16 Febbraio 2021

AUGURI ANGELO! E resta con noi...
di Stefano Greco

51 candeline sulla torta della vita, 12 sull’altra torta, quella degli anni passati in biancoceleste: da guardiano della porta dal 2000 al 2007 a guardiano dello spogliatoio biancoceleste in queste ultime 5 stagioni vissute al fianco di Simone Inzaghi.

Angelo Peruzzi è da sempre un uomo silenzioso: uno che ama i fatti più delle parole, uno che odia la vetrina e le interviste, perché anche se in carriera ha vinto tutto (compreso un Mondiale, anche se non da protagonista) lui le luci della ribalta le ha sempre lasciate agli altri. Perché Angelo preferisce parlare negli spogliatoi, dentro quelle quattro mura che vedono e sentono di tutto ma che conservano gelosamente tutti i segreti. Perché Angelo è, come va di moda dire oggi, “un uomo del fare”. O, come amo definirlo io da quando ha rimesso piede a Formello a luglio del 2016, un “aggiustatore di problemi”.

E ne ha risoti tanti di problemi Angelo Peruzzi in questi 5 anni, recitando alla perfezione quel ruolo di filtro tra la società e la squadra, ma anche di direttore e protettore del gruppo. Non è uno tenero Angelo Peruzzi, è uno che ha stilato un comandamento interno e quando è servito ha usato anche il pugno di ferro per farlo rispettare, ma ha sempre trattato tutti i suoi ragazzi con il guanto di velluto, perché da ex giocatore che ha speso la sua carriera nei più grandi club italiani sa benissimo quanto possa essere importante per un calciatore sentirsi “protetto”. O meglio, quanto possa rendere di più un calciatore quando lavora in una società organizzata e lui deve pensare solo ed esclusivamente al campo, perché sa che c’è qualcuno che si occupa di tutto l resto.

Da 5 anni a questa parte quel “qualcuno” in casa Lazio si chiama, appunto, Angelo Peruzzi. Il Mister Wolf di Formello che quest’anno di lavoro ne ha avuto come mai in passato nel travagliato avvio di stagione della Lazio. Tra problemi post lockdown (stipendi arretrati e premi pagati in ritardo) e attriti tra squadra e società per i risultati che non arrivavano, Peruzzi ha dovuto battere i pugni e alzare la voce più di una volta, sia per mantenere il controllo del gruppo che per arginare la volontà di qualcuno all’interno della società di invadere in qualche modo il campo, facendo piovere dall’alto decisioni che spettavano invece all’allenatore e al Club Manager: sia sulla gestione del gruppo che sulle sanzioni a infliggere a chi violava il regolamento interno varato dallo esso Peruzzi e accettato da tutti i giocatori. Peruzzi, per difendere i suoi ragazzi, il suo lavoro e quell’indipendenza pretesa e ottenuta quando nell’estate del 2016 ha accettato di tornare a Formello, è andato allo scontro frontale con il presidente a novembre. Sono volate parole grosse sia da una parte che dall’altra e si è arrivati ad un passo dalla rottura quando Angelo ha svuotato l’armadietto e se n’è tornato a Blera saltando la trasferta di Crotone. Quella in cui, in accordo con Inzaghi, aveva deciso di far giocare Luis Alberto dal primo minuto nonostante la volontà da parte della società di lasciare addirittura a casa lo spagnolo per punirlo per quelle esternazioni che avevano fatto infuriare Lotito sulla vicenda dell’aereo (“tutto bello, ma quando ci si preoccupa della squadra? Tutta apparenza…”) e degli stipendi arretrati non pagati. Un’esternazione via social che violava apertamente il regolamento interno e che è costata a Luis Alberto una multa salatissima e la tirata d’orecchie da parte di Peruzzi che ha obbligato lo spagnolo a chiedere scusa in diretta su Instagram.  

Pugno di ferro e guanto di velluto, appunto. Perché il quel caso Angelo Peruzzi ha imposto il suo peso e ha ribadito quel concetto che aveva espresso fin da luglio 2016. “Ho accettato perché ho avuto le garanzie di poter lavorare in totale autonomia e senza nessun tipo di ingerenza da parte di Lotito, di Tare o di altri nelle mie scelte. Non torno a Formello per ricoprire un ruolo di facciata”. Questo ha ricordato Peruzzi a Lotito nel giorno in cui sono volate parole grosse e quell’indipendenza Peruzzi l’ha difesa anche a costo di mettere fine al matrimonio con la Lazio.

“Resto se mi fanno lavorare come dico io bene, altrimenti rimango a Blera. Per questo ho sempre fatto contratti brevi con la Lazio”. Questo è quello che ha sempre detto Peruzzi fin dal primo giorno e questo è quello che ha ribadito in quei giorni caldissimi in cui, tra inchiesta sui tamponi e polemiche interne, la Lazio sembrava una nave in balia delle onde e prossima ad affondare. Invece Peruzzi quella nave non solo non l’ha abbandonata, ma si è rimesso al timone e insieme a Inzaghi l’ha guidata senza danni fuori dalla tempesta e in acque tranquille.

Almeno fino alla fine di questa stagione, Angelo resterà lì al suo posto, poi si vedrà. Ma se come sembra anche Inzaghi rinnoverà il contratto e rimarrà a Formello, difficilmente Peruzzi lascerà solo l’amico ed ex compagno di squadra. Perché anche se sono completamente diversi uno dall’altro, Angelo e Simone sono diventati quasi fratelli, un binomio vincente come lo è stato in passato quello tra Tommaso Maestrelli e Gigi Bezzi ai tempi del primo scudetto della storia della Lazio.

Quindi, AUGURI ANGELO! E resta con noi a lungo…





Accadde oggi 08.03

1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milan 1-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-0
1942 Firenze, stadio Giovanni Berta – Fiorentina-Lazio 3-1
1953 Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 3-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 4-0
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Modena 1-0
1992 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 1-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-0
2000 Rotterdam, De Kuip stadium - Feyenoord-Lazio 0-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1
2009 Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-2

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/2/2021
 

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