09 Ottobre 2020

Non sparate sul soldato Hoedt...
di Stefano Greco

Nell’estate del 2007, Ivan Artipoli e Fabio Vignaroli diventarono, senza colpa alcuna e loro malgrado, i simboli della fallimentare campagna acquisti fatta dalla società in vista della prima partecipazione alla Champions League della Lazio targata Claudio Lotito. Ecco, la campagna di rafforzamento di questa estate 2020 non ha nulla a che vedere con quella del 2007 e, nonostante la delusione per quel qualcosa in più che poteva e doveva fare la società per rinforzare la squadra (soprattutto il reparto arretrato), fare analogie con quello che successe nel 2007 è sbagliato, anzi, un falso storico. Così come sarebbe sbagliato, da parte dei tifosi, prendersela con qualcuno dei nuovi arrivati solo perché si chiama Akpa Akpro invece che David Silva, oppure Wesley Hoedt invece che Kumbulla o Smalling, dipingendo questi due ragazzi come gli Artipoli e i Vignaroli dell’estate 2020. Non è così, ed è assurdo anche solo pensarlo.

Ecco, io che sono proprio l’ultimo a poter essere etichettato come difensore di questa società, proprio di Wesley Hoedt vorrei parlare oggi, perché da figlio di un’era calcistica completamente diversa da quella di oggi e da eterno amante di quel calcio romantico in cui i giocatori spesso e volentieri erano prima tifosi della squadra in cui giocavano e poi calciatori, in questi giorni ho visto un qualcosa legato a questo ragazzo che ha toccato le mie corde. Una foto con il figlio di 4 anni con la maglia della Lazio e, soprattutto, il post si Instagram della moglie di Hoedt con scritto in un italiano stentato ma decisamente comprensibile: “Sono fiera di te che ritorni alla tua squadra che aveva sempre il tuo cuore”. Con allegata la foto dei coniugi Hoedt sorridenti all’aeroporto di Fiumicino con la maglia numero 14 della Lazio e la scritta Hoedt sulle spalle.

Ecco, in un calcio in cui i giocatori cambiano e baciano maglie diverse alla velocità della luce, non possono non colpire sia queste parole che la felicità di una famiglia che torna a Roma e si ricongiunge alla famiglia Lazio. Hoedt non è un fuoriclasse e non è neanche il difensore che tutti noi sognavamo per la Lazio da Champions League, ma è legato alla Lazio e lo è da tempi non sospetti. Ha sempre parlato di Lazio e ne ha sempre parlato bene in questi 4 anni di distacco, così come non ha mai nascosto di aver lasciato un pezzo di cuore a Roma e su quei campi di Formello.

A testimonianza che quelle pronunciate in questi giorni dai coniugi Hoedt non sono frasi di circostanza, spulciando nel mio archivio di Lazio ho ritrovato un’intervista di 6 mesi fa fatta, in pieno lockdown, a Wesley Hoedt da Gianluca Di Marzio in diretta su Instagram. E basta rileggere cosa disse Hoedt in quell’intervista per capire. Anzi, per avere la certezza sul fatto che il cordone ombelicale che lega questo ragazzo olandese al mondo-Lazio non è mai stato del tutto reciso.

“Sono andato via quando il Southampton è arrivato con un’offerta a cui non potevo rinunciare. Volevo giocare in Premier League. Dopo due anni posso dire di aver fatto la scelta sbagliata, ma sono cose che succedono. Sono cresciuto e maturato, alla Lazio però stavo bene e ora mi manca. Ho sempre avuto grande rispetto per i tifosi laziali e loro per me. Mi sono rimasti nel cuore. Mi piacerebbe ritornare, ma vedremo che succederà quest’estate”.

Quel piccolo sogno si è realizzato. Non su richiesta di Inzaghi, sia ben chiaro, ma in accordo con l’allenatore, nel momento in cui parlando con la società Inzaghi ha capito che visto quello che poteva passare il convento il ritorno di Hoedt era il male minore, rispetto magari all’arrivo dell’ennesima scommessa. E pure sul rapporto con Inzaghi, Wesley Hoedt fu molto onesto in quell’intervista di aprile con Gianluca Di Marzio.

“Inzaghi mi ha insegnato tante cose ed ho grande rispetto per lui. Ha fatto un lavoro straordinario e gli faccio i miei complimenti. Qualche volta abbiamo avuto delle incomprensioni, ma mi ha fatto quasi sempre giocare”.

È vero, il rapporto con Simone Inzaghi non è mai stato idilliaco, ma è sempre stato “onesto”, come tutti quei rapporti in cui magari ci si scontra pure ma in cui non restano “cose appese”, “cose non dette o non chiarite”. Vale per Inzaghi come per tutti gli altri compagni di squadra dell’epoca. Primo fra tutti Stefan Radu, il giocatore con cui spesso e volentieri Hoedt è stato in ballottaggio in quella prima avventura laziale o con cui ha avuto qualche piccolo scontro. Niente di grave, anzi, un rapporto quello con Radu che Hoedt in quell’intervista ha descritto così: “Con Radu ero sempre in ballottaggio. Ricordo una partita dove lui giocava titolare ed io ero in panchina. Nell’allenamento del giorno dopo è venuto da me con un fratino con il mio nome ed il mio numero per dirmi che la partita successiva avrei giocato io. Naturalmente era una presa in giro. Era una brava persona, anche se a volte era un po’ un pezzo di me..a”. Il tutto senza astio o rancore, anzi, con una risata finale a chiusura del racconto di quel piccolo aneddoto.

Ecco, per questi e mille altri motivi, nonostante la delusione per il mancato arrivo di un difensore importante, io da oggi farò il tifo per Wesley Hoedt. Come è normale che sia visto che indossa la maglia della Lazio, ma con un pizzico di simpatia in più per il “soldato Wesley Hoedt”, spedito davanti al plotone d’esecuzione di un ambiente avvelenato e di una critica spietata, ma senza colpe. Se non quella di aver fatto di tutto per realizzare un piccolo sogno: tornare a Roma per indossare nuovamente la maglia della Lazio. E a uno così, non si può non volergli bene e non tifare affinché questa piccola storia di Lazio non abbia anche un lieto fine!




Accadde oggi 27.10

1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Ambrosiana 1-1
1940 Novara, stadio Littorio - Novara-Lazio 0-0
1945 Nasce a Darlington (Gran Bretagna) Giuseppe Wilson, difensore
1946 Milano, Arena Civica - Inter-Lazio 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-0
1963 Messina, stadio Giovanni Celeste - Messina-Lazio 0-2 (per delibera del G.S.)
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cagliari 3-1
1991 Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi – Verona-Lazio 0-2
1993 Avellino, stadio Partenio - Avellino-Lazio 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-2
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 2-0
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Portogruaro Summaga 3-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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