30 Marzo 2021

10 anni senza Bob...
di Stefano Greco

Scrivere che Bob Lovati è stato la Lazio, secondo qualcuno è un’esagerazione, perché come recita una frase fatta molto in voga nel mondo Lazio “gli uomini passano e la Lazio resta”. In realtà è così per tutte le cose della vita, in tutti i campi, ma nel nostro cammino incontriamo persone che incidono più di altre, persone che diventano simboli o pilastri e parlando di Lazio e di calcio Bob Lovati fa parte di quel gruppo di personaggi che quando le nomini scatta immediato l’accostamento con la Lazio: vale per lui e per il “maestro”, vale per Giorgione come per il Sor Umberto, vale per Renato Ziaco, Gigi Bezzi, “Cecco”, Felice Pulici, il notaio Gilardoni e Gian Chiarion Casoni solo a nominare i primi che mi vengono in mente e con il rischio di far torto a tanti altri. La Lazio con cui siamo cresciuti, quelli che eravamo abituati a vedere la domenica in campo, sugli spalti a soffrire insieme a noi o che incrociavamo su quel viale che porta allo stadio, incastrato tra la via Olimpica e lo Stadio del Foro Italico.

Oggi sono dieci anni che Bob se n’è andato, lasciando un vuoto incolmabile sia nel mondo Lazio che, soprattutto, in chi ha avuto la fortuna di viverlo o di conoscerlo. E quello che dispiace, tanto, è che Bob Lovati sia stato messo da parte, dimenticato, oppure usato solo come specchietto per le allodole usando il suo nome in un momento di difficoltà per una Academy Bob Lovati della quale dopo 7 anni si sono perse completamente le tracce. E se qualcuno prova a ricordarlo, viene immediatamente additato da quella parte del mondo Lazio che difende sempre e comunque il padrone come nemico della Lazio, come disfattista o come gufo. Perché critica e verità sono state bandite dall’attuale mondo Lazio. E mai come oggi la presenza di Bob avrebbe fatto bene a questo ambiente, riportando un po’ di ordine.

Sono 9 anni non metto più piede allo Stadio Olimpico, con tre sole eccezioni: Lazio-Sassuolo del 2014, la prima edizione di “Di padre in figlio” e Lazio-Bayer Leverkusen. E questa mattina, aprendo il computer per scrivere questo articolo su Bob mi è tornata in mente una delle ultime volte che ho percorso Viale dei Gladiatori: era il 25 marzo del 2012, il giorno di Lazio-Cagliari, alla vigilia del primo anniversario della scomparsa di Bob Lovati. Lo ricordo bene, perché quel giorno camminando mano nella mano mio figlio sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. O meglio, che a quel quadro che avevo davanti agli occhi da anni era incompleto, perché mancava una presenza, non c’era uno degli elementi fondamentali. Quel qualcosa e quel qualcuno, si chiama Bob Lovati. Per anni, l’ho visto percorrere quel viale con la sua classica andatura ciondolante, dettata non dal passare degli anni che appesantiscono tutto e tutti, rendendo meno leggero l’animo e meno fluidi i movimenti, ma dal suo modo di essere. Quell’andatura era uno dei suoi marchi di fabbrica: come il sorriso, le battute graffianti e soprattutto quella sua parlata tipica di un milanese che si sforza di parlare romano ma che non è mai riuscito o non ha mai voluto modificare del tutto il suo inconfondibile accento.

Per anni, Bob Lovati ha fatto parte della mia quotidianità, prima a Tor di Quinto e poi a Formello. Per non so quante domeniche, l’ho visto camminare da solo su quel viale, con la gente che si apriva al suo passaggio, con il rispetto silenzioso che si riserva ad un grande personaggio, ad un mito, ad una leggenda. Strette di mano, pacche sulle spalle, foto ricordo con il telefonino e tanti padri o nonni che indicando quel signore ai figli o ai nipoti dicevano: “Lo vedi quel signore? Quel signore è Bob Lovati! E’ il portiere della Lazio che ha vinto il primo trofeo, ma è stato anche il vice di Maestrelli nell’anno dello scudetto e poi allenatore e dirigente. Insomma, È LA LAZIO”.

Già, Bob Lovati è la Lazio, come recitava quello striscione oramai entrato nella storia: “Si scrive Lovati, si legge Lazio”. Così la sua gente lo ha salutato quando è sceso in campo per l’ultima volta per ricevere una targa ricordo quel giorno d’estate allo stadio Flaminio, così lo hanno salutato le migliaia di tifosi che dieci anni fa si sono radunati a Ponte Milvio per partecipare al suo funerale, nella stessa chiesa dove fu celebrato quello di Tommaso Maestrelli, il suo amico fraterno. Bob Lovati era ed è la Lazio, ma qualcuno troppo preso da altre cose che spesso e volentieri con la Lazio non hanno nulla a che fare se lo è dimenticato un po’ troppo in fretta. E se lo è voluto dimenticare. “Passata la festa gabbato lo santo”, si dice. E in casa Lazio con Bob Lovati è successo esattamente questo. Come sempre o quasi da quasi dal 2004 a oggi, alle parole e alle promesse solenni non sono seguiti i fatti.

Bob Lovati è stato mandato via dalla Lazio, quasi cacciato da Formello, per consentire alla Lazio di risparmiare 2.000 euro al mese. Tanto riceveva dalla società uno che nella Lazio ha fatto di tutto, occupando qualsiasi ruolo dal campo alla scrivania, passando per la panchina. Lui, pur di restare nella Lazio, forse ci avrebbe anche rinunciato a quei soldi, perché per Bob la Lazio era una questione di vita: respirare l’aria di Formello, parlare con i ragazzi e spiegare ai nuovi arrivati che cos’era veramente questa società era più importante di un piccolo vitalizio, perché lo faceva sentire ancora vivo e soprattutto ancora utile e importante per la sua Lazio. Invece, gli hanno tolto tutto, anche la tessera per entrare gratis allo stadio, costringendolo a chiedere di volta in volta un biglietto che veniva concesso quasi come un’elemosina.

Nel 2011, dopo la sua morte, fu annunciato che la Lazio avrebbe fatto (e anche in tempi rapidi) qualcosa per ricordare degnamente Bob Lovati. In molti dopo la morte di Bob, scrissero che il minimo che poteva fare la Lazio per ricordare degnamente un uomo che aveva vissuto quasi la metà della storia del club, scrivendo pagine leggendarie, era quella di intitolare il centro sportivo di Formello alla sua memoria. Quell’impianto meraviglioso, moderno, con una sala piena di trofei che però tanti tifosi vedono come un posto inaccessibile, freddo, quasi anonimo e non solo perché rimasto sempre senza nome. Quel campo di Tor di Quinto, ad esempio, era speciale anche per il nome che portava dopo la morte di Tommaso Maestrelli e per quel busto che ancora oggi è meta di pellegrinaggio di gente di tutte le età. Chi porta un fiore, chi si ferma a riflettere davanti a quel volto amico, chi lo accarezza quel busto di bronzo come per esorcizzare in qualche modo quel destino crudele che ha portato via troppo presto uno degli uomini più amati della storia della Lazio. Ecco, quel busto di Tommaso Maestrelli è rimasto a Tor di Quinto, perché nessuno ha avuto il coraggio di sradicarlo da lì, anche se ora il “Maestro” guarda sempre il campo ma non vede più scorrazzare su quel prato verde i giocatori della Lazio. E allora, perché non fare un busto di Lovati da mettere all’ingresso del centro sportivo di Formello e intitolare a Bob quell’impianto senza nome? Troppo impegnativo? Troppo costoso? Una cosa troppo laziale o è troppo invadente per qualcuno il ricordo di un personaggio così importante?

Lotito anni fa ha scelto un’altra via. Nel 2014, in piena contestazione, pose simbolicamente la prima pietra della “Academy Bob Lovati”. Meglio di niente, ma dopo quella presentazione in pompa magna e l’annuncio urbi et orbi della nascita entro 15 mesi di una struttura che “avrebbe fatto invidia a tutto il mondo” (così, dissero…) come ho scritto prima di quella “Academy” si è persa ogni traccia. Doveva essere tutto pronto entro settembre 2015, ma al 30 marzo 2021 non è stata posata neanche una pietra per costruire qualcosa di nuovo per il semplice motivo che non è mai stato approvato un progetto per aumentare la cubatura di Formello. Perché come avviene sempre da 17 anni a questa parte un conto solo le chiacchiere e un conto i fatti. Perché è stato inaugurato un qualcosa senza neanche un progetto depositato ufficialmente al comune di Formello, quindi ben lungi da aver ottenuto il via libera ai lavori. È stato rifatto il look al centro sportivo, sono stati eliminati i campi da tennis e da calcetto per costruire altri campi da calcio, sono stati rifatti gli uffici e agli spogliatoi. Una bella ristrutturazione per giustificare i circa 4 milioni di euro di anticipi “in conto lavori futuri” incassati nel 2013 e 2014 dalla Snam Lazio Sud srl di Claudio Lotito.

Una volta tanto ci piacerebbe avere una risposta al perché si è usato il nome di Bob Lovati per lanciare un’Academy che dopo sette anni ancora non esiste e che potrebbe diventare uno stadio delle aquile bis, presentato anche quello in pompa magna nell’estate del 2005 e del quale a 16 anni di distanza non esiste neanche un progetto depositato al comune di Roma. Ci piacerebbe, una volta tanto, ricevere risposte a queste domande. Magari anche risposte sensate e non semplici slogan. Perché tutti abbiamo apprezzato e applaudito il gesto di intitolare al giovane Mirko Fersini lo stadio di Formello, ma tutti ci siamo chiesti perché per fare una cosa (sacrosanta, lo ripeto) come quella ci sono volute poche settimane mentre per fare altre cose non bastano anni. O perché si annunciano addirittura prima di avere i permessi di costruire e quindi la certezza di poter veder nascere quella Academy dedicata a Bob Lovati.

Ci piacerebbe sapere, ad esempio, che fine ha fatto anche quella promessa fatta filtrare e rilanciata con grande enfasi dal responsabile delle relazioni esterne della Lazio (tramite comunicatori sempre compiacenti) circa la volontà del presidente Lotito di intitolare ad Andrea Pesciarelli la sala stampa del centro sportivo di Formello. Tutte cose annunciate e mai realizzate, senza che il mondo Lazio battesse né ciglio né i pugni sul tavolo pretendendo una risposta.

Qualcuno da anni, ciclicamente, si illude o prova a convincere la gente che Lotito è cambiato o che con un pizzico di buona volontà da ambo le parti le cose possono ancora cambiare e che il rapporto si possa in qualche modo ricucire. Qualcuno, continua a ripetere e a illudere la gente che dopo quasi 17 anni di Lazio Lotito abbia imparato qualcosa dai tanti errori commessi o abbia almeno imparato che cosa è la Lazio e quanto conta per i laziali la memoria, il rispetto per il passato e per quei personaggi che hanno contribuito a far diventare la Lazio quello che è. Ma sono solo illusioni, perché alla resa dei conti ci scontriamo sempre con una realtà completamente diversa da quella che a volte viene dipinta da qualcuno, ovvero di un Lotito laziale perché fa volare Olympia prima delle partite o perché ha rispolverato la maglia con l’aquila sul petto.

Il silenzio assoluto calato sulla figura di Bob Lovati a dieci anni dalla sua scomparsa è un qualcosa di imbarazzante per una società con 121 anni di storia, 50 dei quali vissuti con Bob Lovati protagonista, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Una società che, prima di essere un club calcistico, è un Ente Morale. Bob per tutti Laziali ha incarnato alla perfezione quell’ideale di sport e di Lazio nato su una panchina di piazza della Libertà il 9 gennaio del 1900. Ma oramai è evidentemente che parlare di Lazialità e di moralità (quella vera, non quella raccontata a chiacchiere) di questi tempi in casa Lazio è probabilmente imbarazzante quanto le promesse solenni di Lotito quando parla di mercato, di grandi acquisti o di grandi progetti a cui poi non fanno mai seguito fatti concreti.

Ma, evidentemente, a qualcuno va bene così. E, alzando di volta in volta le spalle, siamo arrivati a questo punto, con un mondo Lazio devastato. E oggi mi immagino Bob che, insieme a Tommaso, Giorgio, Cecco, Felice e tutti gli altri, dall’alto osserva questo scempio e scuote la testa…





Accadde oggi 13.04

1930 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Modena 4-0
1941 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Bari 2-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Bologna 3-1
1958 Milano, stadio San Siro – Milan-Lazio 6-1
1962 Nasce a Montevideo (Uruguay) Nelson Daniel Gutierrez
1969 Ferrara, - Spal-Lazio 1-2
1980 Udine, stadio Friuli – Udinese-Lazio 1-1
1986 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cesena 1-1
2003 Modena, stadio Alberto Braglia - Modena-Lazio 0-0
2008 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Siena 1-1

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 2/4/2021
 

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