25 Novembre 2020

RIPORTATE PERUZZI A FORMELLO!
di Stefano Greco

Sono amico di Angelo Peruzzi, quindi lo ammetto in partenza, in questa vicenda sono di parte. Ma oltre ad essere amico di Angelo, sono tifoso laziale da sempre e quindi voglio il bene della Lazio. E il bene della Lazio in questo momento passa per un ritorno immediato di Angelo Peruzzi a Formello. Perché in questi 4 anni e mezzo tutti abbiamo esaltato (giustamente) chi l’operato di Simone Inzaghi e chi le mosse di mercato di Igli Tare, ma un ruolo fondamentale per la crescita della Lazio lo ha recitato, quasi sempre dietro le quinte e lontano dai riflettori, Angelo Peruzzi.

“Cinghialone” è stato comandante e mediatore, è stato consigliere silenzioso e “spalla” di Simone Inzaghi, ma è stato anche la guida dei nuovi arrivati, recitando quel ruolo che in passato ha ricoperto per una vita Bob Lovati, il dirigente che prendeva sotto braccio chi approdava in casa laziale e gli spiegava che cosa era la Lazio e, soprattutto, quanto era meraviglioso e al tempo stesso complicato il mondo-Lazio. Ma anche quanto può essere meraviglioso per un calciatore conquistare il cuore della gente laziale.

Angelo Peruzzi è quello che nell’estate del 2016 ha preso pubblicamente a schiaffi Keita per mettere in riga quel ragazzo fortissimo ma con la testa matta perché quello era l’unico modo per recuperare un rapporto che stava andando a rotoli, soprattutto per colpa dei pessimi consiglieri che circondavano quel ragazzo dal talento straordinario: “Keita? Ancora sto cercando la persona che gli abbia detto di non rischiare contro l'Atalanta; capisco benissimo, visto che ho giocato 20 anni, che un forte dolore al ginocchio può indurti a dire cose non tue o che non vorresti. Comunque, sapendo che il ragazzo ha un forte attaccamento alla squadra, alla maglia e ai tifosi, ho subito attivato cinque persone dello staff sanitario per poterlo curare nel pomeriggio, così da recuperarlo il prima possibile. Peccato che non si è presentato, lo comprendo però, perché penso che il dolore al ginocchio era così forte da rimanere e fare i fatti suoi dove più gli piace”.

Ironia e pugno di ferro, sorriso e schiaffi a mano aperta, multe e abbracci, questi sono sempre stati i metodi di Angelo Peruzzi che in quella stagione, dopo aver messo fuori rosa il ragazzo nelle prime due partite di campionato, ha poi consegnato a Simone Inzaghi il miglior Keita di sempre, quello che al fianco di Ciro Immobile ha segnato qualcosa come 16 gol su azione e servito 4 assist in campionato, oltre ad un gol di straordinaria importanza e un paio d’assist nel doppio derby di semifinale di Coppa Italia. Grazie al lavoro di Peruzzi e alla mano di Inzaghi, la Lazio ha recuperato un giocatore considerato perso e 30 milioni di euro incassati con la cessione al Monaco del senegalese.

Ho parlato di Keita, perché è stato il caso più eclatante, ma sono stati tanti gli interventi decisivi del “Mister Wolf di Formello” in questi 50 mesi di Lazio: tanti i casi risolti senza far trapelare nulla all’esterno, tante le multe inflitte per il mancato rispetto di quel regolamento interno che lui stesso ha redatto e consegnato a tutti i giocatori che sono approdati a Formello dal 2016 a oggi.

Peruzzi è stato l’anello di congiunzione tra la società e la squadra, ma anche e soprattutto quel filtro necessario nei rapporti tra Lotito e i ragazzi, oltre che tra il presidente e l’allenatore. Perché Angelo e Simone si conoscono da 20 anni, sono stati compagni di squadra e si sono ritrovati tanti anni dopo e da settembre del 2016 a oggi hanno viaggiato a braccetto e in perfetta sintonia. E proprio per difendere Inzaghi e la sua autonomia decisionale, venerdì scorso Peruzzi si è scontrato per l’ennesima volta con Lotito. Scrivo per l’ennesima volta, non per gettare benzina sul fuoco o per mettere in cattiva luce il presidente, ma perché questa è la realtà delle cose. Caratterialmente molto simili, Angelo e Lotito litigano spesso, soprattutto quando la società fa mancare qualcosa alla squadra o quando Lotito prova a “invadere il campo”, come ha provato a fare estromettendo dalla lista dei convocati per Crotone Luis Alberto. E quell’ennesima lite, con vaffa annessi, è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da tempo.

“Io non posso fare il mediatore su un rapporto di famiglia. Ci sono cose che accadono ovunque, ma poi rientrano. Angelo per noi è un dirigente, una persona fondamentale, questo litigio non è un problema. Succede da mesi, siamo abituati. Guardiamo avanti con serenità e concentrazione”.

Succede da mesi, ha detto ieri Igli Tare parlando della lite tra Peruzzi e Lotito. Ma come ha detto giustamente Tare, non esiste nessuna famiglia perfetta in cui tutto fili liscio, senza discussioni o senza liti a voce alta accompagnate da qualche vaffa. Succede, magari non ci si parla per qualche giorno evitandosi o guardandosi in cagnesco, ma poi si fa un passo e si riparte. Ecco, ora bisogna fare quel passo. E per ruolo istituzionale dovrebbe essere Lotito a fare quel passo. Non per chiedere scusa, perché qui non c’è una vittima e un colpevole, ma perché riportare Angelo Peruzzi è importante per la Lazio, per il presente e per il futuro.

Sì, parlo di futuro, perché un’eventuale rottura definitiva tra Peruzzi e la Lazio potrebbe condizionare anche il rinnovo del contratto di Simone Inzaghi, meno facile e scontato di quello che vuol far credere qualcuno. Simone è follemente innamorato della Lazio e si sente laziale come se fosse nato a Roma e non a Piacenza, come se Formello fosse la sua casa da sempre. Se fosse per lui, Simone non se ne andrebbe mai dalla Lazio e imiterebbe in tutto e per tutto Sir Alex Ferguson. Ma Simone è ambizioso e vuole capire se la Lazio ha voglia di crescere come lui. E, soprattutto, difficilmente resterebbe a Formello senza poter contare sulla presenza e sull’appoggio di Angelo Peruzzi.

“Speriamo bene, speriamo che rientri tutto e pure presto”, ha detto Simone Inzaghi. Per affetto ma anche per riconoscenza verso Angelo che è arrivato allo scontro con Lotito pur di difendere l’indipendenza sua e quella dell’allenatore nella gestione del gruppo e delle questioni interne. Perché come in ogni famiglia, ognuno ha il suo ruolo e le invasioni di campo portano solo problemi, liti e tensioni. Quindi, se Lotito ha veramente a cuore il bene della Lazio, deve fare un passo per ricucire lo strappo. Basta anche una telefonata o una battuta colorita delle sue del tipo: “Angelò, nun fa lo stro..o, torna qua”. Basta poco, ma quel poco è fondamentale. Ed è importante farlo subito, prima che questa piccola crepa diventi una frattura insanabile…





Accadde oggi 23.01

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 2-0
1927 Taranto, - Audace Taranto-Lazio 1-3
1938 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genova 1893-Lazio 2-1
1949 Milano, Stadio di San Siro - Inter-Lazio 1-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Triestina 1-1
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 Roma, stadio Olimpico, Lazio-Juventus 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cavese 1-1
1994 Parma, stadio Ennio Tardini – Parma-Lazio 2-0
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-2
2011 Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 15/1/2021
 

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