18 Novembre 2020

BENTORNATO CIRO...
di Stefano Greco

Ciro Immobile è tornato, l’incubo è finito e da oggi può tornare a far parlare di lui solo per quello che fa sul campo di gioco, visto che tutti i tamponi fatti sono risultati finalmente negativi e accettati da tutti come tali, anche da La Gazzetta dello Sport

La formalità delle visite mediche alla Paideia per ottenere nuovamente l’idoneità sportiva (doveva farle questa mattina, ma sono state annullate), poi di nuovo in campo per scaricare la rabbia accumulata in queste due settimane e per mettersi alle spalle le cattiverie, il fango, le frecciate gratuite (l’ultima stoccata Elisabetta Esposito l’ha tirata nell’articolo di oggi su La Gazzetta online…) e il veleno di chi non gli ha mai perdonato nulla in questi anni, di chi ha sbattuto il mostro in prima pagina (anche se Ciro non è mai stato responsabile di nulla, semmai vittima) per dare maggiore risalto alla sua campagna diffamatoria contro la Lazio, ma che non gli aveva dedicato neanche un titolo in prima pagina quando Immobile era salito sul trono dei Bomber d’Europa, strappando la Scarpa d’Oro a Lewandovski.

Quanto fango, quando veleno, quanto odio gratuito verso un ragazzo che non ha mai fatto polemiche, uno che ha sempre regalato sorrisi, un giocatore amato da tutti i compagni di squadra e di Nazionale perché ha un cuore enorme, nella vita come sul campo di gioco. Dei bomber si dice sempre che sono egoisti, ma Ciro Immobile ha smentito anche questo luogo comune: da sempre, ma soprattutto nell’ultima stagione, visto che nella sua annata d’oro oltre ai 36 gol segnati (eguagliato il record di Higuain) ha confezionato anche 8 assist per i compagni, perché come ha sempre detto per lui il gol non è mai stato né un’ossessione né una droga.

Non oso neanche immaginare quanta rabbia possa avere in corpo Ciro Immobile, tirato dentro per i capelli in questa vicenda assurda che oltre al fango gettato a piene mani sulla sua immagine gli è costata anche la Nazionale, la possibilità di aiutare i compagni a conquistare la Final Four di Nations League. È dura per tutti restare a guardare, lo è ancora di più quando a tenerti fuori non è un infortunio, ma un qualcosa che non vedi e che non ti ha lasciato nulla, perché anche se risultato positivo al Covid Ciro Immobile è sempre stato completamente asintomatico: niente febbre, niente respiro affannoso, niente perdita del gusto o dell’olfatto, nulla di nulla. Prigioniero di un nemico invisibile e inafferrabile, Immobile ha vissuto due settimane d’inferno, con l’incubo dell’attesa per quei tamponi che risultavano positivi o negativi a seconda di chi li analizzava, con lui in mezzo a fare il vaso di coccio tra i vasi di ferro, assolutamente incolpevole e al tempo stesso impotente. Niente campo, niente partite, niente contatti con la famiglia e con gli amici per non rischiare nulla dopo esser stato descritto da chi attaccava lui e la Lazio come una sorta di “untore”, uno che pur di giocare avrebbe messo a rischio compagni e familiari. Assurdo in generale, fantascienza se si parla di Ciro Immobile, uno che ha sempre messo la moglie e i figli al primo posto, per non parlare poi della lealtà sportiva.

Ne ha passate di tutti i colori Ciro Immobile in questi mesi, come se avesse dovuto scontare chissà quale colpa per essersi messo al piede quella Scarpa d’Oro: la sceneggiata di Vidal che gli è costata il rosso nella sfida con l’Inter, le critiche feroci ricevute con la maglia della Nazionale addosso che hanno portato addirittura Florenzi, romanista dalla nascita ed ex capitano della Roma, ad uscire allo scoperto per difendere pubblicamente Ciro da chi inzuppava il pennino nell’arsenico prima di scrivere di lui. Mai visto tanto veleno, mai vista tanta cattiveria contro un ragazzo così pulito e un giocatore che sul campo ha collezionato numeri che nessun attaccante italiano è riuscito a realizzare da più di mezzo secolo. Perché bisogna tornare ai tempi di Silvio Piola per trovare un attaccante italiano con la media-gol di Ciro Immobile, soprattutto da quando indossa la maglia della Lazio: 129 gol in 184 partite in generale (0,70 reti a partita), 106 in 147 partite (media 0,72) solo in Serie A, accompagnate da 3 titoli di capocannoniere del massimo campionato e uno del campionato cadetto.

Numeri che in qualsiasi altra nazione avrebbero consentito a Immobile di essere idolatrato dalla stampa sportiva. Ovunque, ma non qui in Italia, dove indossare la maglia della Lazio probabilmente è un handicap, un peso aggiuntivo da caricarsi addosso, oltre a quello di dover segnare sempre perché in tanti sono pronti a scorgere segnali di declino (che non ci sono) dopo un paio di partite a secco. È la scomoda eredità dei centravanti della Lazio, quelli del “Maledetto nove” anche se giocavano senza un numero cucito sulla maglia (come Piola a inizio carriera) o come è successo a gente come Fiorini, Casiraghi o Beppe Signori che quel numero nove lo hanno indossato poco o addirittura quasi mai, al contrario di Giorgio Chinaglia o di Bruno Giordano. Nessuno di loro ha avuto una vita facile, dentro e fuori il rettangolo di gioco; nessuno ha avuto un rapporto idilliaco neanche con la maglia azzurra: basta pensare a Signori escluso da Sacchi dalla finale dei Mondiali del 1994, al “vaffa” di Giorgio Chinaglia in Mondovisione a Valcareggi ai Mondiali del 1974, a Giordano che in azzurro ha segnato solo un gol e per giunta in una partita amichevole contro la Grecia, a Gigi Casiraghi che dopo aver regalato con quel gol segnato alla Russia all’Italia la qualificazione ai Mondiali del 1998 è stato relegato in un angolo per far posto a Bobo Vieri, sia in azzurro che con la maglia della Lazio.

Ma Ciro è un duro. Dietro quel volto sempre sorridente e i modi gentili, c’è un ragazzo che ha sofferto per arrivare e che mai si è arreso e mai si arrenderà: neanche davanti all’odio ingiustificato di qualcuno, neanche davanti alla valanga di fango che gli hanno gettato addosso per colpirlo e piegarlo. Lui cade e si rialza. Lo ha sempre fatto ed è pronto a farlo anche questa volta, per zittire tutti a suon di gol: con i fatti, non con le chiacchiere da bar di chi offende e non avrà mai né il coraggio di dire o scrivere “ho sbagliato” né, tantomeno, di chiedere scusa.

BENTORNATO CIRO…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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