24 Novembre 2020

Quanto manca quell'Olimpico pieno...
di Stefano Greco

È una notte importante per la Lazio, una di quelle serate in cui nessuno vorrebbe mancare perché la posta in palio è altissima. Una notte in cui, senza questo maledetto Covid, avremmo visto l’Olimpico pieno, la Nord trasformata in un quadro vivente, la Tevere piena e tutto lo stadio pronto a trascinare la squadra, come era successo lo scorso anno contro il Napoli, contro la Juventus e l’Inter, in quelle notti magiche in cui tutto sembrava possibile con la squadra e la gente laziale che sembravano un tutt’uno. Invece, in questa notte di Champions, la Lazio sarà ancora una volta sola, costretta a trovare dentro se stessa la forza per superare l’ennesimo ostacolo.

Quanto manca quello Stadio pieno di gente, di colori e di calore. In queste serate manca come l’ossigeno nell’aria, perché non c’è niente di più bello di uno stadio stracolmo, di 50/60.000 persone che spingono con la voce la squadra per trascinarla alla vittoria. Invece, anche questa sera tutti saranno costretti a restare a casa, a urlare davanti alla tv, seduti impotenti su una poltrona o su un divano, senza neanche la possibilità di radunare bande di amici a casa per vedere insieme la partita. E solo oggi che abbiamo perso quello che consideravamo “normale” e che davamo per scontato, ci rendiamo conto di cosa avevamo, di quanta bellezza c’era in quel fiume di gente che si incamminava silenziosa verso l’Olimpico, riempiendo il Ponte Duca d’Aosta, Ponte Milvio o il lungotevere, prima di riempire gli spalti.

Quanto avrebbe bisogno questa squadra della sua gente, specie in questo momento in cui la Lazio viene attaccata da tutti e si ritrova assediata dentro Formello e solo dentro in quell’immenso teatro deserto. Chi ha giocato, chi ha fatto sport ad alto livello lo sa quanto conta giocare in un impianto pieno, che carica può dare l’urlo della gente, anche gli insulti o il tifo contrario in molti casi. Perché non c’è niente di peggio che giocare con gli spalti deserti, con le voci in campo che rimbombano e rendono tutto quasi irreale, simile ad un allenamento e non a partite in cui i tre punti in palio pesano come un macigno.

La Lazio questa sera contro lo Zenith si gioca una buona fetta di qualificazione, perché vincendo eliminerebbe matematicamente i russi e in caso di vittoria del Borussia Dormund scaverebbe un solco in classifica con il Bruges, costringendo i belgi a vincere tutte e due le ultime partite (tra cui lo scontro diretto all’Olimpico nell’ultimo turno) per sperare nella qualificazione, perché potrebbe anche non bastare in casa di vittoria dei ragazzi di Inzaghi questa sera e la prossima settimana a Dortmund.

Nonostante le bufere e i mille problemi legati a infortuni e Covid, la Lazio si è compattata e ha ritrovato certezze con il ritorno di Immobile e con quei meccanismi persi dopo la sospensione del campionato. Quelle vista in queste ultime settimane non è ancora la Lazio irresistibile ammirata nella passata stagione tra fine novembre e fine febbraio, ma gli somiglia molto: per trame di gioco, per la capacità di non arrendersi mai  e per la voglia di giocare divertendosi. È riuscita a giocare a divertirsi anche a Crotone questa squadra, su un campo che sembrava una marana e in condizioni climatiche ai limiti dell’impossibile. E dopo aver superato senza danni la trappola di quella doppia trasferta in Belgio e in Russia, ora è arrivato il momento di accelerare, di sferrare il colpo decisivo.

Farlo da soli, senza l’aiuto della gente e solo con le urla di Inzaghi a bordo campo e dei panchinari, è ancora più difficile. Ma La Lazio è abituata da sempre a soffrire, a realizzare imprese all’apparenza impossibili come quella compiuta all’esordio in Champions quando una squadra reduce dal disastro di Marassi è riuscita a cambiare pelle in pochi giorni e a schiantare una delle squadre più forti d’Europa. Nel calcio non c’è mai nulla di scontato e aver battuto il Borussia non dà nessuna garanzia di riuscire a fare la stessa cosa questa sera con lo Zenith, perché quando c’è un pallone che rotola di mezzo 1+1 raramente fa 2. Ma dentro di noi, sappiamo e sentiamo che l’impresa è a portata di mano, che il traguardo è a pochi passi e serve solo un piccolo sforzo per tagliarlo. E quanto servirebbe un Olimpico pieno e quel boato dell’Olimpico per spingere quei ragazzi, per dargli le energie mentali necessarie per dare quel qualcosa in più. Ma per rivedere quello stadio pieno, dobbiamo chiudere gli occhi e pescare nella memoria, in attesa di tornare alla normalità. In attesa di riavere quello che avevamo e che davamo per scontato…





Accadde oggi 23.01

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 2-0
1927 Taranto, - Audace Taranto-Lazio 1-3
1938 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genova 1893-Lazio 2-1
1949 Milano, Stadio di San Siro - Inter-Lazio 1-0
1955 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Triestina 1-1
1972 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 Roma, stadio Olimpico, Lazio-Juventus 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cavese 1-1
1994 Parma, stadio Ennio Tardini – Parma-Lazio 2-0
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-2
2011 Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 15/1/2021
 

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