16 Novembre 2020

Grazie papà per avermi fatto laziale...
di Paolo Scafati

“Grazie mamma per avermi fatto romanista”.

Quante volte abbiamo sentito questa frase o l’abbiamo letta su qualche maglietta di chi deve ostentare la propria moda calcistica. Io personalmente mi sento, invece, di ringraziare mio padre di essere stato laziale prima di me e di avermi trasmesso l’amore per questi colori. Penso, infatti, che mai nessuna frase fu più vera di quella esposta in tribuna Tevere in occasione di quel derby del 18 aprile 2010 che recitava: “I COLORI DEI NOSTRI PADRI, I COLORI DEI NOSTRI FIGLI.”

Credo che per appassionarsi a certe squadre non basti un giocatore, uno scudetto vinto, una moda da seguire, essere nati in una certa città o in un determinato quartiere; per farti avvolgere dall’amore per una determinata realtà occorre che qualcuno ti introduca in un mondo fatto di passione, storia, ricordi, aneddoti, trepidazione, sofferenza e gioia. E tutto questo è riassunto in un sostantivo tanto semplice quanto significativo: sentimento.

Nel mio caso questo sentimento si chiama Lazialità, qualcosa che non si può descrivere nel dettaglio ma che come tutti i sentimenti finisce per fare parte di te in qualunque momento della tua vita, legandoti con un filo sottile alle sorti di una squadra calcistica che più che una società sportiva assume i connotati di una vera e propria entità che ti accompagna giorno per giorno, con gli alti e i bassi che la quotidianità ci impone.

La Lazialità mi porta a vivere la mia passione calcistica in modo unico, senza legarla né ai risultati né ai giudizi esterni, ma lasciandomi trasportare solo dalle sensazioni. Non posso certo dire di essere laziale perché vado tutte le domeniche allo stadio o perché sono abbonato da generazioni, anche perché vivo fuori regione da quasi 40 anni; nella mia vita sono andato allo stadio non più di 10 volte, di cui solo 2 in occasione di partite entrate nella storia: Lazio-Vicenza del 1987 e Lazio-Milan, finale Coppa Italia del 1998.

Posso però affermare con fierezza di essere laziale perché quell’accoppiamento di colori è il più bello del mondo, perché nel 1978 Babbo Natale esaudì  le mie richieste (e poi dicono che babbo natale non esiste!) e mi portò il completo da calcio della Lazio sulla cui maglia di lana celeste in tinta unita con colletto e polsini bianchi  mia  nonna cucì a mano il numero 9 che allora stava sulle spalle di Bruno Giordano. Sono laziale perché da piccolo ascoltavo l’inno di Toni MalcoVola Lazio Vola” su un 45 giri nella cui facciata posteriore era inciso il brano “Quando Giorgio tornerà” e  perché ricordo quando Giorgio tornò… Sono laziale perché da piccolo camminando per strada cantavo “È D’Amico è …” come facevano gli EAGLES SUPPORTERS in Curva Nord. Sono perché ricordo con affetto e non con vergogna gli anni della Serie B, la voce in radio di Ezio Luzzi, la Lazio di Gigi Simoni, il brutto gesto di Malgioglio, Castagner, la fuga di Renè Vandekerkoff, Clagluna, il rigore sbagliato da Chiodi, le partite con il Catanzaro, il Varese, la Cavese, le “vittorie” di Liverpool, Lecce e Sampdoria che mi hanno fatto godere come i successi della mia Lazio. Sono laziale perché ricordo l’errore maldestro di Giordano in Ascoli-Lazio che ci evitò la serie B. Sono laziale perché i -9 non li ricordo, li rivivo ogni volta che chiudo gli occhi e ripenso alle 60.000 anime palpitanti che affollavano il vecchio Olimpico per Lazio-Vicenza o al doppio esodo dei 35000 verso Napoli per non retrocedere in serie C e non per andare ad assistere ad una finale di Champions. Sono laziale perché mi vengono i brividi e mi scendono le laziale ripensando al grugno di Fascetti, al cross di Piscedda, alla testata di Poli, alle lacrime di Gregucci e la trasfigurazione di Manzini. Sono laziale perché rivedo l’immagine di Fiorini in mutande che piange a dirotto mentre qualcuno lo sorregge verso gli spogliatoi dell’Olimpico dopo aver permesso semplicemente di sopravvivere alla squadra più antica della capitale e l’abbraccio tra Caso e Fiorini a missione compiuta nel tunnel degli spogliatoi del San Paolo di Napoli.

Sono laziale e sono sicuro che tanti altri “speciali” come me ricordano, contro ogni logica calcistica, con maggiore piacere quel gol di Fiorini piuttosto che le prodezze di Vieri, Salas, Veron, Boksic, o Mancini; ma anche dei gol nel derby segnati allo scadere da Gazza, Protti, Castroman, Behrami e Klose, la mano di Lanna, la spizzata di Simeone, la ciavattata di Calori, la capocciata di Vieri su interminabile cross di Pancaro e la stoccata finale di Nedved a Birmingham, la zampata di Salas a Montecarlo, i gol di Nesta, Corradi e Fiore in Coppa Italia …

Ma sono laziale anche perché avrò sempre nitide le immagini di Giorgione che esulta sotto la Sud, dei gol di Signori e i 10000 scesi in piazza per evitarne la cessione, le zuccate di Riedle, le battaglie di Casiraghi, l’esultanza di Bergodi, la doppia esultanza di Paolo Di Canio, la signorilità di Lenzini, l’umanità di Maestrelli, la classe di Giordano, le giocate di D’amico.

E avrò sempre scolpite nella memoria le date del 9 gennaio 2000 con il centenario, del 12 maggio 74 e del 14 maggio 2000 che stanno in bella mostra in un album di trionfi che comprende anche altri svariati trofei nazionali ed europei ufficiali (e non equiparati o presunti!!) che fanno della Lazio la squadra più vincente della Capitale, la quarta d’Italia dietro Juventus, Milan e Inter.

Abitando a Perugia, ricordo come fosse oggi quella splendida giornata di sole del 14 maggio 2000 che all’improvviso diventò plumbea all’inverosimile. Ricordo di aver camminato da solo in una palude di fango per 10 minuti dopo aver ascoltato, da solo in macchina, la radiocronaca di Riccardo Cucchi. E sono fiero di essere laziale anche per questo, perché le modalità con cui la Lazio ha vinto lo scudetto nel 2000 sono straordinariamente uniche e nessuno mai potrà mai nemmeno emularle! Le sensazioni presenti quel giorno all’interno dello Stadio Olimpico erano una miscela di sofferenza, passione, paura e incredulità, esplose improvvisamente alle 18.04 in un’irrefrenabile gioia repressa da troppi anni. Come faccio a saperlo se non ero lì? Semplice, perché sono laziale…

Ma sono laziale anche perché so che ogni gioia vissuta sarà sempre compensata da altrettante disgrazie o sciagure, perché in ogni scandalo ci finiamo noi e perché l’unica volta che ho esposto una bandiera è stato un’ora prima della sentenza finale di Calciopoli nel 2006 e non dopo le pur numerose vittorie dell’era Cragnotti!

Sono laziale perché ricordo come se fosse oggi la ventiquattrore di Michele Plastino del 1986 e perché ho tirato un sospiro di sollievo quando il 19 luglio 2004 l’allora sconosciuto Claudio Lotito acquistava la Lazio, salvandola in quel momento dal fallimento. Non avevo ancora ben chiaro a cosa sarei andato incontro e quanto fegato mi sarei dovuto mangiare, ma non rimpiango e non rinnego nulla.

Sono laziale perché so che anche dopo il triplice fischio finale di una vittoria è meglio aspettare almeno 10 secondi prima di alzare le braccia al cielo, perché nessuno ci ha mai regalato niente, mentre nel tempo abbiamo dovuto subire diversi furti…

Con l’esperienza, ahimè, ho capito che per cogliere il significato di “Lazialità” bisogna lasciarsi trasportare dalle emozioni vere fatte di ricordi, immagini, volti, tragedie, dolore, gioia, trionfi, esperienze e dalla consapevolezza di essere stato fortunato… Sì, sono stato fortunato ad avere un padre LAZIALE, di aver raccolto quel testimone e di averlo a mia volta passato: DI PADRE IN FIGLIO, di generazione in generazione. Perché essere LAZIALI è un qualcosa di meraviglioso, di unico…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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