12 Settembre 2020

I 7 vizi capitali dei tifosi della Capitale
di Paolo Scafati

Da sempre nella capitale esistono due pesi e due misure: diversi metodi di giudizio, diversi metri di paragone nel valutare situazioni, episodi e circostanze relative alle due squadre di calcio che la rappresentano. È innegabile (e nessuno si affanna più neanche a negarlo…) che critica, stampa e media affrontino con smodata enfasi gli avvenimenti in casa giallorossa,  minimizzando o relegando a fatti minori ciò che accade in casa nostra. Una sorta di figli e figliastri che spesso degenera nel ridicolo.

Così, ripercorrendo quelle che nel tempo sono state le vicende e i comportamenti che hanno coinvolto coloro che da sempre stanno sull’altra sponda del Tevere si possono evincere condotte ed atteggiamenti riconducibili ai famosi “sette vizi capitali” ai quali si sono ripetutamente abbandonati.

Partiamo con la Superbia. La definizione recita:radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri, nonché di disprezzo di norme, leggi, rispetto altrui. Non so se i linguisti si siano ispirati a loro in particolare, ma sta di fatto che la descrizione calza a pennello al tifoso medio romanista, come la scarpetta di Cenerentola… Loro (amo definirli così…) sono infatti quelli delle vittorie preventive, anticipate precauzionalmente nel caso qualcuno voglia sottrargliele in corso d’opera e sono i vincitori morali di tutti i trofei che vincono gli altri. La parola sconfitta non esiste nel loro vocabolario e quando immancabilmente si materializza è colpa del palazzo, di complotti, cospirazioni e congiure, dei servizi segreti deviati o della mafia, degli eventi atmosferici o delle congiunture astrali, del traffico, del terrorismo islamico o dell’immigrazione irregolare, dello smart working o delle mascherine.  Ma per gli scommettitori rimangono una certezza, un evergreen: perché da 12 anni ogni annovincono l’anno prossimo… Loro sono i seguaci osservanti e praticanti della vanagloria, della megalomania, della boria, della tracotanza e dell’arroganza che, quando le cose girano male, li porta costantemente a scadere in offese ed insulti. Loro sono quelli degli slogan e dei motti universali, per cui la magggica nun se discute, se ama!

Passiamo all’Avarizia. Loro, come l’avaro che accumula sempre e non è mai contento perché pensa di non possedere mai abbastanza, sono sempre insoddisfatti, pronti a protestare, lamentarsi e a lagnarsi se sfuggono le vittorie. Perché loro puntano sempre a tutto: in Italia, in Europa e nel Mondo, anche se pure il pianeta Terra comincia a stargli un po’ stretto. Tutto gli spetta di diritto, per investitura divina. L’insuccesso non è previsto e chi non si cala nella parte diventa un nemico del popolo e della rivoluzione. Hanno un bisogno quasi vitale di sentirsi ed essere riconosciuti come unici, eccezionali, imparagonabili. E pretendono che chiunque si inchini alla loro superiorità.

E siamo alla Lussuria, da intendersi come eccesso, esagerazione e smoderatezza, esulando da significati più tipicamente carnali… Loro, campioni di ostentazione, a Roma sono sempre di moda e si sentono i padroni di quella Capitale che possono rovinare, sciupare, guastare e strapazzare a loro piacimento. Loro che erano 1 milione al Circo Massimo, loro che battezzano ogni acquisto come “fenomeno” o come nuovo “ottavo Re di Roma”, loro che escono con la sciarpetta ad ogni mezza vittoria e ad ogni sconfitta altrui. Loro che ostentano il bruco sul cruscotto e il puffo giallorosso appeso allo specchietto retrovisore, non si rendono conto di essere un po’ come la sora Camilla, quella che a parole tutti vogliono, ma nessuno se la piglia…”.

Per stimarne l’Ira basta pensare al gol di Turone, per il quale hanno scomodato tutte le nuove tecnologie per dimostrarne la validità, cercando di estorcere qualche verità nascosta anche al povero Carlo Sassi che, però, oggi non si ricorda neanche più la regola del fuorigioco. E qui il mistero si infittisce. Loro sono quelli che anche al derby del Cuore riescono a trovare pretesti per polemizzare; sono quelli dei dossier sui torti subiti e quelli dei soliti sospetti, anche se poi l’unica volta che si sono cambiate le regole in corsa hanno vinto loro, grazie alla possibilità di schierare a poche giornate dal termine un extracomunitario in più, quel Nakata che segnò pure nella partita con la Juventus che di fatto decise la corsa allo scudetto. Loro sono quelli che è giusto fare causa alla Nazionale e all’Uefa se si fa male Zaniolo, mentre quando certe affermazioni le faceva 22 anni fa  Cragnotti dopo aver perso per mezzo campionato Nesta per quei legamenti saltati a Francia ’98 lo attaccavano da ogni fronte. Loro sono quelli che elevano i loro protagonisti a divinità immortali e che promuovono iniziative istituzionali per dirimere questioni ridondanti di casa propria.

È il caso della separazione tra De Rossi e la A.S. Roma, per la quale anche i parlamentari tifosi giallorossi si sono mobilitati:

«Ora basta!» Il Roma Club Palazzo Madama e il Roma Club Montecitorio promuovono infatti per mercoledì 22 maggio ore 17, presso la sala del Senato Sant’Ivo alla Sapienza, Corso Rinascimento 40, un incontro per confrontarsi con la situazione determinata dalla decisione della Società di non rinnovare il contratto di Daniele De Rossi.

E ancora: “Vogliamo dare voce alla delusione che attraversa i tifosi giallorossi e promuovere tutte le iniziative, anche istituzionali, per tutelare questa grande passione popolare”, hanno spiegato i promotori dell’iniziativa. All’incontro hanno già dato la propria adesione Paolo Cento, Stefano De Lillo, Maurizio Gasparri, Loredana De Petris, Paola Binetti, Fabrizio Cicchitto, Raffaele Fantetti, Davide Faraone, Gerardo Labellarte.

Parlamentari-tifosi che, delusi, promuovono iniziative, anche istituzionali, per tutelare la passione per la propria squadra del cuore riunendosi presso sale del Senato della Repubblica? Pausa alla Celentano... Sguardo interdetto alla Verdone... Imprecazione alla Ermes Rubagotti (Gene Gnocchi in Mai dire Gol): “Ma va a lavurà barbun, che l’è mei!”… Anche se, visto il lavoro che fanno o come lo fanno, forse sarebbe molto meglio che continuassero a fare solo gli Ultrà.

Il peccato di Gola lo esprimono con la loro frenesia di dominio e supremazia universale, con la smania di essere di più e meglio. Ma l’apice lo raggiungono con l’ingordigia che sfoderano nell’appropriarsi di personaggi famosi, popolari e storici. Così negli anni hanno vestito di giallorosso eroi della mitologia, Re, Papi, capi di governo, politici, attori e attrici italiani ed internazionali, personaggi televisivi e non, imponendo i loro usi e costumi a chiunque entrasse a Trigoria; pena l’esilio. Chi non si è convertito completamente è stato comunque nominato simpatizzante ad honorem, magari a sua insaputa. Come Russell che, dipinto come simpatizzante romanista, in occasione de “Il Gladiatore” smentì tutti con poche semplici parole: “In realtà io simpatizzo per la Lazio”.

https://www.youtube.com/watch?v=2B_N6-QwVtU

Delusione e sconcerto per le centinaia, migliaia di romanisti che quel Gladiatore se lo erano tatuato ovunque sul corpo, mitigate però da nuove leggende che narrano di un Messi che ascolta “Grazie Roma”in macchina o di un Cellino che annuncia la cessione di Tonali al Milan, ma senza la volontà del ragazzo di indossare a tutti i costi la maglia rossonera indovinate a chi lo avrebbe ceduto il presidente del Brescia?

L’Invidia ce l’hanno scolpita nel Dna. Da più di 120 anni li accompagna e li logora un indefinibile e misterioso senso di imperfezione e soggezione verso chi la propria storia l’ha appresa e imparata non da racconti o favole, ma dalla verità dei fatti, dal corso degli eventi storici documentati e accertati, comprovati e confermati. Questa loro lacuna li ha portati perfino a studiare, ad adoperarsi ed ingegnarsi per poter colmare una mancanza che rischiava di sminuire la loro magnificenza. Dopo anni di estenuanti ricerche, mal celando la palese delusione, si sono dovuti arrendere all’evidenza dei fatti, sorvolando sull’inesistenza di una fondazione prima del 1900 e ripiegando su una fusione del 1927: la leggenda narra che il 7 giugno (la data è ancora discussa e controversa…) per volere del Partito Nazionale Fascista fu istituita la A.S. Roma, grazie alla fusione di tre squadre, Alba, Fortitudo e Roman, che da sole non avrebbero avuto le risorse per partecipare al campionato nazionale. Così anche loro avranno il proprio centenario da ostentare e festeggiare, per poter mettere a ferro e fuoco Roma, monumenti compresi. Ma non si sa quando, perché a 93 anni dalla fondazione regna ancora totale incertezza sulla vera data di nascita, perché alle due presunte (7 giugno e 22 luglio 1927) ora se n’è aggiunta una terza: quella del 2 maggio. Ma non basta. Non potendo essere secondi a nessuno, tantomeno alla squadra più antica della Capitale e non potendo vantare trofei internazionali ufficiali a differenza degli eterni rivali, si sono affannati nel tentativo di equiparare la Coppa delle Fiere vinta nel lontano 1961 alle competizioni UEFA, nonostante l’Uefa non l’abbia mai riconosciuta come una competizione ufficiale. Ma loro non sin rassegnano. Un’invidia, neanche troppo latente, loro la nutrono anche verso i comportamenti e gli atteggiamenti altruicaratterizzati da stile, eleganza e sobrietà, finendo spesso con l’attribuire ad altri comportamenti propri.

L’Accidia si configura come negligenza nell’operare il bene e nell’esercitare la virtù. Nel tempo noi laziali abbiamo dovuto ingoiare di tutto: dalle paternali alle prediche dei ben pensanti alle critiche, per finire con il moralismo spicciolo, per fatti e avvenimenti giudicati amorali. Per anni loro hanno puntato il dito verso chi per i propri errori ha comunque sempre pagato, senza sconti. Per anni si sono eretti a virtuosi e puri, lontani da ogni scandalo. Ma in mezzo a tante ambigue condanne per presunte irregolarità, sono sempre stati minimizzati o insabbiati i loro comportamenti e le loro condotte ben poco edificanti e ben oltre le regole: sportive, giuridiche e morali. Come dimenticare i 100 e passa milioni di lire consegnati dall’allora presidente Dino Viola all’arbitro Vautrot (tramite un intermediario) in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Campioni contro gli scozzesi del Dundee, fatto confermato da Riccardo Viola, figlio del presidente Dino? Ma non era corruzione, al limite si poteva configurare come ecobonus, bonus vacanza, bonus bebè o babysitter, bonus asilo nido, bonus bici/monopattino…E poi, a voler essere pignoli, Vautrot aveva presentato l’ISEE? Come dimenticare i Rolex d’oro del valore di 25 milioni di lire l’uno regalati dal presidente Sensi ai designatori arbitrali, quelli di acciaio recapitati agli arbitri e un pensierino natalizio da 500 mila lire ai guardalinee? Secondo loro, era tutto regolare, non c’era corruzione o tentativo di corruzione perché le cifre erano messe nero su bianco a bilancio tra le normali entrate e uscite. E noi, ingenui, che per anni abbiamo pensato male. Come in occasione di quella loro iscrizione al campionato avallata da una fidejussione farlocca. Noi abbiamo pensato che ci avessero marciato, invece erano vittime di una truffa. Che maligni che siamo stati… Come a pensare male quando si sono scansati in quel secondo tempo dell’ultima giornata di campionato della stagione 1972-1973, salvo poi indignarsi e darci lezioni di lealtà sportiva in occasione di quel Lazio-Inter del 2010 in cui una squadra che si è salvata a stento ha perso contro l’Inter del triplete, negandogli

(Oh Nooo) di vincere quel quarto scudetto che si sentivano già in tasca e che hanno perso loro suicidandosi contro la Sampdoria. Ma come detto prima, la sconfitta non è contemplata, meglio attaccarsi ad un complotto…

In definitiva, devo ammettere di pensarla come loro: sono unici ed inimitabili, nun se discutono, se amano! Non so in quale girone avrebbe potuto collocarli Dante Alighieri per i loro vizi, ma di sicuro non in un girone della Champions League 2020-2021…




Accadde oggi 29.09

1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 3-2
1940 Roma, Stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 6-2
1946 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Torino 1-2
1957 Napoli, stadio Vomero - Lazio-L.R.Vicenza 2-0
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0
1968 Catanzaro, stadio Comunale - Catanzaro-Lazio 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Arezzo 2-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1993 Plovdiv, stadio Lokomotiv - Lokomotiv Plovdiv-Lazio 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NK Maribor 4-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

50.937 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,258
Variazione del +0,00%