23 Agosto 2020

Il pianto di Conte, la grandezza di Inzaghi

Sentendo Antonio Conte “lamentarsi” per i mancati investimenti da parte dell’Inter o per la differenza di vedute con la società per gli investimenti da fare in futuro per vincere, pensavo: secondo me a Simone Inzaghi dovremmo fargli una statua, enorme, come quella di Garibaldi che campeggia al centro del piazzale del Gianicolo e che dall’alto domina tutta Roma. Sì, perché se ha il coraggio di piangere e di lamentarsi in continuazione uno come Antonio Conte che è stato accettato dalla piazza interista nonostante il suo passato juventino, che è stato accontentato e sempre difeso da una società che ha dovuto ingoiare per giunta frecciate e battute continue del suo allenatore o addirittura attacchi frontali con scarico di responsabilità sul club di sconfitte inattese e di mancati successi, che cosa avrebbe dovuto fare e dire in questi anni Simone Inzaghi?

Nell’ultimo mercato, Antonio Conte ha chiesto e ottenuto: Lukaku (74 milioni di euro), Barella (45 milioni), Sensi (30 milioni), Eriksen (27 milioni), Lazaro (22,4 milioni), Politano (21,1 milioni), Biraghi (12 milioni) Ashley Young (1,7 milioni), Moses (prestito), Alexis Sánchez (prestito), Godin (svincolato) e Bastoni (tornato dal prestito al Parma) per un investimento di 231 milioni di euro escluso il costo degli ingaggi. Simone Inzaghi, l’estate scorsa dei giocatori che aveva chiesto ha avuto Lazzari (13,75 milioni di euro), poi gli hanno preso Vavro (12 milioni), Jony (1,45 milioni) e Adekanye (titolo gratuito), per un investimento di poco superiore ai 27 milioni di euro, ovvero il 12% di quello che ha speso l’Inter solo di cartellini, perché a livello di monte ingaggi la rosa della Lazio è costata alla società 72 milioni di euro, mentre il costo della rosa dell’Inter è stato di 228,8 milioni di euro. Bastano i numeri per capire cosa ha avuto Inzaghi e di cosa ha potuto disporre Antonio Conte per non vincere nulla né in Italia né in Europa e per fare 4 punti in più della Lazio in campionato, mentre Inzaghi un trofeo (il terzo della sua gestione) lo ha portato a casa.

E nonostante questo, la conferma di Alexis Sànchez e l’acquisto di Hakimi già perfezionato Conte piange, si lamenta e “deve riflettere” se restare o no all’Inter perché c’è una differenza di vedute (leggi, investimenti da fare) tra lui e la società per costruire un’Inter in grado di vincere qualcosa. Mentre Inzaghi è già al lavoro e in silenzio si appresta a partire per Auronzo di Cadore senza neanche uno dei giocatori chiesti per tappare le falle di organico emerse in modo clamoroso dopo il lockdown e con Escalante, Lombardi, Kiyine e Jean-Daniel Akpa Akpro come unici volti nuovi.

Senza stare a discutere se un allenatore debba fare come Conte che urla e sbraita per ottenere dalla società più investimenti e più giocatori (tra l’altro, senza essere mai soddisfatto…), la società in primis e il mondo-Lazio a seguire dovrebbero veramente erigere un monumento a Simone Inzaghi per quello che ha fatto in questi 4 anni in cui, indossando sempre i panni di Davide e armato di una fionda, ha seminato parecchi cadaveri di Golia alle sue spalle. Perché tutti parlano di Lotito bravo a far tornare i conti, di Tare che fa miracoli con un budget limitato a disposizione, ma i miracoli veri li ha fatti quotidianamente sul campo Simone Inzaghi: perché ha valorizzato al massimo tutti i giocatori che gli sono stati messi a disposizione, perché ha lavorato in silenzio senza mai tirare in ballo la società quando sono arrivate le sconfitte o quando erano palesi i limiti (numerici) della rosa che aveva a disposizione e quando ha vinto non si è preso i meriti della vittoria, ma si è defilato lasciando la vetrina ai giocatori e dividendo i meriti con la società. Non so quanti altri avrebbero fatto quello che ha fatto Inzaghi e non so quanti altri avrebbero resistito al canto delle sirene pronte ad offrirgli anche il doppio dell’ingaggio che percepisce oggi dalla Lazio per convincerlo a lasciare la società in cui lavora da vent’anni.

Fedele nei secoli come un Carabiniere legato a vita all’Arma, verrebbe da dire, Simone è rimasto fedele alla Lazio, anche per riconoscenza verso la società che lo ha fatto diventare un giocatore e un allenatore vincente, nonché un uomo economicamente ricco. Riconoscenza, senso di appartenenza e amore per la maglia, merce rara nel calcio di oggi. Eppure a qualcuno tutto questo non è bastato per amare in modo incondizionato questo allenatore che ha come unico “difetto” quello di essere educato e di lavare sempre i panni sporchi in famiglia, senza usare microfoni o telecamere per lanciare messaggi alla società e per curare e difendere la propria immagine.

In una società in cui oramai conta solo l’immagine e in cui la ragione va sempre dalla parte di chi urla di più, Antonio Conte è un vincente e uno con le “palle”, mentre Simone Inzaghi viene dipinto come uno “yes man” che accetta (e in silenzio) gli ordini della società. Ai miei occhi, invece, Antonio Conte è un piagnone borioso e presuntuoso, mentre Simone Inzaghi è un gigante, un grande uomo e un grandissimo allenatore che ha raccolto ben poco in rapporto a quello che ha seminato. Uno che rimpiangeremo a lungo quando (speriamo il più tardi possibile o addirittura mai…) o se deciderà di lasciare la Lazio. Per questo, per quel che mi riguarda, merita sempre e comunque rispetto e un grandissimo applauso…





Accadde oggi 30.11

1924 Roma, campo Madonna del Riposo - Fortitudo-Lazio 3-0
1930 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Alessandria 3-1
1941 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini - Livorno-Lazio 2-1
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Atalanta 1-1
1952 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-1
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-3
1969 Milano, - Inter-Lazio 3-0
1997 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 2-3
2008 Bergamo, stadio Atleti azzurri d'Italia - Atalanta-Lazio 2-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 19/11/2020
 

201.459 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,228
Variazione del -0,16%