22 Novembre 2020

La "Banda" e il silenzio dei colpevoli...
di Stefano Greco

La “Banda-Inzaghi” è tornata e lo ha fatto a modo suo, giocando, segnando e divertendosi come sempre, anche su un terreno di gioco che nel primo tempo era più simile a una piscina che non ad un campo di calcio, sotto un diluvio universale e un vento che a volte fermava addirittura il pallone e lo rispedita indietro con una folata. La “Banda” è tornata e da oggi tutti dovranno fare nuovamente i conti con questa squadra, soprattutto chi ha provato ad affossare in tutti i modi la Lazio nelle ultime settimane, con titoli a 9 colonne e oggi in prima pagina ha riservato ai ragazzi di Inzaghi un riquadro di una colonna, a dimostrazione dei due pesi e due misure che usano da sempre con la Lazio. Perché a “La Gazzetta” la Lazio che vince non interessa, anzi, per loro è quasi un fastidio: sia per il direttore romanista che per i suoi “scudieri” che scrivono con la sciarpa giallorossa al collo.

Per questo ho aspettato oggi prima di parlare di Crotone-Lazio, perché anche se per me era scontato volevo avere la prova sul modus agendi di Stefano Barigelli e del giornale che dirige, usato sia da lui che soprattutto dal suo editore come arma da usare per impallinare la Lazio. “Quando Ciro Immobile tornerà in campo e ricomincerà a segnare gli dedicheremo lo stesso spazio”, aveva detto Stefano Barigelli nel suo intervento in radio nei giorni della bifera, quando il castello costruito da “La Gazzetta dello Sport” iniziava a sgretolarsi. Non ci ha creduto nessuno e infatti così non è stato. Non lo ha fatto oggi come non lo aveva fatto ad agosto quando Immobile aveva vinto la “Scarpa d’Oro”. E che non lo avrebbe fatto non era neanche quotato, perché credere all’indipendenza della stampa e alla deontologia professionale di certi giornalisti sarebbe come credere ancora all’esistenza di Babbo Natale a 18 anni…

Ciro è tornato e lo ha fatto a modo suo, da uomo e da professionista. Ha risposto sul campo a chi lo ha massacrato in queste settimane, arrivando addirittura a mettere in dubbio la sua onestà e la sua lealtà sportiva, dopo averlo tirato dentro ad una vicenda in cui semmai è solo vittima e non può essere minimamente né sospettato né tantomeno accusato di essere responsabile o anche solo complice. Lo ha fatto da uomo, perché dopo il gol segnato a Crotone che ha spianato la strada alla Lazio, Ciro si sarebbe potuto togliere tanti macigni dalle scarpe ieri, invece nelle interviste a fine partita ha parlato della sua gioia, di Inzaghi e della sua “Banda”, senza neanche nominare le infamate subite nelle ultime settimane e gli autori di quella campagna diffamatoria. Perché anche se è di umili origini, questo ragazzo è mille volte più signore di chi si veste e si atteggia come un signore ma che in realtà è un poveraccio nella vita.

Scrivo senza peli sulla lingua oggi, ancora di più di quanto non abbia sempre fatto in vita mia, perché la rabbia per il massacro di queste ultime settimane è tanta e non può svanire dopo una vittoria. E, probabilmente, perché sono meno buono e più rancoroso di Ciro Immobile o di Simone Inzaghi.

Quella di Ciro e della Lazio di ieri era una bellissima storia da raccontare, sia per quello che era successo nelle ultime settimane (senza dimenticare la bufera montata ad arte per quell’uscita di Luis Alberto che in altri tempi sarebbe scivolata via in silenzio o quasi…) sia per il modo in cui la Lazio ha ottenuto quei 3 punti a Crotone, senza mai soffrire contro una squadra che aveva strappato un pareggio alla Juventus e che pur perdendo aveva fatto soffrire e non poco il Milan. Invece la Lazio ha dominato dal primo all’ultimo minuto, ha segnato due gol ma potevano essere il doppio o il triplo in condizioni normali o con un pizzico di cattiveria e precisione in più. È una bella storia quella di questa squadra che non piega mai la testa, che resiste ai colpi che le arrivano ogni giorno da tutte le parti, che con la forza del gruppo riesce a sopportare anche assenze importanti. Ieri mancavano Luis Felipe e Milinkovic, ma chi se n’è accorto? Manca da un  mese il portiere titolare ma la presenza in campo di Reina ha dato serenità alla difesa e al resto della squadra. Non gioca Immobile e Felipe Caicedo indossa i panni dell’uomo della Provvidenza. E ogni giocatori spedito in campo da Inzaghi porta il suo mattoncino, sia che entri dall’inizio o a partita in corso riesce a fare la differenza: Parolo nel primo tempo, Akpa Akpro al posto del capitano di ieri nella ripresa. Perché tutti si sentono parte integrante del progetto, senza titolari o riserve. Basta pensare a Caicedo che dopo essere stato l’eroe delle ultime tre partite giocate prima della sosta ieri si è accomodato tranquillamente in panchina, con il sorriso sulle labbra, perché Inzaghi lo ha fatto sentire sempre importante.

Questo è il segreto di questa Lazio, questi sono parte degli elementi per mettere insieme una storia bellissima che in pochi hanno voglia di raccontare. Di sicuro non “La Gazzetta dello Sport” o Mediaset, ma in realtà neanche quei mezzi di comunicazione romani che non hanno voglia di offuscare l’altra squadra della Capitale esaltando troppo la Lazio: perché gli “altri” sono tanti, gli “altri” sono di più e hanno bisogno di avere sempre dei Re o degli Imperatori da esaltare. Sì, perché anche su "Il Corriere dello Sport" oggi c'è solo un piccolo spazio per la Lazio in una prima pagina dedicata a Ronaldo.  Ed è così da sempre. Era così anche negli anni d’oro di Cragnotti, quando il miglior tiratore del mondo di punizioni (Sinisa Mihajlovic, che se la giocava solo con Roberto Carlos…) indossava la maglia della Lazio ma qualcuno faceva un titolo a 9 colonne su due righe con scritto “Assunção ma come fai?” per un gol su punizione segnato dal brasiliano in un’amichevole estiva senza significato. Morale, Assunção con la maglia della Roma ha segnato 9 gol in tre stagioni, mentre Sinisa Mihajlovic ha segnato addirittura tre gol su punizione nella stessa partita (record ancora oggi ineguagliato nel campionato italiano su punizione diretta, perché Signori pure fece tre gol su punizione con l’Atalanta ma i primi due dopo un tocco di Sclosa perché erano di seconda), senza ricevere alcuno titolo a caratteri cubitali. È solo un esempio, perché si potrebbe parlare anche dei DVD riservati a Fabio Junior e a Tomic, nel periodo in cui la Lazio prendeva Vieri e Stankovic.

È sempre stato così e sempre sarà così. Noi non abbiamo bisogno di titoloni, non abbiamo bisogno che qualcuno esalti i nostri giocatori o di essere candidati ogni anno allo scudetto. Noi giriamo a fari spenti e teniamo per noi sogni e speranze, chiusi a chiave in un cassetto. Ma lasciateci in pace, non pestateci i piedi e, soprattutto, non tirate fango sulla Lazio. Che sia sui giocatori che sull’allenatore o addirittura sul presidente non fa differenza. Perché anche se Lotito non lo amiamo (è un eufemismo…), se viene attaccata la Lazio come è successo nelle ultime settimane, noi lo difendiamo. E anche se oramai da anni siamo divisi in tante piccole fazioni, se voi attaccate la Lazio noi ci ricompattiamo in un amen, come è successo anche questa volta. E il vostro silenzio da colpevoli di oggi, dopo una vittoria importante della Lazio e dopo il gol segnato da immobile, per noi è goduria allo stato puro, quasi una medaglia appuntata sul petto. L’ennesima…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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