17 Ottobre 2020

Auguri "Lady Lazio"...
di Stefano Greco

Quando penso alla Lazio, alla mia Lazio, in mezzo a decine, centinaia di volti maschili c’è solo un’immagine femminile: quella di Gabriella Grassi, per me Lady Lazio. Oggi Gabriella, soprannominata da Luciano Moggi “la presidentessa” (per rimarcare il ruolo importante che ricopriva nella Lazio), compie gli anni. Quanti, non si scrive, perché l’età delle donne e deve restare un dolce mistero. Quello che posso dire, è che Gabriella è stata per 7 lustri un punto di riferimento per tutto il mondo Lazio, da quando è diventata nel 1969 segretaria della società guidata allora da Umberto Lenzini.

La storia d’amore tra Gabriella Grassi e il mondo Lazio è iniziata negli anni Sessanta, quando GTabriella nonostante il fisico minuto indossava la maglia della Lazio pallacanestro ed era una delle giocatrici più importanti della squadra. Ma quella maglia gli stava stretta. Un giorno, Gabriella decide di andare in sede e di comunicare a Roberto Antonelli, dirigente della Lazio basket, la sua decisione di lasciare la pallacanestro per entrare nel mondo del lavoro. Antonelli le chiede di aspettare prima di prendere quella drastica decisione e le promette di trovare una soluzione. Detto, fatto. Parla con Umberto Lenzini e lo convince a far entrare Gabriella Grassi come segretaria part-time nella Lazio Calcio, per dare una mano a Nando Vona, all’epoca segretario generale, ma si intende poco di carte federali. Così, Gabriella Grassi si divide tra gli uffici di via Col di Lana e il campo d’allenamento, ma quel lavoro trovato per caso l'appassiona fin dall'inizio. E inizia un’avventura meravigliosa.

Nando Vona conosce poco i regolamenti, è buono come il pane ma è disordinato e Gabriella, precisa come un soldato delle guardie svizzere, inizia a mettere ordine nei conti e nelle carte della Lazio. Il lavoro part-time, diventa ben presto un lavoro a tempo pieno e, una volta lasciato definitivamente il basket, Gabriella si tuffa anima e corpo nella nuova avventura. E cerca di apprendere qualcosa da tutti i dirigenti che passano per le stanze della sede di via Col di Lana. Da Franco Janich, da Sbardella, da Luciano Moggi. Quando il “re del mercato” approda alla Lazio, decide di insegnarle il lavoro sul campo. Durante le fasi infuocate del calcio-mercato la porta con se a Milano per seguire dal vivo le trattative, per stipulare i contratti, per conoscere bene le carte federali e ogni piega del regolamento, in modo da poter curare per la Lazio i rapporti con Federcalcio e Lega. Antonio Sbardella, invece, la introduce nel mondo arbitrale, insegnandole alcuni “trucchi” che lei non rivela a nessuno, ma che le consentono di salvare a più riprese la Lazio negli anni successivi. Gabriella Grassi è una sorta di spugna, assorbe consigli e nozioni per fare esperienza e, con il passare degli anni, diventa sempre più indispensabile per i presidenti che si avvicendano alla guida della società.

Verso la fine degli anni Settanta, con Franco Janich direttore sportivo e Lenzini presidente, “salva” per la prima volta la Lazio. Un giorno in sede arriva l’ufficiale giudiziario per pignorare mobili e trofei. Per evitare che si portino via tutto e che la cosa finisca sui giornali, servono 25 milioni di lire in contanti: una bella cifra per l’epoca, con la quale si compra un appartamento. E quei soldi bisogna trovarli nel giro di un paio d’ore. I dirigenti sono latitanti, Janich non se la sente di impegnarsi economicamente, quindi Gabriella decide di mettere mano ai suoi risparmi e consegna di tasca sua all’ufficiale giudiziario l’intera cifra. Le casse della società sono vuote, ma venuto a sapere del gesto della Grassi, Aldo Lenzini le offre in cambio un appartamento sulla Cassia del valore di 40 milioni. Gabriella ringrazia ma declina l’offerta: “Mi riprenderò i soldi un po’ alla volta dagli incassi delle partite”, dice al fratello del presidente dello scudetto: e così fa. Per un paio di mesi, a fine partita si presenta ai botteghini e si fa consegnare dal ragionier Angelini parte dell’incasso, circa 2-3 milioni alla volta. Gli ultimi 15 milioni, li riprende grazie ad un assegno personale di Aldo Lenzini.

Di fatto, diventa Segretario Generale della Lazio nel 1983, al momento di passaggio tra la gestione-Casoni e quella di Giorgio Chinaglia. Con l’arrivo di Long John, che l’aveva conosciuta e apprezzata da calciatore, Gabriella Grassi si ritrova all’improvviso a dover ricoprire il ruolo lasciato vacante dall’uscita di scena di Antonio Sbardella e, in un certo senso, ad insegnare il lavoro a Felice Pulici, passato all’improvviso dal campo di gioco alla scrivania, senza nessuna possibilità di fare apprendistato.

Sotto la gestione-Chinaglia, la situazione precipita dal punto di vista economico. Quando all’inizio del 1986 Long John è costretto ad arrendersi e a lasciare la società nelle mani del traghettatore Franco Chimenti, i giocatori non prendono lo stipendio da mesi. Mentre i vecchi (D’Amico, Podavini, Spinozzi, Caso e Fiorini in testa) decidono di aspettare fine stagione e l’arrivo di un nuovo presidente per discutere la questione degli stipendi arretrati, altri giocatori decidono di mettere in mora la società. Tra questi, c’è anche il giovane Francesco Dell’Anno, il vero patrimonio della Lazio di allora. Ad appena 17 anni, nell’anno della retrocessione, quel ragazzino sfrontato fa il suo esordio in serie A e stupisce tutti. Nel 1985, nell’ultima giornata di campionato contro la Juventus, irride addirittura Michel Platini con un doppio dribbling, un tunnel e poi con un tiro di destro da 30 metri che si stampa sulla traversa. Su quel ragazzo prodigio, la Lazio decide di rifondare la squadra dopo la retrocessione, rifiutando tutte le offerte economiche che arrivano, con in testa quella della Juventus. Dell’Anno, quindi, è un capitale che non si può perdere, anche perché Gian Marco Calleri, che sta trattando l’acquisto della società, fa sapere che se Dell’Anno e altri giocatori si svincolano, lui abbandona il tavolo della trattativa: per la Lazio, questo significa libri in tribunale e quindi fallimento. Gabriella Grassi chiama Dario Canovi, procuratore di dell’Anno, e dopo una lunga trattativa lo convince ad accettare un suo assegno personale. Fa la stessa cosa con altri giocatori e, tirando fuori di tasca sua circa 30 milioni di lire riesce a tappare la falla. Quando Calleri diventa presidente, la convoca e le dice: “Signora, lei ha avuto veramente un gran bel coraggio a tirare fuori quei soldi. E se io non avessi preso lo stesso la Lazio che cosa avrebbe fatto? Li avrebbe persi”. Gabriella, con il sorriso sulle labbra alza le spalle e risponde: “Avrei perso la Lazio presidente, che per me vale molto più di 30 milioni di lire”.

Sei mesi dopo il suo arrivo alla guida della società, Sergio Cragnotti la promuove dirigente e ufficializza la sua nomina a Segretario Generale, mettendole in pratica in mano le chiavi della Lazio. Diventa il referente della Lazio presso FIFA, UEFA, Federcalcio e Lega, assumendo un potere enorme, al punto che Luciano Moggi la chiama “la presidentessa”. Quando Luca Baraldi arriva per tamponare la situazione dopo l’addio forzato di Cragnotti, le chiede di aiutarlo a capire Roma, i rapporti tra la società e Geronzi e a vederci chiaro nel buco nero dei conti societari. Quando il 30 luglio del 2003 arriva l’annuncio dell’ingresso in società di Giuseppe De Mita, con l’incarico di Direttore Generale, nonostante i tentativi di trattenerla operati sia da Luca Baraldi che da Roberto Mancini, dopo 36 anni di militanza Gabriella Grassi decide di lasciare la Lazio, considerando incompatibile la sua presenza con quella di De Mita junior, con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci.

Circa un anno dopo, quando Lotito prende la Lazio, su consiglio di Andrea Abodi il neo presidente chiama Gabriella al telefono e la convoca per un incontro a Villa San Sebastiano. L’incontro è fissato per le 16, ma Lotito si presenta alle 20 e la tiene a parlare fino alle 2 di notte. Con 36 anni di esperienza di calcio e di Lazio sulle spalle, quelle sei ore di colloquio le bastano per inquadrare il personaggio e per capire, sia pure con la morte nel cuore, che non ci sono le condizioni per tornare a lavorare per la sua Lazio. Quindi decide di declinare gentilmente l’offerta e di uscire per sempre dal mondo Lazio. Come dirigente, perché come tifosa la Lazio fa e farà sempre parte della sua vita.

AUGURI Gabriella! AUGURI Lady Lazio...




Accadde oggi 27.10

1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Ambrosiana 1-1
1940 Novara, stadio Littorio - Novara-Lazio 0-0
1945 Nasce a Darlington (Gran Bretagna) Giuseppe Wilson, difensore
1946 Milano, Arena Civica - Inter-Lazio 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-0
1963 Messina, stadio Giovanni Celeste - Messina-Lazio 0-2 (per delibera del G.S.)
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cagliari 3-1
1991 Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi – Verona-Lazio 0-2
1993 Avellino, stadio Partenio - Avellino-Lazio 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-2
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 2-0
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Portogruaro Summaga 3-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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