09 Agosto 2020

Spero di non coltivare una speranza infondata...
di Paolo Scafati

Il 13 aprile 2016 ho scritto su Millenovecento un articolo intitolato “Voi coltivate una speranza infondata”,  nel quale descrivevo le sensazioni di un tifoso deluso dall’aver capito di non poter neanche sperare di veder cambiare il destino della propria squadra del cuore e dall’aver compreso, all’improvviso, di aver perso definitivamente una battaglia in cui aveva creduto ciecamente e in cui si era calato anima e corpo.

La battaglia non era quella contro un personaggio, bensì contro il comportamento, la condotta e l’atteggiamento dell’azionista di maggioranza della S.S. Lazio 1900, le sue esternazioni e i suoi modi di fare, Una ribellione verso chi, vantandosi di aver salvato la società più antica della capitale, poteva disporne a piacimento, calpestando quel sentimento di Lazialità tramandato di Padre in Figlio da 120 anni.

Ho riconosciuto la sconfitta, malgrado lui non ci riconoscerà mai l’onore delle armi. E so che lo abbiamo fatto in tanti: abbiamo sotterrato l’ascia di guerra, ci siamo arresi, stremati da anni di faticosa trincea che ci ha segnato profondamente. C’è chi lo ha fatto per la Lazio, perché è Lei il bene supremo; chi perché non si accontentava più di un’idea, un ideale, ma aveva bisogno di connotarli; chi perché, semplicemente, guardandosi intorno si è sentito come l’ultimo giapponese che combatteva una guerra finita su un’isola deserta. Ognuno ha avuto le sue ragioni, tutte rispettabili e da rispettare, che hanno portato ad un armistizio che sembra poter durare.

Oggi, che quei giorni sono solo un lontano ricordo e che il Libera la Lazio che aveva rianimato le nostre coscienze è definitivamente morto e sepolto, voglio analizzare con lucidità e scevro da condizionamenti non il passato (che resta cristallizzato lì, in balia di opinioni e considerazioni soggettive), ma il futuro, con quel senno di poi che ormai appartiene a noi laziali eretici. Perché “il futuro è adesso”, se vogliamo fare quel benedetto salto di qualità tanto atteso e soprattutto annunciato più volte da chi guida (a volte contromano…) la società.

I più assennati ci hanno infatti sempre spiegato che la crescita deve essere graduale, che non si può fare il passo più lungo della gamba, che solo la partecipazione alla competizione più importante d’Europa avrebbe permesso investimenti maggiori. Quindi ci siamo! Adesso aspettiamo solo di capire il piano A (e magari anche quello B) per migliorare la squadra e la rosa, senza se e senza ma.

Perciò, “spero di non coltivare una speranza infondata” con l’augurio di non sentire che “questa squadra è difficilmente migliorabile…”, che in rosa “ci sono 2 giocatori per ruolo…”, oppure che all’allenatore “è stata messa in mano una Ferrari…”.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” se mi auguro che sia finito il tempo delle scommesse a fondo perduto e che non si stia pensando ad altri Alfaro, Saha, Pereirinha, Postiga, Vignaroli, Keller, Del Nero e compagnia cantante, ma si stia lavorando per portare a Formello calciatori veri, esperti e pronti, oltre che tecnicamente all’altezza.

In primis “spero di non coltivare una speranza infondata” se mi auguro venga rinnovato al più presto il contratto a Simone Inzaghi (prima che sia fagocitato dalla Juventus…), che probabilmente non sarà il migliore degli allenatori possibili e non incarna neanche la mia figura ideale di allenatore, ma non si può non riconoscere che con il tempo ha saputo dare un’impronta precisa alla squadra, rigenerando elementi che sembravano destinati alla pensione calcistica con “quota 100” e motivando un manipolo di calciatori con diverse età, qualità, esperienze e provenienza facendoli diventare un gruppo. Simone ha saputo rendersi credibile all’interno dello spogliatoio con comportamenti sempre lineari e autentici, conquistando il ruolo di comandante della nave. Serve dare continuità al suo lavoro, interromperlo prematuramente vorrebbe dire ricominciare ancora una volta da capo e creare nuovi alibi alla società.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” aspettando l’arrivo di almeno 3/4 titolari in grado di accrescere il tasso tecnico, di esperienza e di personalità di una squadra che con 12 titolari non può permettersi di lottare ad alto livello su tre fronti.

Più nello specifico, “spero di non coltivare una speranza infondata” se mi auguro che Strakosha diventi il vice di un portiere capace di guidare la difesa, di trasmettere sicurezza e che sappia anche prendersi dei rischi, togliendo qualche castagna dal fuoco ai compagni di reparto. Niente di personale, ma le lacune tecniche del portiere albanese sono evidenti e ormai difficilmente migliorabili.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” augurandomi di poter ringraziare e salutare Bastos, Lukaku, Vavro, Wallace, Durmisi e Anderson vari ed eventuali, in modo da poter trasformare Radu, Lulic (?), Parolo, Patric, Luis Felipe e Marusic in ottime alternative e non più titolari inamovibili.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” se mi auguro che arrivi finalmente un vero vice Leiva, per poter far prendere fiato al brasiliano, pedina indispensabile ma solo se in buone condizioni fisiche e atletiche. È chiaro che David Silva sarebbe ideale, perché in grado di sostituire anche Luis Alberto e di elevare all’ennesima potenza il tasso tecnico di un centrocampo già di altro livello.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” se, nell’eventualità di un’inevitabile cessione del sergente Milinkovic a seguito della famosa “proposta indecente”, esigo che i milioni ricavati non vadano ad accrescere immaginari tesoretti di famiglia, ma vengano reinvestiti subito e tutti per sostituire il serbo e acquistare altri calciatori di valore. 

“Spero di non coltivare una speranza infondata” se, salutando e ringraziando un Caicedo che ha fatto il suo ma che oltre non può andare, mi auguro che finalmente arrivi un attaccante veramente in grado di essere considerato il vice Immobile/Correa. Uno che conosce la seria A e che nella sua squadra di medio-bassa classifica faceva la differenza, uno che veda la porta e sappia far gol. Non serve un cannoniere, ma uno che sia in grado di essere pronto se chiamato in causa, senza dover aspettare che cresca o che azzeri difetti ormai congeniti.

Una volta fatto tutto questo, si passi pure alle solite scommesse: giovani, ragazzini, calciatori reduci da annate sfortunate o da infortuni, stranieri dai nomi impronunciabili o dalle potenzialità inenarrabili. Ma prima voglio “la ciccia”.

“Spero di non coltivare una speranza infondata” nell’augurarmi che chi di dovere abbia finalmente capito di dover fare anche autocritica. Non arrivo a pretendere scuse o mea culpa da parte di chi è evidentemente incapace di farlo per eccesso di autostima, ma auspico soltanto una critica costruttiva che contribuisca al miglioramento sportivo. Ora sono Lotito e Tare a dover dare le carte, senza mazzi truccati e senza poter più barare.

Infine, ma non ultimo, devo ammettere che quella speranza che coltivavo nell’aprile del 2016 io continuo ancora a coltivarla, fiducioso che non resti infondata all’infinito. Perché non riesco a fare a meno di pensare, come Nello Governato, che “la Lazio sia una cosa troppo grande per stare in mani così piccole…”.

Ma, anche su questo, mi auguro di essere smentito…




Accadde oggi 29.09

1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 3-2
1940 Roma, Stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 6-2
1946 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Torino 1-2
1957 Napoli, stadio Vomero - Lazio-L.R.Vicenza 2-0
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0
1968 Catanzaro, stadio Comunale - Catanzaro-Lazio 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Arezzo 2-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1993 Plovdiv, stadio Lokomotiv - Lokomotiv Plovdiv-Lazio 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NK Maribor 4-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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