30 Luglio 2020

Ciro d'Oro...
di Stefano Greco

“Odio giocare sapendo di dover segnare per forza”… Ciro ieri non era l’Immobile che conosciamo e si vedeva lontano un miglio che c’era qualcosa che lo frenava, un tarlo che lo tormentava fin dal fischio d’inizio. Il gol per un attaccante è un qualcosa di indispensabile, di cui è impossibile fare a meno, come l’ossigeno per respirare, oppure l’acqua o il cibo per nutrirsi. E lo è ancora di più quando sai che quel gol in più o in meno vale un biglietto per raggiungere il Paradiso e l’immortalità calcistica.

Ne ha segnato “solo” uno di gol Ciro Immobile ieri e fa sorridere l’idea di dire o scrivere SOLO UNO, come se segnare un gol in Serie A fosse un qualcosa di facile, quasi di scontato parlando di Ciro Immobile. Non lo è, anche se giochi contro un Brescia già retrocesso e che schiera in porta un ragazzo alla quinta presenza in Serie A e che nelle altre quattro partite giocate aveva incassato qualcosa come 13 gol. Non lo è perché la vera forza di Immobile e della Lazio in questa stagione è stata la “spensieratezza”, il giocare senza quella pressione addosso che avevano ad esempio la Juventus e Ronaldo, oppure l’Inter e Lukaku: squadre costruite per vincere con attaccanti pagati a peso d’oro per segnare e fare la differenza. Non che Immobile sia uno che guadagna due soldi e che gioca in una squadra senza ambizioni, ci mancherebbe altro, ma quest’anno ha avuto la possibilità di giocare sempre senza grandissima pressione addosso e con il sorriso sulle labbra, con quella leggerezza che lo ha portato a frantumare ogni tipo di record.

Gli serviva un gol per scavalcare Lewandowski e lo ha segnato, gliene serve almeno un altro per agguantare Higuain o una doppietta per superarlo ed entrare nella storia del calcio italiano e cercherà di farlo sabato al San Paolo, ma senza grande pressione addosso: perché Ronaldo ieri sera è rimasto a secco e sabato Sarri contro la Roma potrebbe addirittura mandarlo in tribuna (per preservarlo in vista della sfida di Champions League con il Lione) e questo significa per Ciro allacciarsi ai piedi la Scarpa d’Oro anche restando a secco, perché oramai l’unico che lo poteva raggiungere o superare era proprio Ronaldo, anche se staccato di 4 gol.

Quando c’è la Lazio di mezzo non c’è mai da stare tranquilli e non c’è nulla di scontato, ma Ciro con quel gol di ieri, segnato grazie all’assist di Correa, ha quasi sicuramente chiuso la pratica. Certo, arrivati a questo punto sarebbe un peccato non agguantare o superare Higuain, ma quello è secondario, un qualcosa in più. Come lo è per la Lazio arrivare seconda o terza. L’importante è vincere a Napoli e lasciare a una tra Atalanta e Inter quella quarta poltrona che, solo per un discorso matematico, non consente di festeggiare la qualificazione alla Champions League dopo il fischio finale del campionato. Anche se oggi pensare ad un Napoli che vince la Champions League e contemporaneamente a una Roma che fa il bis portando a casa l’Europa League sembra utopia, visto che l’ultima doppietta italiana in Europa risale alla stagione ’98-’99, con la Lazio vincitrice in Coppa delle Coppe e il Parma trionfatore in Coppa Uefa. Per l’abbinamento Champions-Europa League (anche se all’epoca erano Coppa dei Campioni e Coppa Uefa) bisogna tornare indietro alla stagione ’93-’94, con il Milan e Inter vincenti contro Barcellona e Salisburgo. Ma nel calcio post-Covid, non c’è nulla di scontato.

A fine partita ieri sera Ciro sorrideva, ma in campo era successo di tutto: un pizzico di sfortuna per due tiri finiti fuori di un soffio, un palo, le parate quasi assurde di Lorenzo Andrenacci che era stato seppellito di gol nella altre partite giocate da titolare, l’azione personale con cui Bobby Adekanye è andato a caccia di gloria personale invece di servire l’assist per un comodo gol al capitano, un atto di egoismo di gioventù che non è piaciuto a molti compagni di squadra. Cose che succedono anche nelle migliori famiglie, piccoli peccati di gioventù per i quali non è necessario aprire processi né a Formello né in un mondo Lazio che ieri sera a fine partita stava già crocifiggendo sia il piccolo attaccante nigeriano di passaporto olandese che il portiere del Brescia, accusato di… aver fatto fino in fondo il suo dovere. Cose strane, cose da Lazio e di un ambiente che oramai vede complotti ovunque, un po’ come è successo per decenni dall’altra parte del Tevere.

Quello che conta è la realtà di quei 35 gol che hanno consentito a Ciro di togliersi quell’enorme peso dalle spalle, perché restare a quota 34 con la Scarpa d’Oro consegnata a Lewandowski solo perché ha segnato più gol su azione sarebbe stata una beffa atroce. Il fantasma, invece, è stato scacciato e il “Cenerentolo” Immobile può prepararsi a indossare quella Scarpa d’Oro che può cambiargli e per sempre la vita. Non è un discorso economico, perché Ciro guadagna già bene e si appresta a prolungare il contratto con la Lazio a vita. È un discorso di gloria personale, di riconoscimento per un goleador che ancora oggi qualcuno cerca di sminuire, dicendo o scrivendo che segna solo su rigore, oppure che segna solo in Italia e poco con l’Italia intesa come nazionale azzurra.

Cose da Lazio, appunto, perché nessuno si è sognato di dire o scrivere le stesse cose di Luca Toni nel 2006, oppure di Francesco Totti nel 2007, quando per scavalcare Ruud van Nistelrooij in vetta alla classifica della Scarpa d’Oro il capitano della Roma segnò 4 gol nelle ultime due partite contro Cagliari e Messina, tre dei quali realizzati su calci di rigore. Se indossasse qualche altra maglia, Ciro Immobile sarebbe celebrato come e più di Ronaldo il fenomeno. Invece indossa la maglia della Lazio, quindi a nessuno o quasi interessa celebrare con orgoglio il ritorno di un italiano sul trono dei bomber d’Europa, tra l’altro dopo un decennio di dominio del duo Ronaldo-Messi. Ma Ciro è d’Oro e niente e nessuno gli potrà togliere questo premio e la soddisfazione di poter guardare tutti dall’alto in basso: per la conquista della Scarpa d’Oro, ma anche per aver trascinato a suon di gol la Lazio nell’Europa che conta, al record di punti e ad un passo dallo scudetto.




Accadde oggi 14.08

1944 Muore a Ponte a Ema (FI) Manlio Cappellani
1989 Amichevole pre-campionato Ascoli-Lazio 0-0
1993 La Coruna, stadio Riazor - Deportivo La Coruna-Lazio 1-1(5-3 d.c.r.)
2004 Cadiz - Valencia-Lazio 3-0
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Dinamo Bucarest 1-1
2010 Fiuggi, Stadio Campo i Prati - Lazio-Levante 3-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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