24 Novembre 2020

Aveva ragione l'Ansa, aveva torto la Gazzetta
di Stefano Greco

AVEVA RAGIONE L’ANSA, AVEVA TORTO LA “GAZZETTA” CHE AVEVA BOLLATO COME FALSE LE ANTICIPAZIONI FORNITE DALL’AGENZIA ANSA SUL RIESAME DEI TAMPONI DI “FUTURA DIAGNOSTICA” CHE AVEVANO DATO LA STESSA NEGATIVITA’ RISCONTRATA PER CIRO IMMOBILE E LUCAS LEAIVA ALLA VIGILIA DELLA SFIDA CON LA JUVENTUS! LA LAZIO, QUINDI, NON HA BARATO SUI TAMPONI! IL LABORATORIO DI AVELLINO NON HA BARATO SUI RISULTATI DEI TEST! QUINDI NON C’ERA NÉ UNO SCANDALO NÉ UNA TRUFFA DA SMASCHERARE. E ORA, COME LA METTIAMO?

Dopo due settimane di attesa è stata consegnata la perizia tecnica irripetibile affidata dalla Procura di Avellino alla consulente d'ufficio Maria Landi sui 95 tamponi processati dal centro “Futura Diagnostica” di Avellino e riesaminato all’Ospedale Moscati di Avellino e il risultato a cui è arrivata la consulente è che non solo non c’è stata alcuna manomissione, ma che in base a quei tamponi Ciro Immobile e Lucas Leiva potevano scendere in campo contro la Juventus e che quella scatenata da “La Gazzetta dello Sport” in quei giorni era una tempesta in un bicchier d’acqua, un putiferio montato ad arte senza preoccuparsi di infilare nel tritacarne mediatico una società quotata in Borsa, un presidente, un professionista serio come Ivo Pulcini e soprattutto Ciro Immobile che, molto più di Leiva è stato mediaticamente fucilato da “La Gazzetta dello Sport” e dal suo direttore con la sciarpetta giallorossa al collo, Stefano Barigelli, su richiesta precisa del suo editore, Urbano Cairo. Il tutto, per vendetta, perché Claudio Lotito (che nessuno di noi ama, sia ben chiaro) è da anni il rivale e nemico numero uno di Urbano Cairo e “La Gazzetta dello Sport” si è prestata a recitare il ruolo del killer, ad essere il braccio armato del suo editore. E la ricerca della verità, sbandierata dal suo direttore, altro non era che la scusa usata per giustificare il massacro mediatico senza precedenti a cui è stata sottoposta la Lazio per settimane. E ora, dopo aver giudicato senza prove e aver obbligato la Lazio (a causa di quella bufera mediatica) a giocare contro la Juventus senza la “Scarpa d’Oro” 2019-2020 e senza la sua “diga” davanti alla difesa, i risultati delle controanalisi effettuate ad Avellino su richiesta della Procura della Repubblica hanno dimostrato che non c’era né frode né dolo, ma quello che da tempo si sa e non si dice: i risultati dei tamponi non sono certi al 100% e possono variare da laboratorio a laboratorio, oppure a seconda della “profondità del prelievo”.

La notizia, battuta poco fa dall’ANSA, viene ripresa da “La Gazzetta dello Sport”, come al solito in modo parziale, puntando sul fatto che i risultati sono "discordanti" e che Strakosha (che stava fuori dal gruppo squadra) era positivo, in modo fa far passare in secondo piano la vera notizia: ovvero, la conferma che Immobile e Leiva erano negativi anche in base alle contronalisi. Perché puntare l’indice e sparare a zero è facile, ammettere di aver toppato o di aver comunque ESAGERATO, invece, è un qualcosa che evidentemente non fa parte del DNA di Stefano Barigelli e del suo editore.

E ora, caro Stefano Barigelli, come la mettiamo? Farai un fondo per limitare i danni e chiedere scusa a Lotito, Pulcini, Immobile, Leiva e ai tifosi della Lazio, oppure ti nasconderai dietro al “diritto di cronaca”, in nome del quale da anni si fucilano persone e società ancora prima di sapere se mai ci sarà un processo? Perché nonostante la ridicola marcia indietro innestata quando da Avellino arrivavano i primi segnali poco incoraggianti per chi aveva scommesso sulla “frode” operata dalla Lazio, da questa vicenda “La Gazzetta dello Sport” ne esce con le ossa rotte a livello di credibilità, come inizia a scrivere anche qualche giornalista importante che non è né laziale né amico di Lotito, come ad esempio Nicola Porro.

“Sono romano di Testaccio (leggasi, ROMANISTA SFEGATATOma non sono anti-laziale” disse Barigelli il 10 novembre quando filtrò quell’anticipazione dell’ANSA, aggiungendo che “se i risultati delle controanalisi daranno ragione al laboratorio e alla Lazio lo scriveremo”. E ci mancherebbe altro, verrebbe da aggiungere, anche se come ho scritto prima per ora su “La Gazzetta” online non c’è traccia di questa notizia, al contrario dei titoloni sparati quando c’era da colpire la Lazio e da affondare Lotito. Una brutta pagina, perché il castello di carta sta crollando e in un colpo solo Barigelli e il suo editore hanno perso  sia la battaglia contro Lotito e contro la Lazio che gran parte di quella credibilità accumulata in quasi 125 anni di vita da un giornale che fino a qualche anno fa era considerato quasi il Vangelo del giornalismo sportivo italiano. Della serie: “Se lo scrive La Gazzetta, è vero”. Ecco, oggi sappiamo che non è più così. Oggi sappiamo che questo giornale, purtroppo, altro non è che uno strumento nelle mani di un editore-presidente di calcio che ha usato “La Gazzetta dello Sport” per colpire un nemico giurato e per ottenere a tavolino quei 3 punti che la sua squadra non era riuscita ad ottenere sul campo. E se così non fosse, ovvero se come ha detto Stefano Barigelli il presidente-editore non c’entra nulla e il giornale si è mosso da solo, Urbano Cairo allora oggi dovrebbe licenziare in tronco il suo direttore. Perché nella vita funziona così: CHI SBAGLIA PAGA. E mi auguro che Lotito, Pulcini e Immobile, oltre alla Lazio società, presentino un conto salatissimo a “La Gazzetta dello Sport” per il danno arrecato, per la valanga di fango (e di merda, perché bisogna chiamare le cose con il loro nome reale…) gettata per settimane sulla Lazio, provando quasi gusto nel farlo.

Io non ho mai messo la mano sul fuoco né su Lotito né sul fatto che il laboratorio di Avellino avesse fatto tutto a regola d’arte, ma ho difeso Immobile perché è un ragazzo pulito e ho difeso anche Lotito e Pulcini perché non si massacra la gente in questo modo, non ci si scaglia con questo accanimento verso le persone, una società e un’intera tifoseria se non si è certi al 100% della colpevolezza dei soggetti in questione. E quando il 10 novembre ho sentito Stefano Barigelli dire: “Io non sono in grado di dire se i tamponi della Lazio siano stati fatti correttamente, non muovo nessuna accusa, ho messo solo in fila dei fatti oggettivi. Il numero di tamponi contestati sono tanti. La Lazio da quanto mi risulta non ha falsificato niente, non abbiamo elementi per poter dire questa cosa che è un reato penale grave”, non sapevo se ridere o spaccare tutto dalla rabbia. Perché sentire uno che si arrampica così sugli specchi e mente in modo così spudorato, è a dir poco fastidioso. Perché la retromarcia innestata quando da Avellino filtravano già voci che facevano traballare o crollare del tutto le certezze dei giorni precedenti, se possibile, è stata ancora più fastidiosa dell’attacco frontale dei giorni precedenti. Aveva il sapore della paura di chi si è spinto troppo oltre e cerca di attaccarsi da qualche parte per non precipitare. E Barigelli oggi si è attaccato al Ca…icedo, per l’ennesima volta dall’inizio di questa vicenda.

Mente Barigelli quando dice che lui non ha mosso nessuna accusa ma solo riportato i fatti in modo nudo e crudo senza alcun intento persecutorio, perché in quella prima pagina e in quel titolo ERA TUTTO VERO, c’era il sapore della vittoria di chi pensava di aver steso l’avversario, compiendo la missione che gli era stata dal suo editore. E c’erano accusa pesanti, perché si parlava di “farsa della Lazio smascherata”, si prefiguravano sanzioni pesantissime a carico della Lazio (penalizzazione o addirittura retrocessione) e si ventilava la “radiazione” di Ivo Pulcini, dipinto per giorni come un piacione vanesio e un pericoloso negazionista da cacciare dal mondo del calcio, insomma tutto meno che un professionista esemplare.

La “Gazzetta dello Sport” non si è limitata a raccontare i fatti, è andata oltre, troppo oltre in nome di quel presunto DIRITTO DI CRONACA con cui si fanno a fettine le persone e i nemici degli editori. Succede troppo spesso oramai, non solo nel mondo del calcio. E forse non è un caso se a farlo in questo caso sia stato uno come Barigelli che, come disse due settimane fa Guido Paglia, “fa parte della scuola de Il Messaggero, dove la Lazio è considerata la cenerentola di casa. E non ci crede nessuno che non abbia qualcosa contro la Lazio”. Così come non ci crede nessuno che dietro a Barigelli e a questo attacco contro Lotito, con la Lazio di mezzo, non ci sia mai stata la longa manus di Urbano Cairo.

Perché fino a che la Lazio non ha vinto a Torino, di Lazio e di scandalo tamponi non si parlava proprio e lo spazio dedicato alla Lazio era poco, pochissimo. Qualche trafiletto interno sull’edizione nazionale, nessun risalto o quasi né per le imprese sul campo della passata stagione né per la “Scarpa d’Oro” vinta da Ciro Immobile “a cui è stato dato poco risalto e Immobile è stato poco celebrato”, come ha ammesso Barigelli. Già, perché il massimo quotidiano sportivo italiano non celebra l’attaccante della Nazionale di Mancini che sale sul trono dei bomber d’Europa? Semplice, perché sotto la maglia azzurra indossa la maglia della Lazio, così come il direttore de “La Gazzetta dello Sport” sopra la giacca e la cravatta indossa sempre e comunque la sciarpa della Roma. E lo sanno tutti…

Aveva scritto ERA TUTTO VERO, ovvero AVEVAMO RAGIONE NOI! Ora dovrebbe ammettere che NON ERA TUTTO VERO, magari aggiungendoABBIAMO FATTO NA CAZZATA, alla romana, come il dialetto del direttore (romanista) de “La Gazzetta dello Sport”. Lo faccia Barigelli, ammetta di aver toppato e, forse, saremo meno spietati di quanto non siano stati lui, il suo editore e il suo giornale in queste settimane con  la Lazio. Perché in fondo, noi laziali siamo signori, da sempre. Siamo fatti di un’altra pasta rispetto a loro, da 120 anni…





Accadde oggi 23.01

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 2-0
1927 Taranto, - Audace Taranto-Lazio 1-3
1938 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genova 1893-Lazio 2-1
1949 Milano, Stadio di San Siro - Inter-Lazio 1-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Triestina 1-1
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 Roma, stadio Olimpico, Lazio-Juventus 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cavese 1-1
1994 Parma, stadio Ennio Tardini – Parma-Lazio 2-0
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-2
2011 Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 15/1/2021
 

55.603 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,096
Variazione del -1,97%