14 Novembre 2020

La Lazio e la guerra del Sor Claudio
di Stefano Greco

Da sempre le società di calcio italiane sono in guerra tra loro. Fino alla prima metà degli anni novanta era solo di una guerra sportiva per primeggiare in campo, ma da quando sono entrate in ballo le TV e la valanga di denaro rappresentato dalla vendita dei diritti televisivi del campionato, si è trasformata in una guerra politico-economica, perché avere il controllo della Lega Calcio (ovvero la cassaforte in cui sono custoditi i soldi che mandano avanti tutto il calcio italiano) significa governare l’intero sistema calcistico italiano: dalla Serie A alla Lega Dilettanti, passando per il Calcio Femminile e il Calcio a 5. E di soldi in ballo, dopo che la Lega di Serie A ha dato il via libera all’ingresso dei fondi di investimento, ce ne sono tanti: decine di miliardi di euro… Chi controlla la Lega di Serie A e la cassaforte, decide anche chi sarà tra Gravina e Sibilia il nuovo presidente della Federcalcio.

Cosa c’entra la Lazio in tutto questo? In teoria nulla, perché la Lazio è solo uno dei 20 club di Serie A quindi esprime solo un voto all’interno della Lega. In realtà, la Lazio c’entra tanto, perché alla guida della società c’è l’ex deus ex machina del calcio italiano, ovvero Claudio Lotito. Dico ex, perché dopo esser stato per un paio di lustri l’uomo forte della Lega Calcio, in questo momento Claudio Lotito ha perso gran parte del potere che aveva prima di perdere la battaglia sui fondi d’investimento. Lotito non voleva la creazione di questa nuova società che gestirà i soldi del calcio italiano, perché in passato proprio grazie al controllo dei soldi dei diritti tv e della spartizione della torta, Lotito si è creato un centro di potere che per anni gli ha consentito di contare più di Agnelli e degli altri presidenti dei grandi club, compresi De Laurentiis e Cairo, due dei suoi maggiori nemici all’interno della Lega Calcio, dopo il patto di non belligeranza stretto con Andrea Agnelli. Ma ora che la Lega Calcio ha votato per l’ingresso dei fondi di investimento e quel fondo Apax sponsorizzato da Lotito è stato escluso dalla corsa a due (quella tra il trio Cvc-Advent-Fsi e il duo Bain-Nb Renaissance) per il controllo della nuova Media Company che gestirà il calcio italiano del futuro, Claudio Lotito ha perso il controllo dei soldi e quindi potere. E lo ha perso sia all’interno della Lega di Serie A che della Federcalcio, dove si trova in contrasto sia con Paolo Dal Pino (che fece eleggere lui, ma che oggi viaggia a braccetto con Juventus, Milan, Inter e Napoli, oltre che con il Toro di Cairo) che con Gravina che, nelle prossime elezioni, si contenderà il posto di numero uno della Federcalcio con Cosimo Sibilia, presidente della Lega Dilettanti, ex senatore del Popolo delle Libertà e ora deputato di Forza Italia.

Tanto per iniziare a capire che cosa sta succedendo e il perché di questa guerra dei tamponi scoppiata così all’improvviso e che vede la Lazio al centro di una tempesta mediatica senza precedenti (scatenata ad arte…), Cosimo Sibilia è il figlio di Antonio Sibilia, ex presidente storico dell’Avellino. Ma la famiglia Sibilia ha legami stretti anche con la famiglia Taccone, ex presidente dell’Avellino (con Antonio Sibilia presidente onorario), uomo da sempre vicino al partito di Berlusconi nonché proprietario di Futura Diagnostica, il laboratorio a cui si è affidata la Lazio per l’esame dei tamponi dei giocatori e dello staff societario.

Lotito-Sibilia-Taccone: massacrare Taccone e Futura Diagnostica significa colpire Lotito e la Lazio, far cadere Lotito significa togliere a Cosimo Sibilia l’alleato più potente nella corsa alla presidenza della Federcalcio. Perché oltre ad avere potere in Serie A, Lotito ha molto peso anche in Serie B (perché grazie alla Salernitana siede anche in quel consiglio) e per intrecci di alleanze ha dalla sua parte anche un buon numero di club di Serie C, nonostante i rapporti tutt’altro che idilliaci con il presidente della Lega Francesco Ghirelli, molto più vicino al suo predecessore Gravina, oggi presidente federale.

In questa “guerra dei tamponi”, scatenata non a caso da La Gazzetta dello Sport, braccio armato mediatico di Urbano Cairo, la ricerca della verità è la scusa per lanciare un attacco contro la Lazio e quindi per indebolire ulteriormente la posizione di Claudio Lotito che, ultimamente, ha perso per strada anche un fedele alleato come Preziosi, passato sul fronte opposto in occasione della votazione che ha portato all’ufficializzazione della creazione della Media Company che gestirà in futuro i soldi del calcio italiano e che, di conseguenza, toglierà potere a chi fino ad oggi ha controllato il sistema: Lotito in testa. Massacrare Taccone e il suo laboratorio, quindi, significa non solo colpire Lotito e la Lazio, ma anche indebolire la posizione di Cosimo Sibilia.

Nulla, quindi, accade per caso. Nella vita in generale e in questa vicenda dei tamponi in modo particolare. Mai si era visto un massacro mediatico come questo, raramente si vede un accanimento da parte di magistratura e guardia di finanza come quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, con quel laboratorio di Avellino presentato come una sorta di museo degli orrori o come fabbrica di referti falsi.

Da anni ripeto che prima o poi la Lazio avrebbe pagato il conto delle battaglie per il potere intraprese da Claudio Lotito, che prima o poi si sarebbe arrivati ad una sorta di resa dei conti e che se Lotito fosse scivolato su qualche buccia di banana a pagare le conseguenze sarebbe stata, per prima, la Lazio. Purtroppo quel momento è arrivato. Siamo alla resa dei conti sia all’interno della Lega che della Federcalcio e in questa guerra in atto per il controllo del potere e del calcio italiano (e dei miliardi di euro che genera), tutto è lecito: anche massacrare una società e una tifoseria che non c’entrano nulla in questa lotta per il controllo del potere politico-economico, ma che hanno solo la “grave colpa” di avere come presidente il Sor Claudio, il signore della guerra.

E il problema vero, è che l’assemblea per l’elezione del nuovo presidente della Federcalcio si svolgerà solo il 15 marzo, quindi questa guerra è solo all’inizio e rischia di trascinarsi per altri quattro mesi, con la Lazio sempre al centro di questa tempesta mediatica. Perché qualche mese fa la battaglia era quella sulla ripresa del campionato, oggi sono i tamponi o gli stipendi non pagati (due pagine dedicate oggi da La Gazzetta dello Sport usando l'uscita di Luis Alberto per massacrare Lotito e la Lazio), domani magari sarà il nuovo stop al campionato o la formula con cui assegnare scudetto e posti per le coppe europee, ma la guerra andrà avanti fino a che non ci sarà un vincitore e uno sconfitto. E in questa guerra la Lazio ha tutto da perdere e nulla da guadagnare, perché come è sempre successo in questi 16 anni, in caso di vittoria vince Claudio Lotito (che accresce il suo potere), in caso di sconfitta il conto lo paga la Lazio: come è successo con certi arbitraggi nella stagione 2017-2018 (quando Lotito era in guerra con l’AIA) che hanno privato la squadra di una Champions League strameritata sul campo, come sta succedendo anche oggi in questa “guerra dei tamponi”.

Quindi, da tifosi laziali facciamoci il segno della croce, indossiamo l’elmetto e prepariamoci a combattere, perché questo è solo l’inizio…




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

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