della storia della Lazio, uno scherzo in una stagione folle in cui soprese e i colpi di scena non sono ancora finiti. Perché la stagione 1999-2000 è destinata a passare alla storia come l’annata più folle del campionato italiano. E, una volta tanto, con un lieto fine per la Lazio…

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara, Montero, Iuliano, Conte (77’ Kovacevic), Tacchinardi (52’ Zambrotta), Davids, Pessotto (75’ Birindelli), Zidane, F. Inzaghi, Del Piero. A disp.: Rampulla, Oliseh, Bachini, Tudor. All. Ancelotti
LAZIO: Ballotta, Negro, Fernando Couto, Mihajlovic, Pancaro, Sergio Conceição (55’ Stankovic), Simeone, Almeyda, Nedved (77’ Lombardo), Verón, Inzaghi (84’ Ravanelli). A disp.: Concetti, Sensini, Gottardi, Boksic. All. Eriksson
ARBITRO: Farina (Novi Ligure)
MARCATORE: 66’ Simeone (Lazio)
NOTE: spettatori 54.492 (20.208 paganti e 34.284 abbonati). Calci d’angolo 10-5 per la Lazio. Ammoniti: Almeyda, Verón (Lazio) Davids, Zidane, Ferrara (Juventus). Espulso al 65’ Ferrara per doppia ammonizione

RISULTATI: Bari-Cagliari 1-0; Fiorentina-Bologna 2-2; Inter-Reggina 1-1; Juventus-Lazio 0-1; Parma-Milan 1-0; Perugia-Torino 1-0; Roma-Udinese 1-1; Venezia-Lecce 0-0; Verona-Piacenza 1-0
CLASSIFICA: Juventus 62; Lazio 59; Inter, Milan, Parma 49; Roma 46; Udinese 41; Fiorentina 40; Perugia 36; Bologna 35; Lecce, Reggina, Verona 33; Bari 31; Torino 27; Venezia 25; Cagliari 20; Piacenza 17       





Accadde oggi 13.04

1930 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Modena 4-0
1941 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bari 2-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Bologna 3-1
1958 Milano, stadio San Siro – Milan-Lazio 6-1
1962 Nasce a Montevideo (Uruguay) Nelson Daniel Gutierrez
1969 Ferrara, - Spal-Lazio 1-2
1980 Udine, stadio Friuli – Udinese-Lazio 1-1
1986 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cesena 1-1
2003 Modena, stadio Alberto Braglia - Modena-Lazio 0-0
2008 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Siena 1-1

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 2/4/2021
 

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