17 Novembre 2020

C'è bisogno di tranquillità e di normalità!
di Stefano Greco

Tranquillità e normalità dovrebbero essere un qualcosa di scontato in un gruppo o in un ambiente lavorativo, ma in casa Lazio purtroppo non lo sono. Non da oggi o da quando c’è Lotito, ma da sempre. I laziali con i capelli bianchi o brizzolati lo sanno bene che normalità e tranquillità non fanno parte del DNA di questo club dalla storia fantastica ma tormentata, però mai come in questo momento in casa Lazio c’è bisogno di pace e di ripartire con un clima sereno, perché da sabato a Natale questa squadra si gioca tanto, forse addirittura l’intera stagione. Perché tra caso-tamponi e problematiche interne, queste ultime settimane sono state un vero e proprio inferno e bisogna voltare pagina.

Le pause di campionato di solito servono a questo, a riordinare le idee, a recuperare energie fisiche e mentali in assenza di impegni sportivi, invece quest’ultima sosta per il mondo-Lazio è stata quasi un incubo, una qualcosa di mai visto in 120 anni di storia: attacchi dall’esterno, problemi interni esplosi all’improvviso, polemiche a non finire con un ambiente diviso praticamente su tutto, anche sul tipo di punizione da infliggere a Luis Alberto per quel post pubblicato su Instagram che ha aperto anche un fronte interno in un momento in cui il mondo Lazio veniva quotidianamente bombardato dall’esterno con una intensità e una violenza senza precedenti.

Sul fatto che Luis Alberto abbia sbagliato modi e tempi per esprimere un disagio che si trascina da settimane o da mesi (e che non è solo suo…), non si discute neanche, perché anche un cieco lo vedrebbe e anche uno stupido lo capirebbe. Il problema è cosa fare ora, come voltare pagina e provare a ripartire. La cosa più normale sarebbe quella di accettare le scuse, infliggere una multa (di quale entità lo deve decidere la società in base al regolamento federale e quello interno…) e ripartire. La cosa meno normale, quasi autolesionistica, sarebbe escludere Luis Alberto dalla lista dei convocati per Crotone e/o addirittura da quella per la sfida di Champions League con lo Zenith di San Pietroburgo, decisiva per la qualificazione agli ottavi di finale.

Spedire in tribuna Lusi Alberto significa farsi del male da soli, ma significa anche far vincere chi vuole il male della Lazio e sta soffiando per alimentare il fuoco della polemica. “Eh, ma Immobile lo scorso anno fu lasciato in panchina a San Siro con l’Inter dopo il vaffa a Inzaghi”, dice qualcuno che propende per il pugno di ferro e uno o due turni di stop per lo spagnolo. Ma quale sarebbe l’analogia tra i due casi? Con quella sceneggiata in occasione della sostituzione in Lazio-Parma, Immobile lo scorso anno mancò pubblicamente di rispetto sia a Simone Inzaghi che ai compagni, soprattutto a Caicedo che stava entrando in campo per sostituirlo. Luis Alberto non ha offeso né l'allenatore né i compagni, la sua non è una “questione di campo”, ma un’uscita fuori luogo nella forma e per il momento in cui lo spagnolo ha deciso di esternare, ma di fondo cosa ha detto di “non vero” Luis Alberto? La Lazio è in regola con il pagamento degli stipendi? No… Ci sono questione di soldi in sospeso tra la squadra e la società? Sì... Che poi tutto questo debba restare dentro le mura di Formello, nessuno lo discute, ma c’è un precedente (anche recente) che non può non essere preso in considerazione per valutare l’entità della punizione, ovvero la polemica esplosa in occasione delle dichiarazioni rilasciate da Francesco Acerbi in Nazionale all’inizio di settembre.

“Ho letto delle cose non vere, sia sull'offerta ricevuta che sulle cifre. Le cose si fanno nelle sedi opportune, non sui giornali. Credo di aver portato sempre rispetto giusto alla società, e mi aspetto un minimo che lo portino anche loro o  che almeno se ne parli nelle sedi opportune. Mi ha dato fastidio e se è questo l'atteggiamento che hanno, forse il rinnovo non sarà più nella mia testa se vanno avanti così”.

È stato più grave il post di Luis Alberto su Instagram o la sparata di Acerbi? Se vogliamo fermarci ai toni e al tenore delle cose dette, sicuramente la sparata di Acerbi, ma in occasione di quel caso esploso a settembre la questione fu chiusa in poche ore senza “sanzioni esemplari”. Una multa e fine dei giochi. Anzi, con la firma del rinnovo del contratto tra Acerbi e la Lazio annunciata la settimana successiva da Igli Tare. Una situazione gestita in modo “normale”, quindi perché nel caso di Luis Alberto non si dovrebbe procedere allo stesso modo? Chi avrebbe da guadagnare dall’esclusione del giocatore dalla trasferta di Crotone che, non solo non appianerebbe i dissapori ma potrebbe addirittura creare nuove e maggiori frizioni?

La cosa assurda, poi, è che a sposare l’uso del pugno di ferro da parte della società sia proprio quella parte del mondo Lazio che da anni chiede normalità di rapporti, unione e che invita a spegnere qualsiasi tipo di polemica per stringersi solo ed esclusivamente intorno alla squadra. E allora, perché non chiudere il più in fretta possibile e con meno danni (per tutti) possibili questa storia, invece che dividersi tra giustizialisti e garantisti, mischiando tra l’altro situazioni che non hanno nulla a che fare una con l’altra come quella dello sfogo in campo di Immobile e questa del post di Luis Alberto?

Leiva è tornato in gruppo, Radu ha recuperato, Lulic sta tornando e Ciro Immobile potrebbe uscire definitivamente dall’incubo, quindi perché non chiudere subito anche questa storia, rasserenare gli animi e riportare un minimo di tranquillità in questo tormentato mondo Lazio? Servono tranquillità e normalità: alla squadra come all’ambiente esterno. E spetta anche alla società fare qualcosa per rasserenare gli animi, dimostrando sì fermezza ma anche la capacità di gestire “normalmente” certe situazioni. Senza isterismi, senza far diventare Luis Alberto la pietra dello scandalo quando i problemi della società sono ben altri in questo momento e non sono stati provocati né dallo spagnolo né dal mondo Lazio. Quindi, una volta tanto cerchiamo di non farci del male da soli, visto che c’è la fila fuori Formello di persone che non vedono l’ora di far male alla Lazio o di affossare Inzaghi e i suoi ragazzi. Ci riusciranno a fare qualcosa di normale? Io spero proprio di sì, altrimenti sarebbe veramente autolesionismo…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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