20 Novembre 2020

San Simone da Formello
di Stefano Greco

Quella della Lazio è sempre stata una storia travagliata, di alti e bassi, di tante tempeste e poche giornate di sole pieno. Quindi, davanti alla bufera di queste ultime settimane, nessuno nel mondo Lazio è rimasto più di tanto spiazzato o piegato dal vento della polemica alzato da chi ha tentato in tutti i modi di destabilizzare l’ambiente, Gazzetta dello Sport in testa, braccio armato di Urbano Cairo. In pochi si sono fatti prendere dal panico o dall’isterismo, perché la Lazio ha una guida che trasmette tranquillità e che da anni affronta qualsiasi tempesta con il sorriso sulle labbra. Un uomo che guarda sempre avanti, che non cerca mai scuse neanche quando avrebbe tutto il diritto di aggrapparsi a qualcosa per non rischiare di pagare anche colpe non sue: e che si tratti di acquisti non fatti, di infortuni, di tamponi ballerini o di polemiche (esterne o interne), non fa nessuna differenza. Lui non cerca scuse, lui predica calma e anche dalle macerie riesce sempre a costruire qualcosa d’importante, a realizzare un piccolo miracolo.

Simone Inzaghi, pur non essendo nato a Roma e cresciuto nella Lazio, oramai è un laziale a tutti gli effetti, perché in questi 21 anni in biancoceleste ha visto e vissuto di tutto e ha accettato ad occhi chiusi l’equazione Lazialità=sofferenza, come un contratto firmato senza neanche leggere quelle clausole scritte con caratteri minuscoli dentro le quali, di solito, si cela qualche fregatura per chi firma. Simone la Lazio l’ha sposata accettando tutto: pregi e difetti o, come da formula di matrimonio, buona e cattiva sorte. Senza lamentarsi mai (almeno in pubblico), né per le promesse non mantenute da parte della società né per gli sgambetti del destino che, da marzo a oggi, sembra essersi accanito contro la Lazio. Sì, perché senza rischiare di scivolare nel vittimismo, non esiste in Italia una squadra che sia stata penalizzata come la Lazio dal Covid, da questo maledetto virus che ha sconvolto la vita di tutti noi e anche lo sport italiano.

Basta pensare alla cavalcata dello scorso anno, interrotta quando oramai il volo della Lazio sembrava destinato a concludersi con un finale degno di una favola d’altri tempi, con un successo forse addirittura più bello di quelli del 1974 e del 2000. Per carità, nessuno può avere certezze, ma la sensazione di tutti (anche di chi laziale non è mai stato) è che senza quei tre mesi e mezzo di stop la Lazio avrebbe vinto lo scudetto, perché successo dopo successo e rimonta trionfale dopo rimonta trionfale, quella squadra oramai si sentiva invincibile e gli avversari in qualche caso scendevano in campo già rassegnati: perché se la Lazio andava in vantaggio poi dilagava, mentre se andava sotto in un modo o nell’altro (anche con un pizzico di fortuna, ammettiamolo…) riusciva a raddrizzare la partita. Un qualcosa senza precedenti nella storia della Lazio, un sogno interrotto mentre stava diventando una magnifica realtà.

In quei tre mesi di stop, invece, qualcosa si è rotto, ma Simone è riuscito a condurre ugualmente in porto la nave, centrando il traguardo della qualificazione alla Champions League inseguito invano da tutti i suoi predecessori. Ma il vero miracolo, Simone Inzaghi lo ha compiuto in questi ultimi mesi. Un mercato non all’altezza dei sogni e delle aspettative dei tifosi, giocatori chiesti e non arrivati, rinforzi approdati a Formello a stagione già iniziata, infortuni in serie, una rosa falcidiata dal Covid, tamponi ballerini che gli restituivano e poi gli toglievano giocatori all’ultimo momento fino ad arrivare alla trasferta di Bruges affrontata con appena 13 giocatori, alla bufera mediatica, alle accuse di aver imbrogliato, alla polemica interna causata dall’uscita di Luis Alberto e, infine, al tira e molla assurdo sulla positività/negatività di Ciro Immobile e all’ultima mazzata della positività di Sergej Milinkovic Savic. Morale, un giorno e mezzo per preparare la partita di Crotone, due soli allenamenti per affrontare una trasferta importante, forse decisiva, che si presenta come una di quelle trappole ben mimetizzate messe sul cammino che porta alla meta.

Altri avrebbero alzato la voce, altri si sarebbero lamentati o avrebbero messo quantomeno le mani avanti dopo settimane passate tappando in qualche modo tutte le falle che si aprivano rischiando di far affondare la nave. Simone, no. Lui è rimasto lì fermo sul ponte di comando, con al fianco il suo staff e l’amico fedele Angelo Peruzzi (il risolutore di problemi, il “Mister Wolf” di Formello), pronto a trasmettere sicurezza e a tirare fuori dai “reduci” anche quello che pensavano di non avere dentro: come dimostrano il pareggio con l’Inter e quello di Bruges con i giocatori contati ma, soprattutto, la vittoria di Torino e i pareggi contro lo Zenith e la Juventus ottenuti in extremis grazie alle tre “zampate” di Caicedo. L'uomo della provvidenza.

La sosta dove spazzare via tutti i problemi e riportare un po’ di normalità e serenità a Formello, invece queste ultime due settimane sono state forse le peggiori, con problemi di ogni genere da affrontare e risolvere, a volte senza neanche il tempo materiale per farlo. Già, perché mentre percorreva quella lingua di asfalto che conosce oramai a memoria e che collega tramite la Cassia Bis la città a Formello, Simone Inzaghi vedeva andare in frantumi anche i piani B e C preparati per affrontare l’ennesima emergenza, con giocatori fermati a pochi minuti dall’arrivo a Formello e la difficoltà non solo a preparare le sfide con Crotone e Zenith, ma a trovare un gruppo di giocatori sufficiente per organizzare un allenamento decente.

Questo ha dovuto affrontare Simone Inzaghi, un’emergenza continua con cui nessuno prima di lui ha mai dovuto fare i conti. Neanche Tommaso Maestrelli che aveva l’arduo compito di tenere a bada quella banda di folli e quei due gruppi che si facevano la guerra tutta la settimana con il “Maestro” a recitare il ruolo del paciere. Maestrelli lo abbiamo visto sempre come una sorta di SANTO, come un uomo che non si faceva scalfire da nulla e da nessuno e che, anche in piena bufera, riusciva a mantenere la calma e il timone saldo tra le mani: senza mai lamentarsi, senza mai accampare scuse. Come San Simone da Formello, che non sarà mai Maestrelli per il semplice motivo che lui ci tiene ad essere solo ed esclusivamente Inzaghi. Non l’erede di qualcuno, neanche di chi è sempre stato considerato l’allenatore per eccellenza. Ecco, forse Simone non lo vincerà lo scudetto, ma il suo posto nella storia della Lazio se lo è già conquistato, insieme alla stima e all’affetto della gente laziale che, nei momenti di grande difficoltà, quando non sa a che santo votarsi, oramai si rivolge a lui, a San Simone da Formello, il protettore della Lazio…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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