22 Febbraio 2021

Quell'unico Lazio-Bayern del 1974
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

Da più di due mesi, cioè dal giorno in cui una mano malefica ha accoppiato nel sorteggio degli ottavi di finale la Lazio al Bayern Monaco, gira ovunque questa foto fatta dal maestro Marcello Geppetti, con Giorgio Chinaglia e Gerd Müller abbracciati e sorridenti allo Stadio Olimpico nell’unica volta in cui Lazio e Bayern si sono sfidate. In pochi, però, sanno che dietro quella foto c’è una lunga storia, amarissima, forse la beffa peggiore subita dalla Lazio in 121 anni di storia travagliatissima. Quella foto è del 17 settembre del 1974, di un’amichevole incastrata tra altre due sfide con il Grottaferrata e il Basilea, prima dell’inizio del campionato giocato con lo scudetto sul petto. Già, lo scudetto. Propria da quell’estate tricolore del 1974 parte la storia incredibile di questa sfida tra la Lazio campione d’Italia e il Bayern Monaco che, anche allora, aveva appena conquistato la Coppa dei Campioni. Una storia da Lazio…

Quella del 1974 non è un’estate come tutte le altre. Non lo è e non può esserlo soprattutto per chi come me ha dodici anni e ha toccato il cielo con un dito. In camera, ad Anzio, c’è il poster a colori della mia squadra, con scritto LAZIO CAMPIONE D’ITALIA 1973-1974. E vicino, sulla mensola, c’è il pallone di cuoio ASSO, a spicchi bianco e neri, con le firme di tutti i giocatori di quella squadra e di Tommaso Maestrelli. Basta questo per rendere speciale quella estate dei primi baci e del primo piccolo grande amore che scorre veloce e che ha come sottofondo “Bella senz’anima” di Riccardo Cocciante, “Soleado” di Daniel Santacruz Ensamble, “Sugar baby love” di The Rubettes, “Solo lei” di Fausto Leali, “E tu…” di Claudio Baglioni e “Help me” dei Dik Dik. Già, “aiutami”. Questa è la traduzione del titolo della canzone dei Dik Dik che spopola e questa è l’invocazione dei tifosi della Lazio rivolta ad Artemio Franchi che, oltre ad essere presidente dell’UEFA è diventato da pochi mesi vice presidente della FIFA nel convegno che ha preceduto il Mondiale del ’74 vinto dalla Germania, quello della débâcle azzurra e del “vaffa” in mondovisione di Giorgio Chinaglia a Ferruccio Valcareggi per quella sostituzione a Monaco di Baviera nella sfida con Haiti. A lui, al potentissimo dirigente fiorentino, è rivolto l’appello dei tifosi della Lazio, di Maestrelli, della squadra e della società, che chiedono di poter giocare quella Coppa dei Campioni conquistata sul campo vincendo lo scudetto ma che l’UEFA ci ha negato con una squalifica pesantissima per i fatti di Lazio-Ipswich, estromettendoci per un anno da tutte le competizioni europee.

Artemio Franchi è l’uomo più potente del calcio mondiale in quel momento, ed è uno degli uomini più potenti d’Italia. È il presidente della Federcalcio, ha creato il Centro Sportivo di Coverciano e ha agganci politici importanti. La sua ascesa è stata rapida e qualcuno sussurra che faccia parte della Massoneria. Sussurri che diventano realtà nel 1981, quando il suo nome compare nella lista degli iscritti alla P2 con la tessera numero 402. Non è un’estate facile per Artemio Franchi, perché l’Italia è uscita con le ossa rotte da un Mondiale in cui partiva da favorita dopo il secondo posto ottenuto 4 anni prima in Messico alle spalle del Brasile e secondo qualcuno già vincitrice, perché Zoff è imbattuto da oltre 1000 minuti e prima di Germania ‘74 l’Italia ha battuto una dopo l’altra tutte le grandi del calcio mondiale. Invece, la squadra di Ferruccio Valcareggi è stata sbattuta fuori al primo turno da una modesta argentina e dalla Polonia, pagando a carissimo prezzo il gol subito all’esordio da Haiti, realizzato dal carneade Sanon. È un’estate difficile per Artemio Franchi, anche perché è stato denunciato da un giornalista inglese, Brian Glanville, che lo accusa di aver aiutato Italo Allodi e il faccendiere ungherese Deszo Szoltdi a corrompere gli arbitri che dirigevano le partite delle squadre italiane di club e anche della Nazionale azzurra durante gli anni sessanta. E di aver continuato a brigare e corrompere anche negli anni settanta. Un’accusa che regge poco, basta pensare a quello che ha combinato pochi mesi prima all’Olimpico l’arbitro olandese Van der Kroft proprio in occasione di quel Lazio-Ipswich: un rigore non concesso alla Lazio per una parata di mano di un difensore sulla linea, un rigore inesistente concesso agli inglesi che ha vanificato il tentativo di rimonta della squadra di Maestrelli e che ha scatenato il putiferio dentro lo stadio e in campo. Risultato: Lazio esclusa da tutte le competizioni europee e squalifica dello Stadio Olimpico. Una squalifica che costerebbe la mancata partecipazione alla Coppa dei Campioni.

C’è il precedente del Tottenham che fa ben sperare, perché il club inglese era stato squalificato a causa degli incidenti provocati dai suoi tifosi nella partita di Coppa Uefa con il Feyenoord, con Rotterdam messa a ferro e fuoco da quelli che pochi anni dopo saranno etichettati come hooligans e che proprio in quel caldo agosto del 1974 mietono la prima vittima: è un tifoso del Bolton, accoltellato a morte. Addirittura la Regina d’Inghilterra e il primo ministro dell’epoca si operano per convincere l’UEFA a cancellare le sue sanzioni e Artemio Franchi decide di adottare con il Tottenham il guanto di velluto. E su quel precedente si basano gli avvocati della Lazio presentando il loro appello. Il giorno del sorteggio della Coppa dei Campioni 1974-1975, quindi, la pallina con il nome della Lazio viene regolarmente inserita nell’urna, ma sub judice. Peschiamo, come dimostra questo rarissimo filmato dell’epoca, i tedeschi dell’Est del Magdeburgo…

http://www.youtube.com/watch?v=WVOGwB5pwV8

Il via della Coppa dei Campioni (all’epoca non c’erano i preliminari) è fissato per mercoledì 18 settembre con la Lazio impegnata all’Olimpico contro i campioni della Germania Est, ma la decisione finale dell’Uefa viene rimandata di settimana in settimana, quindi la società, per non farsi trovare impreparata, prenota al Coni lo stadio per il 17 e il 18 settembre, perché per regolamento UEFA deve consentire agli avversari di fare un allenamento in notturna sul terreno di gioco la sera prima della partita. È tutto predisposto per giocare, ma la Lazio decide di non mettere in vendita i biglietti della partita prima del verdetto finale dell’UEFA e della decisione di Artemio Franchi. E il presidente decide di usare il pugno di ferro: niente perdono, Lazio fuori dalla Coppa dei Campioni. A pesare è stata la denuncia di Glanville e la campagna dei giornali inglesi (senza la Lazio, la strada del Leeds verso la finale è più agevole), ma anche quel gesto con cui Giorgio Chinaglia ha mandato a quel paese Ferruccio Valcareggi al momento della sostituzione durante Italia-Haiti. Quel “vaffa” trasmesso in Mondovisione ha provocato uno scandalo pompato poi ad arte per far parlare più del caso-Chinaglia che dell’umiliante eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Quindi, non potendo punire ulteriormente Chinaglia, Artemio Franchi decide di far pagare il conto alla Lazio.

L’estate più bella, quindi, diventa all’improvviso triste come quelle giornate di pioggia di fine agosto che annunciano la rottura dell’estate, la fine delle vacanze e il ritorno in città. A 12 anni appena compiuti io mi sento come tutti i laziali come se mi avessero rubato qualcosa di meraviglioso e irripetibile: un sogno inseguito per tutta una vita. Per la prima e unica volta nella storia, una squadra italiana non partecipa alla Coppa dei Campioni. Non era mai successo prima e non succederà mai neanche dopo, nemmeno dopo lo scandalo del 2006 di Calciopoli, quando la Juventus Campione d’Italia fu retrocessa in Serie B e il Milan arrivato secondo fu penalizzato di 30 punti e “retrocesso” ai preliminari di Champions League (e la vinse pure quella Champions), sostituiti allegramente dall’Inter arrivata terza e scudettata a tavolino e da chi, come la Roma, quel diritto non l’aveva conquistato sul campo.

Per attenuare la delusione della piazza, con lo Stadio Olimpico a disposizione perché già affittato e pagato, per ripagare almeno le spese la Lazio decide di organizzare il 17 settembre un’amichevole all’Olimpico contro il Bayern Monaco Campione d’Europa, la squadra in cui giocano Maier, Beckenbauer, Schwarzenbeck, Hoeness e Gerd Muller (nella foto con Chinaglia), che hanno appena conquistato con la Germania il titolo Mondiale. È una notte di stelle e di fuochi d’artificio, anche in campo. Il Bayern è qualificato d’ufficio al secondo turno di Coppa dei Campioni come detentore del titolo, come è successo al Magdeburgo che passa a tavolino grazie alla squalifica della Lazio e agli irlandesi del Cork Celti a causa del ritiro dell’Omonia Nicosia a causa della grave crisi politica a Cipro che rischia di portare alla guerra civile.

E la Lazio in quella sfida tiene testa al Bayern Monaco: va sotto 1-0 dopo 12’ per il gol di Schwarzenbeck, ma nel finale è Franzoni a realizzare la rete del pareggio. Per la cronaca, il Bayern Monaco vincerà anche quella edizione della Coppa dei Campioni, battendo nella finale di Parigi il Leeds United. Ma quella partita passa alla storia per ben altri motivi, perché i tifosi del Leeds provocano incidenti gravissimi aggredendo i tifosi avversari e distruggendo il Parco dei Principi. L’UEFA squalifica il Leeds da tutte le competizioni europee fino al 1980, ma anche questa volta (come era successo con il Tottenham) in appello Artemio Franchi decide di usare il guanto di velluto e la punizione esemplare diventa uno schiaffetto, ovvero in un anno di squalifica. Come la Lazio, ma per incidenti molto, ma molto meno gravi di quelli provocati dai tifosi del Leeds. Una beffa nella beffa, una delle tante dei 121 anni di storia della Lazio, ma che a distanza di più di 46 anni lascia ancora l’amaro in bocca. Una storia da Lazio...





Accadde oggi 08.03

1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milan 1-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-0
1942 Firenze, stadio Giovanni Berta – Fiorentina-Lazio 3-1
1953 Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 3-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 4-0
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Modena 1-0
1992 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 1-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-0
2000 Rotterdam, De Kuip stadium - Feyenoord-Lazio 0-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1
2009 Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-2

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/2/2021
 

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