03 Agosto 2020

"Couto? Un assassino con gli scarpini"...
di Stefano Greco

“Fernando Couto era un assassino, un assassino con le scarpe da calcio! Una cosa allucinante. Se e quando qualcuno gli faceva un fallo o gli dava un colpo a palla lontana, lui iniziava la caccia all’uomo, perché quando gli partiva la brocca si dimenticava della palla e in campo dava la caccia solo a chi l’aveva fatto arrabbiare per andare a menarlo. Non gli interessava nulla della partita, la palla poteva essere anche da un’altra parte, lui puntava solo l’avversario che aveva deciso di eliminare. Un killer”.

Hernan Crespo, che lo ha avuto come compagno di squadra per due anni alla Lazio ma aveva sentito parlare di lui a Parma (Couto andò al Barcellona nell’estate del 1996, proprio nell’anno in cui arrivò Crespo dopo l’argento vinto alle Olimpiadi di Atlanta con l’Argentina), quando parla di Fernando Couto sorride, forse perché in campo l’ha scampata quando lo ha affrontato da avversario. Ma Fernandone, 51 anni appena compiuti, era proprio così, come lo ha descritto alla perfezione Sinisa Mihajlovic in un’intervista che gli ho fatto anni fa per parlare di quella Lazio di “delinquenti” di quella “banda” di cui facevano parte lui, Couto, Almeyda, Simeone, Stam. Gente che metteva paura solo a vederla arrivare.

“Una volta, durante una tournée in Spagna andammo in un bar dopo la partita. C’erano dei tipi un po’ ubriachi che ci infastidivano. Eravamo io, Stam, Couto e qualche altro, ma bastavamo noi tre. Siamo partiti insieme verso di loro, alla fine sono scappati. Quei tizi sono stati fortunati a scappare in tempo, perché con noi non si scherzava. Noi eravamo duri, ma soprattutto una squadra anche fuori dal campo. E non c’era persona più indicata di Fernando Couto per sporcarsi le mani in una rissa. Lo scoprì, suo malgrado, Roberto Mancini che durante l’allenamento entrò in collisione con il ruvido portoghese. Colpa di un intervento troppo deciso in partitella. Alla fine, Mancio, per ovvie ragioni decise di fare un passo indietro. Insomma, da Couto state lontani. Era sporco, cattivo, ma efficace, eccezionale nei duelli aerei”.

Fernando Couto ha giocato 217 partite con la maglia biancoceleste addosso (11 i gol segnati, quasi tutti di testa) e ha vinto 7 degli 8 trofei conquistati dalla Lazio in quel periodo. Ma Couto è arrivato alla Lazio quasi per caso, in quell’estate del 1998 in cui Sergio Cragnotti decise di smontare la squadra che aveva appena vinto la Coppa Italia e perso la finale di Coppa Uefa a Parigi per costruire la Lazio destinata a vincere tutto. Un’estate di veri e propri fuochi d’artificio: 134 miliardi di lire spesi a fronte di 58 miliardi incassati. La Lazio è la squadra che spende di più in tutta Europa quell’estate, perché ha i miliardi entrati nelle casse della società grazie all’ingresso in Borsa, con il pacchetto azionario messo a disposizione di tifosi e azionisti che è andato letteralmente a ruba. E con quei soldi, arrivano Vieri e Salas in attacco, Sergio Conceicao e Stankovic a centrocampo, Sinisa Mihajlovic in difesa. Ma il colpo che fa sensazione, è l’acquisto di Iván de la Peña dal Barcellona, il “piccolo Buddha” adorato dai tifosi del Barca che Sergio Cragnotti è riuscito a portare alla Lazio firmando un assegno di 30 miliardi alla società blaugrana e un contratto di 6 miliardi all’anno all’astro nascente del calcio spagnolo. In Italia, solo Ronaldo guadagna più di De la Peña che, come il “fenomeno” brasiliano, viene messo subito sotto contratto dalla Nike.

Cragnotti tratta per settimane con i dirigenti del Barcellona e la trattativa si sblocca solo quando la Lazio accetta di prendere insieme a Iván de la Peña anche Fernando Couto. Eriksson in difesa ha già Mihajlovic, Negro e Nesta che possono giocare centrali, con Favalli e Pancaro padroni delle due fasce, quindi un difensore in più non gli serve. Ma durante i Mondiali in Francia, Alessandro Nesta si rompe i legamenti e a quel punto il tecnico svedese dice di sì all’arrivo di Fernando Couto, anche perché arriva a costo zero, come una sorta di “pacco regalo” in cambio dei 30 miliardi versati per il “piccolo Buddha” . Anzi, secondo alcuni Fernando Couto è stata la cambiale da pagare al Barcellona per avere il sì alla cessione di De la Peña.

A spingere per il sì, è Julio Velasco, l’ex ct della nazionale italiana di pallavolo più forte di tutti i tempi che rimane colpito dal carattere e dalla personalità di quel gigante riccioluto che ha conosciuto ai tempi in cui Couto ha giocato nel Parma e lui allenava Modena ma, quando poteva, da amante del calcio andava a vedere lil Parma di Scala che nella stagione 1994-1995 vince la Coppa Uefa battendo in finale la Juventus. E Couto era uno dei pilastri di quella squadra. Poi si è un po’ perso, viene ceduto al Barcellona, dove litiga con Louis Van Gaal (che ha preso il posto di Bobby Robson) e viene messo da parte. Ma ha un ingaggio pesante e il Barcellona vuole liberarsi di lui.

Fernando Couto sbarca alla Lazio a 29 anni, compiuti il giorno di agosto in cui la Lazio vola in Portogallo per completare il suo tour estivo con un’amichevole di lusso con il Benfica, l’ex squadra di Eriksson. Couto a Lisbona fa il suo esordio con la maglia della Lazio e quella sera dimostra di avere tutto il carattere di cui parla Velasco. Anzi, anche qualcosa in più. Dopo appena 22 minuti di gioco, Poborsky con un tocco di mano a centrocampo anticipa Coinceicao che si ferma in attesa del fischio dell’arbitro che non arriva. Si fermano anche gli altri giocatori della Lazio, mentre Poborsky e Nuno Gomez duettando realizzano il gol del 2-0 che l’arbitro convalida. A quel punto, tutti scattano verso l’arbitro portoghese Coroado. Couto è il primo ad arrivare e in lingua madre gli dice di tutto, rimediando il cartellino rosso. E con lui viene espulso anche Iván de la Peña. Si sfiora la rissa e la squadra va verso la panchina decisa ad abbandonare il campo. Solo Eriksson e Velasco, dopo una decina di minuti di trattative, riescono a convincere i giocatori a restare in campo e a giocare. Finisce 4-0, con Couto che viene multato pesantemente dall’Uefa per quell’espulsione. Ed è solo la prima multa dell'avventura di Fernando con la maglia della Lazio. Couto diventa subito un leader di quella squadra. Guida la difesa che, pur orfana di Nesta, Negro e Favalli, il 29 agosto vince a Torino la Supercoppa contro la Juventus. Quella sera, Fernando gioca addirittura da terzino destro. Couto segna anche due gol importanti nelle prime quattro giornate: il primo evita alla Lazio la sconfitta a Perugia, il secondo spiana la strada alla vittoria contro il Cagliari all’Olimpico. Alla quinta giornata, va in scena la “battaglia di San Siro”.

La Lazio affronta l’Inter senza Nesta, Vieri, Boksic, Stankovic e Iván de la Peña  infortunati. Dopo un minuto, Salas segna il gol del vantaggio, ma poco dopo un’entrata assassina di Colonnese lo mette ko e dopo un quarto d’ora il cileno è costretto a lasciare il campo e al suo posto entra Gottardi. Quando Winter pareggia al 22’ sembra finita, invece la Lazio vola addirittura sul 4-1 all’inizio della ripresa e a quel punto a qualcuno saltano i nervi. Nelle azioni di calcio piazzato, Couto marca Simeone: e viceversa. Qualche spinta, qualche colpo proibito, qualche frase di troppo, fino a quando il “Cholo” non perde la testa e cammina letteralmente su Couto a terra, rimediando il cartellino rosso. La rissa tra i due è evitata dall’intervento degli altri compagni di squadra. Ma è rimandata solo di un anno…

La stagione successiva, infatti, Diego Pablo Simeone arriva alla Lazio e sono scintille, fin dall’inizio. Couto e il “cholo” si guardano in cagnesco anche negli allenamenti. Dopo la sosta invernale, la squadra in trasferta sembra aver smarrito sia il filo del gioco che la via del gol. La tensione è palpabile nell’ambiente. Cragnotti accusa i giocatori di essere troppo “molli” e poco portati a soffrire. E quasi in risposta alle accuse del patron, il 21 gennaio il centro sportivo di Formello si trasforma in una sorta di ring. Dopo un diverbio durante l’allenamento, Fernando Couto e Simeone vengono alle mani, separati a fatica da Eriksson e dai compagni. I tifosi della Lazio sorridono ripensando a quello che succedeva ai tempi dello scudetto del ’74, con la squadra di Maestrelli spaccata in due clan e con i giocatori che venivano alle mani quasi tutti i giorni anche per futili motivi, ma che poi in campo davano l’anima ed erano sempre pronti a difendere dagli avversari anche i compagni che facevano parte del clan rivale. Ma Eriksson è poco propenso a vedere lieti auspici nella rissa tra Couto e Simeone. Il tecnico svedese usa il pugno di ferro e l’aereo per Cagliari parte il pomeriggio senza i due giocatori, esclusi all’ultimo momento dalle convocazioni come conseguenza della rissa di poche ore prima nell’allenamento di rifinitura.

Couto e Simeone chiedono scusa, ma mentre il “Cholo” torna in campo pochi giorni dopo contro la Juventus in Coppa Italia (e segna…), Fernando per più di un mese viene relegato in panchina. Gioca appena 14 partite nel campionato dello scudetto, ma 7 in Champions League. L’anno dopo qualcuna in più, nonostante un episodio mai del tutto chiarito. Il 4 aprile 2001 viene reso noto che in occasione dei controlli antidoping relativi alla partita Fiorentina-Lazio del 28 gennaio Couto è stato trovato positivo al nandrolone. Il 21 aprile le controanalisi confermano la presenza di norandrosterone e noreticolanolone per il portoghese. La commissione disciplinare procede alla sospensione cautelare del calciatore e il 20 luglio gli infligge una squalifica di 10 mesi più un'ammenda di 100 milioni di lire. Il  6 settembre 2001 la commissione di appello federale riduce la squalifica da 10 a 4 mesi (a decorrere dal 27 aprile 2001), dunque Fernando Couto può scendere in campo a Perugia nella seconda giornata di campionato. Per la Lazio è una stagione orribile, con Zoff che viene sostituito da Zaccheroni. La squadra naufraga ma Fernando gioca 29 partite. L’anno successivo, Mancini gli da fiducia e lui lo ripaga. Il 5 marzo 2003 segna l’unico gol di quella stagione in Europa in 12 presenze, ma è una rete pesantissima. Dopo il 3-3 dell’Olimpico la Lazio deve vincere a Cracovia contro il Wisla. Si gioca in un pantano, la Lazio finisce subito sotto ma Couto la riporta in parità prima del gol qualificazione segnato da Chiesa. La Lazio arriva fino alla semifinale, persa contro il Porto di Mourinho, l’ex squadra di Couto. Conquistato il diritto a giocare la Champions League, Couto l’anno successivo è uno dei pilastri della squadra. Gioca 30 partite, segna il gol che consente alla Lazio di vincere a San Siro contro il Milan dopo 14 anni di digiuno (anche se in Coppa Italia) e di vincere l’ultimo trofeo di quel ciclo straordinario.

Nell’estate del 2004 la squadra si sfascia. Con l’arrivo di Lotito, scappano quasi tutti, ma Fernando Couto resta, insieme a Peruzzi e Inzaghi, facendo un gesto d’amore verso la Lazio che viene reso pubblico a dicembre dal presidente in un’intervista: “Chi si è dimostrato un vero uomo è stato Couto: è passato da uno stipendio 4 miliardi netti all’anno a 450.000 euro”. Come ringraziamento, a fine stagione Fernando viene ceduto al Parma, dove gioca per altre due stagioni da titolare prima di tornare in Portogallo e dare l’addio al calcio giocato, lasciando però un pezzo di cuore in Italia, a Roma. Anzi, a Formello…




Accadde oggi 29.09

1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 3-2
1940 Roma, Stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 6-2
1946 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Torino 1-2
1957 Napoli, stadio Vomero - Lazio-L.R.Vicenza 2-0
1963 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0
1968 Catanzaro, stadio Comunale - Catanzaro-Lazio 1-1
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Arezzo 2-0
1991 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-1
1993 Plovdiv, stadio Lokomotiv - Lokomotiv Plovdiv-Lazio 0-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NK Maribor 4-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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