06 Agosto 2020

AUGURI Danilo, cuore biancoceleste
di Stefano Greco

“La Lazio per me non è e non sarà mai un semplice club. È una famiglia, una casa nel mio cuore in cui sono entrato quando avevo 12 anni. E non dimenticherò mai ogni momento vissuto con il biancoceleste addosso e con l'aquila sul petto. Grazie alla Lazio, da bambino sono diventato uomo. E soprattutto professionista. La carriera di un calciatore è anche questo, sono orgoglioso dell'opportunità di giocare nel Genoa che ha creduto in me, di proseguire il mio percorso di crescita in una società così importante. Oggi, Cataldi dà l'anima per il Genoa come ha sempre fatto e se ci sarà la possibilità continuerà a farlo in futuro per la Lazio. Senza voler mancare di rispetto a nessuno sia da parte mia che della mia futura moglie che, come è giusto che sia, tifa e tiferà sempre per me e quindi per la maglia che indosso. Questo è il mio percorso, con la testa al Genoa, ma come da sempre e per sempre grato e legato ai colori biancocelesti. Un abbraccio a tutti! Danilo…”.

Danilo Cataldi oggi compie 26 anni e questo per lui è il primo compleanno sereno da qualche anno a questa parte. Per fare gli auguri a Danilo e per raccontare la sua rivincita, quasi una favola tormentata ma a lieto fine, ho deciso di partire da questa lettera che scrisse all’indomani di un Genoa-Lazio del 15 aprile del 2017 che, a causa della sua esultanza con la maglia rossoblù addosso al gol del 2-1 di Pandev e di qualche twitter di troppo della sua futura moglie a fine partita, aveva provocato uno strappo all’apparenza impossibile da ricucire con parte della tifoseria laziale. Perché quell’esultanza e i successivi Tweet qualcuno li aveva considerati un tradimento inaccettabile. E quindi giù insulti, minacce, auguri di morte o di un infortunio che gli stroncasse la carriera. Perché l’odio oramai regna sovrano. Perché questo calcio oramai  brucia tutto in fretta e che si tratti di giocatori, presidenti o DS, cambia poco. Basta niente per passare dall’altare alla polvere o viceversa. Basta un’esultanza non compresa, uno scatto di rabbia, un gesto o qualche parola mal interpretata per buttare tutto nella spazzatura. Compreso l’uomo che, oramai, conta sempre di meno.

E questo Danilo Cataldi lo sa meglio di chiunque altro, perché tutto questo lo ha provato sulla sua pelle. Lui, il ragazzo che il 9 marzo del 2015 si vide mettere a 20 anni al braccio da Mauri la fascia da capitano e che il 15 aprile del 2017 si è vide chiudere in faccia le porte del mondo Lazio per aver esultato al gol di Pandev che poteva regalare la salvezza a una squadra che stava scivolando verso la B. Da idolo e leader della Lazio del futuro, a traditore invitato a non presentarsi più a Roma. Anni e anni di militanza spazzati via, tutto cancellato, come uno straccio bagnato passato per rimuovere ogni traccia del passato. E tutto per un’esultanza, dimenticando tutto quello che Danilo era stato con quella maglia biancoceleste addosso. Ma, soprattutto, tutto quello che Danilo era stato fuori dal rettangolo di gioco. Un ragazzo sempre in prima fila quando c’era da andare nelle scuole a diffondere la Lazialità ma, soprattutto, quando c’era da fare del bene. A partire dalle visite a Chiara e l’aiuto alla sua famiglia. Il difetto di Danilo è che queste cose le ha fatte sempre in silenzio, lontano da telecamere e riflettori, senza avere alle spalle una stampa sempre pronta a pompare  ogni tuo gesto.

Così, l’anno successivo a quell’esulta di genova, per lui il ritorno all’Olimpico con la maglia del Benevento è stato  quasi un viaggio all’Inferno. E non sono bastate neanche le braccia alzate, quasi a chiedere scusa ai tifosi laziali, dopo il gol magnifico segnato su punizione che aveva portato momentaneamente in parità il Benevento, per riallacciare il filo. Anzi, quella prodezza aveva provocato solo una pioggia di fischi, caduti dagli spalti su Danilo il traditore, come lo chiamava qualcuno. Uno che ha vinto da capitano uno scudetto Primavera e a 20 anni ha indossato la fascia da capitano della Lazio dei grandi, uno che in poco tempo è salito in cielo ma come Icaro si è avvicinato forse troppo al Sole ed è precipitato, finendo nel dimenticatoio laziale. A luglio del 2018, a 24 anni non ancora compiuti, era considerato “finito” da tanti laziali e un esubero o quasi per una società che fino alle ultime ore di mercato ha fatto di tutto per piazzarlo da qualche parte, perché per lui nella Lazio non c’era più posto. Per l’affollamento a centrocampo che si era creato con l’arrivo di Berisha e Badelj, ma anche per quel rapporto complicato con parte della tifoseria. Ma Danilo ha resistito, ha parlato con Peruzzi e Inzaghi, ha chiesto di restare, di potersi giocare le sue chance per riconquistare quel mondo Lazio che lo aveva esaltato e poi gli aveva voltato le spalle.

Simone e Angelo gli hanno spalancato nuovamente le porte e Danilo ha vinto la sua battaglia, in silenzio, sfruttando ogni occasione che gli hanno offerto Simone Inzaghi e il destino. Ha collezionato poche presenze, spesso partendo dalla panchina, ma tutte di qualità, perché Danilo è sempre stato uno con i piedi buoni, un centrocampista moderno in grado di garantire sia qualità che quantità. Un vice-Leiva perfetto, insomma. Anche se qualcuno storceva la bocca. Poi, lo scorso anno è arrivato quel gol del 3-0 al derby segnato quasi a tempo scaduto, quella maglia sfilata quasi con rabbia e sventolata dopo una corsa cieca sotto la Curva Nord a cancellare o quasi tutto quello che era successo: i veleni, gli insulti, le minacce, tutto quell’odio vomitato su di lui sul web. Tutto sparito in un amen, come d’incanto. E quel 2 marzo 2019 è iniziata la seconda vita laziale di Danilo Cataldi. In silenzio è tornato in panchina, per aspettare l’occasione successiva. Senza illudersi, senza pretendere nulla e senza alzare la voce ha ricominciato a lavorare, sotto lo sguardo compiaciuto di Simone Inzaghi e Angelo Peruzzi, forse gli unici che hanno continuato a credere in lui in questo mondo Lazio che gli aveva voltato le spalle.

L’estate scorsa ha resistito, ha detto no ad alcune proposte importanti perché lui era convinto di riuscire a ritagliarsi uno spazio in questa Lazio con cui dopo aver vinto nelle giovanili aveva alzato anche un trofeo in prima squadra. E ha vinto la sua scommessa. L’ha vinta non con il gol in Supercoppa contro la Juventus o con la rete del 3-2 a Marassi contro il Genoa, due pennellate d’artista con il pallone spedito a togliere la ragnatela sotto l’incrocio dei pali. No, quella scommessa l’ha vinta il 19 ottobre 2019, quando dopo 6 partite viste dalla panchina Simone Inzaghi lo ha spedito in campo  dopo l’intervallo di quel Lazio-Atalanta e gli ha affidato le chiavi di una squadra che sotto di tre gol era uscita tra i fischi e rischiava di schiantarsi. Danilo, entrato al posto di Parolo, ha rimesso ordine a centrocampo e ha aiutato la squadra a rinascere dalle proprie ceneri come una novella fenice. E da quel momento in poi, da quel pareggio che ha stoppato la fuga dell’Atalanta e messo la parola fine alla crisi della Lazio, Danilo è sempre entrato: Inzaghi lo ha spedito in campo a 8 minuti dal termine a San Siro contro il Milan sull’1-1 e la Lazio un minuto dopo ha segnato il gol della vittoria che ha infranto un tabù che durava da più di 30 anni; ha fatto il suo ingresso in campo sull’1-1 contro il Lecce e la squadra ha messo le ali ed è arrivata in un amen sul 4-1; è entrato negli ultimi 5 minuti contro la Juventus all’Olimpico ed è arrivato il gol di Caicedo; è entrato sullo 0-1 a Cagliari a 20 minuti dalla fine e la squadra ha ribaltato la partita conquistando la più incredibile delle vittorie di questo filotto. È entrato dopo un’ora a Riyadh e ha messo in ghiaccio la vittoria in Supercoppa.

A Roma, in quell’aeroporto stracolmo di tifosi, al ritorno da Riyadh Danilo è uscito con quel trofeo stretto tra le mani e il sorriso stampato sul volto. Se avesse potuto, se la sarebbe portata a casa quella coppa e l’avrebbe messa a letto tra lui ed Elisa, la “compagna della discordia laziale”, diventata moglie a luglio del 2017. L’unica che gli è stata sempre vicina, nella buona e nella cattiva sorte ancora prima di leggere quel giuramento in chiesa. E per ricordare a tutti chi sono Danilo ed Elisa, basta ricordare che in occasione del loro matrimonio hanno rinunciato ai regali di nozze chiedendo agli amici e agli invitati di usare quei soldi per aiutare Chiara Insidioso Monda e la sua famiglia. Un gesto fatto in silenzio, senza mettere i manifesti per finire in prima pagina come invece fa, troppo spesso, qualcuno.

Ecco, in questa stagione da favola della Lazio, quella di Danilo Cataldi è una favola nella favola ripensando a quello che è successo. E se non c’è stato il lieto fine per la Lazio, non poteva non esserci il lieto fine per la favola di Danilo, perché nella vita vince chi ha dentro qualcosa, chi ha sentimenti e crede in quello che è e che fa. E nel fare a Danilo gli auguro per il suo 26° compleanno, non posso non riproporre quella lettera che Cataldi scrisse ai tifosi laziali prima di andare in prestito a Genova. Prima dello “strappo”. Perché in quelle poche righe c’è tutto l’amore di Danilo per questi colori. Una lettera che dovrebbe far riflettere i tanti, troppi odiatori seriali che popolano il mondo Lazio di oggi…

“Amo questa maglia, amo questa città, amo Formello, amo la Lazio con tutto il cuore e sarà così sempre. È inutile negare che qui non ho trovato lo spazio che speravo, voglio essere un punto fermo della mia Lazio ed è proprio per questo che mi sono dovuto allontanare per questi mesi, per dimostrare di poterlo essere! Non ho abbandonato la Lazio. Ci tengo anche a ringraziare il Genoa per aver creduto in me, per avermi dato questa possibilità, darò tutto in questi sei mesi per dimostrare il mio valore e per fare il massimo per questo club. Saluto e abbraccio la mia gente, spero che possiate capirmi. Arrivederci ad Auronzo di Cadore”.

AUGURI DANILO, CUORE BIANCOCELESTE…




Accadde oggi 29.09

1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 3-2
1940 Roma, Stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 6-2
1946 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Torino 1-2
1957 Napoli, stadio Vomero - Lazio-L.R.Vicenza 2-0
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0
1968 Catanzaro, stadio Comunale - Catanzaro-Lazio 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Arezzo 2-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1993 Plovdiv, stadio Lokomotiv - Lokomotiv Plovdiv-Lazio 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NK Maribor 4-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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