14 Ottobre 2020

Ho visto Giordano e Maradona...
di Stefano Greco

Il 14 ottobre del 1984 Roma è baciata da un sole caldo, in una di quelle giornate che somigliano più alla primavera che annuncia l’estate che non all’autunno inoltrato che porta verso l’inverno, quelle classiche “ottobrate romane” che hanno reso celebre anche per il clima la Capitale. Una domenica di calcio importante, storica, perché segna la prima volta di Diego Armando Maradona allo Stadio olimpico, in quel tempio del calcio in cui, 6 anni dopo, il “pibe de oro” perderà la finale dei Mondiali e inizierà la rapida discesa verso l’Inferno: sia quello calcistico che quello personale.

Questa foto di Diego e Bruno abbracciati, con la dedica di Maradona a Giordano, me l’ha data Marco, il figlio del “bomber”. Ed è molto più di una semplice foto, è la testimonianza di un rapporto profondissimo tra Giordano e Maradona nato un anno e mezzo prima, quando dopo il ritorno della Lazio in Serie A Diego fece il diavolo a quattro a Barcellona per convincere il presidente storico del Barcellona, Josep Lluís Núñez 22 anni consecutivi alla guida del club, dal 1978 al 2000), a portare in terra catalana Bruno Giordano. Diego aveva visto Giordano in tv prima della squalifica, poi aveva seguito la sua rinascita sempre con la maglia della Lazio e lo considerava il giocatore perfetto con cui dialogare in campo. Per far capire quanto era profondo l’amore di Diego Armando Maradona, basta ricordare un piccolo episodio, l’arrivo di un telegramma a casa Giordano a gennaio del 1984 che Bruno conserva tra le cose preziose della sua vita calcistica. In quel telegramma, firmato Diego Armando Maradona, il “pibe de oro” faceva gli auguri di pronta guarigione a Giordano dopo il terribile incidente di cui era stato vittima il 31 dicembre del 1983 ad Ascoli. Quel brutale fallo da dietro con cui Bogoni aveva spezzato in due la gamba di Giordano, aveva riportato alla mente a Maradona quell’entrata assassina di Goikoetxea in quella sfida tra il Barcellona e l’Atletico Bilbao del 24 settembre del 1983 che era costata a Maradona una frattura e un lunghissimo stop. Bruno e Diego in stampelle, uno a Barcellona e l’altro a Roma, a distanza di pochi mesi. Quelle immagini avevano sconvolto Maradona al punto da spingerlo a scrivere a Giordano e quel 14 ottobre del 1984 l’abbraccio tra Diego e Bruno a centrocampo fu molto di più che uno scambio di cordialità pre partita tra due fenomeni. Fu l’inizio di un rapporto che dura ancora oggi.

Dopo un inizio drammatico, con due sconfitte consecutive e l’esonero di Carosi, quel 14 ottobre del 1984 la Lazio di Juan Carlos Lorenzo dopo due pareggi con Inter e Ascoli cercava la prima vittoria in campionato, due punti per uscire dai bassifondi della classifica. Per questo all’Olimpico quel giorno c’erano 60.000 anime palpitanti, senza l’invasione di tifosi napoletani che aveva caratterizzato le infuocate sfide dei primi anni Settanta, quando in quelle battaglie in campo la Lazio di Chinaglia e il Napoli di Juliano in campo si giocavano molto più dei due punti in palio. Storie di battaglie, di scontri in campo e sulle tribune, storie di veleni che dopo quasi 40 anni non sono stati né smaltiti né cancellati dal tempo.

Quel 14 ottobre, la Lazio parte fortissimo. Juan Carlos Lorenzo alla vigilia aveva attaccato pesantemente Diego Armando Maradona. Anzi, lo aveva fatto fin dal primo giorno in cui era sbarcato a Roma per la sua terza avventura sulla panchina della Lazio. La polemica innescata da Lorenzo contro Maradona con l’avvicinarsi della sfida di campionato si fece, giorno dopo giorno, sempre più aspra. Da parte di Diego non arrivava nessuna risposta. Nonostante il silenzio di Diego, con lucida metodica follia Lorenzo portò avanti il suo piano. Si era convinto che un clima di ostilità avrebbe danneggiato il “pibe de oro” riducendone le potenzialità offensive. Così, quella domenica al suo ingresso in campo Maradona fu accolto da una bordata di fischi e di insulti e ogni volta che toccava palla, braccato dal povero Francesco Fonte (un ragazzino della Primavera a cui Lorenzo aveva ordinato di braccare Diego in ogni parte del campo, usando anche le maniere forti), l’Olimpico si trasformava in un’arena con Maradona che recitava il ruolo del toro da matare.

Fischi, botte, insulti. Per un’ora per Maradona la partita è un inferno e Diego schiuma rabbia perché il Napoli va anche sotto di un gol grazie a un’invenzione di Vincenzo D’Amico che sfruttando un varco che gli ha aperto Giordano con un movimento verso sinistra ha battuto il suo ex compagno ai tempi del Toro Castellini con un destro potente e preciso ma non irresistibile.

Per quasi un’ora, la Lazio lotta e resiste agli assalti del Napoli, come resiste la gabbia che Juan Carlos Lorenzo ha costruito intorno a Maradona. Ma ad un certo punto arriva il colpo di genio che cambia le carte in tavola. Maradona si avventa su un lancio lungo e invece che stoppare la palla e puntare l’area serve di petto Daniel Bertoni che sempre di prima gli restituisce palla, con Diego che controlla di petto, si fa scivolare il pallone sul sinistro magico e di esterno con una traiettoria impossibile spedisce il pallone alla sinistra di Orsi, con la sfera che bacia il palo e finisce in fondo al sacco.

https://www.youtube.com/watch?v=cXMcyo5RFsg

È il primo dei 4 gol segnati in quella stagione da Diego Maradona alla Lazio, perché al San Paolo Diego realizza addirittura una tripletta, con un gol segnato addirittura da centrocampo con un pallonetto che fa finire Fernando Orsi addirittura dentro la porta, impigliato nella rete. È anche l’inizio di un rapporto tra Giordano e Maradona, perché l’estate successiva Diego riesce a fare con Ferlaino quello che non gli era riuscito a Barcellona con Josep Lluís Núñez: giocare in coppia con Bruno. È la coppia che dà il via alla prima edizione del trio Ma-Gi-Ca, quella con Carnevale, poi nel 1987 a completare il trio arriva Careca: è il Napoli più bello e vincente di tutti i tempi, quello del triplete della stagione 1986-1987, quello della Coppa Uefa e del secondo scudetto. Gli anni d’oro del Napoli, gli anni più bui della storia della Lazio. Un buio che è iniziato a calare proprio quel 14 ottobre del 1984, in una domenica di sole illuminata dalla prodezza di Diego Armando Maradona.

Non l’ho mai amato Maradona, perché difficilmente riesco a scindere il calciatore dalla persona, il fuoriclasse dall’uomo. E per me Maradona rappresentava il peggio del peggio come esempio per i giovani. In quegli anni ho visto giocare contro la Lazio Cruijff (5 novembre del 1975, al Camp Nou, esordio di Giordano in Coppa Uefa) Zico, Falcao, Socrates, Platinì, ma devo ammettere che quello che ho visto fare a Maradona con il pallone tra i piedi lo avevo visto fare solo (in tv) da Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé: per me il più grande di tutti tempi, l’unico più grande di Diego Armando Maradona.




Accadde oggi 27.10

1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Ambrosiana 1-1
1940 Novara, stadio Littorio - Novara-Lazio 0-0
1945 Nasce a Darlington (Gran Bretagna) Giuseppe Wilson, difensore
1946 Milano, Arena Civica - Inter-Lazio 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-0
1963 Messina, stadio Giovanni Celeste - Messina-Lazio 0-2 (per delibera del G.S.)
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cagliari 3-1
1991 Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi – Verona-Lazio 0-2
1993 Avellino, stadio Partenio - Avellino-Lazio 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-2
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 2-0
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Portogruaro Summaga 3-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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