06 Ottobre 2020

VOI NON VOLETE CRESCERE!!!!
di Stefano Greco

Per il mondo Lazio, la Champions League era come la Terra Promessa, come la Statua della Libertà per gli emigranti italiani che dopo giorni di navigazione (spesso in condizioni allucinanti) vedevano in quella statua il punto di arrivo del loro viaggio e, soprattutto, il punto di partenza di una nuova vita. Per anni abbiamo sognato questa Terra Promessa, per anni abbiamo sognato quel tesoretto garantito dalla partecipazione alla Champions League e ci siamo sentiti ripetere da chi difendeva sempre e comunque le scelte di questa società: “Date a Lotito i soldi della Champions League e vedrete che mercato che farà Tare per la Lazio”.

Ecco, purtroppo l’abbiamo visto. E purtroppo la chiusura del mercato ha segnato la fine di quell’ultima illusione che qualcosa potesse realmente cambiare, che questa società potesse finalmente imparare dagli errori commessi in passato… Niente di tutto questo, purtroppo. E stavolta la botta è stata forte, fortissima, al punto da far indignare anche chi questa società l’ha sempre difesa contro tutto e contro tutti, come Luigi Salomone, a cui voglio bene da sempre anche se da anni siamo in disaccordo su tante cose ma a cui ho sempre riconosciuto una grande onestà intellettuale e un amore incondizionato per la Lazio.

Chiunque abbia a cuore le sorti della Lazio, ieri ha provato un moto di stizza quando una società che sta economicamente a pezzi come la Roma è riuscita a prendere in extremis Smalling a 15 milioni di euro pagabili in 4 anni, dopo aver preso un mese fa Kumbulla in prestito e che sarà pagato anche lui nei prossimi 4 anni. Due giocatori che sarebbero stati perfetti per la Lazio, due difensori che avrebbero reso completo il mercato della Lazio e, soprattutto, che avrebbero accontentato le richieste di Inzaghi.

Simone Inzaghi aveva chiesto di poter portare in ritiro una squadra con due titolari per ogni ruolo. E chiaramente non è stato accontentato. Non aveva chiesto figurine messe lì per riempire l’album, ma giocatori veri in grado di non far rimpiangere in nessun modo l’eventuale assenza dei titolari. E fino ad un certo punto, il mercato impostato dalla Lazio aveva una sua logica: un secondo portiere, un laterale sinistro, un difensore giovane (a cui aggiungere magari un difensore d’esperienza da prendere tra gli svincolati, come ad esempio Jan Vertonghen segnalato dall’allenatore e finito a parametro zero al Benfica), un centrocampista, un attaccante e un giocatore di nome e di grande personalità. Fino alla quasi chiusura della trattativa con David Silva, insomma, il mercato della Lazio aveva una logica. La gente sognava qualcosa di più e di meglio, ma era tutto logico e in linea con le mosse di una società che tanto non farà mai il passo più lungo della gamba e non investirà mai soldi che non sono già in cassa per crescere e per costruire una squadra in grado di poter far entrare più soldi in futuro. Per questo, noi prestiti con obbligo di riscatto ma con la possibilità di pagare in 3 o 4 anni (la formula con cui la Roma ha preso Kumbulla e Smalling o la Juventus ha preso Chiesa), non li faremo mai.

David Silva doveva essere il fiore all’occhiello, un messaggio da mandare alla piazza ma anche alla squadra e alle avversarie. E non è un caso se era bastato paventare il possibile arrivo dello spagnolo per far esaltare sia Immobile e Luis Alberto, che avevano salutato l’arrivo di David Silva con messaggi entusiastici sui social. Poi David Silva è saltato (più per colpa sua che della Lazio) e da quel momento in poi la società è andata in confusione. E l’assenza di un piano B da mettere subito in pratica dopom il NO di David Silva è stato il primo pessimo segnale lanciato sia alla squadra che all’ambiente. Il secondo è stato la rinuncia a Kumbulla dopo due mesi di inseguimento, quando mancava pochissimo per concludere (ad esempio, non pretendere di valutare 8/10 milioni di euro André Anderson, rispedito ieri in prestito gratuito alla Salernitana), a cui si è aggiunta la beffa del passaggio dell’italo-albanese alla Roma. Già, perché dopo anni in cui abbiamo visto sbarcare decine di albanesi a Formello, una volta che potevamo prenderne uno veramente buono eravamo tutti convinti che Tare non se lo sarebbe mai lasciato sfuggire. Invece ce lo ritroveremo come avversario nel derby.

Ma andiamo avanti. L’arrivo di Reina e Fares (dopo l’ennesima trattativa sfinente che si è protratta per due mesi), voluti da Inzaghi, aveva una logica, come poteva averla l’arrivo a parametro zero di Escalante e per certi versi anche l’acquisto di Muriqi. Il kosovaro è stato pagato tanto (17,5 milioni di euro), forse troppo, ma è quel tipo di attaccante che manca come il pane da anni (per caratteristiche fisiche e di gioco) alla Lazio e che (teoricamente, è chiaro) si inserisce alla perfezione nel modulo di Inzaghi, perché può giocare con Immobile, può fare reparto da solo con Correa e Luis Alberto (o Andreas Pereira) che gli girano intorno o può essere buttato in caso d’emergenza in campo per un attacco a tre punte. Ma mentre era indispensabile aggiungere un paio di difensori in rosa, è arrivato il blackout, causato anche dalla necessità di versare nuovi fondi alla Salernitana.

Già, perché da anni oltre ad acquistare giocatori per la Salernitana (in modo da consentire a Lotito di fare il presidente senza cacciare un solo euro di tasca sua anche a Salerno…) la Lazio versa ogni anno un obolo di 3/4 milioni di euro alla “parte correlata US Salernitana” (contro il milione e mezzo che versava prima per presunti diritti sulla cartellonistica dello stadio) “per l’acquisto di diritti alle prestazioni sportive di calciatori”. Siamo partiti dai 3,5 milioni di euro versati per Sprocati, poi è stata la volta di Casasola preso alla stessa cifra e quest’estate è toccato ad Akpa Akpro. Quanto ci è costato lo sapremo solo leggendo il prossimo bilancio, ma lo abbiamo dovuto tesserare in fretta e in furia (prima di consegnare a Inzaghi Fares o Hoedt) perché altrimenti la Salernitana non poteva fare mercato. E a Salerno, oltre ad André Anderson, abbiamo spedito Lombardi, Gondo, Karo, Dziczek, Cicerelli, Guerrieri, Adamonis e quel Casasola pagato 3,5 milioni di euro due anni fa e che senza aver mai giocato un minuto con la Lazio è tornato gratis (come tutti gli altri elencati prima) a Salerno: 9 giocatori.

Mentre si perdeva tempo a fare il mercato per la Salernitana, non si trovavano né il tempo né i soldi per prendere un paio di difensori di livello: nonostante l’emergenza infortuni, i dubbi sul recupero di Vavro (ha da 6 mesi la pubalgia e non si sa né se né quando rientrerà, al punto che il Copenaghen si è rifiutato di riprenderselo indietro in prestito pagando solo l’ingaggio) e la quasi certezza che da oggi Bastos finirà fuori rosa e andrà a tener compagnia a Proto, Durmisi e Di Gennaro, ma anche a Kiyine (il giocatore che voleva il Verona come contropartita per Kumbulla) che ha rifiutato di tornare a Salerno e non troverà posto neanche lui nella lista dei 25 giocatori utilizzabili da qui a gennaio in campionato e il Champions League.

Insomma, rinforzare la difesa era la priorità assoluta di questo mercato e il risultato finale è stato l’arrivo di Hoedt (che ha il Covid e sta da una settimana in isolamento a Roma), il giocatore ceduto 4 anni fa al Southampton per 17 milioni di euro. Soldi spesi per comprare Bastos e Wallace che sono fuori dal progetto, senza contare i 12 “investiti” l’estate scorsa per Vavro. Quasi 30 milioni di euro buttati dalla finestra da una società che non si è potuta permettere (o ha deciso di non spendere) altrettanto per prendere ad esempio Kumbulla e Smalling, pagabili però in 4 anni. Che logica c’è in tutto questo? Dove sta questa voglia di crescere e di accrescere il valore della squadra quando le priorità sono fare il mercato per la Salernitana e riempire la rosa di figurine che poi pesano sul bilancio e impediscono (visto che non si riescono a piazzare) l’arrivo di giocatori veri?

Bastava poco, quasi niente per fare quest'anno quello che doveva essere fatto. Bastava accontentare Inzaghi che, conoscendo i limiti economici, non aveva chiesto la Luna, ma quel poco che mancava e che per l’ennesima volta non è stato fatto. E come ogni volta c’è una scusa pronta: una volta il fax che non funziona, una volta la moglie bisbetica di un calciatore, una volta i procuratori/magnager che fanno saltare per una questione di commissioni l’arrivo di un giocatori, una volta i paletti del Fisco (quella, in verità, fu la prima scusa dopo la firma dell’accordo con l’Agenzia delle Entrate per la rateizzazione in 23 anni del debito, poi svanita nel nulla), ora l’indice di liquidità e l’obbligo di cedere gli esuberi per fare acquisti. Poi vedi società che hanno in rosa 35/40 giocatori che continuano a comprare e società tecnicamente fallite come la Roma che riescono a prendere i giocatori che avrebbero reso finalmente perfetta questa campagna acquisti e trasformato in realtà i sogni e le speranze di una piazza che ora è nuovamente in subbuglio, avvelenata con Lotito e Tare. Tranne le solite eccezioni rappresentate da chi continua a difendere l’indifendibile.

Capiamoci bene, sulla carta la Lazio di oggi è più forte di quella dello scorso anno, ma ha perso terreno rispetto a Juventus, Inter, Atalanta e quel Napoli che ieri si è aggiunto lo sfizio di aggiungere Bakayoko a una rosa all’apparenza già completa. Noi ieri abbiamo aggiunto Adeagbo e il cugino diciottenne di Nasri, prelevati dal Servette e dallo Sporting Toulon. Queste sono state le due operazioni in entrata dell’ultimo giorno di mercato della Lazio: due ragazzini del 2002 destinati alla Primavera. Se questa vi sembra una cosa normale, oppure una mossa da società ambiziosa che vuole crescere e che come scriveva Diaconale “parte per vincere lo scudetto”, alzo le mani. Mi arrendo, definitivamente. E dopo il MALEDETTI (di rabbia) indirizzato ieri a caldo a chi gestisce le cose della Lazio, smetto di arrabbiarmi, di farmi il sangue amaro e di credere che questa gente possa mai imparare dagli errori commessi in passato. E che voglia realmente crescere.

Ora la patata bollente passa, come al solito, nelle mani di Simone Inzaghi, che avrà tutti gli occhi puntati addosso (soprattutto da chi si aspetta da parte sua parole forti o gesti clamorosi che non arriveranno neanche dopo questo mercato monco) e sarà chiamato a compiere l’ennesimo piccolo miracolo: primo fra tutti la moltiplicazione dei difensori, visto che con la Champions League da giocare e una stagione compressa che ci costringerà a scendere in campo ogni 3 giorni, ci ritroviamo a conti fatti con un giocatore in meno in rosa rispetto allo scorso anno nel reparto che necessitava maggiormente di rinforzi. Perché in quel reparto i soli Radu e Luis Felipe hanno collezionato 47 partite saltate per infortuni solo nelle ultime due stagioni. E l’unica possibilità oggi è inventare Parolo (36 anni a gennaio) centrale di difesa, con lo spostamento di Acerbi a sinistra.

Ci accusano di rimpiangere Cragnotti, quello che secondo qualcuno è stato “la rovina della Lazio”. In realtà, tutti sappiamo che quei tempi non torneranno più ma, per cortesia, non pronunciate invano il nome di Sergio Cragnotti. Perché se la Lazio oggi è quello che è in campo nazionale e internazionale, lo deve a quello che ha fatto e vinto la Lazio di Cragnotti in quegli anni. E, soprattutto, perché la peggior campagna acquisti di Sergio Cragnotti è stata comunque meglio della miglior campagna acquisti di questa gestione. Per il semplice motivo che esisteva sia un progetto che la volontà di far crescere la Lazio. Due cose che oggi non ci sono. Perché l’unico vero progetto è consentire a Lotito di fare il presidente di Lazio e Salernitana senza tirare fuori un solo euro, di assicurarsi a costo zero una bella vetrina nazionale. Questo è l’unico progetto da 16 anni a questa parte. Se poi arriva anche qualche Coppa Italia o Supercoppa, meglio, altrimenti si tira a campare e si scarica la responsabilità di un eventuale fallimento sull’allenatore, sull’ambiente e sui “fattori imponderabili”. Come se gli infortuni di gente che ha un curriculum di problemi muscolari lungo quanto via del Corso possa far parte del caso o della sfiga e non di un qualcosa di ampiamente prevedibile senza dover essere per forza di cose maghi o veggenti.

Detto questo, comunque, da oggi FORZA LAZIO! Ma solo per quei ragazzi, per l’allenatore e soprattutto per qui colori che abbiamo sposato fin da bambini e che faranno parte per sempre della nostra vita. Della nostra, non di chi si è improvvisato laziale per convenienza e che non ha né l’ambizione di vincere né la voglia di crescere e di fare il bene della Lazio.




Accadde oggi 27.11

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana
1927 Torino, - Torino-Lazio 3-0
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Liguria 1-0
1956 Nasce a Roma Lionello Manfredonia
1964 Nasce a Jesi (AN) Roberto Mancini
1977 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Catania 3-0
1988 Bologna, stadio Renato Dall'Ara – Bologna-Lazio 0-0
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-3
2005 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 2-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

201.459 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,228
Variazione del -0,16%