17 Luglio 2021

AUGURI Claudio, AUGURI "Piojo"...
di Stefano Greco

Claudio Lopez è un sogno infranto: non una, ma addirittura due volte. Claudio Lopez è un sogno biancoceleste andato in frantumi come un fiore cristallizzato da un inverno troppo freddo e che va in mille pezzi appena lo stringi leggermente tra le mani. Pensi a Claudio Lopez e la mente vola subito ad Hernan Crespo, a quella Lazio argentina che poteva e doveva vincere tutto o quasi e che invece si è dovuta accontentare di una Supercoppa d’Italia: la Lazio più forte di tutti i tempi, quella che davanti aveva la coppia d’attacco della nazionale argentina, a centrocampo il meglio di Argentina, Serbia e Repubblica Ceca, dietro la difesa della Nazionale azzurra che aveva perso il titolo europeo all’ultimo respiro contro la Francia e tra i pali due dei tre migliori portieri d’Italia. Non una squadra di calcio, ma un’armata che metteva paura anche solo vedendola arrivare ma che come le armate di Napoleone e Hitler è stata sconfitta dagli imprevisti e dal “generale inverno”.

Claudio Lopez oggi è un signore benestante che vive tra gli Stati Uniti e l’Argentina e che oggi spegne 47 candeline sulla torta della vita. Uno di cui il mondo Lazio parla poco volentieri, perché il suo arrivo ha coinciso con il declino di un Impero che i tifosi laziali si erano illusi che potesse durare per sempre e che ancora oggi, a distanza di quasi 20 anni, rimpiangono paragonandolo al presente sognando l’arrivo di un fantomatico “Monsieur Godot”, di un altro Sergio Cragnotti che, invece, come il Godot del romanzo, non arriverà mai o arriverà sempre… domani. Un domani senza tempo.

Claudio Lopez è un sogno andato in frantumi due volte, dicevo. Sì, perché da avversario è stato uno dei due killer che hanno ucciso il sogno biancoceleste in quella serata del 5 aprile del 2000 impossibile da dimenticare. In quella notte valenciana, le accelerazioni di Claudio Lopez sfiancarono il toro biancoceleste come fa un banderillero che infilzando l’animale con le banderillas lo sfianca per spianare la strada al torero che scende nell’arena per “matare” il toro, per sferrare il colpo di grazia. Il torero in quella sera valenciana si chiamava Gerard López Segú, noto solo come Gerard, uno dei “fenomeni” di quel Valencia di Hector Cuper che faceva discutere come e più dell’Atalanta di Gasperini: non solo per i risultati, ma per come e quanto correva e per il fatto che una volta usciti da quel sistema tutti hanno fallito altrove. È successo con Gerard che è letteralmente sparito dopo esser stato venduto a peso d’oro al Barcellona, è successo ahinoi con Gaizka Mendieta, l’origine del disastro economico che poi ha travolto la gestione Cragnotti. Non è successo con Claudio Lopez, però, perché il “Piojo” era già un giocatore vero prima di approdare a Valencia e ha dimostrato di essere tanta roba anche con la maglia della Lazio, anche se purtroppo in quella prima stagione in biancocelste, dopo un avvio pazzesco, è stato frenato da infortuni e problemi muscolari.

Mi basta chiudere gli occhi per rivedere la prima di Claudio Lopez all’Olimpico con la maglia della Lazio, quelle accelerazioni con cui la sera dell’8 settembre del 2000 contro l’Inter ha recitato alla perfezione sia il ruolo del banderilleros che quello del torero, infilzando senza pietà l’Inter di Marcello Lippi.

https://www.youtube.com/watch?v=UZR19V_dAbE

Accelerazioni pazzesche, due gol segnati in appena 5 minuti che sembravano il preludio di un cammino trionfale sia per lui che per quella Lazio tutta argentina. Troppo argentina, al punto che durante quegli Europei in Francia e in Belgio, intervistando Mihajlovic nel ritiro della Serbia Sinisa lanciò una delle sue frecciate dicendo: “Con tutti questi argentini, ci toccherà cambiare maglia il prossimo anno e indossare quella della Albiceleste”… Albiceleste (o La Selección), per chi non lo sapesse, è il soprannome della nazionale argentina.

La nuova Lazio di Hernan Crespo e Claudio Lopez era una vera e propria macchina da gol all’inizio di quella stagione 2000-2001: 4 gol segnati all’Inter di lippi in Supercoppa, 5 rifilati alla Sampdoria in Coppa Italia, addirittura 8 allo Shakhtar Donetsk (tra andata e ritorno) e 4 allo Sparta Praga in Champions League. E in tutte queste goleade c’era sempre lo zampino di Claudio Lopez (gol d’apertura a Donetsk e tripletta allo nel 5-1 all’Olimpico allo Shakhtar) o quello di Simone Inzaghi, la spalla di Claudio Lopez in assenza di Hernan Crespo, uscito per infortunio in quella finale di Supercoppa contro l’Inter. Poi, con l’arrivo dell’inverno e i dubbi di Eriksson sfociati nell’addio traumatico a gennaio, quell’armata invincibile si è dissolta, per poi riuscire fuori in modo prepotente quando oramai era troppo tardi, quando pur vincendo tante battaglie sotto la guida di Zoff era impossibile cambiare l’esito finale della guerra.

Sette gol in coppa e zero in campionato per Claudio Lopez in quella prima stagione in cui la fiamma del “Piojo” è durata quanto quella di un cerino. Dieci gol (12 in totale) nell’annata disastrosa sotto la guida di Zaccheroni, poi finalmente con l’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina biancoceleste si è rivisto il Claudio Lopez di Valencia e di quelle prime settimane di Lazio. La coppia con Corradi di quella Lazio che ballava sulle note di Asereje,  le 15 perle in campionato e le 2 in Coppa Uefa andate a impreziosire la collana di quella squadra che ha fatto sognare lo scudetto (che probabilmente avrebbe vinto senza quella cessione in extremis di Crespo e Nesta) e che ha portato la Lazio ad un passo dalla quarta finale europea della sua storia, svanita in semifinale contro il Porto di José Mourinho. Il punto più alto prima della rapida discesa all’inferno, nonostante quella Coppa Italia alzata al cielo il 12 maggio del 2004 a Torino, ultimo atto dell’era dell’oro. Poi, l’arrivo di Lotito, la minaccia di esser cacciato “a calci in c..o” da Formello e l’addio forzato con esilio in Messico nell’America di Città del Messico, prima del ritorno a casa nel Racing e di quegli ultimi tre anni di ricco ingaggio nella MLS dove ha indossato la maglia dei Kansas City Wizards e dei Colorado Rapids.

Ha appeso gli scarpini al chiodo dieci anni fa esatti il “Piojo” e da allora è quasi scomparso di scena dopo l’avventura a Denver come dirigente dei Colorado Rapids, l’ultima squadra in cui ha giocato. Ma a modo suo ha lasciato un segno nel mondo Lazio, con quella velocità impressionante, il dribbling secco e quel sinistro micidiale con cui fulminava i portieri i faceva magie con tiri all’apparenza impossibili. Chi c’era, ricorda, per chi non c’era una piccola chicca di 7 minuti con immagini sbiadite in cui non c’è tutto ma che rendono bene l’idea su chi era Claudio Lopez e su cosa era quella Lazio.

https://www.youtube.com/watch?v=br6Sw-uLRU8

AUGURI PIOJO…





Accadde oggi 04.08

1981 Nasce a Carrara (MS) Simone Del Nero, centrocampista
1990 Nasce a Cisterna di Latina (LT) Riccardo Perpetuini, centrocampista
1991 Amburgo - Amburgo-Lazio
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Olimpique Marseille 0-1
2007 Amsterdam, stadio Der Meer - Atletico Madrid-Lazio 3-1

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Titolo Lazio

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