07 Settembre 2020

Acerbi-Lazio, una brutta storia...
di Stefano Greco

“Rinnovo? Le cose si fanno nelle sedi opportune, non sui giornali. Credo di aver portato sempre rispetto alla società, e mi aspetto un minimo di rispetto anche io o che almeno se ne parli nelle sedi opportune. Mi ha dato fastidio e se è questo l'atteggiamento che hanno e andranno avanti così, forse il rinnovo non sarà più nella mia testa”.

Le parole di Francesco Acerbi sono arrivate sul mondo Lazio all’improvviso e hanno avuto lo stesso effetto di una grandinata alla vigilia della vendemmia, perché in pochi secondi hanno distrutto l’immagine che Ace si era costruito in due anni di Lazio, quella di un ragazzo che aveva sposato con anima e corpo la causa biancoceleste e che nel pensiero di tutti era destinato a chiudere la carriera con questa maglia addosso per poi, magari, ricoprire in un domani un ruolo all’interno della società.

Acerbi è stato fin dall’inizio uno dei punti fermi di questa squadra, uno dei cardini del progetto di crescita di questa Lazio portato avanti con pazienza certosina da Simone Inzaghi che lo aveva fortemente voluto dopo il doloroso divorzio con Stefan De Vrij. Acerbi, Inzaghi lo aveva voluto al punto che per sbloccare la trattativa e convincere Lotito e Tare a fare quel passo in più per prenderlo dal Sassuolo Simone è andato a sbattere i pugni sul tavolo e ha minacciato di andare via se tra i tanti giocatori richiesti quell’estate (Zapata, Papu Gomez e Izzo, solo per fare qualche nome) la società non gli prendeva almeno quel centrale che lui aveva individuato come il giocatore ideale per sostituire l’olandese passato all’Inter.

Quello tra Acerbi e la Lazio è stato un amore a prima vista, come il legame fortissimo che si è creato, ad esempio, tra Ace e Ciro Immobile, i gemelli diversi del gruppo di Inzaghi che fanno coppia fissa anche in Nazionale. Quindi, quando si è parlato del prolungamento del contratto di Acerbi (che scade nel 2023) con adeguamento dell’ingaggio (oggi prende circa 1,8 milioni di euro con i bonus), tutti hanno pensato ad una semplice formalità, come è successo con il rinnovo di Immobile e come era già successo con quelli di Milinkovic e Luis Alberto, gli altri pilastri della Lazio di Inzaghi. Invece, è successo quello che nessuno immaginava, quel qualcosa che è accaduto spesso in passato in sede di rinnovo tra la società e qualche calciatore ma che tutti pensavamo facesse parte di un passato oramai archiviato. Ovvero, che il giocatore ha chiesto una cifra superiore a quello che la società ha messo sul tavolo per allungare il contratto e qualcuno ha pensato bene di far uscire la cosa per mettere in cattiva luce Acerbi, per far passare Ace come un mercenario in modo da mettere le mani avanti in caso di rottura. Un qualcosa di visto e rivisto in passato, quando si arrivava addirittura allo scontro, al mobbing, alle lettere pubbliche di scuse fatte firmare dalla Lazio ai calciatori per ottenere il reintegro in rosa, oppure alle rotture e alle partenze a parametro zero, con Lotito disposto a veder svanire milioni e milioni di euro di capitale giocatori pur di mantenere il punto. Ecco, tutto questo nessuno se lo aspettava oggi, non con Francesco Acerbi.

Invece è successo e come spesso avviene la colpa non sta solo da una parte. Non è tutta colpa della Lazio come non è solo responsabilità di Acerbi se si è arrivati a questo punto. La Lazio ha sbagliato a far uscire certe voci e Acerbi ha sbagliato sia i tempi che i modi per difendersi dall’accusa di aver sparato cifre allucinanti, forte dell’interesse di altre società. Con la “solita” Inter in testa al gruppetto delle possibili pretendenti in caso di rottura tra Ace e la società.

E hanno sbagliato anche i tifosi ad attaccare immediatamente Acerbi o la società, a seconda dell’appartenenza allo schieramento PRO o CONTRO Lotito che oramai caratterizza da più di tre lustri ogni vicenda laziale. L’unica cosa da fare in questo momento, secondo me, è quella di evitare di gettare benzina sul fuoco, di evitare spaccature o l’ennesima guerra intestina. Per il bene della Lazio, questo è il momento di indossare i panni del pompiere e di spegnere questo incendio, il prima possibile. Tra persone intelligenti, ci si guarda negli occhi e ci si chiarisce, evitando di fare soffiate ai giornalisti amici per screditare il giocatore o di lanciare bombe come ha fatto ieri Acerbi in conferenza stampa, per giunta stando lontano da Roma e con la maglia della Nazionale addosso.

Io confido molto nella grande professionalità di Acerbi e nella grande abilità di mediatore di Angelo Peruzzi che, in passato, ho paragonato a quel signor Wolfe magistralmente interpretato da Harvey Keitel in Pulp Fiction, quel “riparatore di danni” che con una calma quasi irreale arrivava in luoghi dove era successo un disastro e si presentava così: “Sono mister Wolfe, risolvo problemi. Non sono qui a dirti per favore, sono qui per dirti cosa fare. E se un istinto di conservazione ancora lo possiedi, sarà meglio che tu lo faccia. E subito anche. Sono qui per dare una mano e se il mio aiuto non è apprezzato, tanti auguri. Sono brusco solo perché il tempo è poco e bisogna fare le cose per bene e in fretta”.

Ecco, Angelo Peruzzi e Simone Inzaghi possono recitare un ruolo fondamentale per ricucire il rapporto tra Ace e la Lazio che si è sfilacciato in questi giorni. Anzi, negli ultimi mesi, perché c’è qualcosa di più di una semplice differenza tra domanda e offerta in sede di rinnovo dietro il malumore di Acerbi che è sfociato nella sparata di ieri. Ma questo non è né il momento di indagare né il momento di lavare i panni sporchi in pubblico. Questo è il momento di appianare, di smussare gli angoli, perché siamo alla vigilia del via di una stagione che per mille motivi sarà difficilissima, di un cammino pieno di trappole e trabocchetti in cui bisogna evitare di cadere. Noi tifosi per primi, schierandoci da una parte o dall’altra. Perché questa brutta storia deve essere archiviata il prima possibile se consideriamo la Lazio un bene supremo da difendere e da tutelare. Altrimenti, via agli striscioni e alle scritte fuori da Formello contro la società o il “mercenario” di turno o agli insulti sui social al giocatore oppure a Lotito e Tare. Cose già viste tante, troppe volte negli ultimi 15 anni…




Accadde oggi 21.09

1941 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Livorno 4-3
1947 Salerno, stadio Comunale - Salernitana-Lazio 2-0
1952 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-2
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-0
1969 Bologna, - Bologna-Lazio 1-0
1971 Nasce a Roma Roberto Muzzi
1974 Nasce a Pontecorvo (FR) Giuliano Giannichedda
1988 Roma, - Lazio-Inter 1-1
1994 Modena, stadio Alberto Braglia - Modena-Lazio 1-4
1997 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-0
2003 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 2-3
2005 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 2-0
2008 Milano, stadio Meazza, Milan-Lazio 4-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 17/09/2020
 

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