21 Febbraio 2021

Le "ragnatele" del mago
di Stefano Greco

Zero assist in 20 partite di campionato. Se succede al “re degli assist” della passata stagione, leggendo solo questo dato il primo pensiero che viene alla mente è che “El mago” ha perso il suo tocco magico e che Luis Alberto non è più quello dello scorso anno ma che è tornato al rendimento altalenante del passato, quello che lo portava a giocare una stagione sì e una no, oppure ad alternare partite fantastiche a prestazioni inguardabili. Invece non è così. Non è, non è mai stato e mai sarà un mostro di rendimento “El mago”, perché questo è il destino di tutti i fantasisti, ma Luis Alberto è cambiato, è maturato, ha preso in mano la Lazio e la sta trascinando nuovamente in zona Champions League a suon di giocate e di esultanze: a volte polemiche, ma mai banali.

“Se vuoi capire se e quanto una squadra è legata al proprio allenatore e quali sono gli umori all’interno di un gruppo, guarda bene come e dove esultano i giocatori dopo un gol. Se chi ha segnato si ferma a centrocampo o va da solo verso la Curva, non è un bel segnale. Se dopo un gol chi ha segnato corre, inseguito dagli altri compagni, verso la panchina per un abbraccio quasi orgiastico con l’allenatore e i panchinari, allora sì che quello è un gruppo vero, unito, quasi monolitico”.

Questa frase me l’ha detta qualche anno fa un allenatore ma, a dire il vero, me l’aveva detta tantissimi anni fa Gianfranco Giubilo, uno dei miei maestri di giornalismo. C’è tanta verità in questa frase e basta vedere l’esultanza dei giocatori della Lazio ad ogni gol per capire subito che questo è un gruppo vero, solido, quasi monolitico. Ieri al gol sono scattati tutti verso Luis Alberto che inscenava la sua esultanza alla Spiderman per esaudire il desiderio di suo figlio: “Papà, se segni fai il gesto di Spiderman quando fa partire le ragnatele”, gli aveva chiesto il piccolo di casa e “El mago” quando ha firmato il gol della vittoria contro la Sampdoria ha esaudito il desiderio: prima di essere travolto dall’abbraccio di tutti i compagni e prima di andare a celebrare il settimo gol stagionale con il consueto abbraccio a Simone Inzaghi, l’uomo che lo ha resuscitato e che ogni anno gli cuce addosso un ruolo perfetto. Sì, perché Inzaghi è l’allenatore di tutti, ha tanti figli prediletti in questa squadra (a partire dagli intoccabili Leiva, Acerbi, Immobile e Milinkovic Savic) ma quello con Luis Alberto è sempre stato un rapporto speciale. Per dare spazio e valorizzare al massimo lo spagnolo, Simone Inzaghi è stato costretto a lasciar partire (a malincuore) Felipe Anderson che si sentiva sacrificato, quasi schiacciato dalla crescita di Luis Alberto, l’uomo fondamentale di questa squadra.

Sì, perché quando Luis Alberto non c’è o non è in giornata, si spegne quasi la luce in casa Lazio. Perché lo spagnolo fa il playmaker, detta il ritmo, lancia i compagni e li mette soli davanti al portiere: insomma, tesse la tela del gioco ma ha anche tempi di inserimento fantastici che lo stanno portando a essere decisivo sotto porta come mai in passato: 7 gol in 20 partite, un ritmo addirittura superiore a quello della sua miglior stagione in biancoceleste, quell’annata 2017-2018 in cui di gol ne segnò addirittura 11 ma in 34 partite. Furono lui, Milinkovic Savic e Immobile a trascinare la Lazio ad un passo da quella qualificazione alla Champions League persa nella volata finale con l’Inter proprio a causa degli infortuni che tagliarono fuori Immobile e Luis Alberto nelle ultime giornate di campionato.

Già, gli infortuni, la nota dolente e la costante di questi ultimi 9 mesi. Dalla ripresa del campionato dopo il lockdown a oggi Inzaghi ha avuto tutti a disposizione solo per poche settimane, quelle in cui sono arrivate le sei vittorie consecutive e i successi trionfali nel derby e in casa dell’Atalanta. Prima e dopo ha dovuto fare sempre i conti con l’infermeria piena, usare il bilancino per non spremere quelli che scendono in campo ma convivono con piccoli e grandi problemi fisici (Immobile in testa ora che Radu e Luiz Felipe anno alzato bandiera bianca…), compreso Luis Alberto alle prese da mesi con quella maledetta pubalgia che gli impedisce di giocare più di 60/70 minuti a partita. Specie se la Lazio gioca due partite importanti nel giro di 3/4 giorni… Per questo scuote sempre la testa Luis Alberto quando esce dal campo, come è successo anche ieri: per rabbia e frustrazione, perché come tutti vorrebbe giocare sempre e fino alla fine. Poi, c’è sempre qualcuno che prova a cercare il marcio dove marcio non c’è, ma questa è la realtà: Luis Alberto è troppo prezioso per la Lazio e Simone Inzaghi deve preservarlo.

È un equilibrista Simone, costretto a camminare sul filo e senza una rete sotto per proteggerlo in caso di caduta. Ieri è stato costretto a rinunciare a due/terzi della difesa titolare, alla prima alternativa (Hoedt) e anche all’uomo di fascia più importante (Lazzari) per il gioco della Lazio: e tutto questo con il Bayern Monaco alle porte e la necessità di non spremere nessuno per evitare infortuni. Sono arrivati tre punti fondamentali ma qualcuno ha storto lo stesso la bocca, qualcuno ha preferito parlare di Muriqi e di quel gol facile, facile sbagliato, oppure del calo di rendimento della squadra quando sono entrate le seconde linee. Come se questo servisse a qualcosa, come se queste cose non fossero chiare come la luce del giorno anche a chi di calcio ne capisce poco. E a fine partita Inzaghi ha difeso chi ha giocato ed è stato costretto a difendere anche scelte di mercato non sue, perché questo fa un allenatore: tutelare i suoi ragazzi e i delicati meccanismi che trasformano 25 singoli in una squadra, ma anche evitare di puntare l’indice contro la società per pararsi il cu.o come fa qualche suo collega quando le cose non vanno per il verso giusto.

Per questo Simone ha resistito 5 anni e resterà almeno altre due stagioni alla guida della Lazio. Per questo Simone è adorato da tutti i suoi ragazzi che per lui sono disposti a fare qualsiasi cosa. Tutti, compreso Luis Alberto, quel “mago” un po’ indolente che spara ragnatele e che ieri è stato per l’ennesima volta decisivo segnando il quarto gol nelle ultime 6 partite. E ora c’è il Bayern Monaco… ma questa è un’altra storia.





Accadde oggi 08.03

1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milan 1-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-0
1942 Firenze, stadio Giovanni Berta – Fiorentina-Lazio 3-1
1953 Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 3-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 4-0
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Modena 1-0
1992 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 1-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-0
2000 Rotterdam, De Kuip stadium - Feyenoord-Lazio 0-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1
2009 Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-2

Video

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/2/2021
 

7.709 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,132
Variazione del -0,53%