15 Febbraio 2021

Lo scudetto non è roba per noi...
di Stefano Greco

“C’è rammarico, c’è grande rammarico”. Lazio-Inter è tutta in queste 5 parole ripetute in modo ossessivo da Simone Inzaghi a fine partita ai microfoni di SKY, con il tormento di chi non riesce a darsi pace per la grande occasione fallita e che deve accettare l’idea che lo scudetto è e resta solo un sogno per questa Lazio. Un sogno tanto bello quanto impossibile, di quelli che quando li vivi sembrano così reali da farti credere fino a quando non apri gli occhi che non stavi sognando e che stavi vivendo un’avventura meravigliosa e reale. Ma non è così. Purtroppo, non è così.

Non è così, perché la Lazio è una squadra imperfetta. Lo è da anni, perché purtroppo non è stato fatto fino in fondo quello che si doveva e poteva fare, anche con un budget così ridotto. Sì poteva fare, ad esempio, utilizzando meglio due estati fa quel capitale investito per portare a Roma Denis Vavro (uno che fa la panchina anche con l’Huesca, ultimo in classifica nella Liga spagnola); si poteva fare quest’estate investendo parte di quei 20 milioni di euro ipotecati per Muriqi per acquistare un centrale vero, perché l’obiettivo primario della Lazio era e doveva essere quello: COMPRARE DUE CENTRALI VERI. Giocatori e non figurine da inserire nelle caselle vuote dell’album. Perché come manca uno tra Acerbi e Radu, crolla immediatamente il castello di carta. È successo ieri sera e succede da anni, purtroppo. Perché Stefan Radu, quello che due estati fa era stato messo alla porta da Tare, nonostante l’età è ancora oggi uno dei pilastri di questa squadra. Non per colpa di Hoedt, semmai di chi negli ultimi 10 anni (tranne De Vrij e Luis Felipe, perché Acerbi non lo voleva prendere perché diceva che era assurdo investire una cifra così alta per un giocatore di quell’età ed è arrivato solo perché Inzaghi ha fatto il diavolo a 4) ha portato a Formello difensori improbabili e improponibili, lasciando la Lazio un bel progetto perennemente incompiuto.

Nelle grandi partite, purtroppo, non si possono commettere errori, perché quando ti ritrovi davanti gente come Lukaku e Lautaro Martinez gli errori li paghi. E noi ieri sera abbiamo commesso 4 errori clamorosi che ci sono costati 3 gol: quello sul rigore (dove l’errore di Hoedt non è entrare in scivolata, ma farlo come gli accade troppo spesso in modo scomposto), quello di Acerbi sul 2-0 con quel pallone folle dato all’indietro e regalato a Lautaro (gol salvato dal recupero strepitoso di Parolo in scivolata su Hakimi) e i 2 errori commessi da Patric. Sì, perché oggi tutti crocifiggono Hoedt per il primo gol o Parolo perché non ha provato a stendere Lukaku, ma il secondo e il terzo gol li ha sulla coscienza Patric: sul 2-0 non sale come gli altri centrali e tiene in gioco Lukaku, mentre nell’azione del 3-1 fa una diagonale senza senso verso Lukaku (che aveva Parolo addosso e Reina davanti che gli copriva lo specchio della porta) lasciando completamente libero Lautaro sul secondo palo. Errori di una difesa improvvisata a rabberciata; errori che hanno fatto tutta la differenza del mondo ieri sera; errori difensivi che ci erano costati la sconfitta prima di Natale a San Siro con il Milan in una partita quasi dominata. Errori di mercato che paghiamo da anni e che continueremo a pagare fino a quando qualcuno non capirà che per vincere qualcosa d’importante in Italia la prima cosa da fare è costruire una grande difesa, perché gli scudetti non li vince chi segna di più, ma chi riesce a incassare meno gol.

Lo so, può sembrare un discorso semplicistico, oppure l’ennesimo attacco a Tare o alla società, ma questa è la realtà. Perché il calcio è molto più semplice di quanto si immagini e di quanto non lo renda complicato chi parla di moduli, di difesa a 3 o a 4 come se quella fosse la vera formula magica. Non serve la magia e non c’è nessun modulo perfetto, a fare la differenza sono sempre i giocatori che un allenatore HA o NON HA a disposizione. Quelli che ha Conte in difesa non sono il meglio che c’è in giro nel mondo o in Italia, ma con Bastoni e Skriniar ai lati di De Vrij, l’Inter in campionato ha subito appena un gol nelle ultime 6 partite di campionato e su questa invulnerabilità difensiva ha costruito il suo primato in classifica. Non sul gioco, perché a livello di gioco e di palleggio ieri non c’è stata partita, ma sulla solidità difensiva. Quella che da sempre manca a noi. Quella che lo scorso anno abbiamo avuto per qualche mese e che ci ha consentito di arrivare momentaneamente al primo posto in classifica e di sognare lo scudetto. Ma venuto meno Radu e sceso il rendimento di Acerbi nel post lockdown, è calato il buio.

Questa è la realtà e crocifiggere oggi Hoedt, oppure ricominciare la solita tarantella su Inzaghi, è un gioco che serve a poco se non a nascondere le vere responsabilità. È il gioco di chi si è rassegnato ad un certo andazzo e che invece di prendersela con il vero responsabile perché è potente se la prende con qualcuno più facile da attaccare o da insultare. Un giochetto visto e rivisto, che si ripropone ciclicamente senza rendersi conto che non è colpa di Hoedt se è tornato a Roma e non è colpa di Inzaghi se con quello che passa il convento non riesce a lottare per lo scudetto.

Per quel che mi riguarda, Inzaghi in questi anni ha fatto miracoli e li sta facendo anche in questa stagione iniziata (per mille motivi) con il piede sbagliato e che lui e la squadra sono riusciti a raddrizzare. Siamo usciti dal ciclo terribile (Napoli, Milan, derby, Atalanta e Inter) con 3 vittorie e due sconfitte che potevano essere senza problemi (e senza errori difensivi in serie) almeno due pareggi, con il quarto posto a soli 3 punti, agganciati a quel gruppone che si è formato alle spalle di Inter e Milan che si giocherà fino alla fine gli ultimi due posti a disposizione. E questo è il nostro vero scudetto: conquistare il terzo o il quarto posto. Questo deve essere il nostro obiettivo, vincere nelle prossime 9 giornate quelle partite che all’andata abbiamo toppato e che ci sono costate quei punti che non ci consentono di stare a ridosso delle due milanesi. Nelle prossime 9 partite abbiamo solo la Juventus (dopo Sampdoria, Bologna e Torino), ed è prima e dopo la sfida con i bianconeri (dopo la trasferta a Torino abbiamo Crotone, Udinese, Spezia, Verona e Benevento…) che ci giocheremo il terzo o il quarto posto, l’unico “scudetto” alla portata di questa Lazio. Poi, se un giorno qualcuno deciderà di ricostruire la difesa, potremo anche guardare oltre. Ma c’è un SE enorme tra il sogno e le speranze dei tifosi e le “solide realtà” di chi guida questa società.





Accadde oggi 08.03

1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milan 1-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-0
1942 Firenze, stadio Giovanni Berta – Fiorentina-Lazio 3-1
1953 Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 3-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 4-0
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Modena 1-0
1992 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 1-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-0
2000 Rotterdam, De Kuip stadium - Feyenoord-Lazio 0-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1
2009 Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-2

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/2/2021
 

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