15 Novembre 2020

Ecco perché sto con Luis Alberto!
di Stefano Greco

Luis Alberto ha fatto una “cazzata”, lo ha ammesso lui stesso con grande onestà, lo sa e lo capisce chiunque abbia un minimo di buon senso. Ha fatto una “cazzata” perché ha sbagliato sia il momento che il luogo, ma non per quello che ha detto e, tantomeno, perché ha avuto il coraggio di esporsi, di metterci la faccia lui a nome di tutti. E per tutti non intendo solo i compagni di squadra, ma anche tutte quelle persone che lavorano dietro le quinte e fanno parte del gruppo della prima squadra: staff tecnico e massaggiatori, fino ad arrivare a Simone Inzaghi e Angelo Peruzzi, nominati a più riprese dallo spagnolo nella sua lunga diretta di scuse su Instagram che ripropongo qui sotto per dar modo anche a chi non l’ha vista di sentire le parole del “Mago”.

https://www.instagram.com/tv/CHkY_tWoPgM/?igshid=gzzwzf01lkv8&fbclid=IwAR0jxvhe9aZPehS9Vf6n9OUcdNVz3bwImImErPYhuwYgWrc_iOHIb-1gHZQ

Per capire, però, bisogna sentirle bene le parole dello spagnolo e, soprattutto, con la volontà di comprendere cosa ha voluto dire Luis Alberto con questo messaggio: scevri da prevenzione, rabbia o invidia per una categoria decisamente privilegiata. Sì, perché in questo momento di grave crisi e di incertezza, è facile prendersela con chi ha tanto, dimenticando che i diritti di chi è ricco e famoso sono gli stessi di chi invece fatica ad arrivare a fine mese. Perché il rispetto per le regole e regolamenti, come quello dei contratti, vale per tutti. E se partiamo dal rispetto per le regole, i regolamenti e i contratti, non si può non essere d’accordo con Luis Alberto, pur sottolineando il fatto che ha sbagliato i tempi, i modi e il luogo per questa sua uscita.

All’interno della Lazio ci sono problemi, grossi, che si trascinano da mesi perché chi li doveva risolvere non ha mai avuto la volontà di farlo: perché non ha tempo, dice. Una volta ci sono le questioni per il controllo della Lega di Serie A, una volta quelle per il controllo della Federcalcio, una volta quelle legate alla Salernitana, una volta quelle legate al ricorso per ottenere in extremis un seggio in Senato, ora quelle legate alla bufera mediatica che si è abbattuta sulla Lazio. Insomma, Lotito ha trovato il tempo per mettersi in posa alla guida dell’aereo o in posa mentre indica l’esterno del vettore dipinto con i colore della Lazio ma non ha mai avuto tempo per mettersi seduto al tavolo con i giocatori e risolvere il problema degli stipendi mai pagati nel periodo dell’interruzione del campionato per il Covid e quelli legati a una riduzione dei costi di gestione, ergo ad un taglio degli stipendi da attuare in questa stagione. E questo ha fatto scattare la replica di Luis Alberto, perché quella del taglio o della riduzione degli stipendi è una questione dibattuta e affrontata in tutte le società (ne ha parlato ieri anche Bonucci…), ma che in casa Lazio è stata risolta con il solito “nun te pago, se nun te sta bene famme causa”. Che non è proprio il modo migliore per affrontare e risolvere la questione e neanche per rasserenare i rapporti società-squadra, che da mesi sono tutt’altro che idilliaci, nonostante i rinnovi di contratto di alcuni big. E basta ascoltare bene le parole di Luis Alberto per capire che da una parte c’è un gruppo che si è compattato ancora di più nelle difficoltà (tutte, dagli stipendi non pagati agli infortuni, passando per l’incertezza su questi tamponi ballerini e la bufera Covid scatenata da “La Gazzetta dello Sport”) e che si è stretto intorno a Simone Inzaghi e ad Angelo Peruzzi, dall’altra c’è una società che oltre ad essere staccata da tempo dalla tifoseria ora lo è anche dalla squadra. Per mancanza di tempo e, soprattutto, di volontà nell’affrontare e risolvere i problemi.

Una società non può rinnovare un contratto a cifre più alte d’ingaggio per assicurarsi di non perdere un giocatore (e quindi preservare un patrimonio) e poi decidere di non pagare gli stipendi perché non può contare sui soldi degli incassi e degli abbonamenti. Può chiedere un sacrificio a tutti, ma per farlo si deve mettere seduta con ogni calciatore (o con i rappresentanti della squadra) e trovare una soluzione che non può essere il “io nun te pago, se nun te sta bene famme causa”. Perché se da un lato si pretende dai giocatori il rispetto del contratto (massimo impegno in campo e rispetto delle regole riferito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa o l’uso dei social, come nel caso dell’uscita fuori luogo di Luis Alberto), dall’altra bisogna rispettare i termini del contratto firmato, sia per quel che riguarda i tempi di pagamento degli stipendi che per la cifra concordata dalle parti. Perché così come nessuno ha puntato la pistola alla tempia a Luis Alberto (ma vale anche per tutti gli altri, sia chiaro) quando ha firmato il rinnovo, la stessa cosa vale per la società che ha proposto la cifra d’ingaggio accettata dalla controparte.

È chiaro, se un giocatore non prende lo stipendio non casca il mondo perché la famiglia la sfama sicuramente più e meglio di chi guadagna 1500 euro al mese e si ritrova senza stipendio e con la cassa integrazione che arriva dopo mesi. Ma questo non significa che i diritti di un calciatore non siano gli stessi del tifoso-lavoratore, solo perché uno guadagna più dell’altro.

Il primo compito di una società è quello di “far star bene” i calciatori. Che non significa coccolarli o farli vivere in una bolla, ma evitare di creare frizioni che poi, non risolte, portano a tensioni, a scontri o addirittura a fratture. Perché lasciare le questioni appese e irrisolte significa farsi del male da soli, più di quanto qualcuno non cerchi di fare alla Lazio dall’esterno.

Parliamoci chiaro, purtroppo la Lazio non brilla né nella comunicazione né nel modo di proteggere sia l’immagine della società, che i tifosi e la squadra. Nessuno ha protetto Immobile dal massacro mediatico di questi giorni e il giocatore lo ha dovuto fare da solo con un comunicato ufficiale di chi gli cura l’immagine, perché dalla comunicazione della Lazio non è arrivata neanche una parola a difesa o a tutela di quel patrimonio rappresentato dalla “Scarpa d’Oro” del 2020. E lo stesso vale per Leiva e per Strakosha che sarà il prossimo a finire nel tritacarne mediatico. E questa, oltre alla sceneggiata dell’aereo (cosa fichissima, ma non prioritaria in questo momento) è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da mesi.

Luis Alberto ha ammesso le sue colpe, così come ha ammesso davanti a chi lo accusava di non essere laziale, che non potrà mai essere laziale come Danilo o Simone (Cataldi o Inzaghi) che sono nati o cresciuti nel mondo Lazio. Ma ha detto che fino a quando starà qui darà il fritto per questa squadra e questa maglia e griderà sempre FORZA LAZIO. Cosa ha detto di sbagliato? Perché questa frase ha suscitato l’indignazione di qualcuno che continua a leggere o ad ascoltare ma senza voler capire realmente quello che legge o ascolta, qualcuno che è sempre pronto a puntare l’indice e a fare casino anche quando un giocatore esce allo scoperto e mettendoci la faccia chiede scusa e dice di aver parlato a nome del gruppo. E, aggiungo io, per il bene della Lazio intesa come squadra, pur sbagliando modi e tempi.

Sarà, ma io quando qualcuno alza le mani e chiede scusa per l’errore che ha commesso, chiudo ogni discorso. Vale per i discorsi calcistici come per la vita quotidiana. Se qualcuno mi fa una “carognata” per strada, rischiando di farmi fare un incidente, mi incazzo, ma se si ferma, alza le mani e mi chiede scusa per la cazzata fatta ammettendo di aver sbagliato perché non si è accorto che stavo arrivando o perché era distratto, la cosa finisce lì. Se invece continuo a insultarlo, oppure esco dalla macchina e cerco di aggredirlo, allora significa che quello che ha problemi seri sono io e che non aspettavo altro che una scusa per sfogare rabbia e frustrazione. E io questo ho visto ieri: tanta rabbia e tanta frustrazione da parte di gente che si professa tifosa della Lazio ma che è pronta a massacrare sui social un giocatore, salvo poi magari insultare un altro tifoso se muove una critica alla società o ad un calciatore che in campo non sta rendendo per quello che può dare o per come era stato dipinto da chi lo ha acquistato.

C’è troppa rabbia, frustrazione e voglia di resa dei conti in questo mondo Lazio che una volta si scaglia contro Immobile, una volta chiede la testa di Inzaghi, una volta mette in croce Milinkovic e oggi dà del “mercenario” a Luis Alberto e arriva a chiedere alla società di mandarlo in tribuna fino alla fine della stagione. Come se fosse un giocatore qualsiasi e non uno dei cardini della squadra. E per cosa poi? Per un errore commesso, riconosciuto e per il quale si è scusato? Per aver sbagliato tempi e modi, ma non per la “sostanza” del suo intervento provocato da un problema che la società doveva affrontare e risolvere da mesi?

Ecco perché sto con Luis Alberto, ecco perché oggi lo difendo senza SE e senza MA come in passato ho difeso Immobile quando non segnava o Simone Inzaghi quando in molti all’inizio della passata stagione chiedevano la sua testa arrivando a invocare addirittura un ritorno di Reja. Lo faccio perché secondo me difendendo lui si difende la squadra, ovvero chi in campo determina i successi o i fallimenti della Lazio. E quindi si difende la Lazio, la bandiera. Lo faccio senza SE e senza MA, così come in queste settimane sto difendendo la società e quindi Lotito che, al contrario di Luis Alberto, in 16 anni non ha mai detto una volta “scusate ho sbagliato” e, tantomeno, ha mai chiesto scusa ai tifosi per quello che gli ha fatto o vomitato addosso in questi tre lustri di presidenza.




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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