14 Febbraio 2021

Draghi e la mazzata allo sport italiano
di Stefano Greco

“Delusione e rammarico. In una parola, mortificata. Sono questi i sentimenti che provo, constatando che ancora uno volta lo sport è stato dimenticato dalla politica. In un periodo di forte crisi, dove la pandemia ha messo in ginocchio l’attività di migliaia di operatori del settore, con le incertezze sulle riaperture di palestre e piscine, con la montagna bistrattata, il nuovo Governo nasce senza un Ministero ad hoc. Non se lo meritano i nostri giovani, i nostri figli, i nostri atleti che tengono alto il Tricolore nel mondo, tutti coloro che vivono di sport”.

Così Lara Magoni, delegata del Coni, ha commentato a caldo la scelta del Governo Draghi di non inserire nel suo nuovo Governo un Ministro dello Sport e di non aver neanche delegato il settore ad uno dei 23 ministri nominati venerdì sera. Uno schiaffo allo Sport italiano in uno dei momenti più delicati della storia in cui la terza industria del Paese è quasi in ginocchio, dopo un anno di pandemia che ha significato la sospensione di tutte le attività sportive di base e, di conseguenza, quasi l’azzeramento delle entrate per migliaia di società dilettantistiche che si occupano dell’attività giovanile e di decine di migliaia di famiglie che vivevano di sport o dell’indotto dello sport.

Sembrano lontani secoli gli anni in cui, Amintore Fanfani, leader storico della Democrazia Cristiana, parlando con il suo collega Aldo Moro, pronunciò una frase destinata a diventare storica: “Tu ed io pensiamo che l’Italia sia fondata sul lavoro, come afferma la Costituzione. Invece, è fondata sul pallone...”.

Per decenni, da quegli anni Settanta a oggi, in Italia non c’è mai stato un intervento dello Stato a favore del mondo dello sport (a partire dalla scuola) mentre è stato lo sport a portare ogni anno oltre un miliardo di euro nelle casse dello Stato (sotto forma di incassi prima del Totocalcio e poi delle scommesse, ma soprattutto come tasse pagate dalle società sugli incassi e sugli stipendi dei calciatori) ricevendo indietro solo un’elemosina dal ricavato degli incassi del settore gioco, scesa costantemente negli ultimi anni come contributo versato al Coni fino ad arrivare sotto la soglia dei 500 milioni di euro. Con una fetta minima destinata ogni anno al calcio, il vero motore del settore dei giochi e delle scommesse della terza industria del Paese.

Ma il calcio è ricco di suo, quindi non ha bisogno di contributi, semmai di veder ridotto il carico fiscale che devono sopportare le società, il più alto in Europa e che quindi sottrae fondi ai nostri club impedendogli di poter reggere il passo degli inglesi, degli spagnoli o dei tedeschi. E, soprattutto, quello che è mancato, completamente, è stato un intervento diretto da parte dello Stato per rendere snello e accessibile a tutti l’iter per la costruzione di nuovi impianti, per ammodernare un patrimonio immobiliare che, tranne rarissime eccezioni, è ancora fermo all’intervento fatto più di 30 anni fa in occasione dei mondiali di Italia 90 e in molte occasione solo ritoccando impianti che avevano già 50/60 anni di vita. Basta pensare agli stadi di Firenze e di Bologna e, per certi versi, anche a San Siro. Proprio la necessità di avere nuovi impianti, norme precise e soprattutto tempi certi per la costruzione dei nuovi stadi è la necessità primaria del nostro calcio e per riuscire a superare gli ostacoli di una macchina burocratica che rallenta o addirittura impedisce la costruzione di stadi moderni e funzionali, era necessario un confronto con un ministro dello sport, con qualcuno in grado di portare all’interno del consiglio dei ministri le esigenze e le istanze del mondo dello sport. Sia ben chiaro, né Spadafora (che per sua stessa ammissione non sapeva nulla di sport quando gli è stato affidato quel ministero) né Lolli, Giorgetti o Del Rio che si erano succeduti prima di lui alla guida dello sport negli ultimi lustri avevano brillato per la loro opera, ma lasciare il mondo dello sport senza un interlocutore proprio in questo momento così difficile, è stato da parte di Draghi un vero e proprio schiaffo all’intero movimento e, ripeto, alla TERZA INDUSTRIA DEL PAESE.

Perché qui in Italia ci si ricorda dello sport in occasione delle Olimpiadi e del calcio solo quando si chiede alla Nazionale di tenere alto il nome dell’Italia ai Mondiali o agli Europei, ma da decenni tutti i governi che si sono succeduti hanno fatto poco o nulla per consentire allo sport italiano di restare al passo con gli altri paesi, europei o mondiali, in cui è invece lo Stato a finanziare lo sport e non viceversa.

E fa specie che sia stato proprio Mario Draghi a dare una mazzata simile allo sport italiano in questo momento storico in cui l’Italia potrà godere di contributi e finanziamenti mai visti prima per risollevare il paese dopo la pandemia e per proiettare il Paese verso il futuro. Quel Mario Draghi che tifa per la Roma, che gioca a golf per rilassarsi e che è appassionato di basket, non ha ritenuto opportuno assegnare al mondo dello sport un ministro e un interlocutore in un momento in cui quasi la metà delle società sportive e dilettantistiche sono a rischio chiusura e l’intero sistema è quasi al collasso. C’è da completare la riforma del CONI, c’è da dare al mondo dello sport quell’aiuto economico di cui ha goduto ogni settore del Paese (dal Turismo all’industria, dai lavoratori autonomi ai lavoratori dipendenti), minimo e insufficiente sia ben chiaro ma che comunque c’è stato, mentre il calcio ad esempio ha perso oltre 800 milioni di euro dall’inizio della pandemia a oggi senza ricevere assolutamente nulla dal governo Conte. E gli altri sport che vivevano solo d'incassi e sponsor e non grazie ai soldi dei diritti TV (basket in testa) stanno anche peggio. E il primo passo del governo Draghi, invece, è stato quello di togliere allo sport pure un interlocutore diretto, un ministro con portafoglio in grado di chiedere e pretendere soldi in sede di consiglio dei ministri.

L’ondata di sconcerto e di dissenso provocata dal taglio del ministero dello sport, ora porterà probabilmente Draghi ad assegnare ad un tecnico la patata bollente della riforma dello sport italiano. Potrebbe essere Andrea Abodi (il cui nome circolava insieme a quello di Gianni Petrucci come successore di Spadafora), presidente del Credito Sportivo (ma a quanto pare possibile candidato a sindaco di Roma del centrodestra alle prossime elezioni), ma con quali poteri e con quale budget a disposizione per risollevare un settore che è stato massacrato dall’esplosione della pandemia?

Domande che per ora sono senza risposta, con il rischio di perdere altro tempo o l’ennesimo treno. L’unica cosa certa è che Draghi ha commesso un errore enorme dimenticando lo sport, forse perché è stato talmente preso dal “mercato delle vacche” con i partiti che ha generato la nascita di questo governo (per tanti versi impresentabile o difficile da digerire) da dimenticare che oltre al Turismo, all’industria, alle nuove tecnologie, alle infrastrutture e alle energie rinnovabili in Italia esisteva anche un sistema sportivo da preservare, quel mondo dello sport che è da decenni l’ultima ruota del carro di questo “carrozzone Italia” e di cui la politica si occupa poco e pure male. Ed è un errore grosso, enorme, perché i milioni di italiani che seguono il calcio o che fanno sport sono gli stessi elettori a cui i partiti poi vanno a chiedere i voti per governare le città o il paese. E in quei momenti i politici locali o nazionali li vediamo in prima fila nelle tribune d’onore, a volte addirittura nelle curve o sulle vetrate delle curve ad arringare le folle a caccia di voti. Perché è così che va in Italia, da sempre. E anche in questo Draghi ha dimostrato di non essere diverso dai suoi predecessori. Purtroppo…





Accadde oggi 08.03

1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milan 1-2
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-0
1942 Firenze, stadio Giovanni Berta – Fiorentina-Lazio 3-1
1953 Palermo, stadio La Favorita - Palermo-Lazio 3-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Spal 4-0
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Modena 1-0
1992 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 1-0
1995 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-1
1998 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-0
2000 Rotterdam, De Kuip stadium - Feyenoord-Lazio 0-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1
2009 Napoli, stadio San Paolo - Napoli-Lazio 0-2

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